La separazione dei genitori…

Divorzio dei genitori…

Non è mia figlia! È sicuro! Non mi assomiglia per niente urlava Matteo.

Si stava comportando malissimo durante la procedura di divorzio: meschino, puntiglioso, voleva dividere tutto, persino il bollitore.

Tutto è stato comprato durante il matrimonio, quindi metà è mia. E, se vogliamo essere giusti, dovrei portarmi via tutta lelettrodomestica. Tanto mia moglie e mia figlia restano nellappartamento sosteneva Matteo davanti al giudice.

La giudice, una donna sulla cinquantina, lo fissò severa alzando lo sguardo dagli occhiali. Sfogliò lentamente i documenti.

Mi risulta che lappartamento appartenga a sua moglie. Lha ereditato da sua zia prima del matrimonio, quindi non è soggetto a divisione.

Appunto, se lappartamento resta a lei, tutto il resto dovrebbe essere mio. La lavatrice, il microonde, il televisore Insomma, tutto quello che si trova in casa. Anche il box doccia, che ho pagato di tasca mia.

Vuoi portarti via anche il box doccia? sbottò Lucia Ma dai, mi spacchi mezza vasca così.

La giudice le rivolse uno sguardo compassionevole. Non le capitava spesso un uomo così meschino.

Va bene, il box doccia lo lascio mugugnò Matteo. Ma allora la lavatrice è mia, daccordo? Mi sembra giusto, no? aveva persino il coraggio di sorridere alla giudice.

Matteo sorrideva sempre alle donne, convinto di avere fascino. E infatti era un uomo piacente. Non stava lasciando Lucia per caso: da mesi aveva una relazione con una giovane collega. Anche lì, cercava di impressionare la giudice. Ma quella signora aveva visto fin troppi furbetti. Non bastavano certo sorriso e aspetto per convincerla.

Lucia sentiva che la giudice era dalla sua parte, anche se non lo mostrava: non è compito suo prendere posizione. Doveva restare imparziale. Però, quando Matteo sbottò che la figlia non era sua appena si parlò di alimenti , la giudice perdette la pazienza. Si tolse gli occhiali, li pulì con calma, poi sospirò.

Quindi lei ha cresciuto la bambina per dodici anni, lha sempre chiamata sua figlia. E ora pretende che non sia più sua? Mi spiega il senso?

Eh che vuole si forzava a sorridere Matteo, ormai con una smorfia. Io lo sapevo che la bambina non era mia, ma sono stato buono. Ma gli alimenti non li pago: ora ho unaltra famiglia, magari avrò anche un figlio mio.

Come?! Un tuo figlio?! scoppiò Lucia, stravolta dallipocrisia di quelluomo.

Sentiva mancare laria per la bassezza del marito. Dopo tutti quegli anni insieme non avrebbe mai pensato che Matteo potesse cadere così in basso.

Calma, Lucia, non alzare la voce le disse sottovoce la giudice. E lei, Matteo, deve pagare gli alimenti fino a quando non dimostrasse legalmente che la bambina non è sua. Dovrà fare un test del DNA.

Matteo si rabbuiò. Non aveva nessuna intenzione di fare il test. Sapeva benissimo di essere il padre di Chiara. È vero, la bimba non gli assomigliava, era identica alla nonna materna; le foto parlavano chiaro. Eppure stava cercando di negarla. Dove aveva imparato tanta crudeltà?

Il divorzio fu dolorosissimo.

Il giorno dopo Matteo parcheggiò un vecchio furgone davanti a casa, deciso a caricare tutte le cose che era riuscito a ottenere dal giudice. Scrutava ansioso gli operai per controllare che non rovinassero la lavatrice o la lavastoviglie. Lucia non gli diede peso, ma le venne da ridere e piangere quando si accorse che le erano spariti il bollitore, il set nuovo di pentole e il servizio da tavola. Da sembrare una barzelletta, se non fosse stato così triste. Per fortuna Chiara non vide niente: Lucia aveva portato la bimba dalla nonna, senza dirle una parola cattiva sul padre.

Una separazione è già uno shock per un bambino: a che serve riversare anche odio? Se una figlia vuole bene al padre, è giusto che continui a volergli bene. Chiara non saprà mai che durante il divorzio il padre aveva cercato di non riconoscerla: vedrà il papà quando vuole e Lucia non glielo avrebbe mai impedito. Linteresse di un figlio viene prima di tutto, non il desiderio di vendetta contro lex.

Riportata Chiara a casa, la bambina girava triste per lappartamento vuoto. Vide lo spazio vuoto dove cera la lavatrice, le cose del papà sparite. Quella notte Lucia sentì singhiozzi dalla cameretta. Senza accendere la luce, si sedette accanto a Chiara, la mano leggera sopra la coperta.

