Quando Giulia tornò dall’asilo con il piccolo Matteo, suo marito Marco si insospettì subito. Era evidente che la moglie fosse agitata per qualcosa di strano.
“Che cosa è successo, Giulia?” chiese anche lui preoccupato.
“È successo, Marco, è successo.” Lo afferrò per il braccio e lo trascinò in un’altra stanza, lontano dalle orecchie del figlio. “Pare che ci stiano per cacciare dall’asilo.”
“Come?” La faccia di Marco si allungò. “Ma è possibile? Paghiamo regolarmente la retta!”
“Non so se sia possibile o meno, ma la direttrice mi ha detto in italiano chiaro che se non riusciremo a calmare nostro figlio, verrà espulso come un tappo dalla bottiglia.”
“Proprio così, parola per parola?”
“Esatto. Me lha detto in privato, sottovoce, ma è stato chiarissimo. E ha aggiunto che alcuni genitori vogliono scrivere una denuncia collettiva. Alla polizia.”
“Ma dai!” Marco ascoltava la moglie senza capire cosa avesse mai potuto combinare il loro adorabile e allegro bambino. “E perché vogliono denunciarci?”
“Perché Matteo picchia tutti i bambini del gruppo.”
“Matteo nostro?” Marco quasi scoppiò a ridere, ma si trattenne. “Ma è così piccolo, così delicato e picchia tutti?”
“Sì! Lo prende a botte senza motivo, dice la direttrice!”
“Anche le bambine?”
“Non lo so!” rispose nervosa la moglie. “Non ho chiesto i dettagli. Quando ho sentito quelle parole, sono rimasta scioccata. Ho preso Matteo in braccio e sono corsa a casa. Se ci cacciano, Marco, cosa faremo? Dove lo metteremo? Dovrò licenziarmi! O tu E come pagheremo il mutuo? Sto impazzendo”
“Aspetta prima di svenire!” Marco ci pensò su. “Prima dobbiamo capire cosa è successo con nostro figlio.”
“Glielho chiesto tornando a casa, ma non vuole parlare. Rimane muto e gonfia le guance.”
“Tu glielhai chiesto. Ora lo chiederò io.”
Quando Marco entrò nella cameretta, il bambino giocava tranquillo con le sue macchinine preferite.
“Allora, Matteo, dobbiamo parlare seriamente,” disse il padre con tono severo.
“Uhm” rispose il figlio, senza alzare gli occhi dal gioco. “Parla pure, papà.”
“Prima smetti di giocare,” insisté più duramente il padre.
“Marco, parlagli con calma!” intervenne subito la moglie da dietro.
“Sì, papà, parlaci con calma,” ripeté il bambino quasi per sfida, continuando a giocare.
“Confessaci, io e la mamma vogliamo sapere perché picchi i bambini allasilo.”
Matteo si bloccò con la macchinina in mano, abbassò lo sguardo e rimase in silenzio.
“Picchi anche le bambine?”
“No, le bambine no,” mormorò Matteo. “Non cè motivo di picchiarle.”
“E i maschi invece sì?”
“Eccome!”
“E per quale motivo, se non è un segreto?”
Il figlio guardò il padre con disappunto, poi la madre.
“E se fosse un segreto?”
Quegli occhi così sinceri fecero sentire Marco quasi in imbarazzo, ma si riprese subito.
“Allora, Matteo, sei mio figlio o no?”
“Sì, lo sono.”
“Se sei mio figlio, non possono esserci segreti tra noi.”
“Con te no, papà,” ammise riluttante il bambino. “Ma con la mamma”
“Cosa?” La madre lo fissò stupita. “Cosa dici, Matteo? Hai segreti con me?”
“Uhm.”
“Ma perché?”
“Perché sono cose da uomini”
“Ah, sono cose da uomini” Marco strizzò locchio alla moglie. “Scusa, tesoro, ma se sono davvero segreti tra uomini, è meglio che ci lasci soli.”
“Va bene” Fece una smorfia e uscì dalla cameretta.
“E niente origliare!” le gridò dietro il marito. Poi si rivolse al figlio e disse in tono confidenziale: “Su, piccolo uomo, dimmi: perché picchi i bambini allasilo?”
Matteo sospirò, distolse lo sguardo e confessò a voce bassa:
“Perché le si avvicinano troppo.”
“Chi? Chi si avvicina?”
“Loro i maschi”
“E a chi si avvicinano?”
“Alla signora Beatrice.”
“Chi è?” chiese sorpreso il padre.
“La nostra assistente. Li accarezza sulla testa e loro la abbracciano stretta stretta.”
“E allora?”
“Non mi piace.”
Negli occhi di Marco brillò una scintilla dinteresse.
“Perché non ti piace?”
“Perché dovrei abbracciarla solo io.”
“E perché mai?”
“Papà” Il bambino lo guardò offeso. “Come fai a non capire? La mamma la abbracci solo tu! Poi anchio, ma sono tuo figlio. Gli altri signori no!”
“Ma la mamma è mia moglie,” sorrise il padre.
“La signora Beatrice sarà mia moglie,” sussurrò ancora più piano Matteo. “Quando sarò grande. Capisci? La sposerò”
“Ah, ecco il punto” Marco trattenne a stento una risata. “Allora sei innamorato di questa assistente, vero?”
“Uhm” annuì il bambino, abbassando la testa.
“E sei geloso”
“Ma anche tu sei geloso della mamma” mormorò in sua difesa.
“Io? Geloso?”
“Certo. Tu e la mamma litigate spesso per questo.”
“Oh, Matteo” Marco era confuso, senza sapere cosa rispondere. “Allora anche in te è arrivato il nostro difetto di famiglia. Non ci crederai, ma anche tuo nonno era così, e tuo bisnonno pure. Tutti gli uomini di casa ne hanno sofferto”
“Sofferto?” chiese stupito il figlio.
“Credi sia facile? La gelosia è una brutta cosa E ora che facciamo? Se continui a colpire quei poveri rivali, ti cacceranno dallasilo.”
“E chissenefai




