Valerica, sei ancora a casa? Ludovica sbirciò in bagno, dove la sorella maggiore si sistemava i capelli prima di andare al lavoro.
Certo che sono a casa! Con voi delle telecomunicazioni è tutto diverso: turno alle sette del mattino! Noi, impiegate dufficio, lavoriamo come persone perbene, dalle otto alle cinque.
Ah, ma per favore, impiegate dufficio! scoppiò a ridere Ludovica. Siete operai come noi! Solo che voi vi sedete in quellufficio tecnico coi camici bianchi e vi credete più intelligenti.
E chi ti ha impedito di studiare ingegneria? si infiammò Valeria. Invece no, tu hai voluto iscriverti allistituto tecnico per telecomunicazioni solo perché cera andato il tuo adorato Federico!
Ma lascia perdere! fece un gesto di fastidio la sorella. Federico non cè più, è sparito nel nulla! Sbrigati a liberare il bagno, io mi lavo e poi a letto! Che turno infernale!
Ludovica odiava quando le ricordavano quella storia. Federico, suo compagno di scuola, era un ragazzo bellissimo, a suo parere, e lei se ne era innamorata perdutamente già in quinta elementare. Avrebbe dovuto fare lattore, e invece aveva scelto listituto tecnico per telecomunicazioni. E così Ludovica, sospirando di rassegnazione, lo aveva seguito. Ma lui non aveva apprezzato il sacrificio. Dopo la scuola, si era sposato con una compagna di corso.
Ludovica si lavò in fretta sotto la doccia, indossò il pigiama comodo e, sbadigliando, si avviò in cucina.
Cè qualcosa da sgranocchiare per non svegliarmi prima per la fame?
Sotto il coperchio cè mezza frittata, lho fatta per entrambe propose Valeria.
Uffa, di nuovo la frittata! Come fai a mangiare uova ogni giorno? Io vorrei qualcosa di più leggero.
Ludovica tirò fuori dallarmadietto i fiocchi davena istantanei, li coprì dacqua bollente e cominciò a mescolare lentamente.
Ti addormenterai così! rise la sorella.
Ludovica ingollò un paio di cucchiai della pappa insipida e allontanò la ciotola.
No, vado a dormire!
Entrò nella sua stanza e poco dopo si sentì il suo russare regolare. Valeria guardò lorologio: «E perché mi sono svegliata così presto? Ancora mezzora per guardare il telefono». Si sistemò nella poltrona che occupava un angolo della loro spaziosa cucina e si immerse nella lettura.
Allimprovviso suonarono alla porta. Valeria aprì e prese un telegramma di auguri da parenti lontani che si rifiutavano di usare mezzi moderni: «Buon anno nuovo, salute, felicità» La ragazza firmò la ricevuta e tornò nella sua poltrona vicino al termosifone.
Poi sentì Ludovica andare in bagno e, tornando, fermarsi nellingresso ed esclamare: «Che sbadata!» Valeria tese lorecchio: Ludovica armeggiò con le scarpe, chiuse la cerniera del giubbotto Poi la porta sbatté.
Ludovica, dove vai? Valeria saltò in piedi, ma la sorella era già sparita, lasciando il telefono sul comodino.
Incredibile! Avrà dimenticato qualcosa al lavoro?
E Valeria tornò nella cucina calda.
***
Ludovica correva lungo il marciapiede ghiacciato, scrutando le schiene della gente che camminava davanti a lei. Era ancora buio, ma sperava di vedere il cappotto di sua sorella. Quando era arrivato il telegramma, lei dormiva già, ma si era svegliata al rumore della porta sbattuta e aveva ascoltato: la casa era silenziosa, così aveva pensato che Valeria fosse già uscita.
Dopo aver girato e rigirato nel letto, decise di andare in bagno. Tornando, passando dallingresso, vide sul comodino il badge aziendale di Valeria. Allora esclamò: «Che sbadata!», pensando che la sorella lo avesse dimenticato, indossò in fretta il piumino sopra il pigiama, infilò gli stivali, afferrò il documento e si lanciò a rincorrere Valeria.
Ma tra la gente diretta alla fabbrica, Valeria non cera. La fabbrica era a soli dieci minuti a piedi da casa, così Ludovica arrivò presto al cancello. Naturalmente, Valeria non cera. Si avvicinò al guardiano e gli chiese se avesse visto sua sorella. Lui scosse la testa, sorpreso.
No, non è ancora arrivata. Sono solo le sette e mezza, di solito arriva alle sette e cinquantacinque.
Quanto? Le sette e mezza? Ludovica lo fissò sbalordita e borbottò: «Che sbadata che sono!»
Lui si sistemò gli occhiali e la guardò come se stesse per introdurre un missile nellazienda.
Me ne vado subito! gridò Ludovica e si lanciò di corsa verso casa.
Valeria starà già impazzendo per il badge!
Arrivata quasi a casa, scivolò su una pozzanghera ghiacciata coperta di neve fresca e cadde rumorosamente sul marciapiede.
Mamma mia! gemette, mentre uno sconosciuto le si avvicinava per aiutarla.
Riesci a rialzarti? chiese premurosamente.
N-non so, non credo! borbottò, guardando il suo soccorritore.
Era un giovane con un cappotto pesante, sotto cui spuntavano i lembi di un camice bianco. I suoi occhi stanchi la osservavano con curiosità e compassione.
Dove cor







