Dalla culla ha iniziato a succhiare: una storia avvincente

Fin dalla culla attaccato

Dimmi un po, perché non ti sposi direttamente la suocera? Tanto tuo marito è un peso morto. Vi mantenete a fatica in due, e lui non fa un tubo sbuffò Ginevra, parlando al telefono con la figlia.

Mamma, smettila di criticarlo! Sei sempre insoddisfatta di tutto! Come se vivessimo alle tue spalle.

Meno male che non è così replicò la madre con sarcasmo. Ma ho come il presentimento che presto lo sarà. La suocera non è eterna, sai? Questo tuo scansafatiche ha intenzione di trovarsi un lavoro, o continuerà a fare il mammo fino a quando tua figlia non compirà diciotto anni? Ma dove si è mai visto che sia la moglie a sgobbare mentre il marito se ne sta a casa a cambiare pannolini?

Mamma! È così che abbiamo deciso di vivere. A me va bene così. Cosa vuoi di più? rispose fredda Beatrice.

Niente Solo che avessi un uomo normale.

Se non ti piace come viviamo, non venire a trovarci. Nessuno ti obbliga.

Beatrice riattaccò di botto. «La solita testarda», pensò Ginevra con un sospiro.

Avrebbe taciuto, se non fosse stato per quello che aveva visto quella sera.

Quella mattina, Ginevra era andata a trovare la nipotina. Arrivata a casa di Valentina, la suocera con cui la coppia ormai viveva da tempo indefinito, si presentò davanti a una scena degna di un quadro grottesco.

Daniele era sprofondato nella poltrona, divorando con la forchetta delle polpette appena portegli dalla madre, senza nemmeno distogliere lo sguardo dallo schermo del computer. Qualche pezzo gli cadde sulle ginocchia e lo scacciò svogliatamente con la mano. Intanto, Valentina correva su e giù tra la culla e la cucina, preparando la pappa per il figlio e cercando di calmare la nipotina.

Vuole che dia una mano, visto che nessun altro lo fa? propose Ginevra con ironia tagliente.

La suocera le lanciò uno sguardo di sollievo e corse in cucina. Ginevra rimase con la bambina. In due ore, il padre non si degnò neanche di controllare come stesse sua figlia. Pareva la norma, in quella casa.

Ginevra si sentiva male per Beatrice, che intanto sgobbava in un negozio. Ma la figlia aveva fatto la sua scelta e non sembrava intenzionata a cambiare idea.

Eppure, tutto era chiaro fin dallinizio

La prima volta che Ginevra aveva incontrato Daniele, le era sembrato timido, quasi docile. Ma bastò una conversazione per capire che non era timidezza: era pigrizia.

Daniele, lavori o studi? chiese Ginevra, mentre mangiavano una crostata.

Ecco Ho lasciato luniversità al primo anno.

Perché?

Boh. Era noioso, non faceva per me.

Capisco E lavori?

Al momento no esitò Daniele. Sto cercando.

Ginevra sapeva che sembrava un interrogatorio, ma già allora unombra di preoccupazione laveva avvolta. Non poteva fermarsi a metà.

Capisco ripeté. E vivi da solo?

No, con mia madre. È più comodo così.

Ovviamente, comodo lo era solo per lui.

Quella stessa sera, Ginevra provò a far ragionare Beatrice.

Figlia mia, se non riesce a mantenersi da solo, come farà con una famiglia?

Mamma, sta solo cercando lavoro. Quando lo troverà, andrà tutto bene. Io lo conosco meglio di te ribatté Beatrice con ostinazione.

«Cerca solo qualcuno che lo mantenga», avrebbe voluto rispondere Ginevra, ma era inutile. Ogni discussione finiva così: Beatrice si offend

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