Preoccupazioni altrui
Mamma mia, che bene che sto! Solo che mi viene un sonno… Ludovica allargò le braccia, si sollevò sulle punte dei piedi e si stiracchiò. Non facevo un turno notturno così pesante da un secolo…
Non me ne parlare proprio! Quel nonno, stanotte, ci ha fatto sudare tutte Natalia sbadigliò. Voglio solo tornare a casa! Anche se so già che pure oggi non mi faranno dormire, almeno mi do una rinfrescata.
Perché non ti fanno dormire? Ludovica frugò nella borsa e tirò fuori una sigaretta.
Marco parte per lavoro, mia suocera è in campagna, e i bambini sono tutti con me.
Natalia lanciò uno sguardo di traverso allamica che armeggiava con laccendino, ma non disse nulla. Si era lasciata andare, comunque. Aveva smesso di fumare da quasi tre mesi, e invece adesso non aveva resistito. Ma come biasimarla? Ha salutato suo nonno da poco… L’uomo che laveva cresciuta.
Era rimasto malato per due anni, in condizioni sempre più gravi Ludovica si era sfiancata per assisterlo, addirittura aveva fatto un finanziamento per portarlo a Milano, ma neanche lì avevano saputo aiutarlo. Gli avevano dato un mese di vita, ma è rimasto con lei per altri due anni. Gente così non si spezza. D’altronde, era un ex marinaio! E poi Ludovica era la sua luce: a chi lavrebbe lasciata? Diceva sempre:
Chi si prende cura della mia ragazza, se non io? Non posso lasciarla sola!
Natalia aveva aiutato tanto Ludovica negli ultimi mesi e aveva visto con i suoi occhi quanto fosse forte il legame con il nonno. Ci sono famiglie in cui, anche se ci sono solo due persone, lamore sembra poter bastare per tutto il mondo.
Natalia conosceva benissimo la storia della sua amica. Ci mancherebbe altro! Vivevano nello stesso condominio da quando avevano cinque anni, da quando i genitori di Natalia avevano cambiato casa ed erano diventati vicini del nonno di Ludovica, a Bologna.
Natalia sorrise, rievocando il primo incontro con Ludovica.
Era stata la mamma di Natalia, una donna decisa e rigorosa, a invitare la bimba dal viso triste a casa, ignara della sua storia. Laveva presentata a Natalia e le aveva lasciate giocare nella cameretta. Erano grandi abbastanza per cavarsela da sole.
Natalia aveva iniziato subito a chiedere a Ludovica chi fossero il suo papà e la sua mamma, ma lei era rimasta zitta.
Stava seduta davanti al tavolino di Natalia, con un album e i colori sparsi, senza neanche guardarla.
Dopo un po, Natalia aveva lasciato perdere le domande e si era rimessa a costruire un castello di mattoncini. Però, appena si era girata, era rimasta di ghiaccio.
La sua nuova bambola tedesca, che il papà le aveva portato da un viaggio di lavoro, aveva già perso metà dei suoi bei capelli biondi. Ludovica, con la lingua fuori dalla concentrazione, continuava diligentemente a tagliare con le forbici.
Ma che fai?! Natalia le strappò le forbici di mano e, al suo grido, la mamma accorse dalla cucina.
Cosa succede?
Ludovica non volle spiegare le sue ragioni. Si mise solo a piangere piano, finché il nonno non venne a prenderla.
Mi scusi! Troverò una bambola uguale per Natalia.
Non serve! Natalia non smetteva di piangere, accarezzando la testa spelacchiata della bambola. Le dita, scivolando sulla testa, incontravano il vuoto dove prima cerano i capelli setosi, e lei si disperava ancora di più. Non la trovi più, me lha portata il papà!
Non era in realtà tanto per la bambola: era per la rabbia. Perché, in quel momento, la mamma non aveva rimproverato Ludovica come faceva di solito con lei, ma la guardava in silenzio e parlava piano con il vicino.