Tranquilla, piccola. Succede, a volte i grandi si separano. Ma questo non significa che non vedrai più il papà.

Improvvisamente la bambina si scostò, scuotendo la mano dalla madre.

È colpa tua sibilò tra i singhiozzi Sei tu che hai fatto andare via il papà. Me lha detto lui: con te stava male, eri sempre nervosa, gli rimproveravi tutto.

Lucia rimase senza parole. Chiara era sempre stata dolce e calma. Ora usava le stesse parole del padre.

«Sarei io a rimproverare?» pensò Lucia. E, senza farci caso, se ne uscì:

Sai che il papà se nè andato per stare con unaltra donna?

Lo so, mamma, lo so!

Chiara si tolse la coperta, si sedette di scatto e la fissò al buio.

Papà mi ha detto tutto. Ha trovato unaltra perché con te non ce la faceva più. Tu non facevi altro che tormentarlo.

Lucia si morse le labbra. I numeri digitali azzurri sulla sveglia illuminavano gli occhi di Chiara: lucidi per le lacrime e colmi di rabbia. Come spiegare che una parte era vera? Lucia davvero aveva riversato rabbia sul marito, da quando aveva scoperto che la tradiva. Come poteva sorridere, farsi umiliare? Si era disperata, aveva fatto scenate, ma non aveva mai forzato il divorzio: ci sperava ancora. E come spiegarlo a una ragazzina di dodici anni? Era meglio lasciar passare il tempo: Chiara avrebbe superato tutto, accettato che il papà non viveva più con loro.

Lucia cercò di abbracciarla, ma la figlia si scostò come se la madre fosse unestranea.

Dormi ora, domani è scuola sospirò.

La mattina dopo Chiara era muta, rispondeva a monosillabi. Lucia pensò che la figlia si sentisse in colpa per quello che aveva detto. Ma presto si accorse che non era così. Nessun pentimento.

Il sabato Lucia dormì più a lungo: finalmente una mattina di riposo. Alle dodici, non vedendo la figlia, cominciò a preoccuparsi. Non era mai successo che dormisse tanto. Entrò nella stanza: vuota. Panico. Provò e riprovò a chiamare Chiara: rispose solo al quinto tentativo, con musica e voci in sottofondo.

Perché chiami così tanto? disse Chiara, con tono insolente. Sono con papà al centro commerciale, cè una festa con gli animatori.

Ma… perché non mi hai avvisata?

Dormivi ancora. Ora scusami, sono impegnata.

Lucia ascoltò il bip del telefono incredula. Lansia fu sostituita dallindignazione: era ora di mettere dei limiti.

Chiara tornò dopo pranzo, tutta sorrisi e sfida.

Non farlo più le disse Lucia.

Che cosa? Non posso vedere papà? Tanto già mi aveva detto che tu avresti provato a ostacolarmi.

Io, ostacolarti? Ma per favore! Se vuoi vederlo, vai pure. Ma devi avvisarmi prima di uscire!

Non mi sono nascosta. Mamma, lasciami stare! sbottò Chiara chiudendole la porta in faccia.

Lucia avrebbe voluto urlare, ma si trattenne: era evidente che la figlia stava attraversando un periodo difficile.

Il tempo passava e Chiara diventava sempre più ribelle. Prima andava dal padre ogni weekend, poi sempre meno, ma ogni volta che tornava era ancora più intrattabile.

Lucia resistette per quasi un anno, finché perse la pazienza il giorno del compleanno di Chiara. Aveva organizzato una piccola festa, invitato i nonni, comprato la torta. Aveva programmato che, dopo, Chiara sarebbe uscita in pizzeria con le amiche. Invece, la figlia sbuffò ed uscì senza nemmeno spegnere le candeline per andare dal padre.

Secondo Lucia, Matteo laveva fatta apposta: per ferirla il più possibile, come a dire vedi che tua figlia preferisce stare con me?.

Quella sera Lucia gridò per la prima volta contro Chiara.

Perché mi fai questo? Avevo preparato tutto per te. Potevi almeno stare un po qui, poi andare da tuo padre!

E magari non mi va? Magari non voglio stare con te replicò Chiara Magari non voglio nemmeno vivere con te! Nessuno resiste vicino a te, papà è scappato e tu urli sempre con me.

Non vuoi vivere con me? E con chi vorresti vivere allora, con tuo padre?

Sì! Certo che sì, lui mi ha raccontato che, durante il divorzio, voleva che io restassi con lui ma tu non hai voluto. Ti sei mai preoccupata di chiedere a me? Io avrei scelto lui.

Davvero sei sicura che tuo padre voleva che tu vivessi con lui?

