Suocera: Le Storie e le Sfide di una Relazione Speciale

**La Suocera**

Gianna Gennadievna era una suocera nata. Non una suocera asciutta e riservata, ma proprio una suocera in piena regola: invadente, testarda e chiassosa. Sua madre, Ludovica, confidava timidamente alle amiche le prime impressioni sulla neonata:

“È lì nella culla, già arcigna, con le labbra storte, le sopracciglia aggrottate e i pugnetti stretti sembra già una suocera!”

Fortunatamente, la suocera di Ludovica, Valentina Gregorievna, viveva in unaltra regione e si presentava raramente dal figlio. Ma quando lo faceva, lo sapevano tutti al panificio dove lavorava Ludovica. Limpasto non lievitava, confondeva la vaniglia con lacido citrico, i dolci venivano storti e pallidi, e la povera pasticcera sobbalzava al minimo rumore.

“Ascolta, prenditi qualche giorno di ferie,” le disse una volta la caporeparto infastidita. “Torna quando tua suocera se ne sarà andata.”

“Signora Speranza, per pietà!” Ludovica si strappò il cappello di carta dalla testa e lo strinse al petto. “Almeno qui al lavoro mi salvo da lei. A casa dovrei starle dietro tutto il giorno a farle da serva e a sentirmi in colpa.”

“In colpa? Di cosa?”

“Di tutto! Non cucino bene, non pulisco come si deve, non mi comporto come vorrebbe con suo figlio Speranza, non apro nemmeno le tende nel modo giusto!”

“E come dovresti aprirle?”

“Non lo so. Ma non così!”

Quando nacque la bambina, Valentina Gregorievna arrivò subita in “aiuto”. Impose di chiamarla Gianna, in onore della sua defunta madre, battezzò la piccola con gran clamore (nonostante i genitori, ex giovani comunisti, potessero aver problemi), terrorizzò pediatra e infermiera, ridusse la nuora a un tic nervoso e se ne tornò a casa convinta che quella sciocca avrebbe rovinato la bambina.

Ludovica passò una settimana in lacrime. Tanto che suo marito Gennaro frugò nel fondo per la barca a motore e comprò alla moglie una collanina doro con un ciondolo.

Contro ogni funesta previsione della nonna, la piccola non solo sopravvisse, ma crebbe sana e forte. Giannina camminò presto, imparò in fretta a usare il vasino e parlò con chiarezza e razionalità. Alletà dei “perché”, sconcertava tutti con domande filosofiche:

“Cosa ti piace? Che tipo di persona sei? A cosa servono i sorrisi?”

Le amiche di Ludovica del panificio e i colleghi di Gennaro della fabbrica metalmeccanicapersone semplici e di buon cuoresbigottivano e le pronosticavano un grande futuro.

E con la nonna severa, la piccola se la cavò in un attimo.

Una volta, Valentina Gregorievna arrivò per la sua solita visita e, dopo cinque minuti, si mise a urlare perché la coppia aveva comprato un divano di cui andavano fieri. Secondo lei, la tappezzeria era troppo chiara, poco pratica. Giannina, di cinque anni, ascoltò lo sfogo, poi afferrò le borse della nonna e le trascinò verso il cancello.

“Ehi, dove porti le mie cose?” sbottò la donna.

“Sei arrivata senza amore. Urli contro la mamma. Vattene.”

“Mi avete messo la bambina contro!” strillò la suocera.

Ma la nipotina le puntò in faccia una bambola appena regalatale e dichiarò con fermezza:

“Riprenditela. Non voglio i tuoi regali. E impara a comportarti meglio.”

“Eh, mamma, lhai beccata?” rise Gennaro. “La nostra Gianna è una ragazzina seria. Una volta ho festeggiato il premio con gli amici e sono tornato ubriaco. Sai cosa ha fatto? Mi ha sgridato per una settimana intera.”

Da allora, Ludovica nei giorni della suocera teneva la bimba a casa dallasilo e la faceva coricare più tardi. Valentina Gregorievna spesso ripartiva senza aver sfogato tutto il rancore accumulato.

Certo, una bambina così razionale e con doti da leader era una manna per la scuola. Capogruppo degli “astrocci”, rappresentante di classe, membro del consiglio dei pionieri Gianna mancò di poco la medaglia doro. Solo per la sua razionalità: non vedeva il senso della letteratura.

“I conigli e gli orsi non parlano. Il fabbro Vakula non poteva volare su un diavolo perché i diavoli non esistono. E quel vostro Černyševskij è noioso e incapace. Le mosche muoiono solo a sentirne i discorsi.”

Con lo stesso scetticismo affrontava musica, arte e ginnastica. Ma nelle materie scientifiche aveva solo dieci.

I professori le consigliavano luniversità nella capitale, ma scelse il corso per corrispondenza. La madre era spesso malaticcia; la nonna, ormai settantenne, andava visitata. Inoltre, era tornato dallesercito Domenico Rossetti, figlio del caporeparto della fabbrica. La vide agghindata per il diploma e rimase a bocca aperta.

“Gianna, sembri una sposa!”

“Figurati, sposa,” sbuffò lei, aggiustandosi labito celeste di crimplene. “Alla mia vera

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