La sposa di campagna

La Sposa di Campagna

Bellucci diede una spinta di incoraggiamento al suo amico sull’uscio:

Su, non fare il timido, Giulio! Abbiamo rivisto tutto insieme. Le donne si aspettano sempre una mossa audace.

Giulio Cattaneo, alto e sgraziato, con occhi tristi e la faccia da funerale, tirò su col naso usando la manica del cappotto, fece un respiro e si avventurò verso lignoto.

Ultimamente, tutto ciò che gli capitava appariva inspiegabile: e Bellucci, piombato nella sua vita dal nulla, pronto a inventarsi amico; e questa sposa sbucata da chissà dove, di cui Bellucci non faceva che straparlare. E pure la sua stessa decisione di accettare di incontrare una donna.

Le vecchie assi del portico scricchiolarono sinistramente sotto i suoi piedi rischiando di cedere. Giulio saffrettò dentro landito, dove una massiccia porta in legno mogano con maniglia a ricciolo di ferro lo osservava truce.

Laprì a fatica, come se fosse la bocca di una ragazza mai baciata: un cigolio soffocato, e subito un tripudio dodori invase le narici di Giulio incenso, cera dapi, aghi di ginepro Con il suo fiuto esercitato, percepì anche sentori sottili darancia, cioccolata e un accenno di sapone profumato ancora sulla pelle femminile.

La padrona stava di schiena in fondo alla stanza, vicino alla finestra, e la sua silhouette mozzò il fiato a Giulio.

Il busto sembrava un triangolo rovesciato: larghe spalle aggraziate, da cui si innalzava un collo sottile, quasi elegante da quanto era lungo. La vita era stretta da una robusta cintura in cuoio, la gonna scendeva morbida e fluente.

Quando lei si voltò, Giulio perse la parola. Era una donna di circa trentacinque anni: volto pallido e severo, quasi una prof di liceo, labbra sottili come una riga, occhi enormi e verdi, in cui giaceva una rabbia gelida.

Snella, nervosa, acidella, lo fissava come un passerotto che si trova un gatto nel nido.

Giulio si inumidì le labbra secche e riuscì a mormorare un saluto. Lei lo guardò col disprezzo di chi è già stufa.

Sentì una spinta tra le scapole.

Allora? Mica stai qui come una statua! Dai! sibilò Bellucci, sgattaiolando avanti e rivolgendosi cerimonioso alla padrona: Buongiorno, Lisa. Sai, ti ho parlato spesso del mio amico? Il vedovo di città…

Gli occhi della donna lanciarono frecciate così taglienti che Cattaneo indietreggiò. Gli sembrava di vedere la sua antica cotta: Anastasia Zagaria, la polacca di ferro della tivù che gli strappava il cuore negli anni verdi. Ricordò comera cotto di un certo tipo di donnebellissime e impossibili.

Mi sa che vado, borbottò, tentando una fuga verso luscita.

Cosa, nemmeno un tè? sbottò Bellucci, No, amico, così non va. Dopo tutta questa strada?

Lisa fulminò Giulio col gelo di Monte Bianco, poi si voltò e rincarò:

Direi che il nostro incontro può finire qui. Non è affatto il mio tipo. Quel nasone e pure troppo vecchio! E poi, medico! Andate via tutti e due.

Chinò il capo con unespressione da imperatrice romana, i riccioli perfetti scivolarono giù sulle spalle.

La tensione che paralizzava Giulio svanì e, per paradosso, iniziò a tremare.

Ma era proprio necessario dirmelo in faccia? riuscì a chiedere.

Nemmeno si ricordò come tornò alla casetta, lasciata dal nonno. Il cuore tamburellava nel petto; lei, la sconosciuta, ormai aveva scacciato ogni altro pensiero dalla sua mente.

Allora, non ti è piaciuta? stuzzicò Bellucci quando arrivò a casa sua, crollando su una sedia e stirando le gambe davanti al tavolo.

