In ginocchio nel corridoio…

Nel corridoio in ginocchio…

Il piccolo Andrea, di cinque anni, fu portato d’urgenza allospedale e trasferito allultimo piano. La madre non poté seguirlo e rimase seduta in basso su una delle sedie di legno scolorite, sussultando a ogni rumore. Con la mente annebbiata, chiamò il marito: «Andrea è in pericolo. Sono distrutta. È grave.»

Lui rispose con calma: «È fatto come me e come suo nonno. Siamo duri come il ferro. Non farti prendere dal panico. Andrà tutto bene. Io e tua madre siamo in campagna a raccogliere funghi. Torna a casa, non disturbare i medici, sanno il fatto loro.»

Quanto è pesante laria in quel corridoio tetro, spento e indifferente a tutto.

Uscì sul portico dellospedale: «Mamma, Andrea sta male. Lho capito dagli sguardi dei dottori. Sta male, mamma.» E scoppiò in lacrime.

La madre rispose pronta: «Ti dico una cosa: il negativo attrae il negativo. Caccia via questi pensieri, concentrati sul positivo. Credi nel bene. La luce chiama luce. E tormentarti non servirà a nulla. Riprenditi.»

Laria era soffocante nel corridoio. Linfermiera di turno le intimò di calmarsi: «Su, signora, niente isterismi! Non intralci il lavoro.»

Solo sua sorella, soltanto lei: «Elena, Andrea sta male. I medici non dicono cosha. È privo di sensi!»

La sorella rispose con dolcezza: «Ai bambini capita. Si chiama crescita. Fidati di me. Se continui a piangere, farai solo peggio.»

La madre si ritirò in fondo al corridoio, dove lombra era più fitta. Ledificio era antico, mai ristrutturato.

Si tolse la croce al collo, si guardò intorno e si inginocchiò, stringendosela alle labbra. Non le importava se qualcuno la vedeva: «Tu sei onnipotente, lo so, ci credo. Hai conosciuto il dolore. E anche Tua Madre ha pianto, come piango io. Tendi la mano, consolami. Non cè nessun altro, solo io e il mio strazio. Voglio la Tua misericordia, il Tuo amore. Aiutami, Mio Dio. Solo Tu, solo Tu.» E rimase immobile.

La porta si aprì, una figura luminosa. Era il dottore. La vide, le si avvicinò e le tese una mano: «Alzatevi. Respirate, Vostro figlio guarirà. Ve lo dico io. Su, alzatevi.»

Appoggiandosi a quella mano piena di bontà, si rialzò: «Non riesco a parlare. Grazie. Posso restare qui stanotte, sulle sedie?»

Il medico anziano sorrise: «A casa. Solo a casa. Si calmi, andrà tutto bene. Chiamate domani.» E le porse il biglietto da visita.

La mattina dopo, il marito, la sorella e la madre dissero di aver avuto ragione. Bisognava ascoltarli e non agitarsi come una pazza.

Ma nessuno capì che la vera ragione era più alta di loro. Era nella preghiera di una madre, nel suo amore, in Colui che non abbandona, non volta mai le spalle. La vita insegna che a volte la fede muta e silenziosa è più forte di ogni parola.

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