Come risuonerà, così risponderà
Lara Bianchi sfogliava il suo giornale preferito, scorrendo le testate senza soffermarsi su nulla. La mente vagava in unaltra dimensione, attorno a un tema che le bruciava il cuore.
«Ti cerco», leggeva nella rubrica degli incontri, ma passava subito alla pagina successiva: tutto era già chiaro e stabile in quella domanda. Ora, però, i numeri di telefono stampati ovunque la invitavano a scoprire chi cercava lamore, per tutta la vita, per una notte, per unora
Lara non bramava nuove avventure; desiderava solo che qualcuno dallaltra parte della linea la ascoltasse. Quella sera non aveva nessuno con cui confidare, ma la voglia era forte. Compose il primo numero che trovò.
«Buonasera, Servizio Incontri, parla Anna», rispose una voce femminile, calda e sicura.
«Salve», balbettò Lara, la voce tremante. Non sapeva cosa dire dopo.
«La aiuterò, non si preoccupi. Compiliamo i dati e i desideri», iniziò la voce vellutata, impaziente per la lentezza della chiamante.
«Scusi, posso aprirmi con lei?» si fermò Lara, raccogliendosi.
«Non vuole davvero trovare un uomo? Non ho tempo per confessioni, chiami il numero verde di ascolto, lì ci sono psicologi», disse la donna, recitando il numero con una voce quasi meccanica e riagganciando.
Lara annotò in fretta quel numero, lunica ancora di salvezza. Digitò con cura, temendo di sbagliare.
«Pronto, buonasera! Posso parlare con qualcuno? Ho davvero bisogno!»
«Certo, la ascolto», rispose una voce calma, quasi sognante.
Così iniziò il suo racconto, prima confuso e agitato, poi fluido e sicuro. Confidare a uno sconosciuto, a un passeggero casuale, sembrava più facile. Lara esponeva tutto senza filtri, cercando forse di spiegarsi, di giustificarsi. Non chiedeva consigli, voleva solo sfogarsi.
«Il mio marito se nè andato», disse. «Un anno fa celebravamo il nostro cinquantesimo anniversario, credevo di essere la donna più felice del mondo. Giorgio e io eravamo studenti allUniversità di Roma. Giorgio aveva già una moglie, Violetta, con due piccoli, un figlio e una figlia. Violetta era devota, pronta a sacrificarsi per loro, una vera santa domestica. Io la invidiavo: lui con una moglie così sottomessa e io, bella e intelligente, potevo avere tutto. Ho spezzato quel matrimonio perfetto. Nessun proverbio mi ha fermata: Chi semina vento raccoglie tempesta.
Col tempo ho capito di essere stata la serpente tentatrice, la voce sussurrata nellombra. Sulla rovina della famiglia abbiamo costruito una felicità rubata. Violetta ha accettato, senza rancore, la nostra amara realtà, chiedendo solo a Giorgio di non dimenticare i figli. Per cinque anni, ha dedicato la sua vita ai bambini, ai nipoti, senza cercare un nuovo compagno.
Con Giorgio è nato Stefano, cresciuto in abbondanza: viaggi al mare ogni estate, appartamento spazioso a Milano, auto importata, casa di campagna. Entrambi eravamo decani di facoltà. Non dimenticavamo i figli di Giorgio; li accudivamo, li ospitavamo durante le vacanze scolastiche. A volte mi pareva che mi volessero più di sua madre. Violetta, infermiera, lottava a fine mese; io, con un sorriso amaro, le dicevo: Chiedi a tua madre di portarti al mare almeno una volta.
Mai la moglie di Giorgio ci ha chiesto aiuto, non per orgoglio ma per rispetto. So che lui la sosteneva silenziosamente. Stefano è cresciuto, si è sposato e ha lasciato il nido. Siamo rimasti solo noi due, in un grande appartamento nel cuore di Napoli, tranquilli come una barca che scivola sul mare. Ma una voce si è insinuata nella nostra casa.
«Lara, lo sai che Giorgio spesso fa lezioni private a una studentessa poco diligente?» mi sussurrò una collega pensionata, facendo eco a un pettegolezzo che mi fece ridere e arrabbiare.
Un anno prima, al ritorno da una cena per il nostro anniversario, Giorgio mi aveva detto: «Lara, mi lascio per unaltra. Divorziamoci». Era la trama classica: moglie anziana, uomo in piena forma, giovane amante. Ho urlato: «Ti lasci per quella nullità? Pagherò il prezzo, la caccerò dalluniversità, i figli non ti dimenticheranno!» Ma è stato inutile. Giorgio è partito con la sua pigliata.
Il mondo è diventato grigio, ma era solo linizio del caos. Giorgio e la sua amante hanno affittato un appartamento accanto, grazie a colleghi che aiutavano le giovani famiglie. Io li incontravo ogni mattina alla fermata dellautobus, mentre loro passavano in macchina.
Lamante, una studentessa presuntuosa, mi guardava come se fossi solo un oggetto di scena. Io, che avevo strappato Giorgio dalla sua prima famiglia, ora mi sentivo cenere. Nei suoi occhi cera un oceano di felicità, mentre lui, a cinquantanni, si sentiva ancora giovane.
Una volta gli chiesi: «Perché è stato così facile portarti via? Violetta era una moglie perfetta». E lui, baciandomi la mano, rispose: «Mi annoiava la quiete di questo stagno».
Ora, guardando i figli di Giorgio, ho capito che per loro sono solo unombra. Hanno detto: «Come risuonerà, così risponderà». Non sono mai stati miei. Sono solo dei nipoti di una madre che ha rubato il marito. I genitori sono il faro della vita, indivisibili.
Il divorzio è stato pacifico. Giorgio ha detto che Alena aspetta un bambino, quindi avrebbe scambiato il nostro appartamento per due. Ho accettato senza protestare, perché opporsi sarebbe stato come cercare di riportare la notte di ieri al mattino.
Ora, seduta nel mio vuoto quadrilocale, ho quarantquattro anni. Sembro un frutto di stagione, curata da profumi costosi, vestiti firmati, ma dentro urlo una tristezza che non svanisce. Lunica dolcezza è Stefano, che mi consola.
«Posso chiamarla ancora?» chiedo al telefono, ringraziando chi ascolta senza interrompere. Lara riattacca, respira a fondo, finge un sorriso.
Richiamo Stefano, che risponde sorpreso: «Mamma, cosa succede?». Dopo il divorzio, era abituato a vedermi piangere, a chiudermi in me stessa. «Tutto bene, Stefano! Il mio cuore è luminoso! Vieni a trovarmi nel weekend, porterò una torta», gli dico, mandandogli un bacio attraverso la linea.
Sei mesi dopo, ricontatto il mio psicologo telefonico. «Sa, ho rincontrato un vecchio compagno di classe. Era sempre stato vicino, ma non avevo il coraggio di avvicinarmi. Era innamorato, mai sposato. Quando ha sentito i miei cambiamenti, è apparso. Ci siamo sposati».
La felicità è tornata, anche in un piccolo monolocale. Grazie per avermi ascoltata, per la purificazione. Ora so che la vita offre sempre qualcosa in cambio.




