Marco se è stancato, e lei ha solo sorriso
Accidenti, non ne posso più! Marco camminava nervoso per la cucina. Ogni giorno lo stesso copione! Arrivi dal lavoro e qui cè sempre quellaria pesante.
Che intendi? rispose Ludovica, mescolando la minestra sul fuoco. Non si voltò verso di lui, solo le spalle si irrigidirono un attimo.
Che intendo? la prese in giro. Questa tua freddezza! Sempre presa dai tuoi affari, dai tuoi pensieri, dal tuo mondo, dove a me sembra di non avere più spazio!
Ho solo tanto da fare, lo sai disse, la voce stanca e distaccata.
Lavoro, lavoro! E io? E noi? sbatté il palmo sul tavolo. Quando è stata lultima volta che ti sei interessata a quello che faccio io? Quando è stata lultima volta che siamo usciti insieme?
Ludovica si girò lentamente. Sul suo volto non cera traccia di agitazione, solo una leggera ombra di stanchezza negli occhi.
Due settimane fa siamo andati al cinema rispose con calma.
E tu sei rimasta incollata al telefono per tutta la proiezione! Marco si sfregò i capelli. Sai una cosa? Non ce la faccio più. Me ne vado.
Ludovica rimase immobile, il cucchiaio sospeso sopra la pentola.
Dove vai a questora della notte?
Oggi non torno. Me ne vado, via da te, da tutto questo indicò la cucina con la mano. Da tutto questo.
Ludovica posò il cucchiaio sul piatto. Aspettava quelle parole da tempo, ma comunque le sentì come un tuono in una giornata di sole.
Ho unaltra, sbottò Marco, come se temesse di cambiare idea. Lei mi apprezza, si interessa a quello che faccio, ride alle mie battute.
Ludovica lo fissò a lungo, poi sorrise. Non era un sorriso amaro né cattivo, ma un sorriso di liberazione.
Va bene disse semplicemente. Quando pensi di trasferirti?
Marco rimase senza parole. Si aspettava pianti, urla, rimproveri ma non quella calma.
Non combatterai più per il nostro matrimonio? sbottò.
E cosa avrei da difendere? Ludovica andò alla finestra a guardare il cortile al tramonto. Siamo diventati estranei. Hai ragione, vivo nel mio mondo e a te sembra poco accogliente.
Marco si sentì smarrito. Credeva di avere tutte le carte in regola, e ora il suo asso di bastoni la partenza non sembrava più un colpo vincente.
Domani prendo le cose, quando sarai al lavoro brontolò.
Come vuoi rispose Ludovica, tornando al fornello. Vuoi cenare?
Marco sbatté la porta senza rispondere. Si sentì il rumore dei passi nellingresso, poi la porta si chiuse.
Rimase sola. Spense il fuoco, spostò la pentola e si sedette al tavolo. Lappartamento si fece improvvisamente silenzioso. Aprì il cellulare, vide un messaggio non letto da una sua amica e scoppiò in lacrime non per dolore, ma per un sollievo improvviso. Un sorriso tornò sul suo volto tra le lacrime.
Sul display: «Allora, Ludovica, gli hai già detto?»
Ma Ludovica non aveva detto nulla a Marco. Lui laveva detto per primo. E così era meglio.
Una settimana dopo la partenza di Marco, Ludovica era al bar con Alessandra, la sua vecchia amica, a Piazza Navona. Alessandra la guardava preoccupata.
E allora, lhai lasciato così? Non hai provato a sistemare le cose?
Ludovica scrollò le spalle, mescolando il caffè.
Che sistemare? Sai bene che negli ultimi due anni eravamo più vicini a due coinquilini.
Ma dieci anni insieme! si indignò Alessandra. Non è mica poco!
Sì, ma non è stato così importante da farci rimanere impiccati luno allaltro rispose Ludovica, annuendo. Non è così grave da continuare a farci soffrire.
Alessandra scosse la testa, dubbiosa.
Non ti riconosco più. Prima lottavi.
Prima sì Ludovica guardò fuori dalla finestra, pensosa. Ora voglio solo tranquillità. Sembra che un peso enorme mi sia tolto dalle spalle.
E non ti fa male? chiese Alessandra avvicinandosi.
Ludovica esitò.
Fa male, ma non perché è partito. È il fatto che ci ho messo così tanto a decidere. Immagina, avevo preparato un discorso per dirgli che era meglio separarci, e lui lha anticipato.
Perché non mi avevi detto prima che stavate così male?
Non volevo ammetterlo neanche a me stessa sorseggiò il caffè. Ti ricordi? Invidiavo la sua nuova ragazza. Non per lui, ma per il suo coraggio. Lei sapeva cosa voleva e lo ha inseguito. Io, invece, aspettavo qualcosa non so cosa.
E ora?
Ora la vita sorrise sinceramente per la prima volta da tempo. Sai, vorrei cambiare lavoro. Mi hanno chiamata per un progetto creativo, più artistico.
Aspetta un attimo alzò la mano Alessandra. Prima il marito, ora il lavoro vuoi stravolgere tutta la tua vita?
Non stravolgere, ma finalmente cominciare guardò lorologio. Oggi ho il primo incontro con il capo del progetto.
Sei sicura di stare bene? Sono preoccupata per te.
Sto bene, davvero. Forse per la prima volta da tanto.
La sera Ludovica tornò nellappartamento vuoto. Marco aveva portato via le sue cose, lasciando un vuoto strano negli armadi e sugli scaffali. Camminava per le stanze, notando lassenza del rasoio in bagno, del laptop sul tavolo, delle calze sparpagliate.
Il telefono squillò. Sul display appariva il nome della suocera.
Buongiorno, Carla si sedette sul divano. Tesoro, che succede? Sergio non spiega nulla, dice solo che vi siete lasciati!
È vero, abbiamo deciso che è meglio per entrambi rispose con calma. Pensavamo fosse la cosa più giusta.
Ma come? Eravate una coppia bellissima! Non si può sistemare?
Ludovica sospirò. Amava la suocera, ma non voleva entrare nei dettagli.
Carla, è una decisione che abbiamo preso insieme. A volte è meglio prendere strade diverse.
È per quella ragazza? la voce di Carla si