Natalia amava sua madre, ma sapeva che era severa. Diceva sempre che la sua missione nella vita era crescere bene la figlia. Glielo aveva ripetuto spesso e Natalia non capiva come potessero non esserci, per la mamma, cose più importanti di lei. I figli, allora, erano davvero così importanti? Ma perché ora non sgridava Ludovica, e si limitava ad accarezzarle la testa, parlando con il vicino?
Quando Ludovica e il nonno se ne furono andati, la mamma spense subito la “sirena” della figlia con un ordine:
Lavati il viso! E vieni a tavola! Ho fatto le crespelle.
Natalia non sapeva resistere al richiamo del cibo. Soprattutto alle crespelle di mamma Era una festa! Cucinava poco, la mamma, sempre di corsa per il suo lavoro.
Elena, la madre di Natalia, era una pediatra del quartiere. Diceva scherzando di avere, oltre a Natalia, metà dei bambini della zona come figli. E non era unesagerazione: mancavano i medici e toccava a lei occuparsi anche di altri ambulatori oltre al suo.
E dove li metti, tutti questi bambini? Non è che si ammalano meno, solo perché mancano i dottori! Elena si sedeva sulla panca dell’ingresso, con le gambe stanche dopo il turno, Nat, portami un bicchiere dacqua per favore!
Natalia portava con attenzione il bicchiere dalla cucina, stringendolo con entrambe le mani per paura di romperlo, e osservava la mamma bere con gusto. Le sue piccole dita carezzavano la guancia stanca della mamma e finalmente scopriva un sorriso. Allora, sì, era tutto a posto
Dopo le crespelle, Natalia decise che il muso era durato abbastanza. Non sapeva tenere il broncio. Anche allasilo, se un compagno le tirava i capelli, si arrabbiava ma subito dopo lo invitava a giocare.
Mamma? stava finendo il cacao, eliminando con cura la schiuma col cucchiaino. Ma perché sei triste?
Elena, riponendo lultimo piatto lavato, sospirò e si sedette accanto a lei.
Tesoro, sei molto arrabbiata con Ludovica?
È antipatica! E non voleva neanche parlarmi.
Vedi, amore, al momento non parla proprio con nessuno. Nemmeno con il nonno.
Natalia rimase di stucco. Com’era possibile?
È malata?
In un certo senso. Non ha più la mamma e il papà, Natalina. E questo fa tanto, tanto male.
E dove sono andati? lei si accigliò.
Si può restare senza genitori?
Stavano tornando in macchina. Tutti insieme. È successo un incidente. Ludovica dormiva dietro e si è salvata, ma i suoi genitori… Natalina, non essere arrabbiata con lei. Non voleva ferirti.
Natalia si immaginò sua madre e suo padre in auto… Si immobilizzò, poi scese dalla sedia e, stringendo la madre fortissimo, le tirò una ciocca ribelle.
Natalia, piccola, che cè?! Sono qui con te! Sto qui accanto a te!
Rimasero così ancora a lungo, abbracciate e sussurrandosi parole senza senso. Poi Natalia sgattaiolò via, tornò con la bambola mutilata e le forbici e chiese:
Mamma! Posso prendere la tua rivista?
Elena alzò le sopracciglia, sorpresa, ma non disse nulla. Le diede lultimo numero di “Burda”, poi aprì la porta di casa e suonò a quella accanto.
Michele, il nonno di Ludovica, aprì la porta e vide passare, ferma e decisa, Natalia.
Non disturbateli. Che provino ancora, da sole Elena mise un dito sulle labbra.
Natalia trovò la porta della cameretta senza esitazioni, la spalancò e, senza badare allo sguardo sospettoso di Ludovica, le porse la bambola disastrata.
Tieni!
Poi stese la rivista a terra e, sfogliando rumorosamente, indicò una foto di una donna con una bella acconciatura.
Guarda! Ho capito! Volevi fare i capelli come questa qui, vero? Allora, dai, finisci! Perché metà è già a posto!
Ludovica, sorpresa, rimaneva lì, stringendo la bambola.
E dai, siediti! Natalia batté la mano a terra Rifacciamo la sua acconciatura! Mamma dice che le bambine devono essere belle. E come può essere bella, senza capelli? Andiamo avanti? O mi metto a piangere di nuovo?
