E allora martedì andiamo tutte insieme al negozio di abiti da sposa. A scegliere il vestito per Nina! Lisa spinse il piatto lontano e si appoggiò allo schienale della sedia.
Perché tutte insieme e non con la mamma?
Ma dai, lo sai anche tu comè la mamma di Nina
Sembra una donna normale, se ricordo bene. Lho vista solo qualche volta, quando Nina ci invitava a teatro alle sue prime.
Questa normale ha letteralmente mandato via la figlia più piccola di casa non appena si è risposata.
Ma perché? La casa era troppo piccola?
No, il cervello era piccolo. Aveva paura della concorrenza.
Tania si bloccò col la forchetta a mezzaria e fissò lamica.
Ma dai, Lisa! Sei sempre stata una pettegola ma adesso batti ogni record!
Ma che dici? Ti racconto solo i fatti! Questa storia la sanno tutti! La sorella di Nina ha vissuto da noi in residenza universitaria finché non ha trovato lavoro. Sono sicura che lhai vista anche tu. Ira! Alta, magra, con un neo sulla guancia. Una volta mi hai pure detto che lanoressia ormai è più comune del buon senso! Ti ricordi? Insomma, lei non mangiava perché non poteva permetterselo. Nina la aiutava, ma Ira era troppo orgogliosa. Sempre per conto suo! Si è arrangiata finché qualcuno del corso non le ha trovato un lavoro vero. Ora lavora al consultorio proprio sotto casa tua. Non lhai mai incontrata? Ah già, tu sei proprio come il proverbio del ciabattino senza scarpe!
Parliamo daltro, va
No, parliamo anche di te! Poi guarderò seriamente la questione della tua tosse! E smettila di guardarmi così! Sono medico anchio, la promessa dIppocrate ce lho impressa più o meno
Va bene collega, ne parliamo poi. E Ira, comè finita? Sta sempre in residenza?
Macché. Poi il fidanzato-mantenuto della madre di Nina è sparito, e Ira si è riavvicinata alla madre. Ma a casa, no, non ci voleva tornare.
E dove vive allora?
La madre, presa dal rimorso, ha dato a lei e Nina le chiavi dellappartamento del nonno. Ora vivono lì. Tra poco Nina si sposa e va dal marito, la sorella resta. Almeno un po di giustizia in questo mondo. Ehi, Nina! Su chi ci abbandoni?
Lisa sospirò teatralmente e afferrò il dessert.
Il ristorantino era piccolo ma accogliente, e si mangiava divinamente. Tania, anche se viveva a Milano da appena dieci anni, ormai sapeva trovare i posti perfetti. Lisa abbozzò unespressione concentrata cercando di fare i conti di quanto conoscesse Tania.
Coshai? Sembri pensierosa come il cielo sopra la mia, attualmente vuota, testa! Tania finiva di mangiare in modo sbrigativo, come da studente abituata. Linvidia, Lisa, ricordati, è un peccato mortale!
Ma non centra!
E allora?
Si cerca di ricordare da quanti anni siamo amiche. Dieci? Undici?
Tredici. Da quando sono arrivata per studiare qui. Ci siamo conosciute subito!
Lisa sospirò.
Grazie, amica mia! fece una smorfia arricciando la lingua verso Tania.
Sei incorreggibile! rise Tania. Ma perché?
Mi hai ricordato quanti anni ho! Oddio La vita scorre e io resto sempre qui. Nessun cambiamento, lavoro, casa, Valerio.
Parliamo dellultimo, per favore.
Non cè molto da dire. Che sia con me o no, non fa differenza. Non si muove nulla.
Perché?
Dice che non è il momento di cambiare niente.
Lisa smise di giocare col dessert e sospirò, tornando con un lampo al ruolo della piccola dolce, la preferita della comitiva. Sempre solare e trascinatrice, trovava la chiave di ognuno. Ma tutti i suoi segreti erano al sicuro sotto sette serrature, e le chiavi del suo cuore le affidava proprio a pochi. Con Tania era successo quasi per caso.
Nel gruppo di Lisa, una come Tania non sarebbe mai entrata. Era la secchiona arrivata dal Sud Italia, figlia di una madre sola, con la testa solo sulla scuola. Però, brava, eh, lavevano notato tutti. Ma per il resto, la volevano solo per passare appunti o aiutare a scrivere la tesi. Finché Lisa non la prese sotto la sua ala.