Eccome! gridò Chiara. E anche ora vuole che io vada a vivere con lui. Ora ha una brava moglie, dice che mi accetterebbe volentieri.

Insomma, tu non hai ancora visto la nuova moglie di papà? In tutto questo tempo vi incontrate solo per strada?

Non ancora, ma non importa. Presto la conoscerò: papà dice che è perfetta.

Papà dice, papà dice… a quel punto Lucia sbottò. Aveva sopportato tutto per un anno, ora non ce la faceva più E non pensi che lui ti stia raccontando un mucchio di bugie? Non ha mai voluto portarti a casa sua.

Sei tu che menti! Hai fatto andare via papà e rovini tutto anche a me!

Ah sì? E come?

Lucia era così amareggiata che non le veniva più da urlare; scoppiò in lacrime, nella speranza che Chiara si impietosisse. Ma la figlia la guardava con scherno.

Riflettici da sola. Basta, vado a dormire.

Fu quella notte che Lucia capì che cera qualcosa che non funzionava, veramente. Pensava che Chiara con il tempo si sarebbe adattata. Invece era diventata selvaggia, quasi feroce. Il motivo era chiaro: Matteo aveva pian piano avvelenato la figlia contro la madre. E tutto perché Lucia non aveva voluto dividere la sua casa? Tutto quel rancore, quella vendetta Le sembrava davvero incredibile. Eppure, non si decideva a rivelare a Chiara come si era comportato il padre davanti al giudice. Aveva comunque smesso di prenderne le difese. Il giorno dopo, più calma, provò a parlarle con fermezza:

Chiara, tuo padre ti sta mentendo. Non ascoltarlo: vuole solo farti andare contro di me.

Non ho bisogno di essere convinta. Ho tredici anni, vedo tutto da sola. E il tuo dolce? Tienitelo pure!

Un anno così per Lucia fu un incubo. Chiara era ingestibile, non accettava più nessuna richiesta, nemmeno quelle più banali. La risposta era sempre la stessa:

Lasciami stare! e la porta sbattuta.

Dopo lennesimo incontro col padre, Chiara pretendeva addirittura un catenaccio alla porta della stanza:

Voglio il mio spazio. Tu entri sempre senza bussare.

E sì che dovrei bussare alla porta di casa mia?

Ecco, non mi lasci vivere come voglio! Non mi hai mai neanche permesso di stare con papà. Esci dalla mia stanza!

A quattordici anni, Chiara toccò il culmine della sua ribellione. Probabilmente si aspettava che il padre la invitasse a festeggiare il compleanno insieme, invece lui neanche chiamò. Tutta la sua rabbia la riversò su Lucia.

È colpa tua, di sicuro! Avrai detto qualcosa a papà, perciò neanche mi telefona. Mi aveva promesso che mi avrebbe presentato sua moglie. Tra poco nascerà mio fratellino e io potrò coccolarlo!

A quel punto Lucia capì: la nuova moglie era incinta e Matteo ormai si disinteressava della figlia. Fino a che punto Chiara voleva illudersi?

Per lennesima volta, Lucia cercò di convincerla ad andare insieme da una psicologa.

Ma sei fuori? Ecco cosa pensi di me! urlava la figlia.

Non è uno psichiatra, Chiara. È che ormai tra noi non si riesce più a parlare.

E magari io non voglio neanche parlare con te. Se mi lasciassi stare con papà, ci verrei da sola. Ma da una psicologa, mai.

Ascoltando queste parole, Lucia decise di agire. Individuò una psicologa seria e la invitò direttamente a casa. Se Maometto non va alla montagna…

Sei grande, Chiara, comportati da adulta. Discutiamone con una professionista, ma senza drammi: porta i tuoi argomenti.

Va bene acconsentì Chiara.

Si sedette dritta, gambe accavallate, con laria da adulta.

I miei argomenti? Eccoli: mia madre è sempre insoddisfatta, una guastafeste. Durante il divorzio papà voleva che io vivessi con lui, ma lei si oppose. Mi trovo male con lei, non riesco a parlarle.

La tua posizione è chiara. Ma la mamma sostiene il contrario. Se il papà ti voleva con sé, perché non ti ha mai fatto conoscere la sua nuova moglie?

Ma insomma, siete tutti contro di me! sbottò Chiara, fuggendo dalla stanza e sbattendo la porta.

La psicologa restò interdetta.

La situazione è più grave di quanto pensassi sussurrò a Lucia. Lei è davvero sicura che il suo ex marito voglia davvero tenerla con sé? Perché allora insiste tanto con la ragazza?

Solo per metterci una contro laltra, per farmi pagare. Sono sicura che non lha mai voluta: le avrebbe già presentato la nuova moglie. Quella donna non vuole estranee in casa sua.

