Il destino ha redento la colpa

**Il destino ha ripagato il debito**

Una sera di venerdì, Giulia tornò a casa per il weekend. Decise di partire subito dopo le lezioni all’università per annunciare una bella notizia ai genitori. Suo padre non era in casa, ma trovò sua madre, Silvia, in cucina. Con gli occhi brillanti di felicità, le corse incontro ed esclamò:

«Mamma, ciao! Mi sono innamorata, e questa volta è serio!» La abbracciò forte. «Mamma, non mi senti? Sono innamorata!»

Silvia la strinse a sé e, con un tono scettico, rispose:

«Ciao, tesoro. Sì, ti ho sentita. Capisco che sei di nuovo innamorata.»

«Perché parli così, come se non fosse importante?» chiese Giulia, delusa.

«Perché alla tua età anch’io mi innamoravo spesso» disse la madre, sistemando i piatti per cena. «Avrai tante altre storie d’amore. Ora però devi pensare agli studi, sei solo al primo anno.»

«Mamma, non parlo degli studi, quello è ovvio! Parlo di Marco, il ragazzo che amo con tutto il cuore. Ci sposeremo! Mi ha già chiesto di sposarlo, per questo sono corsa a dirtelo!»

«Chi vuole sposarsi qui?» entrò in cucina Luca, il padre di Giulia, sorridendo alla figlia. «Di nuovo innamorata? E di nuovo è “serio”?»

«Ciao, papà! Hai ragione, stavolta è davvero importante! E mamma non mi crede… Marco è andato dai suoi genitori per dirglielo, e io sono venuta da voi. Poi verrà a chiedere la vostra benedizione.»

Silvia e Luca si scambiarono un’occhiata preoccupata. Giulia aveva avuto tante cotte, ma mai si era spinta a parlare di matrimonio. La madre si sedette a tavola e chiese:

«Chi è questo Marco?»

«È meraviglioso, un po’ più grande di me, ma è interessante. Lavora come autotrasportatore. Una volta mi ha dato un passaggio all’università perché ero ritardataria. Ci siamo innamorati e ha detto che ci sposeremo appena avrò compiuto diciotto anni. Tra due settimane è il mio compleanno, ricordate?»

«Tesoro, calmati» sospirò Silvia. «Questo Marco ti ha stregata, ma nella vita incontrerai tanti altri ragazzi.»

«Figlia mia, è troppo presto per pensare al matrimonio» aggiunse Luca. «Devi finire gli studi. E poi, sei sicura che sia davvero la persona giusta?»

Giulia li guardò delusa, smuovendo il cibo nel piatto senza appetito.

«Ecco come siete. Vengo da voi felice, e voi non mi credete.»

Si alzò e si chiuse in camera, sbattendo la porta.

«Passerà» disse Silvia. «Erba giovane… Anche noi facevamo così.»

Il mattino dopo, però, Giulia non c’era. L’armadio era aperto, alcuni vestiti per terra. Quando Silvia controllò il cassetto, scoprì che mancavano i documenti della figlia e parte dei loro risparmi.

«Luca!» gridò. «Giulia è scappata e ha preso i soldi!»

Un dolore al petto la fece cadere sul divano. Luca chiamò l’ambulanza, terrorizzato: sua moglie aveva già avuto problemi di cuore. Fortunatamente, l’infarto fu lieve e Silvia venne portata in ospedale.

Dopo la dimissione, cercarono di chiamare Giulia, ma il telefono era irraggiungibile.

«Avrà cambiato numero» sussurrò Silvia. «Questa volta è davvero seria.»

Passarono mesi senza notizie.

«Luca, vai all’università» insistette Silvia. «Sono tre mesi che non si fa sentire. Tu sei in grado di parlare con calma, io mi agiterei.»

Luca tornò il giorno dopo, esausto.

«Non c’è più. Ha lasciato l’università e se n’è andata. Le sue compagne di stanza dicono che è partita con Marco, ma non sanno dove. Ha detto che è arrabbiata con noi e che non la cerchiamo.»

Silvia si afferrò il petto, e Luca le portò le gocce per il cuore.

«Tornerà, vedrai» sussurrò, ma nel profondo non ci credeva.

Passarono due anni. Poi, una telefonata:

“Signora Silvia Romano? Sono della polizia…”

«Sono la madre di Giulia» rispose, il cuore in gola.

«Mi dispiace informarla che sua figlia era sull’autobus caduto nel fiume. Nessun sopravvissuto. Aveva ancora i documenti addosso.»

Così, seppero che viveva in un’altra città, lontana da loro. Silvia finì di nuovo in ospedale per il dolore.

Passarono altri anni.

Oggi Giulia avrebbe compiuto ventiquattro anni. Silvia teneva in mano una sua foto, scattata a diciassette anni, prima del diploma. Sorrideva… Sei anni senza di lei, e il dolore non passava.

«Silvia, non tormentarti» la consolò Luca. «Dobbiamo andare avanti.»

Mentre si preparavano per visitare la tomba, squillò il telefono: un numero sconosciuto.

«Pronto?»

Una vocina infantile rispose, simile a quella di Giulia.

«Sei Silvia Romano?»

«Sì… Chi sei?»

«Sono Daniele Romano, tuo nipote. Sono in un orfanotrofio… Mi prendete con voi? Qui non è bello.»

La chiamata si interruppe.

«Luca! Abbiamo un nipote!» gridò Silvia.

Luca temeva che fosse solo una speranza, ma lei insistette. Partirono subito.

All’orfanotrofio, non li fecero entrare. Dovettero aspettare fino al giorno dopo. Mentre erano lì, incontrarono Vera, una donna anziana che lavorava come addetta alle pulizie.

«Daniele Romano?» disse lei. «Sì, lo conosco. Sua madre, Giulia, e quel Marco affittavano una stanza da me. Dopo l’incidente, Marco finì in prigione e il bimbo venne qui. Se siete voi i nonni, è vostro nipote.»

Il giorno dopo, Daniele li vide e scoppiò a piangere.

«Non piangere, piccolo. Ora hai una famiglia» lo abbracciò Silvia.

«Da grande vi proteggerò!» promise lui.

«Avrai la tua camera, e la foto di tua madre» disse Luca.

Quando tutti i documenti furono pronti, Daniele andò a vivere con loro. Vera divenne quasi una nonna aggiunta, e qualche volta andava a trovarli.

Il destino, portandosi via Giulia, aveva ripagato il debito. Restituendo loro la gioia, in un modo inaspettato.

**Mai è troppo tardi per ricominciare.**

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

3 + 7 =

Il destino ha redento la colpa
Il destino sorride a chi è grato