«Per un pollo ho cacciato mio marito e non me ne pento»
Quel giorno, Isabella era stremata. Aveva passato tutta la mattina a riordinare il salotto, stendere il bucato, raccogliere i giocattoli del bambino e pulire i vetri. Finalmente, diede unocchiata al forno: il pollo arrosto con le patate stava dorando alla perfezione, riempiendo la cucina di un profumo che quasi faceva girare la testa.
«Ancora dieci minuti», mormorò, regolando il timer prima di correre in bagno. Giusto il tempo di pulire le fughe. Tutto procedeva a meraviglia… finché la porta di casa non sbatté.
«Saranno tornati i bambini», pensò. Ma sulla soglia non cerano né Matteo né Sofia, bensì suo marito, Marco, che doveva essere «dal meccanico» da quella mattina.
«Oh, che profumo divino!» esclamò lui, strofinandosi le mani. «Il tuo pollo arrosto è sempre imbattibile!»
«Chiama i bambini per cena», rispose Isabella, tornando al lavello.
Un minuto dopo, piccoli piedi scalzi battevano sul pavimento, le scarpe volavano nellingresso e le risate risuonavano. Sentendo una lite, Isabella uscì, dimenticando il timer.
«Che succede?» chiese, con le mani ancora guantate.
«Voglio una coscia!» strillò Sofia, dieci anni.
«Anchio!» aggiunse Matteo, di otto.
«Ce ne sono due, no?» disse Isabella, perplessa.
«No! Ne è rimasta solo una!» insisté Sofia, battendo i piedi.
Isabella si avvicinò alla tavola. Effettivamente, metà del pollo era scomparsa. Restavano solo i petti e qualche patata abbandonata.
«E papà?»
«È uscito. Ha preso metà pollo e se nè andato», borbottò Matteo.
Isabella afferrò il telefono e chiamò Marconessuna risposta. Prese le chiavi e uscì furiosa. La rabbia le ribolliva dentro: ancora una volta! Si era preso il meglio. Ma questa volta non era nemmeno per lui, era per i suoi amici. Non era più egoismo, era un tradimento.
Sulla piazza del paese, su una panchina, Marco era seduto con i suoi amici. Birre in mano, il pollo sulle ginocchia. Ridevano, mangiavano, si leccavano le dita.
«Non è troppo pesante?» gli disse, con lo sguardo infuocato.
«Torna a casa, ne parleremo dopo», replicò lui, imbarazzato davanti agli amici.
«No, ne parliamo ora! Hai rubato quello che ho preparato per i nostri figli! Non ti vergogni? Non ti basta tenere sempre i pezzi migliori per te, adesso nutri pure i tuoi amici con ciò che non è tuo?»
«Vattene prima che mi arrabbi», rispose lui, afferrandole il braccio.
«Cosa fai?» gridò Isabella. «Non sei solo un egoista, Marco, sei un ladro. Un ladro che ruba il cibo ai suoi stessi figli per ingrassare i tuoi ubriaconi!»
«Basta con questa scenata, Isa», borbottò lui, umiliato davanti agli amici. «È stata solo una volta.»
«Una volta? E la frutta? E il caviale di mia madre che hai divorato in un giorno? E il barbecue dove hai lasciato ai bambini i pezzi carbonizzati mentre ti ingozzavi dei migliori?»
Isabella girò i tacchi e tornò a casa.
Quella sera, quando lui rientrò, lei era alla finestra.
«Dovresti vederti», rise sarcastico Marco. «Divorzio per un pollo. Dovrebbero invitarti in televisione.»
«Chiedo il divorzio», rispose con voce gelida. «Non capisci. Non è per il pollo. È per la tua maleducazione, la tua avidità, e il fatto che pensi solo a te stesso.»
«E dove dovrei andare?» sogghignò. «Stai esagerando.»
«Da tua madre. Quella che ti ha insegnato che tutto ciò che è buono è tuo. Che condivida con te adesso.»
Marco se ne andò, convinto che Isabella stesse bluffando. Ma il giorno dopo, lei presentò la richiesta. Lui dormì da sua madre.
Due settimane dopo, il telefono squillò.
«Avevi ragione», sospirò la suocera. «Divora tutto qui. Compro cioccolatini, ne mangio unoil resto sparisce la sera stessa. Sai, credevo esagerassi. Ma ieri ha persino preso lultima goccia dacqua dalla bollitore senza chiedere.»
«Vuole che lo riprenda?» si stupì Isabella.
«No… solo… lamentarmi, immagino.»
«Buona fortuna, allora. Io ho voltato pagina con questo goloso. E sai una cosa… finalmente respiro libera.»
**Lezione del giorno: Si tollera molto per amore. Ma quando a tavola regna legoismo, è lanima della famiglia che si soffoca.**







