“Ne ho un’altra, più giovane e più carina,” disse l’uomo. “Ho già presentato i documenti per il divorzio…”
La borsa con le sue cose era rimasta sulla porta per giorni. Una sera, tornando dal lavoro, Angelica lo vide correre per casa, buttare roba in un’altra borsa. La sera prima avevano litigato di nuovo, e lei gli aveva detto di sparire prima del suo rientro.
Ne aveva abbastanza delle sue infinite ricerche di lavoro finite sempre in niente.
“Angelì, dammi dei soldi, domani trovo qualcosa, te lo giuro,” ripeteva come un disco rotto. Ma tornava sempre ubriaco, con addosso il profumo di altre donne, e spesso dopo mezzanotte.
Marco aveva otto anni meno di lei, ma era riuscito a insinuarsi nel suo cuore, scacciando chi cera prima. Laveva persino convinta a sposarlo in Comune. Lei sapeva che quel matrimonio non sarebbe finito bene, ma la solitudine le pesava, e quello che aspettava da una vita era sparito dai tempi del liceo senza lasciare traccia.
Tornata a casa e trovandolo ancora lì, Angelica gli disse che avrebbe chiesto il divorzio e gli diede cinque minuti per andarsene.
Marco la fissò e sibilò:
“Divorzio? E va bene.” Si precipitò in camera, riempì la borsa in fretta, ma mentre usciva nel corridoio, il telefono squillò.
Parlò a voce alta, poi, nervoso, afferrò una giacca di pelle dallarmadio e scappò, lasciando la borsa per terra.
Angelica pensò che lavesse fatto apposta, per tornare e chiedere perdono ancora una volta. Ma questa volta non avrebbe ceduto. La pazienza e la pietà erano finite. E lui non tornò. Né il giorno dopo, né dopo ancora…
Quando non ne poté più di vedere quel simbolo del tempo sprecato, lo chiamò e gli ordinò di venire a prendere le sue cose.
“Non mi serve quella robaccia,” tagliò corto lui. “La mia nuova ragazza non vuole che mi avvicini nemmeno al tuo portone. E ho già avviato il divorzio io, tranquilla. Devo sposare unaltra, aspetta un bambino. Capito? Cosa credevi, che avessi bisogno di te? Sì, mi mantenesti grazie per quello. Ma ora ho una più giovane e più bella. Butta quella roba o regalala a qualcun altro, sicuramente troverai qualcuno disposto a legarsi a te… per i soldi! E non chiamare più! Mai!”
Ogni parola fu uno schiaffo. Angelica sapeva fin dallinizio che non avrebbe dovuto legarsi a uno più giovane, ma aveva ceduto alle sue promesse e suppliche.
Afferrò la borsa, indossò la giacca e la lanciò con forza nel cassonetto.
Basta! Asciugandosi le lacrime, tornò a casa, si fece una doccia e accese una commedia.
“Così va meglio,” disse ad alta voce. Decise che da quel momento avrebbe vissuto solo per sé. Il passato sarebbe rimasto dovera.
Passarono alcuni giorni, e nella sua nuova azienda si organizzò una festa per presentarla al team. Angelica si preparò con cura: scrisse un discorso, ritirò un vestito elegante dallatelier e aprì la cassaforte per prendere i gioielli.
Il cuore le fece un balzo. Sotto il coperchio, cera il vuoto. Era sparito tutto. Persino il passaporto che aveva messo lì settimane prima.
Bevve due bicchieri dacqua di fila e chiamò lex. Lui non rispose, poi il telefono risultò irraggiungibile. Senza esitare, denunciò il furto alla polizia, sospettando di lui.
Qualche giorno dopo, la chiamarono in commissariato. Marco era lì, ammettendo di aver svuotato la cassaforte nella borsa. Voleva “punirla” per le sue lamentele sul lavoro, ma laveva dimenticata per una chiamata dellamante, che gli aveva annunciato la gravidanza.
Angelica corse ai cassonetti, ma era troppo tardi. Erano quasi vuoti.
Tornò a casa con il cuore spezzato. Il passaporto si poteva rifare, ma dentro cerano gioielli di famiglia, regali dei nonni, pezzi unici.
Disperata, chiamò lazienda dei rifiuti per sapere dove fosse la discarica. Le dissero che i senzatetto controllavano tutto subito.
“Non lasciano niente di valore,” disse loperatore con un sospiro.
Angelica capì che quella borsa non sarebbe passata inosservata. Si sedette vicino alla finestra, guardando il tramonto, quando il citofono suonò.
Sulla soglia cera il ragazzino del secondo piano, con la sua borsa in mano.
“Buonasera, zia Angelica! Me lhanno detto di dartela!” annunciò orgoglioso.
“Chi?” chiese lei con voce tremante.
“Un barbone,” fece lui con una scrollata di spalle, poi corse via. “Ciao, zia!”
Angelica portò la borsa dentro e rovesciò tutto per terra. Tra le camicie logore di Marco, trovò i suoi gioielli. Tutto al posto! Anche il passaporto.
Riordinò tutto, si preparò una cioccolata calda e si sedette alla finestra, dove amava guardare la città.
Voleva ringraziare chi le aveva restituito tutto senza chiedere nulla. Il giorno dopo, andò dal ragazzino.
“Luca, sai dovè quelluomo quel senzatetto?”
“Vive dietro luniversità, nella baracca abbandonata,” rispose lui.
Angelica non perse tempo. Bussò timidamente alla porta.
Si aprì subito. Un uomo con vestiti vecchi ma puliti la fissò. Non puzzava, e dentro era tutto in ordine.
“Entra,” disse con voce roca.
Dentro, cera un letto stretto, un tavolo con una tovaglia di plastica, una stufa che scaldava lacqua.
“Vuoi un tè?” chiese lui. Angelica scosse la testa, ma poi cambiò idea.
“Volentieri!” Non voleva offenderlo. Lui prese tazze pulite, biscotti nuovi e versò il tè profumato.
Lo guardò meglio.
“Mi sembri familiare” mormorò, cercando di vederlo sotto la barba incolta. Il cuore le batteva forte, come se lo riconoscesse.
“Siamo andati a scuola insieme, Angelica.”
Lei sussultò, quasi rovesciando il tè.
“Gianni?!”
“Sì, sono io. Non sei cambiata per niente. Ho visto il tuo passaporto e ti ho riconosciuta. Avrei voluto incontrarti in un altro modo, non qui.”
“Non importa! Gianni, ti ho aspettato per anni! Comè stupido come ci siamo persi Vieni a casa mia! Non ti lascio qui. Voglio sapere tutto di te.”
“Vengo,” annuì lui. “Non ti lascio più.”
A casa, Angelica ascoltò la storia di Gianni, ora pulito e rasato. Piangeva senza fermarsi.
“Come hai fatto a sopportare tutto?”
“Non mi pento di niente. Perché questo cammino mi ha riportato a te.”
“Anche a me Se non fosse stato per quella borsa”
Parlarono tutta la notte, sentendo che le loro vite si erano riunite. E che non si sarebbero più separati.
Poco dopo, Angelica divorziò da Marco, e Gianni sistemò i suoi documenti. Il passato era ormai alle spalle. Si sposarono in Comune, e un anno dopo nacque il loro figlio, tanto desiderato.