Va bene… la voce di Ludovica era un sussurro appena udibile. Ma le forbici ripresero a tagliare e le due bambine dimenticarono i loro rancori. Nemmeno si accorsero che i due adulti, con la porta socchiusa, si asciugavano una lacrima e sorridevano, ognuno nascosto all’altro.
Così iniziò lamicizia tra Natalia e Ludovica.
La bambola, conciata così male che Elena rise per settimane, rimase per anni nella cucina di Natalia. Troneggiava su una mensola, con un cappello rosso calato sugli occhi, cucito da Ludovica quando dichiarò passata la moda dei tagli corti. Ogni volta che prendevano il tè insieme, Ludovica sbuffava:
La vuoi una parrucca, alla tua bambola?
Ma va! ribatteva Natalia, porgendole una tazza enorme di tè verde Bevi e lascia stare il nostro passato!
Ludovica… Lei cera quando Natalia perse sua madre. Natalia era al quinto mese e nessuno aveva voluto dirle della morte improvvisa di Elena. Quando il marito, con infinita cautela, le diede la notizia, la prese al volo quando svenne e corse subito da Ludovica invece che chiamare il dottore. E Ludovica, per la quale Elena era diventata come una seconda madre, senza esitare le fece due iniezioni e restò accanto a lei tutta la notte, dondolandola come una bimba.
Natalia, anche il piccolo dentro di te piange… Se stai male tu, sta male anche lui. Calmati, ci proviamo insieme, ok? Dai, zia Elena ti avrebbe rimproverata!
Perché? Natalia tra i singhiozzi e gli occhi ormai a fessura.
Avrebbe detto che fai male alla salute di tuo figlio e, magari, te la faceva pagare!
Ludovica, lei non lo vedrà mai…
Ma sapeva che cera. Non facciamola stare male anche lassù. Ok?
La prima figlia Natalia la chiamò come la madre. La seconda la battezzò Ludovica.
Così avrò un’altra Ludo in casa! rideva Natalia, cullando la bambina.
Ma non è per niente una Ludo, lamica la prendeva con cautela Sembra una Milena. Guarda che meraviglia! Ciglia lunghissime! Preparati, mamma, a scacciare i pretendenti!
E perché mai?
Dovrai tenere lontani i ragazzi!
Ludovica, rimasta senza nessun parente dopo la morte del nonno, non si sentiva affatto sola. Come poteva, con tutti i bambini di Natalia da amare? Spendeva più per i regali ai figli dell’amica che per sé, tanto che Natalia la rimproverava:
Comprati piuttosto un vestito nuovo, o delle scarpe! Se continui così, non ti sposerà mai nessuno!
Meglio così! Il matrimonio lho già provato e basta!
Ludovica, in effetti, un matrimonio lampo laveva avuto. Neppure aveva capito bene di cosa si fosse trattato.
Aveva conosciuto Valerio, giovane chirurgo promettente, in ospedale. In poco tempo era diventato il sogno di tutte. E Valerio non fece troppi giri: dopo due mesi, chiese Ludovica in sposa.
Ci sta solo per lappartamento! Vive solo lei! si mormorava malignamente, ma appena Ludovica si avvicinava tacciano tutti.
Lei ovviamente aveva sentito, ma lasciava correre. Era felice.
Ma questa felicità durò poco. Subito dopo le nozze, notò stranezze nel marito: i loro turni non coincidevano, e lei trovava spesso casa a soqquadro, oggetti fuori posto e profumo femminile sconosciuto nellaria. Alle sue domande lui la stringeva e le diceva:
Sciocchina, ti stai inventando le cose! Amo solo te!
Finì tutto in modo grottesco. Una sera, dopo un turno massacrante, Ludovica infilò la mano nella tasca dellaccappatoio e trovò un paio di slip di pizzo rosso fuoco, quel tipo di rosso che Natalia chiamava passione fatale.
Valerio, pronto ad uscire, si lanciò in spiegazioni confuse, poi si bloccò fissando Ludovica che rideva a crepapelle.
Sei isterica?
Eh già!
E lasciò gli slip appesi al lampadario, si tolse laccappatoio, indossò jeans e maglietta e, marciando verso la porta, ordinò:
Quando torno, non ti voglio più qui!
