Uomo Incompleto: La Storia di un Marito Imperfetto

**Diario di un uomo felice**

“Eh, ragazza, è ora che ti sposi. Guardati un po, sei nel fiore degli anni. E guarda Serafino, che uomo robusto! Ha braccia come mazze da forgia, piega ferri di cavallo senza batter ciglio. Ti porterà in palmo di mano!” diceva la madre osservando la sua Carlotta.

Quella scoppiò a ridere. “Certo, mi prenderà in braccio e poi, per abitudine, mi piegherà come un ferro di cavallo. Passerò il resto della vita a raschiare il suolo col naso!”

“Che sciocchezza! Io parlo sul serio, e tu ridi. Devi ascoltare tua madre se vuoi il bene. So bene per chi sospiri. Ma ricordati, quel Andrea farà un marito pessimo,” sospirò la madre.

Carlotta si voltò di scatto. “Cosa hai contro di lui? È laborioso. Hanno la casa meglio tenuta del paese, tutte le costruzioni in ordine. E sarà così anche per noi!”

La madre rise a sua volta. “E chi credi faccia tutto questo? Non certo Andrea. È suo fratello maggiore, Gregorio. Lui sì che ha le mani doro. Il tuo Andrea pensa solo alla fisarmonica e al fienile più vicino, dove porta le ragazze a far lamore una dopo laltra.”

“Mamma, non dire sciocchezze. Gregorio è disabile. Ha la testa sempre storta, la schiena curva, una gamba più corta dellaltra. Come fa a fare tutto secondo te?” chiese Carlotta.

“Vai da loro di giorno, come se volessi aiutare zia Lidia a raccogliere le mele. Allora capirai,” suggerì la madre.

Carlotta obbedì e andò. Arrivata, trovò Andrea che russava sotto la tettoia. Lo svegliò con una gomitata. “Ieri sera mi hai accompagnata a casa presto, dicendo che stamattina saresti stato col babbo a riparare il tetto. E invece?”

Sbadigliò. “Che ci fai qui? A controllarmi? Non ti ho ancora chiesto di sposarmi, è troppo presto.”

“Troppo presto, va bene. Sono venuta solo per aiutare tua madre con le mele. Ce ne sono così tante che sembrano infinite. Vieni con me?” propose Carlotta.

Andrea sbuffò. “Ma figurati! Per farmi prendere in giro da tutti? ‘Guardate, Andrea che fa lavori da donna!’ Va pure da sola, se vuoi aiutare mia madre,” e si girò dallaltra parte.

Carlotta si offese. Solo la sera prima laveva stretta tra le braccia chiamandola amore. Prese un cesto e raggiunse zia Lidia.

Mentre raccoglieva le mele, sentì dei colpi di martello dietro casa. “Zia, zio Pietro sta costruendo qualcosa? Non avevate già tutto a posto?”

Zia Lidia sospirò. “Non è Pietro, è Gregorio. Il mio uomo è a letto, si è fatto male alla schiena sollevando un pezzo di ferro. Gregorio invece non può stare senza lavorare. A differenza di Andrea, che pensa solo a divertirsi. Ma noi stiamo zitti. Gregorio non si sposerà mai, chi lo vorrebbe? Andrea invece ci darà dei nipotini. Così è la vita, cara. Se sei curiosa, vai a vedere. Ma è timido, potrebbe scappare,” avvertì.

Carlotta si avvicinò con il cesto. Gregorio, seduto su una panca, intagliava un pezzo di legno.

“Ciao. Me lo fai vedere?” chiese Carlotta. Gregorio trasalì ma non scappò. Le porse il legno. Era una figura riconoscibile.

“Sono io?” chiese incredula. Lui annuì. Poi la prese per mano e la trascinò dietro lorto. Carlotta ebbe paura, ma prima di decidere se gridare o scappare, si ritrovò in una piccola baracca.

Lì cera lei. Di creta, di legno, persino disegnata su un foglio. “Perché?”

“Sei bella, io no,” rispose lui con voce roca, volgendo lo sguardo. Le spalle gli tremarono, e Carlotta cercò di abbracciarlo.

“Ma che fai? Non lo sapevo. Sei innamorato di me?”

Gregorio si girò a fatica. Carlotta vide i suoi occhi, azzurri come un lago destate, pieni di un amore così intenso che la spaventò, e scappò.

“Perché mi hai fatto così brutto? Meglio se mi annegavi nella tinozza. Andrea è amato da tutti, io faccio paura. Lei è scappata. Non voglio che Carlotta sposi Andrea. Non lo sopporterò. Prenderò una corda e del sapone,” gridò, poggiando la testa sul tavolo.

La madre lo accarezzò piangendo. “Figlio mio, come puoi pensare che ti ucciderei? Carlotta è una brava ragazza. Porterà felicità a chi la sposerà. Non preoccuparti per Andrea, non lama. Il destino non si può evitare,” lo consolò.

Intanto, Carlotta non riusciva a dimenticare gli occhi di Gregorio. Mai aveva visto tanto amore. E il suo cuore rispondeva. Pensava sempre più a lui. La cosa strana? Non vedeva più i suoi difetti.

“Ehi, Carlotta! Sei venuta per me o per mia madre? Ti accompagno Ah, forse vuoi raccogliere altre mele?” chiese Andrea ridacchiando.

“No, voglio scusarmi con Gregorio. Tu va pure, forse sotto il ciliegio ti aspetta Veronica,” rispose, lasciandolo a bocca aperta.

Nessuno nel paese credeva che la bella Carlotta sposasse Gregorio. Si parlò di stregoneria, di compassione.

Solo la madre sapeva che era vero amore. Passavano ore insieme, ridendo, parlando, senza staccare gli occhi luno dallaltra.

Si sposarono in silenzio, senza inviti.

Andrea, per salvare la faccia, disse alle ragazze: “Stavo per chiederle di sposarmi, e lei ha scelto mio fratello storpio!”

Ma Carlotta e Gregorio si trasferirono ai margini del paese. Lui progettò una casa e la costruì con passione, aiutato dai padri. Una casetta da favola.

Li benedissero con due maschi e una femmina.

Andrea? Ancora gira. Ma non con le giovani: si accontenta di chi lo ospita, persino donne sposate, e per questo è stato pestato e coperto di catrame. Lui scrolla le spalle e riparte.

Ma Carlotta e Gregorio sono felici. Casa piena damore. Cè chi invidia, chi sbuffa: “Dio ha dato alla bella un marito difettoso.”

Carlotta ride: “Fra trentanni saremo tutti storti e pieni di acciacchi. Lui è bellissimo dentro!”

E la verità è questa: lanima più buona e splendida è la sua.

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