FINO A QUANDO il bambino è piccolo, sogni che cresca in fretta. Stupido, lo so, perché non ti rendi conto che, rispetto ai problemi degli adulti, quelli dei bambini sono quasi niente. Hai dormito male i primi quattro anni? Ora non lo farai più! Hai dovuto spingere la pappa a colpi di canzoni, mezzo sputata, mezzo inghiottita? Ora, al puberone, svuota il frigo in un solo boccone. Hai dovuto portarlo a metà città dal logopedista, per poi, la sera, incastrare i cubi di Zaitsev? È più facile di quello che sembra, ma non è così semplice come girare cerchi sul soffitto mentre lui sostiene lesame di Stato!
A tre anni ha imparato a leggere. Però taceva come un partigiano, leggendo in silenzio muovendo le labbra.
È forse muto? ho esitato.
Il logopedista mi ha guardato perplesso.
I maschi spesso parlano più tardi, è normale.
E se fosse muto?
Sei tu quella muta ha sbottato, irritato. Guarda quegli occhi intelligenti e belli. Vedi?
Vedo.
Vedi? Allora smettila di preoccuparti.
E loro non parlano?
Il logopedista ha perso la pazienza e mi ha cacciato fuori dalla stanza. Il figlio, pronunciando a bassa voce sillabe, costruiva parole lunghe con i cubi: pa-ro-llo, ci-o-colo, a-vo-ca-to. Ha iniziato a parlare a quattro anni e, da lì, non ha più smesso per due anni, nemmeno nei sogni, riempiendomi di domande.
Come si chiama il retro del ginocchio?
Con cosa si attaccano le piume ai piccioni? Con la plastilina o con la colla?
Cosè zhdy? Non esiste? Ce ne sono due! due zhdy!
Poi è cresciuto davvero. E ho scoperto che la domanda sul retro del ginocchio alle cinque del mattino è un fiorino, mentre le bacche sono la preoccupazione di non sapere dove si aggira di notte e perché non risponde al telefono! Al sorgere del sole, con unespressione innocente e un mazzo di rose appassite, dirà: Sorpresa!
Vi dico davvero: il cammino del genitore è lastricato di sorprese, e il segreto è non arrabbiarsi e non urlare, ma prendere tutto con una battuta.
Sto preparando il menù, aspettiamo gli ospiti.
Farò della zuppa se trovo delle foglie di vite fresche. E arrosto di agnello. O forse pollo? O pesce?
Mamma!
E della baklava! La cuocerò. O dei bignè?
Mamma, ti calmi un attimo?
Voglio fare il meglio!
Anche Daenerys voleva fare il meglio! Ti ricordi comè finita?
Siamo andati al supermercato a comprare le provviste. Al telefono ho fissato lappuntamento:
Diciamo alle cinque, prima non riesco, sono appena uscita dal negozio. Qual è la velocità? La nostra è normale: mamma a passo di corsa, io a strisciate.
A maggio sono partito con gli amici per un gioco di ruolo in Lombardia. Ho preparato lattrezzatura come se fosse una spedizione sullEverest, anche una piccola pala-cacciavite lho messa nello zaino, nel caso qualcuno avesse dovuto svitare qualcosa. Tornato dalluniversità, ho svuotato metà dello zaino, toccato il sacco a pelo.
Hai installato il GPS? No??? Allora consegnalo, mamma.
Ho osservato a lungo il contenuto del kit di pronto soccorso:
Ho dimenticato il bisturi.
Perché ti serve un bisturi?
Se avessi il bisturi potrei forse rimuovere un appendice a qualcuno.
Dove è il libro di Martin Luther King in inglese? Lo leggerò di notte ai ragazzi.
Perché?
Tra un po capiremo il perché.
Ho chiesto se tutti mangiavano carne di maiale, perché volevo preparare dei panini con prosciutto per il viaggio.
Igor non mangia.
È musulmano?
Non lo so, è imbarazzante chiedere.
Ha un nome russo.
E allora? Anche il mio nome non è tipicamente italiano!
Ho comprato a Igor della carne di manzo affumicata. Ho assemblato i panini: carne, formaggio, pomodoro, lattuga, ajika. Emil li ha messo nello zaino da trekking. Si è vestito, pronto a uscire, e proprio in quel momento mi è venuta unidea:
Dio mio, Emil, e se Igor fosse ebreo?
Mamma, ma che dici! E se lo fosse?
Ho messo la carne con il formaggio.
E?
Carne e latte non sono kosher! Lascia che divida il panino in due parti e lo mangi a due morsi: da un lato il formaggio, dallaltro la carne. Anche se non sono sicura che sia permesso.
Vedremo.
La sera è arrivato un messaggio di rimprovero:
«Mamma, Igor è russo. È solo vegetariano».
Appena lasciata la Lombardia, è scoppiata una nuova prova! Ho superato gli esami, e con gli amici siamo partiti per la Carinzia, per sopravvivere nei boschi e navigare i fiumi. Ho chiesto di mandarmi un messaggio ogni sera. Io, come madre, ho il diritto di sapere che stai bene; non chiedo altro, basta un breve SMS. Ho raccontato la storia che mi ha detto la mia amica americana, il cui marito è finito in una tempesta durante una battuta di pesca. Uno dei pescatori è stato scaraventato fuori barca, un altro lottava contro le onde, il terzo scriveva alla moglie: «Cara, è ancora presto per preoccuparsi!»
Ho riso.
Allascensore mi ha incoraggiato:
Non aspettare i miei messaggi, inizia subito a preoccuparti.
Siamo partiti. Un giorno di silenzio.
Il giorno dopo è arrivato un messaggio da Pietro:
«Tutto ok, stiamo remando».
Ho risposto dopo i die






