Lisa e la porta aperta

Lisa e la porta aperta

Fuori è buio e fa paura… Un dolore al cuore. E non si capisce perché lei debba passare tutto questo? Lisa stava seduta in silenzio allombra di un albero nel cortile. Il vento gelido le penetrava nel pelo, e le sue lacrime si trasformavano in ghiaccio con il freddo dellautunno. Stringeva le zampette congelate contro il pancino e ricordava…

Comera bello stare accoccolata al fianco caldo della mamma, tra i fratellini e le sorelline. La mamma li lavava uno a uno, facendo le fusa con una dolce canzoncina. Era così bello e sicuro con lei… Poi le zampette si fecero più forti, e Lisa cominciò a cercare di scappare da quel caldo nido per esplorare lappartamento luminoso.

Piano piano, i fratellini e le sorelline vennero adottati, e arrivò anche il turno di Lisa. Un uomo e una donna le parlavano dolcemente, la coccolavano e persino la baciavano. Ma a Lisa non piaceva. Voleva correre! La portarono in una nuova casa. E lei corse, esplorando ogni stanza, ogni angolino nascosto.

Tutti giocavano volentieri con la piccola gattina. E quanti giocattoli divertenti aveva ora! Topolini, palline, piume legate insieme. E lattività più emozionante? Inseguire il puntino rosso della luce laser che, misteriosamente, le sfuggiva sempre.

Ma Lisa crebbe, diventando una gatta elegante, e ormai i giochi non la interessavano più. Solo al rumore della catenella del laser, correva subito a cercare quellinafferrabile puntino rosso. La sera stava in cucina con la padrona, “aiutandola” a cucinare. La mattina accompagnava il padrone alla porta quando andava al lavoro. Lisa era felice!

Poi tutto finì… I padroni iniziarono a fare le valigie. Lisa saltellava tra le cose, divertita dal nuovo gioco. Ma loro erano cupi e evitavano di guardarla. Nellappartamento quasi vuoto arrivò una donna severa, con le labbra sempre strette in una smorfia.

Dai discorsi, Lisa capì che era una parente dei padroni, che avrebbe badato a lei e alla casa mentre i suoi umani preferiti erano via per lavoro. La gatta rimase a lungo seduta vicino alla porta, ascoltando i rumori dal pianerottolo. Ma i passi che aspettava non arrivarono mai.

La casa era diventata fredda e inquietante. Spesso si dimenticavano di darle da mangiare, e lei era troppo timida per chiedere. Si sedeva solo accanto alla ciotola vuota, aspettando che quella donna si ricordasse di lei. Solo quando quasi inciampava nella gatta, la donna la notava, borbottando qualcosa di scontento, e versava del cibo in una ciotola sporca.

Ora a Lisa era vietato salire sul divano (“troppo pelo!”) e sul davanzale (“ci sono i fiori!”). Passava tutto il tempo nellingresso, su un tappeto pieno di sabbia. Aveva dimenticato il calore delle mani umane; quella donna si rifiutava persino di toccarla. Anche se Lisa si lavava ogni giorno con cura, perché il suo pelo fosse impeccabile.

I suoi sforzi erano inutili… Quando la donna trovò un pelo sui suoi stivali di pelle, urlò contro Lisa, minacciandola con uno strofinaccio. La gatta si appiattì contro il muro, chiudendo gli occhi. Aveva pauramai nessuno le aveva gridato così. E i padroni non tornavano…

Vedendo la porta socchiusa, Lisa scappò. Uscendo, si voltò unultima volta e corse decisa giù per le scale. Si allontanava da casa sua, desiderando solo mettersi al sicuro.

Ora era completamente sola, al freddo, in uno spazio quasi aperto. Nessun posto dove nascondersi, e da qualche parte cera un branco di cani randagi. Lisa avrebbe voluto svanire. Per un attimo, rimpiange la sua scelta…

Ma non poteva più sopportare quellappartamento, con quella donna dalle labbra strette. E forse non era un caso che avesse lasciato la porta aperta.

Intanto, la donna girava per casa con un sacchetto nero, raccogliendo i giocattoli di Lisa. Controllò ogni angolo, poi svuotò nella busta anche il cibo avanzato, buttandoci dentro pure le ciotole.

Sentendo abbaiare i cani, Lisa si alzò e, accucciata, si incamminò. Non sapeva dove andare, né cosa le sarebbe successo. Ma una cosa era certa: non sarebbe più stata felice…

Vagò per la città, allontanandosi sempre più da casa. Se sentiva passi ubriachi o fiutava un cane nelle vicinanze, si appiattiva a terra e aspettava. Poi, sicura che il pericolo fosse passato, riprendeva il cammino.

Fortunatamente, trovò un nuovo “rifugio” vicino allingresso di un panificio, dove i guardiani non cacciavano i gatti. Notarono subito la gattina pulita e timida, ma lei non si avvicinava mai.

Per quanto le offrissero cibi gustosi, Lisa non mangiava… Se avesse voluto vivere, sarebbe rimasta a casa, dove almeno qualcosa da mangiare cera. Ma la sete era più forte, e Lisa era costretta a bere.

Lacqua dalle pozzanghere non era pulita, e ora le faceva sempre male la pancia. Le costole si vedevano, e il suo viso una volta paffuto era irriconoscibile. Solo il pelo ancora lucido e i grandi occhi ingenui attiravano lattenzione. I lavoratori del panificio si preoccuparono, e decisero di prenderla per nutrirla a forza.

Ma Lisa non si lasciava toccare. Schivò il retino con cui cercavano di prenderla, spaventata, e scappò via, decisa ad abbandonare quel posto.

Ricominciava a vagare senza meta. Ma le zampe la portarono da sole davanti a casa. La porta del palazzo era aperta…

Fissò a lungo il buio dellingresso, poi entrò. Impiegò venti minuti per salire al secondo piano. E finalmentela porta di casa, chiusa ermeticamente. Non sapeva nemmeno perché fosse tornata… Forse solo per vedere quel posto unultima volta?

Dietro la porta, cera una lite. I padroni, tornati, non trovavano la gatta, e la moglie interrogava la cognata. Quella si stringeva nelle spalle: “È scappata, che volete da me? Mica potevo starle dietro tutto il giorno!”.

“Scappata, dici?” sbottò la padrona. “E perché non ci sono più i suoi giochi e le ciotole?”

“Ma dovete ringraziarmi, io ho badato alla vostra casa e alla vostra gatta piena di pulci! Ciccio, dille qualcosa, tu!”

Ma il fratello, trattenendo la moglie che voleva graffiarle la faccia, la guardò con disapprovazione. Sapeva che sua sorella era capace di tutto, ma questo…

La vicina di casa uscì. “Lisa, che ci fai qui? Sei così magrolina! Aspetta, ti fanno entrare.” E suonò il campanello.

La porta si aprì di scatto, e sulla soglia apparve quella donna sgradevole, con le labbra strette…

“Non mi vedrete mai più in questa casa!” gridò.

Sulla porta spuntò la padrona… Lisa, con un miagolio strozzato, le si avventò ai piedi, aggrappandosi ai pantaloni con le unghie e arrampicandosi su.

“Ti abbiamo ritrovata…” sussurrò la padrona, trattenendo le lacrime.

E Lisa le si strofinò addosso con tale forza che il pelo ricop

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