Diario di Zita
E questo sarebbe il mio “principe”? Ma chi ti credi di essere, un esemplare raro o un uomo di una bellezza mozzafiato? Sei solo uno qualunque, un tipo da paese. Pure il taglio di capelli si vede che te lo sei fatto da solo, con la macchinetta in casa. E le tue scarpe da ginnastica? Costano non più di trenta euro, la maglietta ancora meno. La macchina è vecchia, neanche più in produzione. Speriamo che almeno non si rompa lungo la strada. E poi, scusami, ma odori pure di stallatico! queste parole mi sono sfuggite quasi senza pensarci, scrutando il mio presunto “corteggiatore”.
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Che giornata pesante. Trascinavo la solita valigia e quel mostruoso aspirapolvere industriale, il miracolo che doveva ridar vita ai vecchi divani e alle poltrone malridotte dei clienti. Altro che milioni facili, altro che business di successo: la pubblicità era tutta una bugia. Mi toccava sgobbare casa per casa, faticando più per la schiena che per il portafoglio, e i soldi che guadagnavo erano una miseria rispetto a tutte le ore passate a strofinare.
Mi sono seduta sulla panchina del cortile per prendere fiato. Sentivo la schiena a pezzi, e le gambe che facevano male solo a pensare di dover camminare ancora. A fine giornata, anche dopo tre ore di lavoro pesante, il portafoglio era sempre lo stesso. Mi veniva quasi da rimpiangere il mio vecchio lavoro come inserviente allospedale di Bologna. Almeno lì avevo la sicurezza dello stipendio e le ferie pagate. Invece ora, da lavoratrice autonoma, ogni euro te lo devi sudare e i clienti se li deve conquistare uno per uno, magari discutendo su quanto sia da buttare il loro vecchio divano.
Tutta questa frustrazione lho riversata su mia sorella minore, Ilaria, un pomeriggio qualunque, appena arrivata a casa sua.
La casa di Ilaria era sempre piena di vita e di confusione: i bambini correvano dietro il cane, un piccolo bassotto di nome Pippo, e dalla sala arrivava il rumore della televisione con suo marito, Leonardo, intento a guardare una partita.
Ilaria mi ha trascinata in cucina, col profumo di polpette e verza stufata che si mescolava nellaria. Senza lasciarmi il tempo di parlare, mi ha indicato il lavandino: Lavati le mani e siediti. Le vuoi le polpette col purè o con la verza?
Mi vanno bene entrambe, le ho detto, lasciando andare tutto il peso sulla sedia e allungando le gambe.
Sai, ti invidio, le ho detto mentre attaccavo con piacere il piatto. Hai tutto: marito, figli, una casa. E riesci anche a cucinare sempre qualcosa di buono. Io invece Sembra che non riesca ad azzeccarne una.
Ma dai, mi ha sorriso Ilaria, le polpette le abbiamo preparate nel weekend e messe in freezer. Poi basta una padella calda e via. Nellorganizzazione di una famiglia grande bisogna incastrare tutto
Poi mi ha chiesto della mia attività di pulizia dei tappeti e divani a domicilio. Che domanda. Ho sospirato, raccontandole di quanto fosse dura portarsi dietro tutto quel materiale, delle litigate con i concorrenti e della gente che pretende miracoli su poltrone di quarantanni fa. Pure la macchina che uso sembra dover crollare da un momento allaltro, e le orecchie mi fischiano ancora per il rumore.
Però dai, qualche soddisfazione economica ce lavrai, mi ha detto sorseggiando il caffè.
Ma quale soddisfazione! le ho risposto stizzita. Non aumenta mai niente, ogni mese i soldi sono sempre gli stessi e la fatica raddoppia.
Ilaria si è fatta seria: Zita, guarda che anche tu non ti decidi mai. In fondo, hai cambiato mille lavori, nulla ti va mai bene. Più che cercare la fortuna facile, dovresti puntare su qualcosa e impegnarti. Solo così si ottiene un futuro migliore.
Avrei voluto risponderle per le rime, ma aveva ragione: lei era riuscita a comprare casa a Modena quando i prezzi erano bassi e con Leonardo aveva pure ereditato la seconda dallo zio. E io, dopo anni di sacrifici, pago ancora laffitto per vivere con una sconosciuta. Tutti pensano che io abbia una sorella ricca, ma lei, ormai, non può aiutarmi.