Natalia la accolse in silenzio, la calmò con qualche goccia di valeriana e la mise a dormire:
Domani ne parliamo!
Dopo qualche ora, guardando gli slip penzolare dal lampadario, Natalia sentenziò:
Lo sai che da qualche parte ho letto che portano fortuna?
Gli slip rossi?
Proprio loro! Solo che… Devono essere tuoi.
Quindi vuoi dire che, appesi qui, ho portato fortuna allaltra?
Più o meno!
Risero tanto lei e Ludovica che il marito di Natalia, Marco, spaventato, entrò chiedendo:
Ragazze… Acqua o un bicchierino? Fate paura ai vicini!
Ludovica pianse su quel primo amore per poco. Non valeva la pena struggersi per qualcosa che non cera stato. Lei laveva amato, lui no: come diceva suo nonno, ognuno navigava per conto suo. Proprio come suo nonno e sua nonna, che Ludovica aveva conosciuto solo dalle storie del nonno. Ma quellimmagine della nonna, col lungo codino, sulla foto in salotto, era più vera di tante altre cose. Michele laveva ricordata ogni giorno, come se fosse appena uscita dalla stanza.
Era lei la mia ragione di vita, Ludovica. Io partivo in mare e lei mi aspettava sulla riva, e pregava… anche quando non si poteva. E funzionava, io tornavo sempre, anche quando sembrava impossibile. Poi però non cè stata più lei, e anche io mi sono spento…
Ma… e poi? Come hai fatto a continuare?
Non vivevo, sopravvivevo. Fino a quando sei arrivata tu. Sei come lei, Ludovica: non solo fuori, ma nel cuore.
Ludovica, buttando quella tristissima souvenir di altre donne nel bidone, puliva casa borbottando:
Dolcezza, eh nonnino? Non più!
Erano passati sei mesi, e Natalia cominciava a preoccuparsi. Ludovica le sembrava la stessa bimbetta che un tempo tagliava i capelli alla bambola per cancellare il suo dolore.
Poi, una notte, quando videro quel vecchietto portato durgenza in ospedale, Ludovica divenne bianca come il latte. Il vecchietto, steso sulla barella nel cuore della notte, era la copia esatta di Michele! Impressionante…
Ludovica si perse un attimo, poi si riprese subito, richiamata dallamica:
Non azzardarti! Sta male davvero, questa volta potremmo non farcela!
La notte fu lunga, ma il vecchio sopravvisse. Ora restava da vedere come avrebbe retto. Non era giovane e sembrava aver perso il desiderio di vivere
Natalia, in ospedale, ne aveva visti tanti così: uomini robusti che si arrendono voltandosi contro il muro. E poi signore anziane, ancor più malate, che in una settimana si rimettono in piedi perché ogni giorno il marito porta brodo e polpettine e supplica:
Nina! Dai, per me! Mangia ancora un cucchiaio! Ti serve forza!
Natalia sospirò.
Passami anche a me una sigaretta disse, ma Ludovica le afferrò la mano.
Non se ne parla!
Allora smetti anche tu di fumare! Natalia guardò il cielo, notando il vento Dai, muoviamoci! Tra poco diluvia di nuovo, come stanotte!
Scapparono giù, ma Ludovica si fermò, spaventata, quando un grosso cane peloso sbucò da un cespuglio.
Accidenti… Natalia, che aveva sempre paura dei cani, restò paralizzata.
Ludovica raccolse coraggio, si mise tra lamica e il cane, e ordinò:
Vai via! Furfante!
Il cane le guardava curiose, senza allontanarsi. Non ringhiava né mostrava i denti, stava solo lì, con le zampe enormi e la testa china di lato: un orecchio penzolava mollemente, laltro ritto, rendendolo buffo.
His masters voice… Ludovica sorrise e tirò fuori dalla borsa un panino. Di mangiare, di notte, non ne aveva avuto tempo e ora benediva quel tramezzino.
Cosa? Natalia la fissava confusa.
Hai presente? Tipo il cagnolino sul grammofono di tuo nonno, a casa sua, ricordi?
