Un Legame di Famiglia: Storie di Legami e Incontri

Una giovane coppia si trovò improvvisamente in un pasticcio. Era domenica pomeriggio quando suonarono alla porta. Il marito sbirciò e vide un ragazzo sporco, barbuto, dallodore nauseabondo. Niente borsa, niente zaino, niente sacchetto.

Stava per chiedergli cosa volesse, ma il tipo lo interruppe: «Posso vedere Giusy?». Poi urlò: «Giusy, vieni, ti prego, Giusy!».

La moglie arrivò, lo scrutò attentamente, ma non lo riconobbe.

Negli occhi del ragazzo cera una disperazione infinita: «Giusy, sono tuo cugino, Ettore. Non ci siamo mai visti. Sto morendo, non lasciarmi qui».

Lo fecero entrare. Appena varcò la soglia, fu un miracolo se non chiusero il naso allunisono.

Ettore si appoggiò alla porta, sembrava sul punto di svenire: «Mille chilometri in autostop e a piedi, ho dormito nei campi, ho venduto il telefono, ho chiesto lelemosina, quasi finisco in galera».

E poi, di nuovo supplicante: «Mi hanno cacciato, mia moglie mi ha mollato, mia madre mi ha sbattuto fuori. Non ho nessuno, solo te. Sono venuto da te. Aiutami, Giusy».

Nellingresso minuscolo, laria era irrespirabile.

Ma mica potevano cacciarlo a calci? Lo mandarono in bagno. Gli diedero pantaloni e una maglietta puliti, mentre i suoi stracci finirono in un sacco della spazzatura il marito li portò via subito.

Uscì il cugino, gli occhi fissi sulla cucina.

Che fare? Giusy lo accompagnò a tavola. Ma il marito la chiamò per un consulto urgente: «Scusa, ma stiamo davvero ospitando questo disastro? Sei impazzita? Di notte ci sgozzerà, ci ruberà tutto e sparirà. Mandiamolo via, oggi ci sono mille posti dove dargli un pasto e un letto in cambio di lavoro».

Giusy rispose che non poteva farlo. Non perché fosse suo cugino, ma perché era pur sempre un essere umano.

Tornati in cucina, videro Ettore che trangugiava il minestrone direttamente dalla pentola, col brodo che gli colava dal mento. A malapena riusciva a respirare tra un cucchiaio e laltro.

A Giusy venne quasi da vomitare. Pranzo rovinato!

Entrò decisa e gli intimò di sedersi. Gli mise una scodella davanti, con un cestino di pane accanto.

Lospite si sforzò di mangiare con civiltà.

Lei aspettò, in silenzio.

Finita la scodella, lui chiuse gli occhi, esausto. Ma lei lo scosse: «Adesso parla. Cosè successo?».

Lui gemette: «Mi hanno cacciato, Giusy, come un cane randagio. Senza un soldo, senza niente. Mia madre mi ha sbattuto la porta in faccia. Non ho nessuno. Sarei morto in mezzo alla strada. Lì sono uno straniero. Sono venuto da te, voglio ricominciare».

Lei si incuriosì: «Ma perché ti hanno cacciato? Su, racconta, non fare il misterioso».

Lui scosse la testa: «Non posso, è troppo vergognoso». E abbassò la faccia sul tavolo.

Presero delle coperte vecchie, le stesero per terra «Dormi qui».

Lappartamento era minuscolo, non cera spazio.

Mentre Ettore crollava addormentato, Giusy chiamò la zia sua madre dal balcone: «Suo figlio Ettore è qui. Una schifezza vivente. Cosa è successo? Lui non parla».

La zia si mise a piangere: «Non è più mio figlio, lho strappato via dal cuore. Giocava, beveva, ha perso tutto. Lo sapevamo? No. Finché sua moglie era dalla madre, lui ha venduto tutto in casa. E ha pure rubato a me. Labbiamo cacciato. E ora quel verme è da te?».

Giusy sindignò: «Bella faccia tosta, scaricare il problema su di me? È piovuto dal cielo, e io che dovrei fare? Mio marito è furioso, per usare un eufemismo».

La zia le consigliò di cacciarlo: «Buttalo fuori senza pietà, se no ti manda in rovina».

Giusy sbottò: «Per lei è facile dirlo. Io non posso sbatterlo in strada. Capisce? Non posso!».

Urlò quasi lultima frase.

La zia singhiozzò, non riusciva più a parlare. Di aiuto, zero.

Il marito comparve sul balcone: «Appunto, io dico fuori di qui. Non lo voglio vedere. Se non te la senti, lo faccio io. Gli do qualche euro e se ne va».

Ma Giusy fu irremovibile: «No. Se gli succede qualcosa, non me lo perdonerò mai».

Il marito perse le staffe: «Fai come ti pare, io me ne vado. Mi fa venire i brividi, e non ho intenzione di fare il santo». E se ne andò da sua madre.

Tutto era crollato in un istante. Chi era davvero questo Ettore? E se la rubasse tutta? Dormirci sotto lo stesso tetto era un rischio. E poi, non si erano mai visti! Come aveva trovato il suo indirizzo? Era spuntato dal nulla!

La notte fu lunga e nervosa. Allalba, doveva decidere.

Lo svegliò: «Tua madre mi ha raccontato tutto. Senti, non puoi stare qui. Mio marito se nè andato ieri. Dimmi, cosa pensi di fare?».

Gli propose di rivolgersi a chi poteva aiutarlo pasti e un letto in cambio di lavoro. Ormai cerano tante associazioni, Giusy stessa aveva visto un volantino alla fermata.

Ettore sembrava un animale braccato occhi spentEttore rimase in silenzio per un attimo, poi sorrise con aria stanca e disse: “Hai ragione, Giusy, cercherò un posto dove ricominciare davvero,” e con quelle parole, si alzò e uscì, lasciandosi alle spalle la porta socchiusa e unaria finalmente respirabile.

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