Ricca, io? si è messa a ridere, con tre figli? Arrivare a fine mese è una lotta! Tu invece hai solo te stessa e potresti mettere da parte qualcosa.
Le mie parole mi sono venute di getto e con le lacrime agli occhi ho lasciato la cucina, infilandoci dentro il dispiacere e la rabbia che mi accompagna ogni giorno.
Aspetta, vengo con te, mi ha raggiunta e ha preso una delle valigie pesanti.
Avevo notato lo sguardo severo di Leonardo dalla porta del soggiorno, che aveva ascoltato tutto.
Benissimo… Non ci si aspetta certo questa invidia in famiglia, ha detto con tono caustico.
Ilaria lo ha liquidato con un cenno e siamo scese insieme.
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Fuori aveva appena smesso di piovere e il profumo della terra bagnata riempiva laria. Camminavamo in silenzio sullasfalto ancora umido, cariche di borse, ognuna riflettendo sulle proprie preoccupazioni.
Ilaria ha spezzato il silenzio: Sai che dovresti sposarti? Hai trentacinque anni, basta scappare dagli uomini
Ho scosso la testa, i miei ricci neri ondeggiavano: Ma chi vuoi che mi voglia? Senza titolo di studio, senza casa, senza niente. Neanche un corteggiatore, figurati!
E allora facciamo così: ci penso io, ha risposto, energica. Leonardo ha un sacco di parenti scapoli, cè sicuramente qualcuno adatto a te. Domani ti chiamo.
Ero tentata di dirle che avrei preferito una sistemazione gratis nella casa appena ereditata da Leonardo piuttosto che un marito raccomandato da loro. Non ho mai sopportato il marito di mia sorella.
Rientrando nella casa che dividevo ancora con Elisabetta, la coinquilina, il cattivo odore mi ha investita.
Ma cosè questo tanfo? ha chiesto Ilaria.
Che ti devo dire La mia coinquilina ieri ha mangiato pesce e ha lasciato le lische nella pattumiera. ho bofonchiato.
Senza dire nulla, Ilaria è andata sotto il lavello e ha tirato fuori il sacco traboccante della spazzatura.
Bastava buttarlo stamattina mi ha guardato. Potevo intuirne il pensiero: Ti lamenti tanto, ma basterebbe poco per migliorare le cose.
Mentre mettevo su il bollitore per il tè, lei si è offerta di portare fuori il sacco. Tornando, la ho sentita parlare con qualcuno sul pianerottolo.
Le ho già detto che sono sposata e non cerco conoscenze, diceva Ilaria a qualcuno.
Ma non vedo la fede… Allora magari ha una sorella? rispondeva un tono maschile.
Ma certo che ce lho! ha risposto lei scherzando.
Quando sono uscita anchio nel corridoio, mi ha indicata: Eccola qui, mia sorella! Accomodati.
Ricordavo quel ragazzo, abitava più sopra, settimo piano, ci incrociavamo spesso in ascensore. Abito al quarto piano, lui comunque quella volta aveva preferito seguire Ilaria invece di continuare verso casa sua.
Questa è tua sorella? Ma non vi somigliate per niente, lui non sembrava molto convinto.
Mia sorella, per nulla paziente, lo ha liquidato in fretta e richiudendo la porta ha commentato: Vedi, qui sono loro a farsi avanti. Altro che nessuno ti cerca!
Poi mi ha rimproverata per la polvere sui vetri, consigliando di lavare tenda e finestre. Guardando Ilaria, mi sono chiesta cosa ci trovino gli uomini in lei. Non era niente di speciale: viso comune, capelli legati, jeans. Eppure perfino un vicino si era avvicinato a lei per buttare la spazzatura
Io invece, dopo mille incontri in ascensore, nulla. Che buffo il destino.
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E infine, la sera dopo, Ilaria è arrivata da me eccitata.
Senti, parlandone con Leonardo abbiamo trovato uno per te. È un cugino di secondo grado, vive poco fuori Parma, ha un bel casale tutto suo e udite udite alleva cavalli!
Allevatore di cavalli ho ripetuto. Ma che vado a fare con uno così e quanti anni ha?
Quaranta appena compiuti. Mai sposato, non fuma, non beve; si è sempre dedicato agli animali e sogna una famiglia. Solo che dalle sue parti di donne libere non ce ne sono tante, e in città non va mai.