Nessuno capì mai come fosse successo. Loro due non lo raccontarono nemmeno Eppure chi conosceva bene Lisa capiva che non centrava la scuola, anche se Tania aiutava, ma ben altro.
La storia era insieme semplice e complicata.
Lisa, popolarissima in università, era super selettiva con i ragazzi. Poi arrivò Massimo.
Cosa facesse davvero questo ragazzo, tutti un po lo sapevano, tranne Lisa che faceva finta di nulla. Non era ingenua, si rendeva conto che alcuni dei suoi amici ci davano dentro con la roba, ma Massimo sembrava diverso. Lui non toccava niente, ma forniva agli altri con disinvoltura.
Lisa, che viveva le sue storie come fuochi dartificio, a un certo punto aprì finalmente gli occhi e pretese spiegazioni.
Lui le diede, certo, ma in discoteca, con la scusa che era il compleanno di Lisa e non voleva rovinare la serata.
Non si è mai saputo cosa le avesse messo nel bicchiere. Memoria offuscata, Lisa riuscì ad acchiappare il telefono e chiamare qualcuno prima di spegnersi del tutto. Si svegliò nellappartamento di Tania, che era corsa a salvarla dopo aver ricevuto una telefonata incomprensibile durante la notte. Tania non aveva nemmeno il suo indirizzo di casa, così la portò nel suo alloggio in residenza.
Per qualche coincidenza, il primo numero in rubrica da cui Lisa ricevette la chiamata era proprio quello di Tania, che quella sera laveva cercata per restituirle un lavoro scritto per lei, in cambio di pochi euro perché Tania lavorava ovunque potesse.
Lisa non rispondeva, poi richiamò lei. E Tania capì solo che doveva andare a un certo club e che Lisa stava male.
Tania trovò il posto e con tutto il coraggio che aveva, trascinò una Lisa stranamente pesante e completamente su un altro pianeta fuori da lì. Aveva paura che le succedesse qualcosa anche a lei, sua mamma glielo ripeteva sempre che posti così non sono per ragazzine.
Che forza lavesse sostenuta quella notte, Tania non lha mai saputo.
Vide Massimo, che osservava la scena ridacchiando. Per un attimo pensò di chiedere aiuto, poi quella risata maligna la fece desistere. Meglio da sola.
Attraversando il cortile deserto della residenza, le venne incontro una ragazza che tornava dal fidanzato. Insieme portarono Lisa in stanza, la sistemarono nel letto e si accasciarono esauste.
Tania, siccome tanto non riusciva a dormire, si mise a studiare per lo scritto.
Lisa si svegliò tardi la mattina. Tania aveva già saltato tre lezioni, stava seduta vicino a lei, non voleva lasciarla da sola.
Dove sono? Lisa era confusa e capì solo che non era a casa.
In camera mia, in residenza.
E tu chi sei?
Quella domanda gelò Tania. Amiche non lo erano, ma si conoscevano.
Sono Tania.
Non mi ricordo di te e neanche di me. Solo il nome. Come sono arrivata qui?
Dopo che Tania spiegò, Lisa chiese il cellulare e chiamò la madre. Poi la guardò:
Stanno venendo. Non dire loro niente.
Non posso prometterlo. Devono sapere.
Perché?
Perché loro sono la tua famiglia. Ti vogliono bene, capisci? Sono le uniche che possono aiutarti davvero ora. Lo sai di cosa è capace quel tuo come si chiama?
Massimo Sì, ora lo so.
Ecco. Allora ragiona. Puoi davvero risolverla da sola? No! I tuoi lo possono. E possono trovarti una clinica, una terapia giusta. Non fare la misteriosa. Hai una famiglia che ti vuole male? No, vero?
Cosa dici?
Penso solo a cosa farebbe mia madre se sapesse che le ho nascosto di stare male.
Cosa farebbe?
Metterebbe sottosopra il paese, correrebbe allindietro per farti stare bene. È dolce, mia mamma, ma quando si tratta di me, tira fuori le unghie.
Lisa la fissava, seria come non mai.
