Io vivrò meglio di voi

Ma come fate a vivere in questa miseria? Martina storceva il naso, guardando attorno con disprezzo. Sono ventanni che state in questa casa e nemmeno avete rifatto una stanza! E poi pretendete pure di insegnarmi la vita!

Lucia Ferri lasciò cadere le spalle, stanca. Giovanni Ferri si limitò a sorseggiare il suo caffè senza alzare lo sguardo sulla figlia. Martina era lì, in mezzo alla cucina, il viso arrossato per la rabbia, e aspettava una reazione. Ma i genitori tacevano, e questo silenzio la innervosiva più di mille rimproveri.

Marco è una brava persona insistette Martina. Siete voi che non capite niente della vita!

Lucia alzò lo sguardo, stanco, sulla figlia.

Martì, non abbiamo niente contro Marco scosse la testa Lucia Vorremmo solo che finissi di studiare, che avessi una tua sicurezza, almeno un po di stabilità.
Ma quale sicurezza? ribatté Martina, roteando gli occhi Quella che avete voi? Ventanni nella stessa casa senza mai un cambiamento!
Hai diciannove anni la voce di Lucia era dolce È troppo presto per sposarsi, capiscilo.

Giovanni appoggiò la tazzina e guardò finalmente la figlia. Non aveva uno sguardo di rimprovero, ma una malinconia profonda.

Se vuoi costruire la tua vita, fallo pure, non siamo contrari aggiunse Lucia Ma non adesso, non di fretta così.
Volete solo rovinarmi la felicità! strepitò Martina pestando il piede, come faceva da bambina Solo questo!

Si girò di scatto e afferrò la borsa appoggiata sullo sgabello in corridoio. Lucia si alzò da tavola e la seguì con lo sguardo.

Martì, aspetta provò a dirle la madre, tendendo una mano.

Ma Martina si infilava la giacca, nervosa e scossa.

Io e Marco saremo felici! gridò dallingresso Malgrado voi!

Giovanni si era alzato a fatica e si appoggiava allo stipite della porta, osservando la figlia.

Figlia, non capisci iniziò.
Vivrò nellabbondanza, avrò i soldi, tutto quello che voglio! Martina aveva la mano sulla maniglia Non come voi!

La porta sbatté forte dietro di lei. Lultimo suono che le arrivò fu il sospiro di sua madre e il rumore secco di qualcosa caduto in cucina

Scese a passi svelti le scale, senza voltarsi indietro, sempre più convinta di aver ragione col passare di ogni gradino

Sono passati quattro anni. Martina era lì, davanti a quella solita porta scrostata. Nella mano destra stringeva la mano calda di Lorenzo, il figlio di quasi tre anni, che curiosava guardingo quella porta sconosciuta. Martina sollevò la mano sinistra per bussare, ma la lasciò sospesa nellaria, incapace di toccare la porta consunta. E capì che non ce la faceva. Lorenzo le tirò la mano, alzando su di lei quegli occhioni carichi di domande.

Mamma? fece timidamente Lorenzo.

Martina guardò il figlio, poi la valigia, vecchia e scrostata, con una rotella rotta, tutto ciò che le restava della sua vita scintillante di sogni e promesse. Da quattro anni non sentiva i suoi, né una telefonata, né una cartolina. Martina si sentiva migliore, superiore alla loro vita semplice, a quellappartamento piccolo e allaroma di casa. Ora, invece, era lì con la faccia lavata dalle lacrime e il cuore in pezzi

Alla fine, la mano scese, timida, e bussò tre volte. Un bussare sottile, impacciato, così diverso da quel colpo secco e arrabbiato di quattro anni prima. Subito si sentirono passi dietro la porta, come se qualcuno stesse aspettando. La serratura scattò e Lucia Ferri spalancò la porta, le sopracciglia alzate per lo stupore. Era invecchiata, aveva più rughe e i capelli grigi sulle tempie.

Lucia vide il volto sconvolto e impiastricciato di mascara di Martina, e si accorse del bambino che si aggrappava a lei e della valigia malconcia. Negli occhi della madre passò un lampo di comprensione. Non fece domande, non rinfacciò le parole di un tempo. Semplicemente si fece da parte e lasciò entrare figlia e nipote.

Martina varcò la soglia e guardò attorno. Era tutto uguale, solo più ingiallito dal tempo. Le stesse pareti, lo stesso vecchio armadio in corridoio, lo stesso odore di casa che aveva tanto odiato e ora le scaldava il cuore. Lorenzo guardava tutto con meraviglia, esaminando la casa.

Lori, vai di là a vedere se ci sono dei giochi disse Martina, accovacciandosi davanti al figlio. Guarda un po, va bene?

Martina gli indicò la stanza, e Lorenzo ubbidiente se ne andò curioso. Poi si raddrizzò davanti a Lucia, che la osservava silenziosa, appoggiata al muro.