Mi sono alzata di scatto dalla sedia: Ma state scherzando? È più vecchio di me, vive in campagna! Che fortuna sarebbe?
Ilaria, quasi offesa: E cosa pensavi di trovare? Un manager venticinquenne e belloccio pronto a sposarti? Le occasioni te le sei lasciate scappare. I ragazzi di città sono schizzinosi, lo sai.
E si chiama pure Sergio!
Ho sbattuto il pugno sul tavolo: Ma andate tutti quanti a quel paese col vostro bel matrimonio combinato!
Ilaria si è ricomposta, mettendosi il cappotto senza più dire nulla.
Bella combinazione, davvero, mormorai. Mi trovano un contadino di quarantanni
La mia coinquilina, Elisabetta una donna sulla quarantina con un problema alla gamba è sbucata fuori dalla sua stanza.
Scusa, Zita, ho sentito tutto Parlavate di un tale Sergio? Io ne avrei proprio bisogno di un uomo così! Cavalli, campagna Perfetto! Se a te non interessa, potresti presentarmelo?
Non sapevo se ridere o arrabbiarmi: Ma ti ascolti? Magari hai confuso cavalli veri con la salsiccia di cavallo! Farsi avanti con i mariti proposti ad altri
Ho sbattuto la porta e sono andata a dormire. Ma il pensiero che forse era davvero ora di cambiare la mia vita, iniziava a ronzarmi in testa.
Però io voglio vivere in città, mi sono detta battendo il pugno sul cuscino. Spero che il cielo mi ascolti.
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La sera dopo, tornata con largo anticipo perché di clienti non ce nerano, sono rientrata che non erano ancora le cinque. Sento voci dalla cucina e tra lo stupore e la paura mi ritrovo davanti uno sconosciuto.
Piacere, sono Sergio, parente di tuo cognato. Ti chiedo scusa di essere entrato così, ma volevo parlarti a quattrocchi.
Dietro di lui, Elisabetta gongolava.
Zita, lho fatto entrare io, non si sta mica in corridoio! ha detto soddisfatta.
Ero mortificata, già mi immaginavo la scenata. Ma chi vi ha dato il mio indirizzo? ho alzato la voce.
Lui sorrideva, guardandomi con curiosità e pazienza.
Che bella confusione che cè in famiglia da voi.
Mi sono sentita ribollire dentro.
Esci immediatamente da casa mia! Non voglio conoscerti, non insistere.
Sergio ha solo alzato le sopracciglia, mentre Elisabetta gli prendeva pian piano il braccio e lo trascinava in cucina.
Ricordati però, mi ha detto la coinquilina, che metà di questa casa la affitto io, quindi Sergio resta con me in cucina.
Mi ha seccato tanto arroganza, ma ormai la rabbia cominciava ad affievolirsi. Sergio mi ha sorpreso: Volevo invitarti a cena fuori.
Ho riso: Davvero? Allora invita pure, ma paga tu e niente conti a metà!
***
Così mi ha portato in macchina la sua, che poi tanto brutta non era dallaltra parte della città, vicino a una piccola trattoria. Altro che ristorante: era pieno di camionisti e famiglie di passaggio, le luci basse, il menu semplice.
Questo sarebbe il tuo “ristorante”?
Ma tu, già come sei vestita, Sergio mi ha sorriso , avresti sfigurato in un posto elegante! Dai, scegliamo il cibo insieme. È meglio del tè con fette biscottate che mi ha propinato Elisabetta poco fa!
Abbiamo mangiato, ho lasciato che ordinasse un po di tutto e neanche mi sono trattenuta. Alla fine, a stomaco pieno, gli ho detto: Adesso però riportami a casa. Non farmi camminare sotto la pioggia!
Guidando verso casa, Sergio mi osservava.
Sai che non assomigli per niente alle ragazze che mi vogliono presentare di solito? Di solito cercano tutte di piacermi, tu invece sei diretta e basta.
Ho sbuffato: Ma cosa vuoi? Sei forse un esemplare da esposizione tu? Taglio casalingo, scarpe e maglietta da mercatino, auto vecchia e odori già di cavallo… Speriamo non si smonti la tua Uno mentre torniamo a casa!
Mente, però: lodore di cavallo non cera proprio, volevo solo punzecchiarlo.
Quando Sergio ha frenato di colpo, per poco non mi sono spaccata il naso.
