Ero deluso perché il nonno mi ha lasciato solo un vecchio apiario, finché non ho esplorato le arnie

Ciao, ti racconto un po di quello che mi è capitato, così come se ti stessi parlando al telefono, con la voce un po rotta dalla nostalgia.

Quando è venuto a mancare il nonno Arturo, mi ha spezzato il cuore. Era lunico su cui potevo contare davvero: il tipo che mi narrava favole prima di dormire, mi lanciava una caramella quando la mamma non guardava e mi dava consigli doro quando la vita si faceva difficile. Così, il giorno in cui ho dovuto aprire il testamento, mi sono presentata con la tristezza negli occhi ma con la speranza di trovare qualcosa che mi ricordasse di lui.

Lavvocato ha iniziato a leggere e, mentre io stavo lì in silenzio, i miei fratelli tutti quanti hanno sentito nominare somme astronomiche, milioni di euro che li avrebbero fatti volare. Hanno sgranato gli occhi, hanno pianto, si sono abbracciati. Poi il mio nome non è comparso neanche una volta.

Mi sono sentita come una statua di marmo: confusa, imbarazzata, con il cuore che si è fermato per un attimo. Mi ha dimenticato? mi sono chiesta. Ho fatto qualcosa di sbagliato?

Lavvocato ha alzato lo sguardo e ha detto: Il tuo nonno ti amava più di chiunque altro. Con un gesto mi ha passato una piccola busta.

È tutto? ho soffiato, le lacrime a puntini sul viso, stringendo la busta tremante.

Dentro cera una lettera, non dellavvocato né del curatore, ma del nonno Arturo stesso. Con la sua calligrafia familiare ha scritto: Cara Fiorenza, ti ho lasciato qualcosa di più prezioso del denaro. Prenditi cura della mia vecchia apicoltura, quel piccolo capanno dietro il bosco. Quando lo farai, capirai perché te lho affidata.

Sono rimasta a fissare il foglio, sbalordita. Lapicoltura? Quel rudimentale apiario dove passava ore? Perché proprio a me?

Il giorno dopo, mentre mi stavo ancora lamentando, la zia Daniela, con gli occhiali sul naso, mi ha chiesto: Fiorenza, hai già fatto le valigie?

Sto messaggiando con Giulia, ho risposto, nascondendo il cellulare.

È quasi ora di prendere lautobus! Muoviti! ha esclamato, infilando libri nella mia borsa.

Ho guardato lorologio: erano le 7:58. Va bene, va bene, ho sospirato alzandomi dal letto.

Mi ha passato una camicia stirata. Questo non è quello che il nonno sperava per te, sai. Credeva che saresti stata forte e indipendente. E quelle arnie che ti ha lasciato non si cureranno da sole.

Mi sono ricordata dei momenti con il nonno, del miele, delle api, ma la mente era già sul ballo di fine anno e sul mio crush, Andrea.

Domani le controllerò, magari, ho detto, sistemandomi i capelli.

La tua nonna non credeva che il domani arrivasse mai, ha ribattuto la zia. Il nonno contava su di te, Fiorenza. Vuole che ti occupi dellapicoltura.

Zia Daniela, ho cose più importanti da fare che curare le api del nonno! ho sbottato.

Ho visto la delusione dipingersi sul suo volto, ma lautobus suonò e sono corsa via, ignorando il suo sguardo triste.

Sullautobus, i miei pensieri erano su Andrea, non sullapiario di nonno Arturo. Chi vuole un apiario? mi dicevo, irritata per quella responsabilità improvvisa.

Il giorno dopo la zia mi ha rimproverata per aver trascurato i compiti e per aver passato troppo tempo col cellulare.

Sei in punizione, piccola! ha dichiarato, e io ho finalmente alzato gli occhi dal telefono.

Punizione? Perché? ho chiesto.

Per aver schivato le tue responsabilità, ha risposto, indicando lapiario dimenticato.

Lapiario? Quella fattoria di api inutile? ho riso.

È questione di responsabilità, Fiorenza. È quello che il nonno voleva per te, ha detto la zia, con la voce rotta dallemozione.

Zia, ho paura di farmi pungere! ho protestato.

Indosserai la protezione, mi ha risposto. Un po di paura è normale, ma non può fermarti.

Con riluttanza mi sono avviata verso lapicoltura. Quando ho aperto larnia, con i guanti pesanti, unape mi ha punto il guanto. Sono quasi scappata, ma unondata di determinazione mi ha spinta a continuare: dovevo dimostrare a zia Daniela che non ero la ragazzina irresponsabile che pensava.

Mentre raccoglievo il miele, ho trovato dentro un sacchetto di plastica logoro con una mappa sbiadita e segni strani. Sembrava una mappa del tesoro lasciata da nonno Arturo.

Lho infilata in tasca, ho pedalato verso casa, ho lasciato il barattolo di miele a metà sul tavolo della cucina e sono corsa nei boschi, guidata dalla mappa.

Nel fitto del bosco, i ricordi dei racconti del nonno mi facevano sorridere. Sono arrivata in una radura che sembrava uscita dalle sue storie, dove il leggendario Bianconero del Bosco si aggirava tra le ombre della mia immaginazione da bambina.

Davanti a me cera la vecchia casa del guardaboschi, con la vernice scrostata e il portico sgangherato. Il nonno ci sedeva qui, a mangiare panini e crostate dopo aver raccolto il miele, e ci raccontava le sue avventure, ho pensato, sentendo una dolce nostalgia.

Ho toccato il vecchio albero vicino al portico e quasi ho sentito la voce del nonno: Attento, piccola, non svegliare i gnomi burberi.

Ho trovato una chiave antica, ho aperto la capanna e sono entrata in un mondo dimenticato dal tempo. Laria era densa di polvere e odore di legno vecchio. Su un tavolo impolverato cera una scatola di ferro fin

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Solo il mio destino