Silenzio, la nonna sente

Caro diario,

questa mattina la nonna sente i passi nel corridoio. Affittasi stanza. Senza cane, con nonna ho letto ad alta voce, guardando Luca. Ti va di andare a vedere? È proprio vicino al tuo lavoro.

Senza cane è un vantaggio. Ma con nonna mi mette un po i brividi ha borbottato Luca, lanciando unocchiata al portatile. Andiamo, diamo unocchiata.

La stanza era in una vecchia palazzina di periferia, con soffitti alti e davanzali incrinati. La porta si aprì con un cigolio: era la nonna, alta, con la schiena dritta, ricci argentati e uno sguardo che trapassa.

Entrate pure. Io sono Violetta Bianchi. Potete trasferirvi già da oggi. Ma vi avverto subito: silenzio dopo le nove, il bollitore si può accendere solo fino alle otto di sera, lacqua calda della doccia solo il venerdì. E per favore, compratevi delle ciabatte di casa, non quelle di plastica. Non mi interessano rumori estranei.

E se volessimo cucinare qualcosa in cucina? chiese timidamente Ginevra.

A orari stabiliti. Colazioni dalle sette alle otto, pranzi dopo le tre, cene prima delle sette. Niente gnocchi notturni! E la porta del bagno non si chiuda mai: è pericoloso, potrebbe servire aiuto a qualcuno.

Luca era quasi pronto a tornare indietro, ma Ginevra annuì sorridendo:

Ci sembra tutto a posto. La stanza è buona.

Così ci ritrovammo nella casa di Violetta Bianchi.

Allinizio sembrava quasi incantevole. La nonna ascoltava al mattino musica classica, preparava un cacao e leggeva ad alta voce articoli da Il Sole 24 Ore. Le sue foto in cornici decoravano il corridoio: la giovane Violetta in uniforme, Violetta al ballo, Violetta in Africa con il marito, Violetta con il gatto Micia. Micia era morta nel 1999, ma il piatto con liscrizione Micia rimaneva sul tavolo.

Guarda che elegante, sembra uscita da un romanzo sussurrò Ginevra.

Sì, ma stamattina ho acceso il phon e lei ha sbattuto sul muro urlando che il rumore borghese le impediva di respirare.

Piano piano la nonna inasprì le regole. Prima mise un orario per il bagno, poi dichiarò chiusa la cucina il giorno di igiene i mercoledì. Poi introdusse il rapporto serale obbligatorio: al ritorno a casa, Luca e io dovevamo entrare nella stanza di Violetta e raccontare comè andata la giornata.

Vivo nella vostra casa, devo sapere con cosa respirate. La sicurezza è prima di tutto! diceva sorridendo.

Al terzo mese Luca decise di ribellarsi. Entrò in cucina alle otto e mezza, accese il bollitore e tirò fuori delle salsicce.

Che disastro! scoppiò la nonna. Vi ho detto: cena prima delle sette!

Paghiamo laffitto, abbiamo diritto! ribatté Luca.

Ragazzo, il nostro accordo è verbale ma è solido. Chi non rispetta esce!

Senza mezzi parole, la nonna mi lanciò il mestolo.

Basta, partiamo! dichiarò Luca, facendo lo zaino.

Quella notte tutto cambiò.

Luca, guarda Ginevra mi mostrò un annuncio sul sito: Affittasi stanza. Senza cane, con nonna. Stesso annuncio, stessa foto, stessa nonna.

Aspetta, è il nostro appartamento?

Sì, ma lannuncio è nuovo, a partire da stamattina.

Quella stessa mattina ci chiamò un numero sconosciuto.

Buongiorno, sono interessato alla stanza di Violetta Bianchi. Siete già andati via? Che impressione avete avuto della nonna?

Scoprimmo che non era la prima volta. La nonna affittava ogni tre mesi. I nuovi inquilini pagavano il primo e lultimo mese e poi venivano cacciati per violazione del regolamento. Il denaro non tornava indietro.

È una truffa! sbottò Luca. Abbiamo pagato regolarmente.

Regolarmente? Io le ho mandato un bonifico con la causale aiuto alla nonna. rifletté Ginevra. Non abbiamo un contratto scritto, vivevamo solo.

Quella sera tornammo nella stanza della nonna.

Violetta, abbiamo scoperto tutto. È una truffa? State sfruttando gli inquilini?

Giovani, siete voi stessi a rovinare tutto. Perché accendere il bollitore alle otto? Perché toccare il piatto di Micia? Vi chiedo, con garbo, di rispettare le regole!

Non abbiamo un contratto, ma abbiamo le ricevute. Possiamo andare in tribunale.

Tribunale? Contro di me? esclamò Violetta, teatralmente. Non avete coscienza!

Sappiamo anche noi giocare. Restituiteci i soldi o

Oppure?

Oppure viviamo qui, con le nostre regole. E il bollitore quando vogliamo.

Violetta ci guardò sorpresa. Era la prima volta che qualcuno non se ne andava arrabbiato, ma rimaneva con una sfida.

Da quel giorno iniziò una vita strana: la nonna faceva revisioni, sbirciava attraverso le fessure, spegneva la corrente per manutenzione, e noi installammo un timer sul bollitore, ridevamo rumorosamente in bagno e organizzavamo miniconcerti nel corridoio.

Chi comanda? sussurrò Luca, portando a casa un altoparlante portatile.

Dopo un mese, Violetta cedette.

Ragazzi, vi propongo una cosa onesta. Lappartamento è una comunale, i debiti sono miei. Il gestore mi pressa. Se volete restare, comprate una quota. Così chiudete anche i debiti.

Ginevra e Luca si scambiarono uno sguardo. Volevano andarsene, ma i prezzi erano proibitivi. Quella zona era quasi centro, soffitti alti quasi tre metri, metro a cinque minuti.

E Micia? chiese Ginevra.

Micia bened

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Silenzio, la nonna sente
Lei è partita senza preavviso