Il marito non laveva mai più trovata in ospedale, né una sola telefonata. Quando Ginevra uscì dalla maternità del Policlinico di Roma, fu sua madre a prenderla, silenziosa e senza cerimonie.
Ginevra aveva già accettato mentalmente quella distanza, ma il dolore rimaneva, non per sé, ma per il piccolo figlio appena nato, tanto atteso e desiderato, che veniva accolto da un mondo così freddo.
Fino allultimo, sperava che Leonardo, il marito, guardasse il bambino e che il suo cuore si smuovesse, che sentisse il legame di sangue, che vedesse in lui la continuazione di sé ma lei non ottenne neanche uno sguardo.
Avevano vissuto insieme dodici anni, quasi felici, anima a anima. Lei ne era convinta. La differenza di età era di quindici anni, ma non le aveva mai creato ostacoli. Ginevra incontrò Leonardo nel dipartimento di pianificazione e economia, subito dopo la laurea allUniversità di Bologna. Lui, divorziato da un matrimonio fallito e senza figli, la circondò di attenzioni, la corteggiò con eleganza e, poco dopo, si sposarono. Ginevra non poteva credere alla sua fortuna: intelligente, pratico, gentile, bello e giusto.
Lultima sua caratteristica però gettava unombra sulla loro vita. In fondo, Ginevra percepiva che il suo senso acuto della giustizia lo rendeva più simile a un litigioso che a un compagno, ma era troppo tardi per cercare di cambiarlo. Leonardo non sapeva stare fermo in un lavoro; a volte rompeva i rapporti con i capi, a volte insultava chiunque senza riguardo per i ranghi, altre volte rifiutava richieste che considerava esagerate. Vagava da un impiego allaltro, a volte rimaneva a lungo senza lavoro, mentre Ginevra manteneva uno stipendio stabile, salendo di grado fino a diventare vicecapo reparto, e i suoi risparmi le bastavano per tutto.
Ginevra desiderava un bambino da tempo, ma non riusciva a concepirlo. Dopo visite mediche, tutti confermarono che stavano bene, ma non cera alcun risultato. Quando finalmente la gravidanza si confermò, il suo sorriso era radioso. Tuttavia, la reazione di Leonardo fu un colpo mortale: Non voglio più questo bambino. Se avessi saputo fin da subito a cinquantanni non voglio diventare un papà giovane e fare ridere la gente. Non voglio questo peso al collo, disse con una freddezza che la fece cadere a terra.
Voglio una vecchiaia tranquilla. E poi pensi davvero a come vivremo? Capisci che condanneresti la famiglia alla miseria? Non guadagno abbastanza per garantirvi tutto. Cercare lavori extra non è più per la mia età, continuò, mentre la sua voce si faceva più dura.
Leonardo le pose una scelta impossibile: se avrebbe tenuto il bambino, lui lavrebbe abbandonata, poiché lappartamento era suo. Ginevra rimase devastata. Dopo tutti quegli anni di vita condivisa, sentirsi così tradita fu un colpo in pieno volto. Aveva già notato il suo disprezzo per i figli, ma non avrebbe immaginato una reazione così estrema al proprio neonato. Per lei fu lultima sorpresa e il più grande fallimento della vita matrimoniale.
Tentò invano di far penetrare il suo ragionamento, ma i suoi rimproveri sulla follia delle donne e il suo scherno verso il suo malessere te lo meriti, è colpa tua! la schiacciarono. La madre di Ginevra, vedova, laccolse nella sua casa. Leonardo scomparve come se non fosse mai esistito: né chiamate, né visite. Proprio prima della nascita, le fu consegnata una citazione in tribunale: il marito aveva chiesto il divorzio. Il procedimento fu sospeso, ma la separazione era imminente.
Ginevra non rimpiange nulla del suo disobbedire e di aver dato alla luce il figlio. Se Leonardo desidera una vecchiaia serena, la otterrà; lei, ancora giovane, potrà crescere il suo bambino. Così finisce la storia di un figlio diventato il mela della discordia. Si dice che i figli rafforzino il legame familiare, ma a volte succede il contrario.







