Non siamo riusciti a proteggere…

Sotto la finestra della stanza d’ospedale un tetto di lamera del portico. La pioggia autunnale, pungente, picchiava forte e sgradevole come sassate.

Adriana si svegliò per il rumore, rimase sdraiata ad ascoltare il proprio corpo. Era lì per un’operazione le avevano rimosso una cisti, e con essa un ovaio. Era l’età, forse? Del resto, in quella stanza c’erano donne di ogni età.

Una luce fioca filtrava dalla porta socchiusa del corridoio. Odore di valeriana, candeggina…

E poi, attraverso il fragore metallico della pioggia, Adriana sentì un piagnucolio. Tese l’orecchio no, tutto tranquillo. Poi, di nuovo.

Adriana si sedette sul letto, capì subito che a piangere era una ragazzina di sedici anni dall’altra parte della stanza. Di lei già sapeva complicazioni dopo un aborto clandestino. Si era perforata da sola con un ferro. Un metodo antico…

Adriana si alzò, si sedette sul letto vuoto di fronte alla ragazzina. La fanciulla si rannicchiava, spuntavano solo le ginocchia affilate e i capelli sparsi sul cuscino. Adriana prese la coperta dal letto libero, la buttò sopra di lei faceva freddo.

Quella sbucò con il naso, se lo asciugò con la mano in modo infantile. L’avevano operata proprio quel giorno. Cinque ore di intervento. Linfermiera aveva sussurrato ascesso, le avevano tolto l’utero.

«Fa male?» chiese Adriana ad alta voce. Non c’era bisogno di sussurrare, la pioggia copriva tutto.

La ragazzina scosse la testa no.

«Vuoi qualcosa? Hai sete?»

«Se è possibile…»

Adriana andò al comodino, versò del tè caldo e zuccherato dalla borraccia.

«Ecco. Sollevati un po’» la aiutò ad alzarsi sul cuscino.

«Grazie» bevve tre sorsi.

«Non piangere, ormai…»

Le veniva da farle la predica. Cosa avevi in testa, sciocchina? Ti sei rovinata la vita! Senza figli. E quasi anche la vita stessa! Ma non ora. Adriana tacque, la ragazzina soffriva già abbastanza: l’anestesia probabilmente era passata, ora capiva tutto ciò che aveva combinato.

«Non servo a nessuno» sospirò la ragazzina.

«Come sarebbe? La famiglia ha bisogno di te. Tua madre. Ma che dici?»

«Ma lui no. Lui non pensa a me adesso.»

«Piangi per lui allora? Ecco dove hai trovato il dolore. Adesso devi pensare a te stessa, alla tua salute, per riprenderti meglio.»

«Ma io non voglio. Forse vorrei morire. Non posso vivere senza di lui. Lamooo» la faccia si contorse, le labbra bluastre si piegarono, scivolò via dal cuscino, si girò, riprese a piangere.

La pioggia faceva eco, sferzava rumorosamente contro la finestra.

Adriana le mise una mano sulla spalla, semplicemente così, e tacque. Cosa dire a una ragazzina ingenua? Cosa dirle adesso?

Che le stupidaggini giovanili questo cosè, amore? Che se lui l’avesse amata, non sarebbe successo? Che era un vigliacco e un maledetto, se sapeva della gravidanza e non laveva sostenuta, permettendo tutto questo?

Ma le avrebbe creduto?

«Raccontami» Adriana trovò un modo per calmarla.

E quella si girò, si asciugò il naso e cominciò a parlare, confusa, saltando da un punto allaltro, giustificandosi con sé stessa e con il mondo intero.

Andavano nella stessa sezione atletica leggera. Lui era di un altro paese, il paese accanto. Bello, un atleta promettente, arrivava in moto, le ragazzine si scioglievano per lui. Lei non avrebbe mai sognato che lavrebbe scelta. E invece sì. Quellestate erano andati insieme a una gara, li avevano sistemati in una scuola locale. Le ragazze sui letti in unaula, i ragazzi in unaltra.

Parlava e parlava, elencando dettagli inutili.

Tutto era successo in unaula vuota, tutto era stato bello avevano persino acceso una candela. Il sogno si era avverato lui laveva scelta. Come resistere, se era così insistente.

«Mi ha detto che si proteggeva, lo ricordo. Poi mi ha baciata, era tutto così bello. Non potete immaginare.»

«E come potremmo. E poi?»

«Poi ha voluto unaltra volta, prima di partire. Ma la preparatrice è passata nel corridoio, ci siamo nascosti sotto il banco. Ridevamo così…» la ragazzina sorrise «Era bellissimo. Ma quella volta non è successo niente, insomma…»

«E dopo?»

«Dopo? Dopo non so cosa sia successo. È cambiato molto. Gli allenamenti non coincidevano, allora sono andata apposta nel suo orario, e lui faceva finta di non vedermi. Mi ha liberato la mano e mi ha guardato così… Poi le ragazze mi hanno detto che stava con la Michela Rossi» una lacrima le rotolò sulla guancia pallida.

«Sapeva della gravidanza?»

Annuì.

«E cosa ha detto?»

«Si è toccato la tempia, poi mi ha dato un colpetto sulla fronte. Insomma, che pensassi a quello che dicevo. Io sono tornata da lui sono andata a casa sua dopo un paio di settimane. Ormai ero sicura. Allora lui si è spaventato, ha cominciato a urlare. Ma io lo amo, capite? Non voglio nessun altro! Nessunooo!» si nascose la faccia sotto la coperta, le spalle ossute tremavano «E lago lho disinfettato con lalcol, non sapevo che sarebbe finita così» aggiunse tra i singhiozzi della pioggia.

E da quella sua ingenuità infantile, un peso immenso si abbatté sul cuore di Adriana.

Ancora una bambina. Non capisce ancora cosa ha fatto. Dovrebbe piangere per sé, e invece versa lacrime per un amore mai nato. E che amore uninfatuazione giovanile per un cretino senza cuore. E la sua storia non è nuova, è banale.

«Come ti chiami?»

«Bianca. Bianca Rossetti.»

«Rossetti? Di Casalnuovo?»

Annuì.

«E tuo padre non si chiama Dario?»

«Sì…» scosse la testa spaventata «Ma… ma lui e mia mamma si sono separati tanto tempo fa. Non glielo dica, va bene? Lei non lo sa. Pensa che sono a casa di unamica a Monteverde. Non glielo dica, per favore!»

«Non lo sa? Oddio! Ma come si fa…»

Dario Rossetti era stato compagno di scuola di Adriana. E ricordava anche sua moglie. Anna, una ragazza minuta col naso aguzzo, aveva studiato nella loro stessa scuola, un anno o due più giovane.

«Bianca, dovresti dirlo a tua madre. Come puoi…»

«No-no! Mi ucciderebbe! Mi caccerebbe di casa. Non glielo dica!»

«Non lo dirò, non aver paura. Ora dormi, vedi comè grigio fuori. Devi riposare.»

«Sì, solo non dica niente a mamma.»

Bianca si girò docilmente su un fianco, mise le mani sotto la guancia, come una bambina, e chiuse gli occhi. Adriana sistemò la coperta e tornò al suo letto. Le compagne di stanza difficilmente dormivAdriana chiuse gli occhi, sentendo il peso di quel segreto come una pietra sul cuore, ma sapeva che la verità, prima o poi, avrebbe trovato la sua strada.

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