Ero sullaereo con il mio bimbo di sei mesi, Giacomino. Lo so, le mamme non vivono rinchiuse in casa vanno dal dottore, al supermercato e, a volte, persino in volo. Ma appena metti piede in un posto pubblico, tutti ti guardano come se il pianto di un neonato fosse un crimine organizzato. È solo un cucciolo duomo, mica capisce!
Ecco, questa volta non è andata meglio. Per tre ore di volo da Milano a Palermo, il mio angioletto ha deciso di trasformarsi in un usignolo stonato: niente nanna, solo strilli e contorsioni. Io cullavo, cantavo nenie, gli sventolavo pure il ciuccio a forma di Vespa nulla. I passeggeri sospiravano, lanciavano occhiatacce, e io mi sentivo in colpa come se avessi rubato i cannoli a nonna Pina.
Ma il peggio? Un tizio in completo grigio, che sembrava uscito da una riunione noiosa in banca, mi fulminava con lo sguardo. A un certo punto, esplode:
“Per lamor del cielo, faccia smettere quella sirena! La gente vuole dormire!”
Io, tremante: “È un bambino, signore, mica un jukebox. Non lo comando col telecomando!”
“Non me ne frega un fico secco di suo figlio! Io devo riposare!” ringhia lui, sparando commenti acidi come limoni amari.
Stavo per svenire dallumiliazione, quando arriva lhostess, sorridente come il sole di Sicilia:
“Signore, vuole delle cuffiette?”
“Cuffiette?! Io voglio che quel marmocchio la smetta!”
Ed ecco che accade il miracolo. Si alza un gigante con una barba da pescatore di Portofino, che fino a un secondo prima russava. Fissa luomo in completo e poi sorpresa! gli dice:
“Ma ci sei o ci fai? Hai mai visto un bambino? Guarda la povera mamma: trema come una foglia! Che cuore hai, una noce?”
Voce ferma, sguardo da gladiatore. Laltro si rimpicciolisce:
“Ehm volevo solo riposare”
“Riposa e zitto,” taglia corto il barbuto, più calmo. “Ti han dato le cuffie, mica unarringa. Se non ti piacciono, chiedi un altro posto. Ma smettila di tormentarli, sennò ti spiego io il sonno!”
Silenzio tombale. Lometto prende le cuffie, borbotta qualcosa su “i genitori di oggi” e sparisce nel suo guscio.
Io, per la prima volta in tre ore, respiro. Alleroe con la barba, se leggi: ti devo un caffè. Anzi, una cena! Grazie mille.






