Uccellino Arcobaleno

Da piccolina, la vivace e solare Martina veniva sempre chiamata Sole dai suoi. Aveva questi capelli color rame che sembravano brillare sotto il sole di Napoli, e rideva in continuazione, sempre piena di vita.

È cresciuta circondata dallamore di mamma e papà, nonni e zii. Proprio perché aveva tutto quellaffetto intorno, Martina è diventata una persona che sapeva trasmettere calore agli altri naturalmente, da piccola come da grande.

Cresceva, ma quello spirito giocoso non la lasciava mai. In tutto ci metteva energia: studiava con passione, aiutava in casa senza mai lamentarsi, anzi, affrontava tutto come un gioco. I capricci, quelli, proprio non sapeva cosa fossero.

Mi ricordo ancora la nonna Rosina, seduta in cucina davanti a una tazzina di caffè, che una volta si mise a riflettere guardando la nipote: A vederla così, Martina mia, non è che sia una bellezza da copertina Ma qualcuno riesce a distogliere lo sguardo? I capelli sembrano oro e gli occhi luccicano sempre. Ed è dolce come il pane.

Il carattere di Martina è davvero speciale, assenteva la mamma, Lucia. E poi, se vogliamo dirla tutta, meglio così. Se fosse anche bellissima, chissà quanta invidia si tirerebbe addosso.

La invidia magari no, tesoro, borbottava la nonna, ma quelli che si avvicineranno solo per il suo bel carattere non mancheranno. E non tutti avranno buone intenzioni.

Lucia ascoltava in silenzio, pensando tra sé che sua figlia, oltre a tutte le qualità, non era certo una che le mandava a dire. Era tosta, sapeva tenere testa a chi la provocava. Lei non cercava mai litigi, ma non tollerava neanche le ingiustizie. Orgoglio ce nera, eccome.

A casa di Martina, amici e amiche passavano come al mercato del pesce. Sua madre e suo padre a volte sospiravano stanchi, ma alla fine erano felici che tutti volessero bene alla loro ragazza, anche se sistemare tutti in un piccolo appartamento napoletano era sempre una sfida.

Poi è cresciuta, e tra i corteggiatori cera la fila: inviti galanti, fiori presi alla Feltrinelli allangolo, sguardi sognanti. Martina rideva e metteva tutti a posto, soprattutto quelli che ci provavano con poca delicatezza. Alla fine, amici tanti ma il cuore restava libero.

Fino al giorno in cui qualcosa ha cambiato tutto. Diverso da tutti quelli di prima, Matteo si faceva notare: intelligente, gentile, fascinoso senza essere altezzoso. E così Martina è caduta nella rete, come un passero nella primavera.

Martina studiava lingue allUniversità Orientale, sognava di insegnare chissà dove. Matteo lo conobbe durante un evento universitario: lui era già dottorando, aveva un lavoro fisso in una start-up che andava a gonfie vele, sempre vestito elegante, largo di sorriso.

Quando Matteo attaccò bottone, Martina non si agitò nemmeno. Di tipi così ne ho visti a dozzine, pensava. E invece, più chiacchieravano, più si sentiva strana, come se qualcosa di nuovo si fosse acceso.

Matteo era brillante, parlava di tutto, dalla musica italiana ai romanzi francesi, dallarte alla politica. Ma mai con presunzione. Anzi, ascoltava con attenzione, rideva nel modo giusto.

Ma senti, passiamo al tu? propose dopo unora. Tanto ormai ci sembra di esserci sempre conosciuti!

Martina si illuminò. Certo, ormai siamo amici!

Poi, piano piano, gli occhi di Matteo scivolavano nellazzurro tenue di quelli di lei: Martina, hai occhi così profondi che ci si potrebbe perdere dentro. E il tuo sorriso fa venire i brividi, quelli buoni però.

