Allontanati da me e non osare toccarmi! Hai qualcun altro da toccare, torna lì!

«Allontanati da me e non osare toccarmi! Hai qualcun altro da abbracciare, torna lì!»

«Chiara, vado, arriverò tardi! Non stare sveglia se vai a dormire!» gridò Marco dal corridoio alla moglie. «Fermati subito!»

Uscì dal bagno con un asciugamano in testa. «Perché stasera sarai in ritardo? Cambiato lorario in ufficio o hai preso un secondo lavoro come stivatore nella tua azienda? Che succede?» chiese sospettosa. «La scorsa settimana sei tornata a casa dopo mezzanotte quattro volte! Prima era lo stesso, più volte… Hai trovato qualcun altro, Marco?»

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«Di cosa parli?» il volto di Marco mutò, gli occhi si spostavano ovunque tranne che verso la moglie.

«E cosa ho detto di così scandaloso? Prima tornavi a casa alle sette! Ora invece rimani fino a tardi! Che succede?»

«Chiara, abbassa la voce! Perché inizi a urlare subito? I bambini sentiranno!»

«Di cosa parli?» Chiara rimase sorpresa. «Che bambini? Sono andati a scuola unora fa! Papà non sa nemmeno se i figli sono a casa!»

«Ah,» rispose Marco. «Forse era quando ero sotto la doccia?! Non ho notato!» sorrise.

«Vedo che non noti più nulla, Marco! Allora, cosa succede al lavoro da farti restare così tardi ancora oggi? Spiegami, per favore!»

«Niente di speciale! Solo un sacco di lavoro accumulato!» rispose Marco a Chiara.

«Beh, non sei neanche riuscito a inventare una scusa decente! Pensavi che avrei continuato a credere alle tue bugie, vero?»

«Scuse? Di cosa stai parlando, Chiara? Se non mi credi, chiama Giuseppe, lui confermerà tutto! E dirà che noi restiamo davvero fino a tardi!»

«Forse dovrei chiamare il tuo capo, ho il suo numero da qualche parte! Chissà se confermerà le tue parole? E magari spiegherà cosa fai in ufficio fino a mezzanotte al computer?!»

«Chiara, ti stai facendo prendere dal panico! Riempì la testa di fandonie e poi ti agiti, sfogandoti su di me!»

«Non mi agiterei se tu non iniziassi a comportarti strano! Non avrei detto nulla se non mi mentissi apertamente e mi trattassi da sciocca! Sento che mi stai mentendo!»

«Perché credi che ti stia mentendo?» chiese Marco, guardando altrove.

«Perché non riesci a guardarmi negli occhi! Guardi ovunque tranne me! È il primo segno di menzogna! Stai già sudando!» indicò il marito sulla fronte.

«Oh, Chiara, smettila di inventare! Vuoi che lasci il lavoro e stia a casa solo con te? Beh, potrei licenziarmi, e tu potresti mantenere tutti e quattro! Non è difficile!»

«Perché esageri sempre? Che centra licenziarsi? Stai solo mentendo, è tutto! E inizi a inventare storie! È quello che succede quando non hai nulla da dire!»

«Comunque, Chiara, vado al lavoro! E non ho più intenzione di parlare di questo con te, né di giustificarmi! Chiama chi vuoi! Ricorda, se mi metti in imbarazzo davanti al capo, davvero mi licenzierò e starò a casa sul tuo collo! Capito?»

«Aspetta, come posso metterti in imbarazzo davanti al capo? Non capisco! Tu, a quanto pare, hai mentito così tanto Va bene, non chiamerò nessuno! Verrò io stessa al tuo ufficio oggi e farò confermare le tue parole dal capo!»

«Prova!» urlò Marco improvvisamente.

E Chiara, nel parlare del suo andare al lavoro, si aspettava proprio quella reazione.

«Allora, cara!» iniziò la donna con voce severa. «O mi dici chi è adesso, fai le valigie e te ne vai come un vero uomo! O ti renderò così infame al lavoro e tra amici che non ti piacerà! E tuo padre ti strapperà la testa per questo!»

«Che centra mio padre?» non capì Marco.

«Pensaci! Ricorda Se non vuoi, te lo ricorderò! Ha detto davanti a te che, Dio non voglia, se mi tradisci, ti strapperà braccia e gambe e ti sfratterà da questo appartamento! Ricordi?»

«Vuoi lamentarti con mio padre di me?» tremarono le mani di Marco.

«Oh, quanto ti sei agitato! Allora chi è, qualcuno del lavoro? La conosco?»

«Non cè nessuno tranne te!» iniziò a panico Marco. «Smetti di sospettarmi di tutti i peccati mortali!»

«Perché urli? Non alzare la voce, isterica!» rispose Chiara calma. «Perché sei così nervoso? Significa che hai qualcosa da nascondere!»

«Basta, non voglio più parlare di questo! Se non ti fidi, è un tuo problema! E io», guardò lorologio, «sarò in ritardo al lavoro per colpa tua! Me ne vado!»

«Niente di serio, compenserai stasera!»

Marco lanciò a Chiara uno sguardo maligno, aprì la porta dingresso e uscì dallappartamento.

Chiara si tolse lasciugamano, si asciugò i capelli e andò in camera a prendere il telefono. Non aveva voglia di recarsi al lavoro di suo marito. Trovò rapidamente il numero del capo nella rubrica e lo chiamò.

Il telefono suonò quasi subito.

«Parlo!» una voce maschile ruvida rispose. «Chi è?»

«Buongiorno, Signor Vincenzo Bianchi! Sono Chiara, moglie di uno dei suoi dipendenti, Marco»

«Ah, sì, sì, sì! Capisco, buongiorno Chiara! Come posso aiutare?»

«È una domanda strana Ma volevo sapere se cè qualche arretrato lì? Il suo staff, e soprattutto mio marito, lavorano davvero fino a tardi?»

«Perché lo pensi?» chiese luomo con tono interrogativo. «No! Lavorano fino alle sei, come sempre! E Marco sta uscendo prima ultimamente! Cosè successo?»

Chiara rimase in silenzio per qualche secondo, poi rispose al capo.

«Niente di speciale! Grazie, Signor Bianchi! Ho capito tutto! Arrivederci!» chiuse

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