Dopo che la mia gatta aveva portato a casa dei cuccioli chissà da dove, un poliziotto bussò alla porta. Le sue parole mi fecero gelare il sangue
Quella sera era iniziata tranquilla. Stavo piegando il bucato quando dal soggiorno si sentì lurlo di Giulia:
«Mamma! Lei ha di nuovo qualcosa in bocca!»
«Chi?» mi bloccai a metà del corridoio.
«Bianca! Un cucciolo! Un altro!»
Corsi alla finestra e non credetti ai miei occhi: la mia gatta tigrata avanzava nel cortile, tenendo in bocca una pallina nera e minuscola. In un angolo della stanza, dentro un cesto di vimini, ce nerano già quattro identicipiccolissimi, con gli occhi chiusi e i fianchi caldi e vellutati.
Bianca depose delicatamente lultimo arrivato accanto agli altri, lo leccò con dolcezza e si raggomitolò intorno a loro, come per proteggerli dal mondo intero.
Non riuscivo a capire: ma dove li trovava, sti cuccioli? E perché li portava uno alla volta?
Nel pomeriggio, bussarono alla porta. Così forte che i vetri tremarono nei telai.
Mi irrigidii, mentre Giulia mi afferrava la mano, come se avesse sentito che qualcosa non andava.
Apro la portasulla soglia cerano un agente e la signora Rossi, la nostra vicina, famosa per notare tutto e tutti. La sua faccia era cupa come un temporale in arrivo.
«Ha un gatto?» chiese lagente, senza perdere tempo in convenevoli.
«Sì» annuii cauta. «Perché, che succede?»
Mi fissò a lungo, poi disse piano:
«Allora è meglio che si sieda.»
Non sapevo ancora cosa avrei sentito, ma un brivido freddo mi corse lungo la schiena, e il cuore saltò un battito.
Mi sedetti automaticamente sul bordo del divano, sentendo la tazza di tè ormai freddo tra le dita.
Giulia si strinse a me, mentre Bianca, come se capisse che si parlava di lei, uscì lentamente dalla cucina e si mise seduta davanti al poliziotto, fissandolo con i suoi occhi verdi e impassibili.
«Stamattina» iniziò lui «nel giardino accanto hanno trovato una cuccia vuota. Dei cuccioli erano spariti.»
«E quindi?» la mia voce tradì un tremito.
«La proprietaria sostiene di aver visto la sua gatta portarli via uno a uno.» Fece una pausa, cercando le parole.
La vicina sospirò e, abbassando lo sguardo, disse:
«Quei cuccioli sono miei. La loro mamma è morta stamattina. E la vostra Bianca»
Guardai la mia gatta, confusa, mentre lei fusa piano e avvolgeva i cuccioli con le zampe.
«Mi scusi per lequivoco, forse si è comportata così perché avevamo già trovato altri padroni per i cuccioli, e lei aveva ancora bisogno di sentirsi madre. Ve li riprendo subito.»
La signora Rossi rimase un attimo a osservare quella scena pacificaBianca che leccava e accudiva i cuccioli con dolcezzapoi aggiunse:
«Lasciateli qui. Credo che sia meglio per tutti.»
Annui, e Bianca, come se capisse ogni parola, strinse ancora di più i suoi nuovi piccoli.