Cosè, vuoi farmi scendere qui? gli ho urlato.
Siamo arrivati, ha detto freddo. Ora torna da sola, signora.
Mi sono spaventata un istante, ma quando ho cominciato a camminare sono stata assalita dai sensi di colpa. Quando sono salita di nuovo in macchina, silenzio fino sotto casa. Che figura. Avrei voluto dirgli grazie, chiedergli di restare.
Ma invece, sono scesa, mi sono voltata a guardarlo andarsene e ho sentito un languore dentro. Mi sarebbe davvero piaciuto rivederlo.
Che scema sono stata, mi sono detta, mentre rientravo in casa. E quando Elisabetta ha chiesto comera andata, ho risposto irritata.
Tanto, stai tranquilla, lui è mio, ho concluso con gelosia quando lho vista fantasticare ad alta voce.
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Nei giorni seguenti, non sono riuscita a levarmi Sergio dalla testa. Più pensavo a lui, più mi convincevo che mi piaceva davvero, con tutti i suoi difetti e le sue stranezze.
Poi, una sera, è riapparso: lui ed Elisabetta ridevano e bevevano il tè in cucina.
Buonasera Zita, mi ha salutato gentile, ma freddo.
Non potevo accettarlo. Mi sono seduta anche io a tavola, pronta a lottare per conquistarlo. Ho scherzato, riso, mi sono mostrata la più simpatica di tutte.
Elisabetta, sentendosi unombra, è andata via stizzita lasciandoci soli.
Quando, alle prime luci dellalba, Sergio è andato via, mi ha baciata sulla spalla e detto piano: Torno stasera, vengo da te.
Io, sorridendo come una ragazzina: Ti aspetto. Già mi manchi!
Sapevo che era linizio di qualcosa di serio.
***
Dopo la sua uscita, ho fatto la doccia e mentre mi asciugavo ho sentito la porta: Elisabetta rientrava con un enorme mazzo di rose.
Che succede, ti sei fatta il regalo da sola?
No, me le ha regalate un uomo, mi ha sorriso beffarda.
Ma dai, chi ti vuole?
Lei non si è offesa. Ha solo sorriso, lasciandomi perplessa per laria di trionfo che aveva.
***
Priva di altri pensieri che non fossero Sergio, qualche giorno dopo ho sentito il dovere di andare a trovare Ilaria.
È stata contenta di vedermi e appena ci siamo sedute in cucina le ho raccontato tutto.
Sai Ilaria, non so come ringraziarti. Sergio è proprio luomo giusto per me. Tra noi è successo tutto in fretta, ma è vero amore.
Lei però è rimasta di sasso.
Zita ma come? Sergio sta già uscendo con unaltra, una certa Elisabetta… L’ha pure portata a casa nostra ieri sera. Mi sembrava anche zoppicasse un po…
Elisabetta? ho fatto un salto sulla sedia. Ma guarda, la mia coinquilina si è presa pure questo!
Ho deciso che avrei chiarito tutto.
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Quando siamo arrivate a casa mia, Ilaria ed Elisabetta si sono riconosciute subito. La verità è venuta fuori.
Sì, Zita. Ho sentito del tuo Sergio e ho pensato che fosse uno su mille. Lho conosciuto prima di te perché quel giorno sei arrivata tardi, lui ha suonato e io lho invitato a uscire.
Ma allora io con chi sono uscita le altre sere? ho gridato.
Era mio cugino, anche lui di nome Sergio. Lho pregato di fingersi il Sergio di Leonardo per distrarti mentre io mi vedevo col vero.
Ero fuori di me, ma ho lasciato perdere: ormai Sergio era andato. Ed Elisabetta aveva vinto.
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Da quella sera, Sergio non si è più fatto vivo. Elisabetta ha iniziato a fare le valigie.
Mi sposo, mi ha detto con il sorriso sulle labbra, me ne vado in campagna, coi cavalli, la casa grande, tutto il resto.
E io invece rimango… ho pensato tra me, lo sguardo perso dalla finestra, mentre vedevo Sergio caricare le sue cose sullauto e baciarla, innamorato.
Mi sono sentita sola, svuotata. Proprio io potevo essere al suo posto.
Non posso più permettermi la casa da sola, ho sussurrato. Forse è il momento di tornare in paese, da mamma. In città, non è rimasto nulla per me.