Ma che importa? borbottò Giulio, Potevi anche avvisarmi che era così scorbutica e superba

Ma dai, pensavo fosse proprio il tuo genere! rise Bellucci Ammettilo, in fondo è una bella donna!

Giulio si voltò imbronciato verso la finestra.

Dimentichiamo questa faccenda. Per favore, cambiamo argomento. Dicevamo di cacciare qualche anatra.

Cattaneo si dedicò a faccende domestiche. La casa, benché vecchia, era dignitosa, immersa nel cuore verde dellOltrepò. Era un buco di paese, ma i cittadini con la puzza sotto il naso ci costruivano ville per le ferie: fiumara pescosa, frutti di bosco nei boschi, aria pulita. Eppure, per quanto mettesse annunci e chiamasse agenzie, non era mai riuscito a vendere quella casa. Dopo il naufragio della sua carriera intrighi, colleghi serpi e la moglie che se nera andata decise di fuggire dalla vita di città e rifugiarsi lì. Almeno lì nessuno ti riconosce.

Ancora non aveva disfatto le valigie che Bellucci, appiccicoso come lintonaco destate, cominciò a proporgli la storiella della vedova appetitosa.

Eh, Lisa Portinari è qui ormai da tre anni, da quando le è morto il marito, raccontava Bellucci con un sorrisetto bavoso E vive sola, peccato per una così, con quella faccia… Certo che tirare a chiamarla babba non mi viene proprio.

Giulio messo il vecchio bollitore zincato sul gas con un tonfo.

Basta parlare di lei! intimò. Non mi interessa Senti, vai pure a casa, Antonio. Tua moglie non ti aspetta, eh?

Marina? Macché, ridacchiò Bellucci. Con i suoi cento e venti chili si muove solo per fare la spesa. Per fortuna non può inseguirmi

Giulio sospirò. Ancora nella testa la figura di Lisa Portinari. Che effetto straniante aveva avuto su di lui!

La Lisa sembra una strega. Appena ti ha visto ha iniziato a giudicarti! Ma che male ha, il tuo naso? scosse la testa Bellucci, E poi sei appena più vecchio di lei!

Ho quarantatré anni. Se tu dici che lei ne ha trentasette… però sembra più giovane, notò Giulio, versando il tè nella tazza.

Ah! Bellucci balzò dalla sedia Allora lo ammetti che è una bella gnocca!

Giulio crollò le spalle, tornando ai fornelli. Intanto lamico non smetteva di chiacchierare.

Forse la Lisa si è offesa perché io ho riportato alle commari del paese le tue parole Sai come sono le chiacchiere da bar…

Che parole?! Giulio sbiancò.

Quello che dicevi scherzando: che ti bastava trovare una donna abile a fare il fuoco, tagliare la legna, preparare da mangiare e tenere la casa in ordine, anche fosse gobba, strabica o con le spalle da nuotatore.

Cattaneo rimase allibito, fisso su Bellucci.

Dimmi che non hai sparso in giro quello che ti ho detto! Sei proprio una linguaccia, Antonio! E il medico, da dove salta fuori?

Bellucci abbassò lo sguardo.

Bo, in paese dicono che eri dottore, ma che ti hanno licenziato. Così si vocifera. Io non centro!

Giulio lo prese per la giacca e lo spedì fuori.

Sparisci! Non voglio più vederti!

Il corteggiamento

Le donnevedove o divorziatedel posto cominciarono a fare visita a Giulio: chi portava latte, chi uova fresche, chi una crostata. Lui vedeva nei loro occhi un certo interesse, che non sapeva come gestire.

La più accanita era Caterina Ferrero, donna tarchiata dal viso ben tondo, sempre impicciata in abiti troppo stretti e scollati stile vedova allegra.

Giulio ci mise poco a capire che sotto il vestito si nascondeva un bustino degno del Carnevale di Venezia, così da farla sembrare una vera madonna da presepe. Ma Caterina non lo allettava affatto, soprattutto ora che aveva qualcuno a cui paragonarla.