Tania improvvisamente capì che non aveva più paura di Lisa. Quel senso di disagio laveva da quando aveva messo piede la prima volta in aula. Si era sentita subito una strana, nemmeno una pecora nera come la chiamavano a scuola, ma un alieno in mezzo a questi ragazzi cresciuti in città, ignari di cosa volesse dire coltivare la verdura per un vero minestrone.
Una volta la nonna le aveva detto: Se saprai far crescere un vero minestrone nell’orto, io sarò tranquilla per te!
La piccola Tania annuì colta da un senso di responsabilità. Guardava la carota appena seminata, la barbabietola che aveva piantato con la mamma. Le patate erano là in fondo. La cipolla quellanno lasciava a desiderare, aveva detto la mamma.
A cinque anni Tania aveva già capito molte cose.
Aveva capito cosa significava crescere senza padre, anche se il padre e pure i suoi due gemelli vivevano nel paese vicino, dopo il divorzio. Non li voleva vedere, bastava la nuova moglie e quei figli. I gemelli frequentavano la scuola con lei, ma nessun rapporto particolare. Tania non ne soffriva: la mamma era il suo unico vero affetto, specie dopo la morte della nonna.
Nadia, la mamma di Tania, era una donna buona e generosa. Amava la figlia così tanto che perfino gli anziani del paese glielo facevano notare.
Troppa libertà, Nadia! Attenta a non crescere una mocciosa viziata!
Ma Nadia non dava retta a nessuno. Lavorava nei campi, teneva la casa, risparmiava ogni centesimo pur di far studiare la figlia. Sognava un futuro diverso per Tania: voleva che la sua bambina facesse la dottoressa.
Si abbracciarono piangendo per notti e notti, prima che Tania partisse per luniversità.
Mamma, e come faccio senza di te?
Ci riuscirai! Non ti avrei mai lasciata andare se non fossi sicura che sei speciale! Non abbiamo scelta, piccola mia. Tu DEVI diventare medico, sei intelligente, hai talento, ami le persone. Tocca a te! Studia, bimba, e io ti aiuto come posso, anche se da lontano. Hai sempre una casa, e ci sono io. Se dovessi crollare, tu sai dove tornare.
Tania giurò a se stessa che sarebbe tornata al paese solo dopo la laurea. Deludere la mamma era impensabile. E quella vocazione per la medicina sbocciata da bambina era diventata ormai una vera missione.
E così studiava, senza affezionarsi troppo a nessuno, sempre concentrata, attenta a non fare grossi passi falsi.
Tutto cambiò dopo quella notte con Lisa.
Consegnata la ragazza ai genitori, raccontò solo lessenziale e fuggì a lezione, non accettando nemmeno un ringraziamento.
Lisa la ritrovò un mese dopo, appena uscita dalla clinica dove lavevano mandata i suoi, e da lì era nata una vera amicizia.
Le feste in villa di Lisa restarono roba da altri mondi per Tania. Ma con Lisa e Nina, ex compagna di classe di Lisa, si creò un legame vero. Le uniche due amiche vere in città.
Luniversità prese il volo e Tania fu presa in una delle migliori cliniche di Milano. Lavevano già notata da tempo. Cambiò qualcosa? In parte: ora non dipendeva più dalla mamma, aveva la sua vita, ma vivere sola in una metropoli non era facile. Non faceva certo la vita da pascià, ma il suo minuscolo appartamento le sembrava un castello. Era orgogliosa solo di aver trovato casa vicino al lavoro, niente più corse la mattina.
Nadia era felice vedendo la figlia stare bene e andava due volte lanno a trovarla.
Sono fiera di te, tesoro!
Dovresti esserlo di te, mamma! Sei tu che mi hai permesso tutto!
Non dire sciocchezze. Io ti ho solo spinta. Tutto il resto lhai fatto da sola! Quanti ci riescono? Cè sempre bisogno di aiuto e io di aiuto serio non potevo dartene.
Ti sbagli, mamma! Sapere che ci sei sempre stata, è quello che mi ha mantenuta a galla! Altrimenti, avrei già fatto glub glub!
Tania gonfiava le guance fingendo di sprofondare, la mamma la riempiva di solletico.
Per tutti, tranne che per la mamma, Tania era fin troppo seria.