Lei si sentì arrossire, ma le fece anche piacere. Era abituata a scherzare e a rispondere sempre per le rime, ma con lui si trovava impacciata come non mai. Arrivò a darsi un pizzicotto al fianco per ripigliarsi peccato che Matteo se ne accorse e le chiese, con gli occhi sgranati: Ma che fai, ti fai male da sola?

A quel punto scoppiarono a ridere entrambi. Tutti intorno si girarono e, vedendoli così, capirono subito che tra quei due brillava già qualcosa di speciale.

Martina scoprì che Matteo veniva da una buona famiglia, i genitori erano sistemati, già gli avevano comprato un piccolo appartamento a Posillipo. Lei aveva sempre immaginato che tipi così fossero un po altezzosi, poco sinceri. E invece no: Matteo era dolce, attento, mai invadente.

Gli argomenti di lezione, le letture di Dante o Calvino ogni spunto era buono per vivaci conversazioni. E lui, davvero, domandava e ascoltava, dava spazio, sorrideva.

Una sera, Matteo lasciò uscire il suo cuore: Non mi era mai successo ci vediamo ogni giorno, eppure non faccio in tempo a salutarti che già mi manchi.

Succede anche a me, si lasciò sfuggire Martina, tutta rossa.

Matteo presentò Martina ai suoi genitori. Il padre, sempre in viaggio tra Milano e Roma per lavoro, vide Martina una volta ma bastò per dare la sua approvazione. La madre invece, Claudia, era subito entusiasta.

Ma che meraviglia, questa ragazza! disse più volte dopo averla conosciuta. Non sarà Miss Italia, ma scalda il cuore a guardarla!

Anche Matteo, davanti alla madre, si lasciò andare: Mamma, lei è il mio arcobaleno. Quando cè, la vita sembra più colorata.

Ma ha diciotto anni, vero? chiese Claudia, già tutta preoccupata.

Certo, e a breve ne compie venti.

Allora datti una mossa! rise la madre. Chiedila in moglie, che chi tardi arriva male alloggia!

Ma siete stati voi a dirmi di non correre! provò a ribattere Matteo.

E abbiamo fatto bene, per evitare arrampicatrici sociali. Ma Martina è tutta unaltra storia. Non lasciartela sfuggire!

Martina non pensava proprio di sposarsi a quelletà, ma quando arrivò la proposta, le sembrò la cosa più naturale del mondo. I suoi genitori erano contenti, anche i nonni si dissero entusiasti. Al momento dellannuncio però, un piccolo silenzio calò a tavola.

Martina, non vuoi pensarci ancora un po? chiese mamma Lucia con voce tremante.

Mamma, tra un anno avrò ventanni. Tu a quelletà avevi già me.

Eh, sì, ma, sospirò mamma Lucia, senza continuare la frase. Cera una piccola ansia dentro di lei, che non capiva nemmeno da dove venisse.

Anche la nonna scosse la testa. Sapeva che è inutile fermare un cuore giovane: troppo caldo, troppo pieno di sogni.

Anche papà Michele non si oppose, non era uno che imponeva la sua volontà. Abbracciò la figlia, le carezzò i capelli ramati e promise supporto.

Martina percepiva chiaramente che la famiglia avrebbe voluto tenerla ancora vicina, ma era talmente felice che non dette troppo peso. Lo raccontò subito allamica, Francesca, che però rimase un po pensierosa.

Matteo è di sicuro un bel ragazzo e sembra ti voglia bene, ma lo conosci davvero?

Certo che lo conosco! Siamo insieme da mesi, rise Martina.

E se fosse tirchio?

Macché! Non fa che regalarmi fiori e mi ha già comprato un anellino. Pensa che dovrò prendere in mano io il bilancio famigliare, altrimenti si gioca tutto in regali!

Forse però ha una mamma terribile che se non ti accetta finirai nei guai.

Invece Claudia è dolcissima, mi adora! Proprio lei ha spinto Matteo a chiedermi di sposarlo.

E se fosse uno che beve?

Non tocca alcol, né sigarette! esultò Martina.

E se è disordinato? Scarica le calze ovunque?

Martina con una risata: No, figurati. È precisissimo, sempre in ordine. Anche casa sua è uno specchio!

Allora vi auguro ogni felicità! esclamò Francesca, abbracciandola.

Si sposarono in modo semplice, invitando solo pochi intimi. I genitori volevano il ricevimento grande, ma alla fine era meglio risparmiare quei soldi per la nuova vita insieme. I ragazzi li avrebbero spesi come preferivano.

Destate ce ne andiamo in viaggio, ok? propose Matteo. Io sono in ferie, tu finisci gli esami, facciamo i fidanzatini per bene.

Affare fatto! accettò Martina, con quel sorriso che scioglieva i cuori.

Matteo la guardava incantato, le sembrava di avere accanto davvero un passerotto colorato, la sua amata arcobaleno. Non immaginava che col tempo, come un temporale improvviso, quello stesso sorriso si sarebbe spento piano piano.

Martina sapeva che il matrimonio non sarebbe stato sempre facile, ma mai avrebbe creduto che già dal giorno dopo le nozze sarebbe iniziata una serie di piccoli scampanelli dallarme.

Marti, ma perché mentre cucini lasci tutto in giro? le disse Matteo entrando in cucina, Qui la carota, là la barbabietola…

Sto facendo il minestrone, quando finisco sistemo! rispondeva lei, continuando a tagliare le verdure.

Sì, ma intanto la cucina sembra un mercato…, borbottò lui, iniziando a spazzare e sistemare.

La mattina dopo preparò un buon caffè con la moka e tagliò pane, formaggio, il prosciutto. Ancora una volta Matteo: Martina, hai sporcato il tavolo con il caffè! Mica posso sempre pulire.

Dai, siediti che pulisco dopo, mangiamo in pace.

E notava che quella che per lei era quasi una macchiolina invisibile, per lui era già un dramma.

Quando hai finito, lava le tazze Oppure devo farlo io?

Se ho tempo, lo faccio. Altrimenti tocca a te stavolta! replicava Martina.

Matteo ci restava male, ci rimuginava. Sua mamma non avrebbe mai lasciato una tazzina sporca, e così via.

Una sera, Martina cucina il pollo arrosto. Ride degli sguardi golosi del marito, e dice: Amore, perché non andiamo a fare una bella passeggiata domenica?

E se invece facessimo una bella pulizia generale? ribatte Matteo.

Lei rimane spiazzata: per lei pulire ogni tanto va bene, ma non esageriamo!

Martina, non è possibile! Bisognerebbe pulire tutti i giorni!

Amore, ma qui è pulitissimo! Mica siamo in albergo, e poi una bella pulizia due-tre volte lanno basta!

Due volte lanno?! Ma stai scherzando? spalanca Matteo gli occhi. Per lui la casa era in declino.

Martina però, guardandosi intorno, non vedeva polvere né sporco. Se Matteo voleva la perfezione, conveniva investire in qualche elettrodomestico.

Allora, perché non compriamo un lavavetri e magari una piccola lavastoviglie? Sono utilissimi e non costano tanto, tra i soldi che ci sono rimasti dalla busta del matrimonio

Vuoi anche il robot aspirapolvere? gridò lui, scandalizzato.

Matteo ormai pensava: devo farla parlare con mia madre, così impara come si gestisce una casa!

Claudia, la suocera, la invitò per una chiacchierata col tè e iniziò i suoi racconti su quando lei, da giovane, aveva vissuto in un casale senza acqua corrente, senza elettrodomestici.

Lì sì che cera da faticare, altro che Napoli! Appena arrivai in città, fare le faccende era quasi un piacere quando cè lamore, si fa tutto con gioia!

Martina tornò a casa con un peso sul cuore. Amava suo marito, la suocera era gentile, tutto sembrava perfetto ma si sentiva sempre più oppressa.

Se lo diceva anche da sola: Il mio Matteo non beve, non mi insulta, non esce la notte, è sempre generoso e affettuoso sono io che non sono portata a fare la moglietta perfetta?

Matteo iniziò piano piano a chiamarla distrattona mia, magari abbracciandola e poi facendole notare la polvere in qualche angolino. Martina iniziò a temere le giornate in casa più che a godersi le passeggiate al mare o le chiacchiere tra amici.

Arrivò persino a sognare che mentre puliva senza sosta, Matteo e la sua mamma girassero per casa con un piccolo robot per trovare tracce nascoste di sporco! La domenica era tutta una corsa per tenergli tutto a posto, non più una gioia.

Un giorno Matteo, dopo una cena con quindici amici di Martina, cominciò subito: Ma il water lhai pulito dopo la festa?

Ma certo che lho fatto! rispondeva Martina, fra sé pensando che dopotutto era pulitissimo già prima

E invece hai lasciato tutto così Non capisci che così porti batteri in casa?

A volte Martina lasciava correre, altre ribatteva. Ma a poco a poco la sua leggerezza spariva, e la gioia degli inizi si spegneva come una lampadina.

Non sorridi più come prima, Marti si lamentava Matteo abbracciandola. Mi manca la tua luce

Lei provava a sorridere, ma niente: era una forzatura. Si sentiva senza colore, senza la leggerezza di quei giorni.

Quando Matteo partì per lavoro, la mamma di Martina, Lucia, decise che era ora di andare a trovarla. Appena entrata, trovò la figlia con lo straccio in mano, che non si fermava nemmeno per prendere il tè.

Dai, Martì, siediti con me. Facciamo quattro chiacchiere

Vai avanti, mamma. Qui cè sempre qualcosa da sistemare

Lucia la guardò bene: Ma qui è pulito come una sala operatoria! Però i tuoi occhi non brillano più, amore mio. Che succede?

Martina non resse più crollò sulla sedia e raccontò tutto alla mamma.

Lucia la ascoltò in silenzio, incredula. Quella figlia vivace, quel suo arcobaleno, era diventata triste, spenta. Perfino i capelli sembravano più opachi, il viso senza più fossette di allegria.

Ma perché non mi hai detto niente? sussurrò Lucia, stringendole la mano.

E che potevi fare, mamma? Sono io quella che non va bene

Ma va! Quello lì, con le sue manie di perfezione e fu già pronta ad agire.

Lucia parlò subito con Michele, il papà. Lui, che pareva sempre tranquillo, scattò distinto: Prendiamo nostra figlia e la riportiamo a casa! Basta storie!

E così fecero. Martina, sorpresa ma anche leggermente sollevata, preparò velocemente due valigie. Per tutti quei mesi si era sentita obbligata a restare, a non deludere nessuno. Ma ora, guidata dalle mani sicure del papà, capì che a volte bisogna solo lasciarsi aiutare.

Aveva un po di vergogna verso Matteo, ma decise di chiamarlo e dirgli come stavano le cose.

Matteo, mi dispiace. Voglio il divorzio. Non sono riuscita a renderti felice, e io non lo sono stata.

Matteo era sconvolto, la chiamava tutti i giorni, la pregava. Quando tornò, cercò di recuperare persino promise lavastoviglie e robot aspirapolvere! Ma ormai Martina aveva deciso.

Un giorno, mesi dopo il divorzio, Matteo la incontrò per caso a via Toledo. Era di nuovo sorridente, i capelli lucenti, gli occhi accesi di vita come una volta. Un vero passerotto colorato al sole.

Per un attimo pensò di chiederle di ricominciare, ma poi si rese conto che quellarcobaleno se nera andato. Per sempre.

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Si è manifestato il traditore