E allora, sposiamoci!
Era domenica, il giorno perfetto per stare a letto più a lungo. Niente colazione pronta, nessun piano per la giornata. Dopo essersi rigirata ancora un po, Elena si alzò, si fece una doccia e bevve un caffè. E ora? Come passare il tempo? Le amiche avevano mariti e figli, erano occupate. Andare dai genitori? Sua madre avrebbe ricominciato con il solito discorso: che aveva commesso un grande errore.
Le si strinse il cuore. Elena ormai lo sapeva, divorziare era stata una sciocchezza. Ma era troppo tardi per rimediare. In fondo, Vittorio non era stato un marito così male. Non beveva, non la tradiva, mangiava qualsiasi cosa gli preparasse, senza nemmeno accorgersene. Lunica cosa che lo interessava davvero era il computer.
Lavorava anche di notte, poi dormiva fino a mezzogiorno. Portarlo fuori era unimpresa: si annoiava in compagnia, si addormentava al cinema, e per strada non vedeva lora di tornare a casa davanti allo schermo.
Quando lui andava a letto, lei doveva alzarsi per lavoro. E quando dormivano insieme, Vittorio faceva tutto in fretta, come se corresse i cento metri. In tre anni di matrimonio, Elena non era mai rimasta incinta, anche se erano entrambi sani.
Lassenza di un figlio non era stato lunico motivo del divorzio. Ma le era semplicemente venuto a noia parlare con la sua schiena curva. Quella schiena la vedeva più spesso del suo viso. Come si fa a vivere con la schiena di una persona? Tanto valeva prendersi un gatto: lo avrebbe nutrito e pulito, e invece dei monosillabi di Vittorio avrebbe sentito le fusa. La differenza era minima, ma almeno il gatto le avrebbe dato più affetto di suo marito.
Eppure, secondo sua madre, essere sposata le dava uno status. Da single, invece, era solo fonte di domande scomode.
“Un milione di donne ti invidierebbe. E tu non sei contenta? Che diavolo ti serve?” le diceva la nonna.
Nessuno, nemmeno le amiche, capiva la sua scelta. Perché loro avevano mariti normali. Lavoravano di giorno, di notte dormivano con le mogli, e i figli arrivavano senza problemi. Litigavano, facevano pace, si ingelosivano, si arrabbiavano per un bicchiere di troppo, e il giorno dopo gli preparavano il brodino.
Lei e Vittorio si conoscevano da undici anni, compagni di classe. Lui era sempre stato un secchione, con il naso perennemente nei libri. Alle superiori si era appassionato di computer. Elena e le altre ragazze ridevano di quel ragazzino goffo con gli occhiali. E quando parlava di computer con gli amici, sembrava parlasse unaltra lingua.
Dopo il liceo, si erano incontrati per caso. Vittorio era diventato un bel ragazzo, niente più occhiali, solo lenti a contatto. Era intelligente, e sapeva tenere banco. E lei sapeva ascoltare. Iniziarono a uscire, e dopo tre settimane lui le fece una proposta goffa e casuale.
“Senti, perché continuiamo a vederci come due ragazzini? Sposiamoci.”
“Dai, facciamolo,” rispose Elena ridendo.
“Mamma, è intelligente, con lui è interessante,” le disse quando annunciò il matrimonio.
“Ma lo ami?” chiese la madre.
Elena rimase sorpresa. Si conoscevano da anni, si divertivano insieme, ma lamore Non ne avevano mai parlato. Ma se lui le aveva chiesto di sposarlo, doveva amarla, no? Il loro matrimonio sembrava più unamicizia, con la differenza che dormivano nello stesso letto.
A sua madre Vittorio non piaceva, ma la notizia del divorzio la sconvolse.
“Sei pazza? Non beve, sta a casa, guadagna bene, e tu vuoi lasciarlo? Dove troverai un altro marito così? Non era male. Non avresti dovuto sposarti. Ti lamenti per niente. Se avessi avuto un figlio, non ti saresti annoiata. Pare che io e tuo padre non vedremo mai un nipote”
Elena tacque. Avrebbe voluto un figlio, se solo Ma ormai era tardi.
Vittorio rimase sinceramente sorpreso quando lei gli parlò del divorzio. Ma non discusse, prese le sue cose e tornò da sua madre. La quale chiamò subito Elena per dirle tutto quello che pensava di lei. Senza ascoltare, Elena chiuse la telefonata. Il divorzio fu rapido: niente figli, e il computer glielo lasciò senza rimpianti.
Allinizio si sentì sollevata, poi la malinconia tornò. Era autunno, non aveva voglia di uscire, ma stare chiusa in casa la faceva impazzire. E davanti aveva un inverno lungo e solo. Le mancava Vittorio. Era pur sempre una persona in carne e ossa, qualcuno di cui prendersi cura. Ma a che serviva tormentarsi?
Sua madre cercava di presentarle qualcuno, ma Elena rifiutava.
Non era lunica divorziata. Tante lo erano, e dopo un po di tristezza, trovavano qualcuno e ricominciavano. Ma come fare se stava sempre a casa?
Unamica la iscrisse a un sito di incontri. La obbligò a farsi foto sorridenti, “sensuali”. Ma Elena non sapeva nemmeno come fosse un sorriso sensuale. Non cera nessuno per cui provare. Allora lo prese come uno scherzo, forse per far ingelosire Vittorio.
Una sera, seduta sul divano con il portatile, decise di curiosare sul sito. Così, tanto per. Cerano così tanti uomini pronti a conoscersi. Belli, meno belli, giovani, meno giovani, per tutti i gusti.
Lesse i profili delle donne. Ogni