Incontrava Lisa anche in bottega e in biblioteca: la Portinari aveva il vizio (apprezzabile) dei libri. Peccato che la Ferrero, sempre più spudorata, gli stesse addosso come la carta moschicida. E in paese ormai li chiamavano la copia.

Giulio, dove andate? In bottega? sussurrava la Ferrero, mostrando i dentini Vengo anchio, devo prendere il pane e il latte…

A Cattaneo, sentendo la presa di Caterina al braccio, saliva il sangue alla testa: Questa il pane lo finisce ogni giorno, nemmeno ne avesse aperto un panificio. Dovrebbe passare allinsalata, pensava, ma, ovviamente, taceva.

Perché avete lasciato lambulatorio? indagò lei.

Scelta mia. Stanco di quellambiente, si limitò a rispondere.

Solo che qui cè il presidio medico, ma nessuno che lavori…

Io sono a posto, soldi ne ho, grazie, tagliò corto.

Caterina lo strinse più forte, quasi sperasse di spremere amore.

***

I fastidi portati dalla Ferrero dettero però i loro frutti: Lisa, notando la “coppia”, si rattristò.

Il confronto

Sfinito da Ferrero e Bellucci, Giulio aspettò la notte per fuggire dal retro, tra orto e siepi.

Nascosto nellombra, arrivò davanti alla casa che gli toglieva i pensieri. Dal recinto scorse la finestra della cucina aperta: dentro, mobili antichi e bene in ordine.

Allimprovviso sentì Lisa, inconfondibile il profumo, dietro di lui.

State spiando?

Ma scherza? Giulio si scosso, uscendo dal suo torpore.

Lisa comparve fieramente con spalle alte e seno in evidenza.

Qualcosa in Giulio si sciolse, sudava, il cuore partiva a mille.

Avete sbagliato casa, la Ferrero vive poco distante. Andate da lei.

Ma per favore sembra lasilo. Siamo adulti e leggiamo libri, ma ci comportiamo come…

Come delle caricature di campagna, vero? Non trova le parole, dottore?

Ma no, Giulio allargò le braccia, rassegnato, fate pure.

Però, mi dica, perché dovrei io andare da Caterina?

Perché le serve una donna, e lo avete confessato a Bellucci.

Donna?

Un mezzo sorriso tagliò il volto di Giulio.

Sì, una qualsiasi, basta che faccia la minestra…

E voi affidatevi a chiacchiere di Bellucci piuttosto che parlare con me.

Quel dialogo inaspettato gli dava adrenalina: finalmente, un vero scambio.

Lisa sbuffò e, rilassandosi, abbandonò la rigidità.

Le parole volano, contano i fatti. Ma io sono troppo brutta e vecchia, no?

Io non volevo niente, cedette lui. Mi hanno invitato qui, sono venuto.

Un po come una pecora nellovile. E adesso? Chi vi ci ha portato?

Giulio rimase spiazzato.

Semplice, mi piacete. Ma siete fuori dalla mia lega

Alla luce della cucina la vide irrigidirsi tutta.

So benissimo di piacervi. Piaccio a tutti… E anche voi mi siete piaciuto. Mi aspettavo il solito milanese snobuno che cerca solo una donna di fatica. Ma voi siete meno peggio di quel che credevo.

Lisa rabbrividì; laria era già fredda. Giulio le posò il suo cappotto sulle spalle, e la invitò con un gesto:

Che notte splendida, quasi magica mi dareste lonore di una passeggiata?

Lisa si limitò ad alzare il naso e avviarsi, fiera, avanti.

Fecero due passi lungo il fiume, chiacchierando allinfinito. Di colpo, allalba, Lisa restituì il cappotto.

Avete preso freddo? Entrate, beviamo un caffè

Giulio si strinse nelle spalle: era pieno di brividi, ma compiaciuto. Non si era nemmeno accorto del freddo, preso dalla conversazione.

Ma cosa trova di così bello in campagna, lei che viene dalla città? chiese Lisa.