Il cane non si mosse. Invece si sedette e mise la coda sul terreno.
Quindi oggi non si torna a casa, mi sa… Natalia sbirciò da dietro le spalle dell’amica Ludo, secondo te mi mangia?
Non credo. Dalla salsiccia ha rinunciato. Però tu sei così invitante che magari ci ripensa.
Ludovica sghignazzò, Natalia la colpì scherzosamente al fianco:
Ridi pure! Quando avrai due figli, voglio vedere!
E io non aspetto lunedì! Ludovica rise di gusto schivando lamica indignata.
Natalia voleva perdere peso appena andavano a fare shopping insieme. Dopo il parto, era aumentata di due taglie, ma tentava ancora di infilarsi nei suoi vecchi vestiti, tra le risate di Ludovica.
Prendi la taglia giusta, per carità! Vuoi che te la prenda io?
Sei sempre la stessa! Ma ora inizio a correre e vedrai! E tu resterai unacciuga!
Ludovica si divertiva, tanto sapeva che nemmeno lunedì sarebbe stato il giorno buono.
Il cane, osservando le battute, si spostò solo un po, rimanendo sulla strada. Neanche lambulanza lo spostò, ma lui nemmeno mosse un orecchio: semplicemente controllava tutto.
Ludovica lanciò unocchiata distratta alla squadra che scaricava un nuovo paziente, quindi ordinò al cane:
Spostati anche tu, è ora di andare! Natalia ha i bambini che la aspettano, e io… Beh, anchio ho di meglio da fare. Quindi, mangia il tuo panino e fila!
Il vecchio autista, baffuto, scese dallambulanza, tirò su la zip del giubbotto e borbottò:
Guarda un po! Non se ne va!
Ludovica e Natalia si voltarono allunisono.
Chi?
Il cane! È quello del nonno, quello che abbiamo portato su stanotte. Voleva salire in macchina con noi, poi ci ha seguito tutta la strada. Fortuna che la strada era breve. Non si è perso. Fedele come pochi!
Oh… Ludovica guardò il cane con nuovi occhi. Un Hachiko… E ora? Che facciamo con te?
Il cane si rifiutava di muoversi con Ludovica. Tornò tra i cespugli, mise il muso fra le zampe e sospirò tanto forte che Ludovica non poté evitare un sorriso.
Basta, su, non essere triste! Il tuo padrone si rimetterà. Anzi tirando fuori il cellulare gli mandiamo un video, così vede che tu sei qui.
Il cane osservava incuriosito loggetto tra le mani di Ludovica, senza opporsi. Dopo aver girato il video, Ludovica rimise via il telefono e chiese:
Cosa mangi di solito, Furfante? In ospedale non è che abbiamo la dieta per i cani.
Il giorno dopo Ludovica trovò il cane esattamente lì dove lo aveva lasciato con la pioggia.
Neanche ti lamenti a stare qui a bagnarti! gli lasciò della carne su un piattino di carta. Mangia, e poi vado dal tuo padrone, così gli faccio vedere che mangi ancora con appetito. Così lui sta tranquillo, capito? Lui non può preoccuparsi, che gli fa male!
Il cane ascoltava Ludovica molto seriamente, poi mangiò col garbo di un lord.
Ma guarda che sei proprio un signore! Va bene, stasera non ti lascio qui. Dicono che pioverà tutta la settimana e comincia a far freddo. Vieni a stare da me per un po. Sono single, mi serve protezione. Fai da guardia, eh?
Il cane non disse nulla, ma non reagì quando Ludovica lo accarezzò piano.
Il padrone di Furfante come lo aveva soprannominato sonnecchiava quando lei entrò in reparto.
Carlo Pietro?
Sono qui per lui
Mi chiamo Ludovica.
Sì, mi ricordo di lei.
Bene. Guardi cosa le ho portato.
Ludovica gli mostrò il video, e un timido sorriso fiorì sul pallido volto delluomo.
Gray…
Furfante!
Come?
Non importa, è il suo cane?
Sì! Lunico essere vivente cui importa qualcosa di me.
