Quando Martina è arrivata allasilo per prendere suo figlio, lui le è corso incontro, le si è aggrappato al collo e le ha sussurrato con entusiasmo nellorecchio:
Mamma, mamma, prendiamo la nonna di Giulio a casa nostra!
Eh? Quale nonna? Ma cosa dici, amore? Martina non capiva suo figlio. Dai, su, mettiti il giubbotto che papà ci aspetta già in macchina.
Quella lì! Niccolò indicava una signora anziana che stava uscendo lentamente dallasilo insieme a un bambino. La nonna di Giulio, te lo dico!
Ma non dire sciocchezze. Quella è la nonna di qualcun altro.
E allora? si lagnava Niccolò. Chiedile se può essere anche la mia nonna. Ti prego, mamma.
Ma tu hai già due nonne tutte tue! Perché ti serve pure unaltra? Su, infila i pantaloni che il papà si spazientisce.
Ma mamma Niccolò fece un musetto triste mentre cercava di infilarsi i pantaloni pesanti. Le mie nonne non sono vere nonne. Quella di Giulio sì, che è una vera nonna.
Perché dici che le nostre nonne non sono vere? Martina tentò un sorriso insicuro. Sono più vere di così! Sono loro che hanno cresciuto me e papà, mica la nonna di Giulio.
Eh, vabbè Niccolò la guardava affranto. Mica basta avervi fatti nascere per essere nonna.
Ma come no? Dai, che idee! Tu sei il nostro bambino, quindi loro per forza sono le tue nonne!
Ma io non voglio nonne per forza, io le voglio vere, come quella di Giulio.
E che si fa, secondo te, una vera nonna?
Come la nonna di Giulio.
E in cosa sarebbe diversa, senti? Martina era proprio spiazzata.
La nonna di Giulio è diversa perché gli permette di chiamarla nonna anche ad alta voce spiegava Niccolò tutto convinto. Invece una delle mie vuole che la chiami solo Chiara, e laltra si arrabbia se la chiamo nonnina davanti agli altri.
Ma perché si arrabbia?
Dice: Quale nonna? Sono ancora giovane! Mi fai fare brutta figura con i vicini!.
Davvero la mia mamma ti ha detto così?
Sì. E poi mi ha detto che tu mi scarichi sempre a lei. Invece la nonna di Giulio dice che Giulio è la cosa più bella della sua vita. Anchio voglio essere la cosa più bella della vita per qualcuno.
Ma va, non ci credo che mia mamma abbia detto così Martina guardò suo figlio un po affranta, e stavolta con meno severità lo invitò: Dai, su, vestiti che il papà si preoccupa. E la nonna Chiara, allora? Ti sgrida anche lei se la chiami nonna?
No, Niccolò scosse la testa, corrucciato. Solo che non mi risponde se la chiamo nonna. Ma quando la chiamo Chiara, allora sì che mi fa i complimenti. E poi, mamma, spiegami: perché le mie nonne non cucinano mai le cose giuste?
In che senso le cose giuste? Martina era sempre più perplessa. Fanno la fame, forse?
Ecco, proprio così, rispose deciso Niccolò. Mi fanno morire di fame!
Ma non dire bugie! Le tue nonne ti fanno mangiare quello che non ci davano nemmeno a me o a papà da piccoli, lo so bene. Solo il meglio per te!
Eh Niccolò fece una smorfia. Salumi, tortellini precotti, insalate pronte Ma è questo il meglio?
E cosa vorresti?
Le frittelle!
Le frittelle?
Sì. O anche le crepes. Oggi la nonna di Giulio gli ha fatto: Appena arriviamo a casa ti preparo le frittelle calde, con la panna e la marmellata. Ti ricordi questestate che le abbiamo fatte insieme? E Giulio tutto contento che dice sì. Io, con le mie nonne, la marmellata non la faccio mai.
Mamma mia, Niccolò Martina guardava suo figlio con un misto di tenerezza e malinconia. Che dici, stasera prendiamo insieme il tè con la marmellata? Passiamo dal supermercato e ne compriamo una buona.
Mah quella del supermercato non è mai buona!
Ma come fai a saperlo?
Lho chiesto alle nonne Lhanno già presa.
Ma almeno le frittelle le hai chiesto di fartele?
Sì rispose mogio, mentre si metteva la giacca. Dicono che è una perdita di tempo. E poi mi portano al bar. Ma lì sono sempre fredde e la marmellata troppo dolce. La nonna di Giulio dice che quelle appena tolte dalla padella sono le migliori del mondo.
Ah, sì sospirò Martina, prendendolo per mano e avviandosi verso luscita dellasilo. Sono davvero le più buone. Mi ricordo che anche la mia nonna me le preparava
Mentre camminavano verso il parcheggio, dove papà li aspettava in macchina, Martina prese il telefono e compose il numero della sua amica.
Claudia, sei a casa? chiese un po imbarazzata.
Sì, rispose lamica.
Ho bisogno di chiederti un favore, prometti che non ridi.
Che succede?
Una volta mi hai detto che fai delle frittelle buonissime e che tuo figlio se le spazzola tutte ogni volta.
E quindi?
Mi dai la ricetta? Quando Claudia scoppiò a ridere, Martina sbottò: Dai, ti prego, non ridere! Mi serve davvero.
Vieni qui, ti insegno io!
Ma quando?
Anche adesso!
Ora non posso, si confuse Martina. Sto prendendo Niccolò allasilo. E mio marito ci aspetta in macchina.
Allora venite tutti e tre. Così i nostri figli si conoscono! Vi aspetto, su. E Claudia interruppe la chiamata.
Il giorno dopo, Martina chiese un permesso dal lavoro, andò da sua madre e si mise a insegnarle come si fanno le frittelle. La madre protestava dicendo che le nonne moderne hanno altro da fare, che era ridicolo, ma Martina fu perentoria:
Mamma, se ti diamo fastidio io non porto mai più Niccolò da te! Sai, tu, cosè una vera nonna? E perché non fai mai la marmellata in estate? Hai pure un nipote, adesso!
Sua madre avrebbe voluto risponderle a tono, ma vedendo lo sguardo determinato di Martina preferì restare zitta, giusto per precauzione.
Quando Vera è andata a prendere suo figlio all’asilo, lui le si è lanciato al collo e le ha sussurrato qualcosa di intenso all’orecchio:







