Un figlio malato può sconvolgere e stravolgere completamente la tua vita…

Bambino malato ti rovinerà la vita

Gianni, come hai potuto labbiamo tanto desiderato sussurrò Chiara, guardando il marito con gli occhi pieni di lacrime.

Lui se ne andava. Il suo adorato marito, il punto fermo e sostegno della sua vita, le aveva comunicato che avrebbe chiesto il divorzio e sarebbe andato a vivere con unaltra donna. Ah, se solo Gianni avesse usato parole taglienti o avesse minacciato di lasciarla senza un soldo, sarebbe stato tutto più semplice. Invece, le si spezzava il cuore per il tormento e i sensi di colpa che vedeva nei suoi occhi confusi.

Ti prego, Chiara, basta, rispose Gianni con una voce ormai spenta, desideroso solo di terminare in fretta quelladdio diventato inevitabile.

Gianni amava unaltra, una donna solare e leggera. Eppure, Chiara non gli era indifferente. Ricordava ancora fin troppo bene quanto si fossero amati, quanta dolcezza, quanta passione avessero colmato la loro relazione.

Valigia in mano, ormai sulla soglia, Gianni si sentiva svuotato; il resto delle sue cose le aveva già portate via. Di tutto avrebbe voluto parlare, tranne che di sentimenti. E invece Chiara aveva iniziato a scavare dove faceva più male.

In quel momento, il pianto del bambino echeggiò dalla cameretta e Chiara corse subito dal piccolo. Gianni sospirò, e fu chiaro a se stesso: era lui la fonte di tutti i dolori, il piccolo Paolo, che i medici avevano diagnosticato con paralisi cerebrale infantile fin dai primi mesi di vita. La loro vita aveva preso una svolta drammatica dal giorno in cui era arrivato al mondo quel fagottino urlante e bisognoso di cure senza fine.

Il padre era combattuto: a volte provava rabbia per un figlio che ora assorbiva tutte le energie della madre, a volte si sgretolava in mille pezzi di compassione. Anche lui aveva voluto diventare padre, come Chiara. Avevano dovuto superare tante prove prima che la gravidanza tanto desiderata si compisse.

Restando lì, con la mano sulla maniglia, Gianni ricordò i mesi felici dellattesa, poi il parto prematuro, la lunga e difficile permanenza in ospedale, la paura delle conseguenze che i medici avevano subito prospettato.

Avevano sperato, allinizio, e invece a soli sei mesi era arrivata quella sentenza: paralisi cerebrale infantile. Lo sguardo di Chiara si era riempito di lacrime, e da allora era iniziato linferno.

Non voglio più pensare a tutto questo, rifletteva Gianni, non posso più vivere al fianco di una donna la cui vita è fatta solo di terapie, massaggi e sedute di fisioterapia.

Fu allora che nella vita di Gianni comparve una ventata di leggerezza: Ilaria, giovane e spensierata, tutta sorrisi e nuove attenzioni. Con lei tutto era semplice, non cerano discussioni o piani terapeutici a riempire le giornate; nessun passato doloroso. Gianni si lasciò trascinare dallillusione di una felicità ritrovata, lentamente dimenticandosi dei propri impegni di marito e padre.

Familiari e amici non lo biasimarono, anzi. I parenti di Ilaria mostrarono comprensione per la sua decisione.

Ma che uomo potrebbe reggere tutto questo? diceva spesso la madre di Chiara, che aiutava la figlia con riluttanza. Con i nipoti della sorella maggiore trascorreva i pomeriggi felice, ma il piccolo Paolo le pareva solo una continua difficoltà.

Assalito dai sensi di colpa, Gianni una sera si confidò con lamico suo di lunga data, Andrea.

Migliaia di uomini fanno così, e va bene così, lo rassicurava Andrea. Capisco che Chiara ti sia cara, ma non puoi rovinarti la vita, Gianni.

Non è solo questo, mormorò Gianni, Chiara è sempre stata il meglio che avessi: moglie, amante e amica. È una madre meravigliosa. Ma guarda come siamo finiti

Se lei sceglie di portare questa croce, rispose Andrea, scuotendo la testa non sei costretto anche tu a sacrificare tutto te stesso. Un bambino malato ti divora, prosciuga ogni energia. La vita è tua, ricordalo.

Il pensiero che i soldi avrebbero sistemato tutto fu un sollievo inatteso.

Dai, Gianni, lasciale la casa, una delle auto. Paga tutto quello che devi, anche gli alimenti. Così nessuno potrà accusarti di aver abbandonato moglie e figlio in difficoltà.

Gianni sapeva di poterlo fare: metà dei soldi del garage del padre, buon stipendio Non avrebbe avuto problemi economici, di questo era certo. Quella soluzione sarebbe stata una via di fuga senza sensi di colpa.

Così fece. Lasciò la casa a Chiara, trasferì a lei i soldi del garage e i documenti del SUV. Tenendosi solo la vecchia Punto, rinunciando a qualsiasi diritto sulla casa coniugale.

Ma quelle frasi, una volta pronunciate, non gli portarono la leggerezza sperata. Chiara ascoltava i dettagli del divorzio in silenzio, stringendosi nelle spalle. Anche in quel momento avrebbe accettato qualsiasi appiglio perché lui rimanesse. Era un dolore profondo, per entrambi.

Chiara, non ce la faccio più, le disse, ti prego, non inviarmi più foto di Paolo. Le cancellerò, non voglio sapere più nulla.

Se solo lei avesse pronunciato unultima parola, forse sarebbe rimasto; ma sapeva che sarebbe stato solo un rimandare linevitabile. Così, mentre Chiara si occupava del bambino, lasciò la casa.

Uscendo, laria fresca sembrava nuova. Finalmente non avrebbe più respirato quellodore stagnante che sentiva in casa da mesi. Che odore fosse, non sapeva: era come se tutto ricordasse il dolore, la fatica, la lotta quotidiana.

Voleva solo dimenticarsi di Chiara e Paolo. Quasi galleggiava di sollievo mentre correva verso la vita frizzante con Ilaria, sentendo che stava recidendo i legami con la famiglia, una volta per tutte.

Rimasta sola, Chiara crollò. Langoscia la strozzava, ma subito il pianto di Paolo la ridestò. Il suo sorriso spuntò nuovamente, proprio mentre il piccolo, di otto mesi, la guardava e sorrideva davvero, forse per la prima volta.

Stai sorridendo, sussurrò Chiara incredula, Paolo, sorridi alla mamma!

Mai prima avevano visto una vera, consapevole espressione di gioia sul volto di Paolo. I dottori avevano parlato di progressi, dicendo che se avessero continuato con le terapie, forse a dieci mesi avrebbe sorriso davvero. E adesso, eccolo qui, il miracolo.

Signore, che felicità! gridò la giovane madre, le lacrime di commozione agli occhi. Abbracciò il piccolo, coprendolo di baci: sulle guance, sul nasino, sulle manine. Sorridi ancora alla mamma, amore mio!

Proprio in quel momento, le squillò il telefono. Era Anna, lunica vera amica che non le aveva mai fatto mancare il suo sostegno e che sapeva del divorzio imminente.

Alla fine se nè andato?

Sì, Anna, ha preso tutto e mi ha lasciato soldi e la casa.

E le lacrime tornarono copiose mentre raccontava quanto Gianni fosse stato sbrigativo.

Non piangere, Chiara! Non sei stata gettata per strada. Hai una casa e una base da cui ripartire, la rassicurò Anna. Ci sono donne che rimangono senza nulla. Procurati un po di respiro.

Sembra abbia voluto pagare per togliersi di mezzo è tremendo, fa male, Anna.

Sentendo il dolore nella voce dellamica, Anna cercò di cambiarle umore e la interrogò su Paolo. E quando Chiara raccontò che per la prima volta aveva sorriso davvero, la sua voce si illuminò.

Nessun uomo vale quanto il sorriso di tuo figlio, mai! esclamò Anna entusiasta.

Hai ragione, rispose Chiara, ridendo. Solo con Anna poteva condividere le piccole vittorie senza paura del giudizio, e insieme piangere. Anna era il suo appoggio, quello che serviva davvero.

Ascolta, dovresti concederti un po di tempo per te stessa. Vai dal parrucchiere per un pomeriggio di relax, tanto ora puoi permettertelo.

E dove lascio Paolo? sospirò Chiara. Mia madre troverà mille scuse, e mia sorella finirà per compatirmi.

Lascia perdere i parenti: ci penso io a Paolo. Gli faccio fare un bel giro con il passeggino oppure giochiamo insieme. Vedrai che canterà pure, non solo sorriderà!

Chiara si sentì per un attimo sollevata e rise di gusto. Anna era proprio una forza della natura.

Dopo il divorzio, Anna iniziò a farle più visita. A volte scambiavano solo qualche parola, altre volte Anna restava qualche ora a giocare con Paolo, permettendo a Chiara di prendersi cura di sé.

Passarono i mesi: al decimo mese Paolo ancora non riusciva a girarsi da solo, ma verso lanno finalmente iniziò a stare seduto con un piccolo sostegno. Le gambine rimanevano rigide, ma i miglioramenti cerano!

Non aveva tempo di pensare a Gianni. A volte, di notte, un pensiero nostalgico e qualche lacrima silenziosa la coglievano, ma spesso crollava dalla stanchezza prima ancora di poggiare la testa sul cuscino.

La vita andava avanti; delusioni e piccoli traguardi si susseguivano. A un anno e mezzo, Paolo iniziò a strisciare e a interessarsi sempre più ai giocattoli, in particolare ai mattoncini colorati. Provava ad assemblarli nonostante le mani poco obbedienti.

Al compimento dei due anni, Chiara decise di festeggiare davvero il compleanno di Paolo. Invitò lex marito con un messaggio gentile e chiamò anche la sorella Lucia, lamica Anna e sua madre.

Paolo accolse tutti indossando un completo colorato, intento a costruire una torre di mattoncini. Dopo i primi ospiti, sperava di sentire parole di entusiasmo. Avevano lavorato duramente, lei e il figlio!

Paolo, sei un bambino meraviglioso! esclamò Anna, entusiasta, sedendo a terra con lui e aiutandolo a giocare. Il suo regalo erano altri mattoncini: Paolo esplose in una risata di gioia.

Non così, invece, reagirono gli altri. La nonna guardò il nipote e sospirò.

Amore, non so che dire Ho dato dei soldi a tua madre, lei saprà cosa comprarti.

Grazie, mamma, rispose gentilmente Chiara, sebbene un retrogusto amaro le rigasse il sorriso. Paolo era così bello in quel costume, possibile che il cuore della nonna non battesse un po più forte?

Ti ha fatto gli auguri Gianni? domandò distrattamente la madre.

Mi ha mandato una foto di auguri e un bonifico. Ha detto che non può venire.

Ci sta, concluse la nonna, chi vorrebbe vedere certe cose?

Chiara si morse le labbra. Lucia entrò con suo figlio Francesco, quattro anni: subito la nonna si rivolse tutta al nipote più grande, a lodarlo, baciarlo, stringerlo. Mentre a Paolo una mezza occhiata.

Francesco ormai nuota da solo! si vantava Lucia, godendo dellapprovazione della madre.

Bravo il mio Francy! applaudiva la nonna, carezzandogli la testa.

Poi portarono il discorso sulle piccole conquiste: Lucia espose i progressi di Francesco, snobbando quelli di Paolo.

Dai, Chiara, a due anni tuo figlio sa sedersi e strisciare? Sorride se vede i mattoncini nuovi? rise Lucia.

Chiara non rispose; la madre rincarò la dose.

Smettila di vantarti dei passi di Paolo, sono cose normali

Mamma, perché dici così?

Non ti offendiamo, riprese Lucia, ti capiamo e abbiamo pietà per Paolo. Ma nessuno vuole sentire ste storie di piccole vittorie. Anche io potrei vantarmi che il mio impari a pulirsi da solo.

Discutevano a turno, tra compatimento e critica, e alla fine Chiara rimase in silenzio, senza forze per controbattere. Proprio allora Anna entrò nel salotto, dopo aver ascoltato tutto.

Signore, avete dimenticato perché siete qui? Vi sembra normale arrivare a una festa e offendere chi festeggia?

Anna, non capisci, si difese la madre di Chiara, vogliamo bene a Paolo, ma

Niente ma! la interruppe Anna, vedrete fra ventanni, quando sarete voi a cercare sostegno. Forse allora i vostri invitati si lasceranno andare a poco edificanti frecciate

Le due donne rimasero senza parole, si scambiarono uno sguardo e presto annunciarono che era ora di andare.

