Un genero così non fa per me

Allora, Arcadio disse Gleb Efimovich, posando una penna e un foglio bianco sulla scrivania scrivi le dimissioni. Volontarie. Qui e ora.

Come sarebbe? il ragazzo sbatté le palpebre. Lavoro male? Solo questo mese ho chiuso tre affari!

Anche se fossero trenta! Ristrutturazione aziendale riorganizzazione Non sei più adatto alla nostra compagnia, punto.

O forse è per sua figlia? Per Elena? Ma io continuerò a vederla lo stesso. E ci sposeremo, che io faccia il netturbino o no.

Mai. Mai e poi mai! Un genero che corre dietro a ogni gonna non lo voglio in famiglia! Troviamo un altro partito per Lena, mica è una sciancata. E tu, tieniti alla larga!

…Quando Arcadio era stato assunto, non aveva la minima idea di chi fosse Elena. Laveva conosciuta dopo, per caso. Era uscito dalluniversità con lode, pronto a sfondare nel settore immobiliare. Gleb Efimovich in persona lo aveva voluto in azienda dopo il tirocinio. E ora lo cacciava via con un foglio di dimissioni forzate.

Che poi, sul fatto che Arcadio avesse avuto la sua dose di storie, il capo non aveva tutti i torti. Il ragazzo aveva un certo fascino, vestiva bene, guidava una BMW insomma, un bel partito. Ma il matrimonio non gli passava neanche per lanticamera del cervello. Prima la carriera, poi la famiglia. La vita è lunga, no?

I genitori, però, continuavano a propinargli conoscenze “di buona famiglia”, come diceva sua madre. Peccato che le pretendenti avessero o laspetto di un capitone o la profondità di una pozzanghera.

Una volta, per esempio, la madre invitò a casa Angelica, una collega. Scusa ufficiale: finire un rapporto di lavoro. In realtà, Angelica era una bellezza da far girare la testa. Gambe chilometriche, sguardo da modella. Persino Arcadio rimase folgorato.

La madre, approfittando dello stordimento, attaccò subito:

Angelica è nuova in ufficio, ma si è già conquistata tutti. E i suoi panini alluvetta, Arcadio, sono una delizia!

Glieli porterò un giorno disse Angelica con voce improvvisamente grave, lanciandogli unocchiata languida. E poi adoro fare le conserve

E fu proprio la parola “conserve” a rovinare tutto. Arcadio si vide già circondato da barattoli di sottaceti, panni stesi e pentolone di minestra sul fuoco. No, non era il momento.

Angelica si dimostrò ostinata e portò davvero i panini. Ma lui svicolò con una scusa: riunione urgente.

Altre storie erano durate un po di più. Come quella con Irene, cassiera al supermercato sotto casa. Un giorno Arcadio la invitò a una grigliata con amici, per non andarci da solo. Si divertirono, e da lì continuarono a vedersi. Una volta la portò anche a una scampagnata con i colleghi, quasi tutti accompagnati. Gleb Efimovich la osservò e approvò:

Ragazza perbene, si vede. E ti guarda come se fossi lultimo bignè alla crema. Non fartela scappare, è ora che ti sistemi.

Ma io non voglio sposarmi! disse Arcadio, rovinando tutto. È una storia senza impegno.

Ehi, la vita non è tutta senza impegno il capo agitò uno spiedino. Ma fai tu

Poi Irene si trasferì in un altro negozio e si sposò con un riccone. Arcadio scrollò le spalle: nessuno aveva promesso nulla.

Con Elena fu diverso. Si incontrarono a una mostra cinofila, entrambi appassionati di dobermann. Lui non ne aveva mai avuto uno per mancanza di tempo, lei per via dellallergia del padre. E chi era il padre? Proprio Gleb Efimovich.

Le cose tra loro si fecero serie. Arcadio la accompagnava spesso a casa, ma non fino alla porta: Elena non voleva che i genitori lo vedessero. Così si salutavano su una panchina nel parco, lontano da occhi indiscreti.

Fino a quando Gleb Efimovich, durante una passeggiata serale, non li beccò. Se avesse ruggito, sarebbe stato più delicato.

Sai chi è questo? indicò Arcadio con un dito tremante.

Il mio fidanzato rispose Elena, serafica. Anzi, dovevo presentarvelo

Ma lo conosco già!!! Sai quante come te ha avuto?! Io alcune le conosco pure!

La discussione degenerò. Arcidio provò a spiegare, ma il capo non voleva sentire ragioni. Trascinò via Elena come una bambina monella.

Il giorno dopo, lo convocò in ufficio e lo costrinse a firmare le dimissioni. Arcadio giurò che amava davvero Elena, ma il padre fu irremovibile.

Uscendo, il ragazzo sbottò:

Continueremo a vederci lo stesso!

Ma certo, come no Gleb Efimovich si slacciò il colletto. Mia figlia non ha bisogno di un farfallone! E io di un genero così.

Sinceramente, neanchio sono entusiasta del futuro suocero.

Fine della storia. O quasi. Gleb Efimovich non era tipo da minacce vuote: Elena sparì. Il padre la spedì dallo zio in unaltra città, senza telefono né social.

Ma una domenica, un parente distratto lasciò il cellulare incustodito. Elena chiamò Arcadio e organizzarono la fuga. Lui affittò un appartamento: dovevano pur vivere da qualche parte, mica potevano tornare a casa sua.

Con il matrimonio aspettarono, tanto non potevano invitare i genitori di lei. La madre sapeva dove fossero, ma il marito le aveva proibito di far visita. Anzi, quando scoprì lindirizzo, non si fece vivo neanche lui. Disse che non aveva più una figlia, figuriamoci un genero ribelle.

Poi arrivò la notizia: Elena aspettava un bambino. Tutti felici, tranne Gleb Efimovich.

Alla fine, però, permise alla moglie di aiutare la figlia.

Quando nacque il piccolo Cosimo, Arcadio non ricordava di essere stato così nervoso. Aspettava fuori dallospedale con fiori, amici, genitori e la suocera, che piangeva dalla gioia.

Poco prima che Elena uscisse col bambino, spuntò anche Gleb Efimovich. Guardò Arcadio e borbottò:

In macchina ho portato spumante e frutta. Si festeggia, no?

Elena lo vide e sorrise:

Sapevo che saresti venuto.

Lui si mise a grattarsi la nuca:

Io vengo per il nipote. Datemi un po, devo conoscerlo!

E tutti scoppiarono a ridere.

…Una storia di ostinazione, amore e, alla fine, un po di bontà.

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