Carlo Pietro, da ieri notte è sotto la sua finestra. Piove e fa freddo. Ma non si preoccupi! Vorrei chiederle una cosa: potrebbe dirgli lei stesso di venire con me? Solo da lei si farà convincere. Io ci ho provato, ma niente. Ma se lo dice lei Eh! Ma perché si mette a piangere?
Ludovica si agitò un po, cercando di consolarlo.
Signorina, perché si preoccupa? Perché, una bella ragazza come lei, si dovrebbe occupare delle sventure altrui?
Come perché? Ludovica rimase spiazzata. Sta male, ha freddo. E lei si preoccupa. E io, che sono uninfermiera, non posso permetterlo. Che resti da me finché non si rimette. Però mi dice come si accudisce? Non ho mai avuto un cane in casa. Ah, unaltra domanda: morde?
Quando Ludovica mostrò al cane il video del padrone, lui la seguì con il muso basso e ogni tanto si girava verso lospedale.
Non ti preoccupare! Tornerà presto. Dovresti vederlo quanto si è commosso quando ha visto che stai bene!
Per due settimane Ludovica ogni giorno si presentò in ospedale quando non era di turno o andava a trovare Carlo Pietro in reparto, tirando fuori il cellulare e dicendo:
Come va oggi? Arriva un messaggio!
Dopo aver registrato la risposta, lo faceva vedere a Furfante a casa, cercando di convincerlo ad abbaiare meno forte:
I bambini di Natalia dormono! Rispetta!
Prima delle dimissioni, Carlo Pietro affidò a Ludovica le chiavi di casa, chiedendole se poteva portargli qualche vestito.
Mi hanno portato via in pigiama. Non voglio spaventare la gente per strada.
Entrata nel piccolo monolocale, Ludovica diede unocchiata attorno e si infilò le maniche per le pulizie.
Stava lavando il pavimento della cucina quando suonarono alla porta.
E lei chi è?
Un giovane uomo la fissava, stupito, tra la confusione. Furfante non si preoccupò, anzi, rimase sdraiato tranquillo: segno che il ragazzo era conosciuto.
Sono Ludovica.
Informazione esaustiva. Io sono Sergio. Carlo Pietro è in casa?
È in ospedale. Io lavoro lì.
Cosa gli è successo? il ragazzo era preoccupato Sono rientrato ieri da un viaggio di lavoro e niente.
Scusi se le rispondo con unaltra domanda: e lei chi sarebbe?
Io? Allievo suo. È stato il mio relatore, oltre che amico di famiglia. Dove posso trovarlo?
Non serve che lo cerchi. Domani lo dimettono. Passa alla sera, ormai sarà in casa.
E chi va a recuperarlo in ospedale? Lui non ha nessuno. A che ora lo dimettono?
Il mattino della dimissione, Ludovica salutò “il suo paziente” e gli promise che avrebbe portato fuori Furfante il giorno dopo.
Un anno dopo, Carlo Pietro avrebbe fatto linchino alla sposa, inviterà Ludovica al ballo. Sergio sorrise, si fece da parte e minacciò con il dito, ormai sua moglie:
Sei geloso!
Guarda, allora inizia a essere geloso di Furfante! Ludovica tirerà fuori la lingua, girandosi verso Carlo Pietro con un inchino così teatrale che il fotografo impazzirà:
Che meraviglia!
Natalia, dopo il ballo, trascinò via lamica per una boccata daria e le sussurrò allorecchio:
Hai visto? La fortuna funziona davvero!
Quale fortuna? Quella degli slip?
Sciocca! Unaltra! Fai una buona azione, e la vita te la restituisce. Se non avessi accolto Furfante, non avresti mai incontrato Sergio! E avresti perso un altro nonno. Carlo Pietro è proprio perfetto. Ti fa bene stare con lui. Non ti vedevo così tranquilla da anni. Sai che ti dico, Ludo?
Che cosa?
Che tuo nonno, lassù, non smette di pensare a te! È sempre lui che veglia su di te, fidati!
Non ci ho mai dubitato!
Ludovica mandò un bacio verso il cielo tinto dal tramonto e sorrise:
Grazie!