Tania, rilassati, sorridi! Qui non sei al lavoro! Lisa la abbracciava cercando di baciarla sul naso. Rischi di restare zitella, così! Come facciamo a trovarti marito se non ti sciogli un po? Ai maschi non piacciono le statue di ghiaccio, ricordatelo!
E che cosa gli piace? Tania scansava i baci.
Piacciono le scemette leggere! Sopracciglia arcuate, labbra a cuore, niente discorsi sulla fisiologia umana! Piacciono le sceme, hai capito?
Lisa, ormai, conviveva con Valerio e si sentiva una sapientona dellamore.
Tania, però, non riusciva a fidarsi di Valerio. Non era un cattivo ragazzo, per carità. Serio, organizzato, sapeva quello che voleva. Ma di vita lì dentro ce nera poca. Tutto ordinato, pianificato, senza slanci. Lisa diventava sempre più cupa, non capiva dove fosse finita la felicità.
Capisci, non cambia mai niente. E non cambierà per i prossimi cinque anni, almeno.
E come fai a saperlo? Tania versava il tè profumato e ne beveva con piacere. Durante il turno di notte mi sono sognata una tazza di tè bollente! Oggi nemmeno un attimo di pausa! Due interventi di fila.
Lisa teneva la tazza tra le mani e guardava fuori.
Valerio vuole che la nostra relazione segua il suo programma. E mi ha detto di non avere fretta.
Ti ha almeno fatto leggere il suo programma?
Macché! Solo vagamente. Ha detto che i figli tra dieci anni.
Perché?
Solo allora potrà garantirgli una scuola privata, le migliori attività. Mio figlio, dice, deve fare hockey; mia figlia danza e pattinaggio.
Mamma mia E se invece vogliono fare altro?
Non si discute. E io dovrò lasciare il lavoro per dieci anni per crescere i figli. Forse dopo potrò tornare, ma non è detto. Io mi sento soffocare da tutta questa pianificazione Che faccio?
Lo chiedi a me?
Chi cè qui se non te? Lisa si fregò via le lacrime cattive. Nina è nel suo lieto fine, e io hai ragione, Tania La invidio da impazzire! Quando guarda il suo Matteo mi viene da piangere!
Tania sospirò, avvicinò la sedia a Lisa e le mise un braccio sulle spalle.
Vieni qui! Piagnona mia! Tania le asciugò le lacrime e la guardò seria. Ma tu, Valerio, lo ami?
La pausa che calò disse più di ogni risposta.
Era pronta a parlare, ma il cellulare iniziò a suonare nella borsa.
Lisa si raddrizzò preoccupata:
Tania, che succede?
È mamma
Gli occhi di Tania si velarono, le iridi chiare divennero improvvisamente scure.
Ha avuto un ictus. Devo partire, Lisa.
Ma certo!
Chiedi scusa a Nina, dille che non potrò essere al matrimonio. E posso chiederti una cosa?
Dimmi.
Il lavoro lo sistemo io, ma la casa e le mie cose tu potresti?
Aspetta, Tania, ma intendi andarci per sempre?
E che altro posso fare?
Non so Una badante? O portare tua mamma qui?
No, Lisa, non è la soluzione. Conosci il detto: Casa dolce casa? È proprio vero. Bisogna vivere dove sentiamo di appartenere. Il mio posto è accanto alla mia mamma. Non cè altro da discutere. Voglio solo organizzarmi bene.
Decidi sempre così in fretta, Tania Pensaci ancora!
Ci penso eccome. Ma questa decisione cè già, ed è giusta. Si deve vivere con chi si ama. Proteggerli. Cè altro?
No Però mi sorprende la tua facilità nel scegliere, lasciando tutto ciò che hai costruito. Tua madre proprio sognava che diventassi medico.
Ecco. Lei lo sognava e io lho fatto. Ma nella vita conta solo questo, Lisa?
Tania sorrise, prese la borsa, lasciò qualche banconota di euro sotto la tazzina, e uscì dal caffè.
Lisa la guardò andare via a lungo, senza nemmeno accorgersi che ora le lacrime erano diventate dolci. Camerieri e clienti, osservando quella ragazza bella come una primavera, per un po la lasciarono in pace.