Allora le do un consiglio, rischioso ma efficace.

Poche ore dopo, quando Chiara rientrò, trovò il trolley proprio davanti alla porta d’ingresso: quello con cui un tempo andavano in vacanza al mare, tutti insieme. Si bloccò, i bei ricordi si confusero con la voglia di dire brutte cose alla madre, ma rimase in silenzio: Lucia era in corridoio con il cappotto addosso.

Non toglierti le scarpe disse. Parlando con la psicologa, mi sono resa conto che hai ragione tu. Non posso privarti della famiglia che vuoi. Vuoi vivere con papà e la sua nuova moglie? Va bene. Nel trolley trovi le cose che ti serviranno. Il resto lo portiamo quando vuoi. Conosci lindirizzo di papà?

No balbettò la figlia, improvvisamente spaesata.

Ma io sì rispose Lucia. Per coincidenza, mentre portavano via la lavatrice, ho sentito lindirizzo. Vieni, ti accompagno. Ho già chiamato il taxi, ti ho vista arrivare.

Aspetta, mamma Faccio un colpo di telefono a papà

No, Chiara! Facciamogli una sorpresa. Ha sempre detto che non vede l’ora che tu stia con lui: vedrai come sarà felice!

Nel taxi Chiara era silenziosa, Lucia invece continuava a parlare per mascherare lagitazione.

Finalmente esaudiamo il tuo desiderio, tesoro! Sarai felice lì, e io verrò a trovarti.

Il taxi si fermò davanti a una casetta ordinata in periferia. Lucia aprì il cancello: la porta era socchiusa.

Dai Chiara, entra, questa è la tua nuova casa. Ti accompagno fino alluscio.

Anche Lucia si trovò a esitare, bussò alla porta. Aprì la nuova moglie di Matteo, incinta e subito aggrottata.

Ecco, Chiara: conosci la tua nuova mamma. Ora vivrai qui.

In che senso? la donna aveva il viso contratto Matteo! Vieni qui!

Arrivò Matteo, occhi sfuggenti.

Che fate qui?

Sembrava preoccupato, spingeva la moglie indietro per proteggerla.

Lucia, vanno via subito! si agitava.

Lucia si rivolse a lui con tono tagliente:

Dai, accogli tua figlia. Non vedo tutto questo entusiasmo E tua moglie non mi sembra così felice di diventare unita famiglia. Perché non lhai mai presentata a Chiara?

Ma che vivere? Ma siete pazze? Non posso tenerla con me!

Papà, cosa dici? Hai sempre detto che volevi che io vivessi con te.

Non è il momento, Chiara. Tra poco nasce il bambino, stiamo facendo lavori in casa. È impossibile.

Ma papà, non occuperò spazio. Aiuto anche col trasloco

Matteo, che dici? punzecchiava Lucia. Chiama tua moglie, sentiamo insieme.

Basta, è ora di smetterla con questa farsa. Chiara, torna da tua madre. Non posso prenderti. Parleremo dopo.

Perché dopo? Dillo ora, davanti a me. Basta bugie. Racconta a tua figlia come hai provato perfino a negarla davanti al giudice. Io non ti ho mai sentito reclamare su di te. Perché tutte queste storie?

Matteo stava zitto; Chiara invece urlava:

Papà, è vero? Mi hai mentito?

Torna a casa, Chiara sussurrò lui, senza guardarla.

Si ritirò dentro casa, chiudendo la porta in faccia a Chiara, come spesso lei aveva fatto con la madre.

Dai, andiamo fuori Lucia la invitò. In strada chiamò il taxi.

Dove vuoi andare? chiese calma alla figlia, in lacrime.

Ma mamma, a casa! Portami a casa piangeva disperata.

Ma non volevi vivere qui? Forse vuoi riprovare

No, basta. Portami a casa. Ho capito tutto. Scusami, mamma.

Che hai detto? Non ho sentito?

Scusami, mamma, scusami singhiozzò la ragazza. Ho sbagliato tutto. Non mi comporterò mai più così, promesso.

Questo era il trionfo, ma Lucia era soprattutto madre e le lacrime della figlia le spaccavano il cuore. Allargò le braccia e Chiara corse ad abbracciarla.

Basta piangere. Andiamo a casa, prepariamo insieme qualcosa di buono per cena. Mi aiuti?

Chiara annuì furiosamente, nascondendo il viso tra le braccia della mamma.

Nella vita ci sono momenti in cui la verità, anche se difficile, libera il cuore. A volte bisogna toccare il fondo per capire chi ci ama davvero. E solo quando smettiamo di farci accecare dalla rabbia, possiamo finalmente vedere ciò che conta davvero: il valore della famiglia, dellonestà e del perdono.

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