Non ti offendere, salutò la mamma, scusaci se ti abbiamo ferita.

E scegli bene con chi restare amica aggiunse Lucia, lanciando unocchiata eloquente ad Anna.

Appena uscite, Chiara si lasciò andare, piangendo. Anna le fu ancora una volta accanto e la strinse in un abbraccio.

Devo parlarti seriamente, disse Anna. Hai mai sentito parlare dippoterapia?

***

La prima volta che Anna nominò lippoterapia, Chiara ne fu diffidente. Un bambino che riesce a stare in piedi solo con aiuti speciali, che miglioramento può trarre dal montare su un cavallo? Ma Anna la convinse a informarsi almeno, a parlarne con uno specialista.

Sì, possiamo lavorare sulla spasticità muscolare, migliorare la coordinazione ed equilibrio. La schiena e gli arti di Paolo ne guadagneranno, spiegò il terapista durante la consulenza.

Ma Paolo non resterà traumatizzato? Potrebbe spaventarsi dei cavalli.

Lippoterapia aiuta anche a livello emotivo, replicò il medico. Stimola la motivazione, rafforza la resilienza. Anche sul piano delle relazioni può dare molto!

Così Chiara si convinse. Sottoposero Paolo agli esami necessari per diagnosticare eventuali allergie. E un giorno si presentarono al maneggio.

Listruttore, il signor Massimo, accolse con calore madre e figlio, svelando che con gli omonimi aveva un certo feeling.

Prima di iniziare, Massimo fece conoscere a Paolo la cavalla Margherita, dolcissima e paziente. Il bambino era teso, ma gli occhi divennero pian piano più chiari e vivaci.

Dai, piccolo mio, accarezza Margherita, sussurrò listruttore, guidando la mano del bambino sul muso dellanimale.

Paolo tremava, ma non aveva paura. Il suono che emise fu più vicino alla gioia che al pianto.

Gli piace! Gli piace davvero! esultò Chiara, col cuore che le batteva forte.

La cavalla abbassò dolcemente la testa, il suo respiro caldo accarezzò la manina di Paolo e lui, dimprovviso, scoppiò in una risata argentina.

Non ci posso credere, sussurrò Chiara con le lacrime agli occhi.

E non abbiamo neanche iniziato davvero, sorrise Massimo, vedrà, le sorprese non sono finite.

In un impulso spontaneo, Chiara abbracciò luomo e lo baciò sulla guancia, poi si scusò arrossendo.

Non preoccuparti, rise Massimo. Iniziamo.

Ogni seduta di ippoterapia era attesa con trepidazione. Chiara vedeva gli occhi di Paolo brillare ogni volta che incontrava Margherita e listruttore.

Ottimo, Massimo! diceva Massimo dopo ogni sezione, dando colpetto con il pugnetto al piccolo paziente.

Già dopo cinque lezioni, Chiara vide i primi risultati: la felicità di Paolo accresceva, i progressi fisici si notavano, ogni seduta era un piccolo trionfo.

Avete fatto un ottimo lavoro, la lodò Massimo, ma la strada non si conclude qui. Ora Paolo riesce a sostenersi da solo con lappoggio, ma serve ancora lavorare su forza e coordinazione.

Grazie di cuore, rispose Chiara emozionata.

Vedrà che un giorno Paolo correrà, dichiarò listruttore, commosso dallamore e dal coraggio di quella madre.

Voglio crederci, sorrise lei tra le lacrime.

Massimo la strinse ancora in un abbraccio amico e regalò a Paolo una piccola cavallina di peluche, che riempì la stanza di risate pure.

Prima di ripartire, Massimo promise che dopo due mesi li avrebbe aspettati per un altro ciclo di sedute e tanti piccoli e forse grandi altre vittorie.

**

La vita, a volte, ci mette davanti a montagne insormontabili. Tutti possiamo cedere alla paura, ai rimpianti e alla solitudine. Ma cè una forza che ci permette di superare ogni tempesta: quella che si trova dentro chi non si arrende, chi trova gioia anche in una piccola vittoria, e sa affidarsi a chi cammina insieme per amore e amicizia. Solo così la vita, anche con una salita ripida, può regalare la più grande delle felicità.

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