Avrebbe voluto dire qualcosa, spiegare, giustificarsi. Ma cera solo la cruda verità e i sogni andati in frantumi. Martina fece due passi verso la madre, poi la abbracciò forte. Un pianto incontenibile le scosse tutto il corpo, mentre si stringeva alla spalla di sua madre che profumava ancora di quellantico ammorbidente di quattro anni prima.

Mamma singhiozzava senza riuscire a smettere Mamma, perdonami.

Lucia la strinse e le carezzò i capelli, proprio come da piccola. Martina piangeva per quei sogni stupidi di una vita scintillante, per un matrimonio rovinoso con un uomo che nemmeno conosceva davvero. Piangeva per aver nascosto la sua piccolezza dietro sdegni e parole grandi.

Avevi ragione, mamma Martina si sollevò il volto. Avevi ragione su tutto.

Lucia non disse nulla, la strinse solo ancora di più.

Vieni, facciamo un tè disse, prendendole la mano Ti preparo una tazza.

Martina annuì e si asciugò le lacrime con il dorso della mano. Si sedette al vecchio posto vicino alla finestra mentre Lucia metteva su il bollitore e tirava fuori le tazze. Martina guardava la madre, chiedendosi quante cose aveva perso in quegli anni.

E papà? si accorse solo ora di non averlo visto.
Lavora, rispose Lucia, servendole una tazza Tra poco torna.

Martina deglutì il nodo alla gola e si riguardò le mani, senza sapere dove posarle.

Vi avevo detto delle cose orribili, quella volta disse, fissando il tè. Sulla casa, sulla povertà

Lucia si sedette davanti a lei e le coprì la mano con la sua.

Limportante è che sei tornata le strinse le dita Il resto non conta.
Mi ha tradita, mamma singhiozzò Martina Alla fine mi ha messo fuori di casa come niente fosse.

Lucia le accarezzò la testa, come quando era piccola.

E io gli credevo Martina tirò su col naso E ora come faccio a finire gli studi? Come posso costruire una vita con Lorenzo sempre accanto?

Lucia la cullò teneramente.

Ce la faremo, Martì le sussurrò Insieme ce la faremo. Non subito, ma ce la faremo

Sono passati dei mesi da quel giorno. I sogni di una vita facile si erano dissolti. Martina sedeva in un bar con due amiche storiche. Angelica rigirava nervosamente una tazzina vuota. Un anno fa il suo fidanzato laveva mollata lasciandole un mare di debiti.

Quelli dellagenzia di recupero crediti chiamano tutti i giorni sospirò Angelica E lui si è trasferito a Torino.

Martina guardò Giulia, laltra amica, che cresceva la figlia da sola perché il compagno non aveva mai avuto il coraggio di sposarsi.

Almeno il mio è sparito senza debiti ironizzò Giulia Mi ha detto che non era pronto a essere padre.
Il mio era prontissimo sorrise amaro Martina ma con unaltra donna.

Angelica fece una smorfia solidale.

Eravamo proprio ingenue ammise Angelica, appoggiandosi allo schienale A pensare che fossero principi sul cavallo bianco.
Abbiamo trovato solo pagliacci col cavallino di legno! rincarò Giulia sorridendo.

Martina ascoltava e pensava a quanto si somigliavano le loro storie: tre giovani mamme sole, in un bar qualsiasi del quartiere, ognuna con i suoi rimpianti.

Basta piangersi addosso decretò Angelica, battendo la mano sul tavolo Almeno prendiamoci un dolcetto.

Martina sorrise, chiamò il cameriere e apprezzò quella piccola tregua dai pensieri neri.

Quella sera, tornando verso casa tra i palazzi di periferia, aprì piano la porta e ascoltò: dal salotto venivano voci allegre e il riso squillante di Lorenzo. Martina scivolò in corridoio e si trovò sulla porta: Giovanni Ferri era seduto a terra, intento a costruire una torre con dei vecchi blocchi di legno, mentre Lorenzo batteva le mani eccitato quando la torre cresceva. Lucia, col lavoro a maglia in mano, osservava padre e nipote con un sorriso.

Martina fissava quella scena senza riuscire a staccare gli occhi dai genitori. Ripensava al suo disprezzo per quella casa piccola, per tutto ciò che aveva sempre dato per scontato. Aveva sbattuto la porta, certa di essere migliore.

Adesso vedeva ciò che da ragazza aveva ignorato, accecata dallorgoglio. Lucia e Giovanni erano insieme da trentanni, avevano attraversato crisi, difficoltà, malattie. Avevano una loro casa, anche se piccola, ma era loro. Un lavoro semplice ma sicuro, un tetto per tutti.

Non andavano al mare tutti gli anni, né compravano abiti firmati o auto nuove ogni due anni. Ma restavano una famiglia, una famiglia vera, che aveva resistito a tutto.

Adesso Martina era lì, sola, con un bimbo piccolo e il cuore a pezzi. Lorgoglio dentro di lei urlava ancora, ma aveva imparato una dolorosa verità.

La vera sconfitta non era quella madre con la sua casa modesta, né quel padre con la giacca fuori moda. La sconfitta era stata sua, che aveva inseguito una felicità di cartapesta e aveva perso tutto.

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