NON TI CEDERÒ A NESSUNO

“Non ti lascerò a nessuno”

Elettra, facciamo un accordo alla luce del sole, così per dire. Io ti darò tutto ciò di cui hai bisogno, e tu, dal canto tuo, non farai pretese. Tutto resterà ai miei figli. Daccordo? mi chiese con uno sguardo interrogativo il mio nuovo marito.
Daccordo, Enrico sospirai.

Quellaccordo era stato fatto cinque anni prima.
Io non avevo mai voluto sposarmi. Stavo benissimo da sola. Forse ero unegoista irrecuperabile. Avevo un buon lavoro, un appartamento, unamica, un gatto. Cosa potevo desiderare di più?

Ma il tempo passava, e tutti intorno a me si erano sistemati: mariti, figli, famiglie. E la mia migliore amica, Bianca, si era trasferita in Svizzera con la sua.
Ogni volta che incontravo qualcuno, la domanda era sempre la stessa: “Allora, ci sei o ci fai?”
Cosa rispondere? Ero già passata o stavo ancora aspettando?

Poi conobbi un ragazzo. Pensai: mi sposerò. Cambierò il mio status, in un certo senso. Da zitella a signora sposata. Presi il mio Sandrino alla sprovvista, non ebbe nemmeno il tempo di rendersene conto. Era un bravo ragazzo, tranquillo, ubbidiente, sapeva cucinare bene. Un solo problema: non lo amavo. E non riuscivo a costringermi a farlo. Sandro cercava di farmi felice, lo sentivo, ma

Vivemmo insieme per tre anni. Poi, un giorno, Sandro morì allimprovviso. Non aveva nemmeno trentacinque anni. Un infarto. La morte non bada agli impegni. E io cominciai a sentirmi in colpa, tormentata dal rimorso. Mi accusavo del mio disinteresse, della mia mancanza damore. Decisi: basta, non mi sposerò mai più.

Bianca mi chiamava spesso, vantandosi della sua vita svizzera e invitandomi a farle visita. Mi preparai per il viaggio e volai a Zurigo. Tutto mi sembrava nuovo.
Bianca parlava senza sosta della sua vita.
Elettra, oggi siamo invitati alla festa del capo di mio marito. Vieni con noi? Gli ho già parlato di te. Enrico non vede lora di conoscerti. Gli ho mostrato una tua foto disse, tutta eccitata.
Hai perso la testa? Che me ne faccio di lui? Uno svizzero. Non vengo! risposi, sulla difensiva.
Sei una stupida! Enrico è un uomo fantastico! Divorziato, in cerca di una compagna, due figli già grandi. Non lasciartelo sfuggire, Elettra! insistette lamica.
Va bene, ci penserò cedetti. Chissà quanto le sarei stata grata dopo!
Non cè nulla da pensare! Ti facciamo sposare! sbottò Bianca.

Mi sembrò che avessero già deciso tutto per me. Pensai: vabbè, andrò. Non volevo deludere la mia amica.

Quella sera, Bianca, suo marito e io andammo da Enrico.
Ci accolse un uomo imponente, sulla cinquantina. Rimasi senza fiato. Il mio promesso sposo mi sembrava così affascinante e gentile. Enrico mi baciò la mano, mi invitò a tavola. Sarei stata pronta a sposarlo lì per lì. Per tutta la sera ci scambiammo sguardi carichi di significato, sorrisi e battute.

Tra laltro, Enrico parlava un discreto italiano. Scoprii che sua nonna era di Napoli. Fantastico! Avevamo tante cose di cui parlare.

Ci scambiammo i numeri di telefono. Per sicurezza. La vita è imprevedibile.

Terminata la visita, tornai a casa piena di speranza.
Non facevo che pensare a Enrico. Volevo amare ed essere amata. Lui mi chiamava spesso. Le nostre conversazioni duravano ore. Sembrava che ci conoscessimo da una vita.

E poi, finalmente, Enrico mi chiese di sposarlo. Senza pensarci due volte, corsi a Zurigo.

Mi aspettava allaeroporto con un magnifico mazzo di rose rosse. Il mio futuro marito si inginocchiò davanti a me, sotto lo sguardo incuriosito dei presenti. Arrossii. Enrico mi consegnò i fiori e mi baciò con passione. Poi mi sollevò tra le braccia e mi portò al taxi. La gente intorno applaudì e sorrise.

Arrivammo a casa sua. Tre giorni di amore sfrenato e follia volarono via in un attimo. Fu come un lampo. Non avevamo bisogno di parlare. Tutto era chiaro.

Poi Enrico mi presentò ai suoi figli e a sua madre. Fu uno shock.
I due figli sposati mi scrutarono con sguardo giudicante e annuirono, come per dire: “Proprio te ci mancava.” La madre, a quanto pareva, aveva centanni. Se ne stava comodamente seduta sulla sua sedia a rotelle, fiera e immobile da chissà quanto tempo. Né i figli né la madre parlavano una parola ditaliano.

Pensai: che bella famiglia mi tocca. Davvero dovevo capitare proprio qui? Enrico percepì limbarazzo, ma il rituale dellincontro era stato rispettato, quindi si poteva passare a tavola. Lì non era necessario parlare. Bastava assaggiare in silenzio i piatti stranieri.

Per fortuna, abitavano tutti separati. I figli vivevano in unaltra città, e la madre stava in una casa di riposo. Aveva, per lesattezza, novantatré anni.

Quando tutte le formalità furono rispettate e il matrimonio celebrato, Enrico mi pose una condizione: alla sua morte, tutto sarebbe andato ai figli. A me, in quanto moglie, spettavano solo degni funerali. Accettai senza esitare. Tutto fu firmato davanti al notaio.

Ma i figli non si fidavano. Facevano di tutto per rovinare la nostra serenità. Enrico mi portava ogni settimana in unaltra città per far visita ai figli, e una volta alla settimana andavamo dalla madre nella casa di riposo. Sopportai tutto in silenzio.

Primo, non lavoravo. Secondo, due volte lanno viaggiavamo in Europa. Terzo, amavo moltissimo mio marito. I lati positivi superavano quelli negativi.

Passarono quattro anni tra gioie e fastidi. Poi Enrico si ammalò gravemente. Era costretto a letto. La cura di mio marito, le visite alla suocera, le tensioni con i figli: tutto ricadde sulle mie spalle. La vita si fermò.

Un anno di malattia e delle mie cure instancabili spinsero Enrico a cambiare il testamento in mio favore. Io non ne sapevo nulla.

Ma i figli, la mattina dopo, erano già sulla soglia di casa. Si svolse una discussione spiacevole. Con occhi pieni dodio, cercarono di convincere il padre a tornare sui suoi passi. “Le mogli si possono cambiare, ma i figli restano. Niente è più importante del sangue.”

Io stavo in disparte, in silenzio. Vidi che Enrico era stanco delle loro prediche. Chiesi a tutti di calmarsi e di ascoltarmi. Ormai parlavo un po di tedesco.

Non preoccupatevi, ragazzi. Non voglio nulla, tranne vostro padre. Desidero solo che guarisca. Non ho mai sognato castelli in aria.

I figli chiamarono le mogli, che aspettavano fuori, sedute su una panchina. Arrivarono due signore. Guardarono i mariti, che annuirono. Enrico chiese a tutti di uscire, tranne me.

Elettra, rinunci davvero a tutto? Perché? Se succede qualcosa, resterai sola e senza nulla

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × two =