Il primo giorno destate per il piccolo Ettore, di sei anni, iniziò con unattesa snervante. Nonno Vittorio aveva deciso di portarlo con sé per tutta lestate allapiario, di cui aveva sentito tanto parlare da suo padre! La mamma allinizio era titubante, ma poi acconsentì, anche se non per tutta lestate, solo fino ad agosto. Ad agosto, mamma e papà sarebbero venuti a prenderlo nella sperduta campagna di Montevuotodovevano prepararsi per la scuola. Quellanno avrebbe iniziato la prima elementare!
Nonno Vittorio arrivò la mattina con la sua vecchia Fiat 500, portando dolcetti di bosco, ma Ettore non ci diede nemmeno unocchiata. Girava intorno al nonno, tirandogli continuamente la manica della camicia e spingendolo a partiregli sembrava che da un momento allaltro sarebbe successo qualcosa e la mamma avrebbe cambiato idea. Capendo lansia del nipote, il nonno sorrideva e gli scompigliava i capelli:
«Non preoccuparti, Ettorino, è tutto deciso! Meglio fare colazione, a pranzo saremo già allapiario!»
Finalmente caricarono le valigie in macchina e partirono! Per la prima volta, Ettore era senza la supervisione di mamma e papà. Ma che importava? Il nonno era un amico! Mai una predica, mai un rimproverocon lui poteva parlare di tutto, discutere di questioni serie, e il nonno non lo guardava mai con sufficienza. E come poteva? Erano due uomini seri che parlavano di cose importantiniente sorrisi sciocchi!
Durante il viaggio, Ettore si addormentò come un bambino. Si svegliò solo quando lauto iniziò a sobbalzare sulle bucheavevano lasciato lasfalto per una strada sterrata. Fuori dal finestrino sfilavano boschetti di betulle, così vicini! E quellodore! Esisteva qualcosa di simile in città? E i campitutti fioriti! Macchie blu, gialle, rosse e bianche sul verde dellerba! Sembrava che ondeggiassero al vento, come un mare in tempesta, e lui e nonno Vittorio lo solcassero su una barca.
«Quanto manca, nonno?» Ettore gli toccò la spalla, facendo finta di non essersi addormentato ma solo immerso nei suoi pensieri.
«Poco. Dietro quel boschetto cè lapiario. Giacomo ci starà aspettando. E anche Lupa col suo cucciolo.»
«Lupa è la mamma del gattino?» intuì Ettore. «Mi lascerà giocare con lui?»
«Se la tratterai con rispetto e lui con amore, certo. Ma se combinaste guai, vi darebbe una zampatalei è una mamma severa, non come la tua.»
«Io? Una gatta?» Ettore era sbalordito. Mai una gatta aveva osato toccarlo, e ora questa Lupa
«Non una gatta qualunque, non ne hai mai viste così. Non aver paura, ma non fissarla troppo a lungo» spiegò il nonno. «È buona, ma resta un animale, e protegge il suo cucciolo.»
Finalmente arrivarono. Ettore vide due case di legnouna più grande, laltra piccola. Dalla porta aperta di quella più piccola, al rumore della Fiat, uscì una lince!
Ettore ebbe un attimo di paura, ma quando la vide strofinarsi contro le gambe del nonno, si rincuorò.
«Questa sì che è una gatta!» esclamò ammirato. Lupa si avvicinò a lui, annusandolo. Sentendosi lodare, strizzò locchio al bambino e si strofinò anche a lui. Quando Ettore si accovacciò, gli infilò il naso freddo in faccia. Lui rise di gioia.
«Ecco, ora siete amici» sorrise il nonno. «Per lei, sei uno di famiglia!»
Ettore guardava con stupore le grosse api a strisce che ronzavano avanti e indietro, mai viste in città. Una gli si posò sulla guancia. Ed ecco la disgrazia. Non sentendo lavvertimento del nonno, la schiacciò con la manoe un dolore lancinante gli trafisse la guancia, peggio di uniniezione! Digrignando i denti, riuscì a non cadere. Il nonno era già accanto a lui, esaminando la puntura. Gli estrasse il pungiglione e, dandogli una pacca sulla spalla, disse soddisfatto:
«Hai del fegorello! Non hai pianto, nemmeno gridato! Questa è unape» spiegò. «Se non la disturbi, non fa niente. Pungono solo se si sentono in pericolo.»
«Piacere» un vecchietto barbuto con occhi allegri gli strinse la mano. «Io sono nonno Giacomo, e tu devi essere Ettorino?»
«Sì» annuì Ettore. «Sto con voi dora in poi» informò il nuovo amico.
«Benvenuto!» fece lui a braccia aperte.
«Nonno Giacomo, ti pungerà unape» lo avvisò Ettore. «Ce nè una sulla tua fronte.»
Il nonno prese delicatamente lape tra due dita, le sussurrò qualcosa e la liberò. Quella spiccò il volo, fece un giro e scomparve. Incredibile!
Dopo una settimana, Ettore aveva esplorato i dintorni, imparato a trattare con le api e, soprattutto, fatto amicizia con il cucciolo di Lupa, che chiamò Leo. Tutto il tempo libero, quando non era con gli uomini, lo passava con lamico dalla coda corta. Lupa borbottava vedendoli giocare, ma non li ostacolava. Leo aveva già tre mesi, ma sembrava più grandetra qualche altro mese, avrebbe raggiunto Lupa in stazza! Correvano insieme, giocavano a rincorrersi. Nel boschetto vicino cera il loro posto preferito per nascondino. Ettore non poteva competere con Leoovunque si nascondesse, quello lo trovava in due secondi, sbucando da chissà dove con un ronfio felice. Ma Ettore poteva cercarlo per ore, e quando, mettendosi le mani a megafono, gridava: «Mi arrendo! Leo, dove sei?» quello gli saltava addosso dallalbero più vicino.
Anche con gli uomini era divertente, e soprattuttovoleva imitarli. Quando lape lo punse, nessuno lo consolò con moine. Nonno Vittorio gli tolse il pungiglione, nonno Giacomo gli diede una pacca e disse: «Succede.» Tutto lì! Camminò tutto il giorno con la guancia gonfia, e gli uomini fecero finta di nientegonfia e gonfia, passerà! A Ettore piacque, si sentì subito più adulto. Pensò persino di farsi pungere sullaltra guancia, ma decise di aspettare. Se ci fosse stata la mamma, lavrebbe messo a letto con impacchi, mentre quitutto semplice.
Imparò ad alzarsi presto, lavarsi con lacqua fredda che lo rinvigoriva per la giornata. Andava a pesca con gli uomini e prese personalmente qualche carpa. Poi le pulivano e le preparavano per lessiccazioneEttore partecipava attivamente. Gli diedero un coltello e gli insegnarono a squamare e svuotare i pesci. Nessuno si preoccupava che si tagliasse! Nonno Giacomo gli regalò un coltello con fodero, da portare alla cintola nel bosco o al fiumeper ogni evenienza.
Una volta, nonno Giacomo tornò dalla foresta con un cerbiatto maculato in braccio. Aveva una zampa anteriore rotta. Mentre