Qui trovo pace. Solo qui mi sento libero davvero. Dopo la morte di mia moglie, sono fuggito dalla pressione dei parenti. Qui nessuno mi giudica.

Cosa è successo a sua moglie?

Era bellissima, come voi. Troppo desiderata dagli uomini Un cuore fragile, non ha retto le amarezze…

Mi dispiace, sussurrò Lisa, combattuta fra curiosità e sonno. Il caffè finì in fretta; Lisa crollò per la notte insonne.

Giulio la salutò con un bacio sulla mano.

A casa, faticò a prendere sonno: non credeva alla propria fortuna. Una donna come Lisa aveva detto sì. Si stava solo addormentando, quando sentì bussare forte.

Giulio! Ho portato il latte! squillò la voce sgradevole della Ferrero.

Giulio sospirò e si tuffò nel cuscino. Appena intravide la faccia di Caterina, arcigna, sbucare dalla finestra, trattenne il fiato sperando che se ne andasse. Finalmente, poté chiudere occhio.

Matrimonio

Ancora per settimane corse la voce che il dottor Cattaneo stava quasi per sposare la Ferrero, ma ecco la Portinarila bella e dannata del paese! a rovinare la festa. Una come Caterina non poteva competere con la regina.

Senza cerimonie, Giulio e Lisa si sposarono al municipio. Al dito di Lisa, ormai Cattaneo, brillava un anello degno di una diva. Alla fine si scoprì che Giulio aveva una bella villa in paese, un discreto conto in banca e anche un alloggio a Milano.

Mentra la Ferrero si mangiava le mani, Lisa si godeva finalmente una vita familiare. Giulio la coccolava, la riempiva di regali, le portava la colazione a letto: tutta la vita di prima, azzerata. Decisero daccordare la loro vita al passo del paese: Lisa non voleva tornare in città, Cattaneo della città non ne voleva più sapere.

Sembrava andare tutto bene, ma dopo il matrimonio, Giulio scoprì lati meno gradevoli della moglie.

Dramma

Tutti tacevano, così Giulio dovette far da sé le sue investigazioni.

Ogni tanto, faceva visita al paese un giovane, Romolo Piccinini, ventotto anni, bello come un modello. Arrivava dal nonno e dalla nonna in una villa sul fiume, ogni volta con unauto nuova e una fidanzata diversa.

Durante le sue visite, Lisa diventava irascibile e pensierosa, si estraniava e spariva per ore.

Succedeva ogni tre-quattro mesi. Giulio, insospettito, scoprì che Lisa… beh…

Lisa, perché insegui Romolo Piccinini? le chiese.

Lisa sbiancò:

Io?!

Sì, tu. Bellucci mi ha raccontato che cera una storia tra voi. Volevi che ti sposasse, annaspò Giulio, ma i suoi glielhanno proibito. Troppo anziana per lui di nove anni.

Lisa lo fissò strana.

Vedendo il puzzle, Giulio si sentì tradito.

Scusa, sei venuta con me solo per vendicarti di lui?

Lei abbassò gli occhi, ruvida ma sincera:

No, Giulio. Ho scelto te per dimenticare lui. Tu mi hai aiutato a cancellarlo dal cuore.

Ricordò una sera in cui aveva sorpreso Lisa e Romolo nel bosco: lui, triste su un tronco; lei, dietro di lui, carica di dolore. Senza parole, tutto chiaro per Giulio.

Romolo si alzò e gridò:

Perché ti sei sposata?!

Una gazza si levò dallo spavento, e Lisa urlò ancora più forte:

Così almeno stai lontano da me!

Pareva pronta ad andare a fuoco come una cartina di zolfo.

Vide Romolo avvicinarsi e cercare di baciarla. Giulio sbucò dai cespugli, chiamando la moglie, che corse da lui. La trascinò a casa.

Ho visto e sentito tutto, dichiarò scuro Giulio. Dimmi la verità: tra voi è finita o alla sua vista cadi ancora?

Gli occhi di Lisa si gonfiarono di pianto.

Non conta cosa provo, singhiozzò. Se uno non sa andare contro i genitori per amore, non vale i miei sentimenti.

