**DIMENTICARE TUTTO PER SEMPRE**
«Non ti ho mai amato», confessò la mia ex moglie, fissandomi con uno sguardo crudele e beffardo.
«Lo immaginavo, Elena. Lo sentivo», risposi con calma.
«Sei strano. Ti bastava un amore non corrisposto? Non capisco», continuò lei.
«Ti ho amato e ti amo ancora. Scusami per averti fatto soffrire. Hai vissuto con un marito che odiavi. Io, invece, ero felice con te», dissi, con un nodo amaro in gola.
«Felice con una stronza?», si stupì Elena.
«Basta così. Addio. Vieni a trovare Matteo», replicai, alzandomi bruscamente dalla panchina e andandomene.
Quellincontro al parco avvenne dopo il divorzio da Elena, la mia adorata moglie.
Prima di lei, avevo avuto molte pretendenti, ma tutte passeggere, superficiali. Lincontro con Elena mi cambiò la vita. Mi innamorai allistante, senza ripensamenti.
Agii dimpulso. A dire il vero, non mi interessava neppure il suo parere. E avrei dovuto
Organizzammo il matrimonio. La sposa era più giovane di me di dieci anni. Credo che Elena non avesse davvero capito come fosse finita a sposarmi. Io, invece, volevo gridare al mondo:
«Gente, guardate che splendida sposa ho!»
La cerimonia fu rumorosa, affollata, allegra. Invitai tutti i parenti, persino quelli con cui ero in conflitto. «Vi perdono, in nome della mia futura felicità», dissi. Peccato che quella «felicità» avesse appena compiuto diciotto anni. Una ragazzina ingenua, ma bella da togliere il fiato.
Dopo la marcia nuziale
«Mi ami, Roberto?», chiedeva la giovane moglie.
«Certo, tesoro! Sei laria che respiro, la luce, la mia vita!», esultavo, felice della mia conquista.
Non mi passò mai per la mente di chiederle: «E tu, come ti senti con me?»
Che importava? Io la amavo, stavo bene con lei. Cosa volevo di più?
Forse temevo la risposta. E se avesse scrollato le spalle, incerta, dicendo: «Non so se ti amo»
Mi spezzai per Elena. La vestii con abiti di marca, le pagai estetista, parrucchiere, massaggiatrice. Ogni suo capriccio era esaudito allistante.
Comprai un appartamento alla suocera, una donna irascibile. Ogni anno, «mamma» andava in vacanza in un resort sul mare.
Mi avvertiva continuamente:
«Genero, hai una moglie giovane! Bada che non te la portino via. Proteggi la mia Elena.»
Io la proteggevo, la curavo, la adoravo.
Elena sbocciò, divenne una donna affascinante, attirando gli sguardi degli uomini. A me, da marito, quellattenzione lusingava.
Poi nacque nostro figlio, Matteo.
Subito notai lindifferenza di Elena verso il neonato. Praticamente lo affidò alla nonna. Non provava amore per lui, lo ignorava completamente.
Mi dispiaceva per quel bambino. La persona che avrebbe dovuto amarlo più di tutti lo respingeva.
La suocera adorava Matteo e se ne prese cura. Io mi limitavo a portare i soldi. Non sapevo come relazionarmi con un neonato.
Quando Matteo crebbe, volli occuparmi della sua educazione. La suocera si oppose:
«Perché vi serve? Potete averne altri. Matteo è la mia gioia. Non portarmelo via.»
Elena, infatti, non sviluppò mai affetto per il figlio. Non cercò di riportarlo a casa. Stava bene così: il bambino era accudito dalla nonna, senza darle fastidi.
Poi, un giorno, Elena perse la testa per amore e passione.
Le lasciavo spesso lauto aziendale, con autista incluso. Fu di lui che si innamorò. Allinizio pensai che fosse una svogliata passeggera, che prima o poi sarebbe tornata da me. Invece
Quella storia damore durò.
Lautista, Luca, non aveva intenzione di condividerla con nessuno, nemmeno con il marito, cioè con me. Le diede un ultimatum: «O io, o nessuno.»
Elena dovette scegliere. Benessere economico o amore appassionato. Esitò, mentì a me e a sé stessa, nascose la relazione. Ma non si può stare su due sedie. Prima o poi bisogna decidere.
Licenziai Luca e lo avvertii:
«Elena è un uccello dalle piume preziose. Volerà via senza che te ne accorga. Riuscirai a mantenerla?»
«Con te faceva la capricciosa, con me non avrà scelta. Le taglierò le ali. La domerò», rispose lui.
Fu allora che ci incontrammo al parco e sentii la sua confessione. Non mi aveva mai amato. Mi aveva sopportato, odiato, disprezzato.
Elena sposò Luca e ebbe una figlia. Lui alza spesso le mani, la colpisce, beve e ha problemi economici. Ma lei lo ama con passione. Nei suoi occhi gonfi di lacrime splende una felicità amara.
Vivono insieme alla mia ex suocera, nel suo appartamento. Siamo vicini di casa. Io ho preso Matteo con me.
Ho la «fortuna» di rivedere lex moglie ogni giorno. Elena (con gli occhiali da sole in ogni stagione) passeggia con la figlia nel cortile.
Il mondo è vasto, ma per me è diventato stretto e soffocante con lei.
Una volta le mi avvicinai «per caso»:
«Come va?»
«Benissimo. E tu?», rispose con indifferenza.
«Normale», mentii.
E ci separammo.
Come ho vissuto senza di lei? Esistevo, senza tempo, senza gioia, senza pace.
Allinizio bevvi senza controllo. Persi il conto di tutto.
La suocera veniva a controllarmi, sospirava e portava via Matteo.
Passarono donne senza amore, ubriaconi che cercavano compagnia, loschi figuri che mi offrivano di vendere lappartamento
«Papà, versami un po di vino», chiese Matteo. Aveva otto anni.
«Perché, piccolo? È amaro, non ti piacerà», dissi, con i postumi della sbornia.
«Ma a te piace», insistette.
Da allora smisi di bere.
Passarono anni in solitudine. Aspettavo il ritorno di Elena. Ero pronto ad accoglierla, persino con la figlia che non era mia. Ingenuo. Mi aveva cancellato per sempre.
Quando Matteo si sposò e lasciò casa, pensai seriamente a una nuova famiglia.
Elena era radicata nel mio cuore, e non avevo la forza di cacciarla.
Ma la vita continuava, e decisi di trovare una donna qualunque, pur di lenire il dolore.
Una sposa non bussa alla porta da sola. Conobbi qualcuna online.
Lucia era sposata. Viveva in un paesino sperduto, allaltro capo dItalia. Ci voleva un giorno intero in treno per raggiungerla. Non mi importava. Mi innamorai di quella donna di campagna. Suo marito era malato, costretto a letto.
Lucia aveva bisogno di aiuto in casa. Unamica le suggerì:
«Lucia, troviamo un uomo per te tramite un annuncio. Ce ne sono tanti, single o divorziati! Ti aiuterà con lorto, sistemerà la staccionata. E chissà, forse servirà anche per altro»
Lucia accettò riluttante. Scrisse un annuncio semplice.
Una frase mi colpì: «So am