Passarono cinque anni.
Davanti al cancello appena ridipinto di una cascina in un paesino del Lago di Como, si fermò una vecchia Panda e Tania saltò fuori di corsa, coprendosi gli occhi dal sole di luglio.
Saaaasha! Sono arrivati!
Un ragazzo ben piantato annuì sorridendo e appoggiò nella carrozzina il figlio mezzo addormentato.
Dorme.
Evviva! Vai ad aprire il cancello mentre saluto Lisa.
Scese agilmente i gradini, diede un bacio alla madre che sonnecchiava in poltrona e spalancò il cancello agli ospiti.
Benvenuti! Dai Denis, parcheggia dentro!
Tania, sei da bruciare sul rogo! Lisa, sistemando meglio la figlia addormentata in braccio, abbracciò lamica.
E perché mai?
Una strega! Corri da mille estetiste e nulla e tu, più vai avanti più diventi giovane! Dovè la giustizia, eh?
Non cè! E in questa vita se ne trova poca Tania prese in braccio la piccola e osservò con occhio clinico la forma di Lisa. Quandè previsto?
Dicembre.
E chi arriva?
Un maschietto! Proprio come volevo io: prima una bimba, poi il maschio.
Fantastico!
No, il bello deve ancora venire!
Tipo?
La suocera ha deciso di andare in pensione per stare con i nipoti! Così io posso riprendere a operare! Tania, ci sono ancora donne così in Italia, lo credi?
Certo! E i tuoi?
Mamma ancora non sta benissimo, papà tutto preso dal lavoro come sempre! Ma adesso basta parlare di me! Voi come state?
Tania sorrise, la chiamò e scoprì la carrozzina.
Eccoci qui.
Il bambinone dalle guance paffute, dormiva placido su un lenzuolino con le papere. Lisa rise.
Identico a te!
Mia mamma dice che assomiglia a Sasha.
E tua mamma come va?
Tutto sommato bene. Cammina piano, sforna ancora qualche torta, si stanca in fretta ma tiene duro. Lultimo infarto le ha tolto un po di forza, ma andiamo avanti.
Lisa rimise il lenzuolo, baciò la figlia addormentata sullombra di una lacrima e disse piano:
Grazie di tutto, Tania!
Per cosa, scusa?
Per tutto. Per quella volta, quel discorso. Perché mi hai fatto capire quanto conti la scelta nella vita. Mi dispiace che tua mamma si sia ammalata, ma quanto ti sono grata! Forse è sbagliato, ma è la verità. Senza, sarei ancora con Valerio, credendo fosse la sola scelta giusta. Non avrei incontrato Denis, non avrei avuto Sonia, non sarei mai stata così felice Non sapevo che si potesse essere felici davvero, Tania. Credevo esistesse solo nei libri. E invece basta fare un passo avanti, e la felicità arriva, ti si strofina addosso come un gatto e resta lì, senza più andar via.
Lhai preparato bene il discorso, eh? Tania le strizzò locchio e sfuggì appena Lisa iniziò a schiamazzare. Ma dai! Niente mani addosso!
Sei tremenda! Io qui che mi sciolgo, e tu
Io so già tutto della tua anima! rise Tania allontanandosi verso la casa. Fatevi una rinfrescata dal viaggio. Se volete andate al lago: qui è tutto pronto. Metto Sonia in camera vostra, poi, quando tornate, si mangia.
Ma che paradiso! Lisa accennò una danza. Ma non ti manca il lavoro, Tania?
Avessi tempo! Magari tornerei pure. Lì avevo almeno un orario. Qui non si ferma mai niente. Ma almeno, qui servo davvero a qualcuno. Quella sensazione, in ospedale, non lho mai avuta. Tania si fermò un attimo, cullò la figlia di Lisa e sorrise tra sé. Un po la sala operatoria mi manca, a dirla tutta. Magari un giorno ma adesso, tutto quello che ho è qui. E sto bene.
Il piccolo si agitò, si svegliò anche Sonia, e il tempo iniziò a saltare come un raggio di sole, fermandosi solo ogni tanto a origliare una risata o la canzone di tre donne, che selezionano le fragole raccolte la sera prima, in una cucina che profuma già di felicità.






