Mio nipote al suo sedicesimo compleanno ha dichiarato: ‘Non mi sposerò mai, mai! Non c’è motivo.’

**Il Sogno Matrimoniale di Vitaliano**

Nel giorno del suo sedicesimo compleanno, mio nipote Vitaliano annunciò che non si sarebbe mai sposato. Mai e poi mai. Perché le donne erano la fonte di ogni male e disgrazia al mondo, e sprecare la sua giovinezza tra capricciose fifone non era nelle sue intenzioni. Forse in vecchiaia, intorno ai trentanni, avrebbe potuto pensarci, ma non certo ora. La vita era già bella e piena di meraviglie senza tutto ciò. E poi sarebbe arrivato il problema dei figli: mocciosi e urlanti a tutte le ore. A lui bastava il fratellino che aveva accudito fin dai quattordici anni. Ne aveva avuto abbastanza. Io e mia sorella ridemmo di cuore e scommettemmo una cassa di prosecco che Vitaliano si sarebbe sposato subito dopo il servizio militare (qui i ragazzi di campagna vanno tutti in servizio, è tradizione).

Lo accompagnammo alla partenza, mia madre pianse come sempre, ma il tempo volò. Un anno soltanto, oggi il servizio è breve.

Una telefonata squillò. *«Pronto, pronto, come va? Tutti vivi e sani? Il figlio è tornato»*
*«Lena, ma che voce è?»*
*«Vitaliano si sposa ahiaaaa Uuuuuuh»*
E un ululato nella cornetta, come a un funerale.
*«Ma smettila di fare la pazza, spiegami bene! Ha forse sposato la direttrice del vostro circolo?»* (Quella lì è uneroina delle battaglie risorgimentali, nessuno sa quanti anni abbia, si contano solo dalle medaglie sul petto.)
*«Nooo, è di Màggica Menicucci, vieni subito, ti prego! Io da sola non ce la faccio!»*

Il fatto che mia sorella, donna di tempra granitica e avara di emozioni, mi chiamasse dalle terre lontane per risolvere questioni matrimoniali mi fece riflettere per cinque minuti. Dopo dieci, stavo già cercando voli Roma-Paesopoli. Senza fare troppe domande. Perché quando donne come Lena piangono davvero, allora il casino è grave.

Trovai un volo in fretta e il mattino dopo, cavalcando un destriero celeste, arrivai nella terra degli avi. Nessuno si aspettava tanta premura, non avevo avvisato nessuno, così nessuno venne a prendermi. Un passaggio mi portò veloce attraverso la strada provinciale deserta e innevata fino a Monticello.

Mi infilai di corsa oltre la panetteria, la chiesa, entrai in casa. Silenzio Nessuno. Mia sorella era a scuola, Vitaliano al lavoro. Senza nemmeno togliermi il cappotto, crollai su una sedia, allungai le gambe Silenzio Fuori, i pini e i cipressi ondeggiavano, le montagne innevate reggevano il cielo terso. Silenzio

*«Chi cè qui?!»* Una voce aspra dal corridoio.

Entrò una donna trasandata sui quarantacinque. Volto largo come una padella, occhietti infossati che brillavano di cattiveria. *«Ah, la suocera è arrivata»*, pensai. *«Hanno già occupato la casa, i parenti acquisiti.»*

*«Buongiorno. Sono Giuliana, la sorella di Lena.»*
*«E perché senza avvisare? Non vi aspettavamo! Nessuno mi ha detto di voi!»* avanzò la strega incolta.
*«E lei, scusi, chi è per pretendere avvisi?»*
*«Sono Irma, la moglie di Vitaliano!»*
*«Chi?!»*
*«La moglie! Di Vitaliano! E tu chi sei, seduta qui con gli stivali come padrona di casa?!»*

Capii che un attimo ancora e avrei cominciato a piangere come mia sorella. *«Santo cielo! Perché? Come ha fatto il più bel ragazzo del paese, il sogno di tutte le ragazze, a scegliere questo secchio di lievito?»*

La porta sbatté. Mia sorella entrò di soppiatto, timida.
*«Irma, Irma, calmati»*, balbettò. *«È mia sorella, è in vacanza, è venuta a farci visita.»*
*«Perché non mi avete avvisato, eh?»* Il cannone si puntò su di lei.

Rimasi immobile, muta come una statua. *«Santi del cielo! Che succede qui?»* Mia sorella, la temibile direttrice scolastica, saltellava come un passerotto attorno a questo grenadier in accappatoio di peluche, cercando di giustificare la mia presenza nella sua stessa casa. Lo sguardo mi cadde sul ventre prominente della *«moglie di Vitaliano»* e al cervello arrivò un pensiero chiaro.

*(Ops! Il grenadier è incinto. A giudicare dalla pancia, sei o sette mesi. Mio Dio, ma quando hanno fatto in tempo? Vitaliano è tornato dal servizio da un mese Forse lei andava a trovarlo? O forse non mettevano abbastanza bromo nella minestra?)*

Intanto, zia *«moglie di Vitaliano»* spinse mia sorella nel corridoio e, a giudicare dai rumori, la interrogava con un attizzatoio.
*«Quali ospiti?! Oggi arriva mia madre, domani mio padre, dobbiamo decidere in famiglia! Chi lha chiamata?! Voi?! Che torni a casa sua! Dobbiamo sistemare le cose da soli!»*

*(Hehe, lho spaventata, questa poltiglia di peluche. Guarda come si agita.)*

Uscii in corridoio, liberai mia sorella dallattizzatoio, feci una faccia angelica verso la creatura di peluche e proposi a tutti di bere un tè.
*«Non cè tè!»* dichiarò lamabile *«nuora»* e sparì in camera.
*«Lena, ma non ti hanno già sfrattata di qui? Andiamo a fare due passi, sistemiamo le cose di famiglia.»*

Camminammo verso la collina, cieche dalla disperazione. Io ero così furiosa da non riuscire a parlare.
*«Dimmi, da dove è spuntato questo miracolo della natura?»*
*«Giuli, è tornato dal servizio con lei. Lha incontrata a Màggica alla fermata, già con la valigia, e sono arrivati insieme. Avevo preparato la festa, tutti i suoi amici, le ragazze Tutto il paese lo aspettava, erano felici. Avevamo decorato la casa come per un matrimonio, chiamato Dino con la fisarmonica, portato la chitarra Avevo fatto due sacchi di tortellini, comprato un maiale per gli spiedini, preparato le conserve come piace a lui, aspettavo mio figlio. Entrano. Lui: Mamma, questa è Irma. La guardo e il cuore mi si blocca. Poi mi ricordo di come mia suocera mi odiasse, mi controllo, penso: *non è bello chi è bello, ma chi è buono*, forse ha unanima gentile. Chiudo la bocca, piango cinque minuti in dispensa, ma che posso fare? Mio figlio è grande, ha scelto, non mi ha chiesto niente, e io non chiesi a nessuno quando mi sposai con Silvano. Entro in casa, non cè nessuno né ragazzi, né ragazze. Solo Vitaliano e Irma a tavola. Chiedo: Dove sono gli ospiti? E lei: Basta ospiti, Vitaliano è un uomo sposato ora, non ha tempo per feste. Li ho mandati via. Guardo mio figlio, sembra un piccione stordito. Lascio perdere e vado da Caterina, linferiore, con i tortellini e il maiale. Per festeggiare. E da quel giorno è così. Lui cammina come un fantasma. Niente amici, niente compagni, e

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