Lui sbirciò nello sguardo di lei.

E se un giorno li manda al diavolo e vuole strapparti a me?

…Resterei con te, Lei deglutì.

Giulio vide quanta fatica le costava rispondere.

Che garanzie mi dai?

Silenzio.

***

Romolo Piccinini tornava sempre più spesso, ormai sfacciatamente si parcheggiava davanti a casa loro.

Giulio perse pace e sonno; Lisa sembrava un fantasma in casa.

Un giorno, Giulio non riusciva a star fermo. Lisa tentava più volte di uscire, lui la teneva stretta, la baciava, quasi potesse trattenerla a forza.

Per tre giorni lauto di Romolo fece avanti e indietro davanti alla finestra.

Poi accadde il peggio: Romolo entrò in casa, col muso aggrottato, strillando:

Ne ho abbastanza! Lisa, vieni fuori!

Giulio si sorprese nel sentirsi così sicuro:

Per favore, signorino, lasci la mia casa. Lisa è mia moglie e resterà con me.

Romolo si atteggiava a gallo del pollaio:

Basta, hai fatto il tuo tempo. Adesso tocca a me! Due anni che ci amiamo! Tu sei solo un divertimento per provocarmi! Smetti di illuderti, guardati: io e te non giochiamo la stessa partita. Fatti da parte!

Romolo cominciò a girare per le stanze, trovando Lisa a letto.

Lisa, dai!

Ma lei lo guardò con occhi vitrei e si girò. Lui indietreggiò, disturbato dal cattivo odore.

Che succede? balbettò.

Lhai fatta impazzire, rispose Giulio. Vuoi sposarla? Prima portala dallo psichiatra.

Romolo aggrottò la fronte.

State scherzando? Fino a ieri stava bene!

Giulio prese una tazza e provò a darle da bere; Lisa si scansò, urlò, la tazza cadde.

Allinizio anche io lho trovata sana, bella. Ma solo standoci insieme ho capito che una donna così, che si chiude in un paese dimenticato, non può stare bene. Tra pochi giorni si riprenderà vai, portala tu.

E che racconto? Non sono nessuno per lei. Suo marito sei tu…

Romolo si coprì la faccia e sgattaiolò fuori.

Giulio buttò via i cocci e restò alla finestra a osservare Romolo disperarsi in macchina, battere i pugni sul volante. Poi, finalmente, se ne andò.

Epilogo

Lisa rimase chiusa in casa per mesi, Cattaneo diceva a tutti che era ammalata. Caterina Ferrero una notte sentì urlare: vide Giulio trascinare in casa una Lisa in lacrime, con la valigia già in mano.

Mia moglie ha bisogno di riposo. Vi prego, non fate chiacchiere.

Qualche tempo dopo, Giulio cominciò a portare Lisa fuori: dimagrita, capelli tagliati, guardava il mondo come una bambina, sempre attaccata al marito.

Solo dopo un anno ricominciò a vivere sul serio. Poi arrivò una figlia, lanno dopo un maschietto. Ma Lisa si fece silenziosa, stanca, sognante.

Ormai in casa comandava Giulio: diceva andiamo e lei mollava tutto per seguirlo.

Il matrimonio aveva piegato la donna forte, lasciando una moglie docile.

Anche Giulio cambiò: barba lunga e baffi, pareva un orso dAppennino.

Bellucci veniva spesso per pesca o caccia.

E che tipo di medico facevi? chiese una volta.

Giulio sbadigliò e si fece il segno della croce davanti alla bocca:

Ah, medicina… Diciamo delle menti.

Bellucci annuì.

Di preciso?

Psichiatria e dipendenze, grugnì Giulio, infilandosi la canna in mano e allontanandosi.

Oggi proprio niente abbocca. Sei sempre logorroico, Antonio. Meglio bere un goccetto.

Bellucci sbirciò verso la bottiglia nascosta tra i cespugli.

Passo, grazie balbettò spaventato.

Fine.

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