Signore, oggi è la festa della mamma… Voglio comprarle dei fiori, ma non ho abbastanza soldi… Così ho regalato un mazzo di fiori al ragazzo.

“Signore, oggi è il compleanno di mia mamma Vorrei comprarle dei fiori, ma non ho abbastanza soldi” Glielo comprai io, quel mazzo di fiori. E qualche tempo dopo, quando tornai al cimitero, lo vidi lì, su quella tomba.
Alessio non aveva ancora cinque anni quando il suo mondo crollò. Sua madre se nera andata. Stava rannicchiato in un angolo della stanza, confuso cosa stava succedendo? Perché la casa era piena di estranei? Chi erano tutti quei visi sconosciuti? Perché sussurravano e distoglievano lo sguardo?
Il bambino non capiva perché nessuno sorridesse. Perché gli dicevano: “Sii forte, piccolino,” abbracciandolo come se avesse perso qualcosa di importante. Ma lui non aveva perso nulla semplicemente non vedeva sua madre.
Suo padre passava le giornate lontano, chiuso in sé. Non lo abbracciava, non parlava, sembrava svuotato. Alessio si avvicinò alla bara e la fissò a lungo. Quella donna non assomigliava affatto alla sua mamma niente calore, niente sorrisi, niente ninne nanne. Pallida, fredda, immobile. Faceva paura. E lui non osò avvicinarsi di più.
Senza di lei, tutto diventò grigio. Vuoto. Due anni dopo, suo padre si risposò. Quella donna Rosalba non entrò mai nel cuore di Alessio. Lo irritava. Brontolava per ogni cosa, trovava difetti come se cercasse pretesti per arrabbiarsi. E suo padre? Taceva. Non lo difendeva mai.
Ogni giorno, Alessio nascondeva dentro di sé un dolore che cresceva. La nostalgia. Il desiderio di tornare indietro, ai tempi in cui sua madre era viva.
Quel giorno era speciale il compleanno di sua madre. Appena sveglio, Alessio pensò solo a una cosa: doveva andare da lei. Al cimitero. Con i fiori. Le calle bianche le sue preferite. Le ricordava nelle vecchie fotografie, luminose accanto al suo sorriso.
Ma come procurarsi i soldi? Decise di chiederli al padre.
“Papà, posso avere qualche euro? Mi servono per una cosa importante”
Prima di spiegare, Rosalba sbucò dalla cucina:
“Ma che vuoi adesso?! Già chiedi soldi a tuo padre?! Sai quanto si fatica per lo stipendio?”
Il padre alzò lo sguardo e provò a fermarla:
“Rosalba, lascialo parlare. Figliolo, dimmi che ti serve.”
“Voglio comprare i fiori per la mamma. Calle bianche. Oggi è il suo compleanno”
Rosalba sbuffò, incrociando le braccia:
“Ma guarda un po! I fiori! E i soldi per i fiori! Magari vorresti pure andare al ristorante? Prendi qualcosa dallaiuola, quelli saranno i tuoi fiori!”
“Non ci sono,” rispose Alessio, deciso. “Si trovano solo dal fioraio.”
Il padre lo guardò pensieroso, poi rivolse gli occhi alla moglie:
“Rosalba, vai a preparare il pranzo. Ho fame.”
La donna sbuffò e sparì in cucina. Il padre tornò al giornale. E Alessio capì: non avrebbe avuto un centesimo.
Tornato in camera, prese il salvadanaio. Contò le monetine. Poche. Ma forse bastavano?
Corse dal fioraio. Vide le calle in vetrina, bianche come la neve. Entrò deciso.
“Che vuoi?” lo apostrofò la fioraia, guardandolo dallalto in basso. “Qui non vendiamo caramelle, solo fiori.”
“Voglio comprare le calle Quanto costano?”
La donna nominò il prezzo. Alessio tirò fuori le monetine. Non bastavano neanche per metà.
“Per favore” implorò. “Posso lavorare! Venire ogni giorno, spazzare, pulire Mi presti il mazzo?”
“Ma sei sano?” sbottò lei. “Pensi che regali fiori? Sparisci, o chiamo i carabinieri!”
In quel momento entrò un uomo. Vide la scena e si intromise:
“Perché urli così? È solo un bambino.”
“E lei chi è?” ringhiò la fioraia. “Se non centra, non si impicci!”
Luomo si avvicinò ad Alessio:
“Ehilà, piccolo. Mi chiamo Enzo. Dimmi, perché volevi quei fiori?”
Alessio si asciugò una lacrima:
“Sono per la mamma Le piacevano tanto È morta tre anni fa Oggi è il suo compleanno”
Enzo sentì un groppo alla gola. Si chinò:
“Tua mamma sarebbe orgogliosa di te.” Poi, alla fioraia: “Mi prenda due mazzi di calle. Uno per lui, uno per me.”
Alessio uscì con il suo tesoro tra le braccia. Tese un foglietto a Enzo:
“Posso darle il mio numero? Glieli ripagherò, prometto.”
Enzo rise:
“Non serve. Oggi è un giorno speciale per una donna che amo. E poi, a quanto pare, abbiamo lo stesso gusto.” Sospirò. “Anche la mia Laura amava queste calle.”
Per un attimo si perse nei ricordi. Lui e Laura erano stati vicini di casa, innamorati da giovani. Poi la chiamata alle armi, la lontananza, un incidente che gli fece perdere la memoria. Quando tornò in sé, Laura aveva cambiato numero. I suoi genitori gli avevano mentito, dicendole che laveva lasciata.
Tornato a casa, la cercò. Ma la vide incinta, con un altro uomo. Senza spiegazioni, fuggì in unaltra città. Si sposò, ma il matrimonio fallì. Otto anni dopo, decise di tornare da lei. Con un mazzo di calle in mano. E proprio quel giorno incontrò Alessio.
Dopo averlo accompagnato alla fermata dellautobus, Enzo andò nel palazzo dove viveva Laura. Una vicina gli disse la verità:
“Poverino Laura non cè più. È morta tre anni fa.”
Enzo impallidì. “E il bambino?”
“Ah, sì un bel ragazzino. Si chiama Alessio.”
Il cuore gli balzò in gola. Alessio. Il bambino dei fiori.
Corse al cimitero. Sulla tomba di Laura, vide le calle fresche. Quelle di Alessio.
Tornò di corsa al parco dove laveva lasciato. Il bambino era sullaltalena, pensieroso.
Lo abbracciò.
Poi uscì un uomo. Lo riconobbe: era il marito di Laura.
“Enzo” sospirò. “Allora hai capito che Alessio è tuo figlio.”
Enzo annuì. “Lo porto con me. Oggi stesso.”
Laltro scrollò le spalle:
“Se è quello che vuole, non lo trattengo. Laura ha sempre amato solo te.”
Prese Alessio per mano. “Perdonami, figliolo Non sapevo di averti.”
Alessio lo guardò sereno:
“Lo sapevo che un giorno saresti tornato.”
Enzo lo sollevò tra le braccia, piangendo. Mai più lo avrebbe lasciato.

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Signore, oggi è la festa della mamma… Voglio comprarle dei fiori, ma non ho abbastanza soldi… Così ho regalato un mazzo di fiori al ragazzo.
Non ti ama più. Ricomincia la tua vita senza di lui! Noi siamo felici insieme. Devi ammettere che non è giusto vivere senza sentimenti. Marco non abbandona il bambino, ma lascia te.