Sentiva che lì nessuno fosse contento di vederla, che doveva andarsene di nuovo, trovare un nuovo rifugio e del cibo ma le sue zampe non riuscivano più a reggere quel corpo emaciato e malato
Capiva benissimo: lì nessuno laspettava. Doveva strisciare via ancora una volta, cercare riparo, trovare qualcosa da mangiare ma le zampe non reggevano più quel corpo sfinito
Valentina Rossi era sempre stata una persona responsabile.
Allasilo, controllava che i bambini rimettessero i giochi al loro posto. A scuola, le affidarono la supervisione dei turni di sorveglianza. Alluniversità, era la rappresentante del corso. E al lavoro, si offriva sempre di raccogliere fondi per le feste aziendali e i regali dei colleghi. La responsabilità sembrava tessuta nel suo carattere.
Per questo, quando i condomini la elessero allunanimità come responsabile del palazzo, Valentina non si stupì.
Nonostante la giovane età, si buttò nel compito con entusiasmo.
“Valentina, al quarto piano i Marini fanno casino fino a tardi, non si riesce a dormire!” si lamentava la signora Anna, lanziana vicina.
E Valentina andava a riportare lordine, parlando con i disturbatori in modo così convincente che persino i più chiassosi ammettevano di aver sbagliato e promettevano di cambiare.
“Valentina, qualcuno butta la spazzatura a casaccio, senza portarla al bidone!” sospiravano gli altri condomini.
Lei tendeva agguati, beccava i trasgressori e li umiliava senza pietà. La scala del palazzo brillava di pulizia, le aiuole allingresso erano piene di fiori colorati. Valentina era fiera dellordine. A volte si fermava davanti al palazzo solo per ammirare il risultato del suo lavoro. Tutto era come doveva essere. Aveva la situazione sotto controllo. Era una ragazza intelligente.
Finché un giorno, davanti al palazzo, non apparve un cane
Un bastardino rosso, sporco, spelacchiato e zoppo, che si trascinò fino al loro portone e si accucciò sotto il balcone per passare la notte.
I bambini se ne accorsero per primi. Gli si avvicinarono, ma le madri, vedendo il pericolo, gridarono allarmate:
“Subito indietro! Potrebbe avere la rabbia!”
Afferrarono i piccoli e scacciarono la povera bestiola:
“Vai via! Fuori di qui!”
Il cane provò ad alzarsi. Non ci riuscì. Poi tentò di strisciare, ma persino quello era troppo per lui. Si mise a piangere, guardando in silenzio le persone che urlavano. Grosse lacrime gli rigavano il muso.
Le mamme si sentirono in imbarazzo. La situazione sembrava richiedere un intervento deciso, ma chiamare il canile o la polizia sembrava eccessivo. Fu allora che Valentina entrò nel cortile la loro unica speranza:
“Ecco il cane!” gridarono allunisono. “Valentina, occupatene tu! È pericoloso!”
Lei si avvicinò e sbirciò sotto il balcone. I loro sguardi si incrociarono il suo severo, quello del cane smarrito.
Il cane sospirò, fece un altro inutile tentativo di trascinarsi via. Aveva capito: lì non lo volevano. Ma non aveva la forza né di camminare né di scappare. Un guaito lamentoso gli sfuggì.
Il cuore di Valentina si strinse.
“Sembra che si sia fatto male a una zampa,” disse ad alta voce. “Dovremmo portarlo dal veterinario.”
Le mamme si scambiarono unocchiata. Pensavano tutte la stessa cosa: “Purché non tocchi a noi!” e sbrigativamente spinsero i bambini verso casa:
“Oh, dobbiamo andare! I piccoli devono dormire! Dai, Valentina, pensaci tu!”
E lasciarono la ragazza sola con lanimale abbandonato.
Valentina sospirò, frugò nella borsa e calcolò se i soldi che aveva sarebbero bastati per il visit






