L’Invidiosa

Mi stai dicendo che la figliastra si è trasferita a dormire nella camera di mia nipote?
Ma che ragazza furbetta Senti, installiamo una telecamera nascosta e qualche microfono, così la teniamo docchio, propose la madre di Caterina.

***

Dai Martina, andiamo in mensa a prendere qualcosa, propose Cristina. Oggi a pranzo non sono riuscita a mangiare la minestra che ci hanno dato, e il secondo era orribile. Era tutto a base di pesce, e io il pesce proprio non lo sopporto. Muoio di fame. Prendiamo un cornetto e un succo, poi torniamo in biblioteca a studiare.

Le ragazze stavano preparando lesame di terza media, così erano rimaste a studiare a scuola invece di tornare a casa.

Uffa, andiamo rispose Martina con una smorfia, svogliata.

Aveva smesso di andare in mensa da quando sua madre aveva iniziato a lavorare lì.

Se almeno fosse stata cuoca E invece no: era solo laiutante, sempre in giro tra i tavoli mentre i compagni di Martina la vedevano con lo strofinaccio a pulire e raccogliere i resti dei piatti lasciati dagli altri.

Martina si vergognava terribilmente di sua madre!

Aveva provato in tutti i modi a convincerla a lasciare quel lavoro, ma la mamma niente, sembrava contenta.

Ma che figura ci faccio a lavorare qui, mamma? le aveva chiesto spesso Martina.

Ma che dici? Qui le colleghe sono gentili e i ragazzi educati. E poi mi pagano bene e posso portare un po di cibo a casa.

Bel vantaggio, pensava Martina stizzita, torna sempre a casa con gli avanzi e mi mette in imbarazzo davanti a tutti.

Cristina invece entrò allegra nel refettorio semi-deserto, corse verso il bancone e salutò le donne che ci lavoravano con entusiasmo.

Signora Sofia, signora Caterina! Due cornetti con i semi di papavero e due succhi, per favore! Pago subito.

Martina, con la testa bassa e una certa rabbia, si avvicinò anchessa. Lanciò unocchiata di traverso alla madre, che stava riempiendo il secchio dacqua.

Ma adesso deve lavare per terra davanti a tutti? Ma che vergogna

La responsabile della mensa, Sofia, guardò distrattamente Martina che aveva unespressione cupa sul volto.

Non preoccuparti del conto, Cristina, disse, prendetevi pure il succo e il cornetto, tanto ci sono rimasti dal pranzo. Siete figlie di casa qui, visto che la mamma di Martina lavora con noi.

Cristina afferrò i due bicchieri di succo e corse verso il tavolo.

Martina, porta tu i cornetti!

Martina prese il piatto con i cornetti senza ringraziare, la faccia impassibile, e cercò di non incrociare lo sguardo della madre, che la osservava da lontano con occhi mortificati.

Seduta al tavolo, lei non toccò cibo.

Ma perché siamo venute qui? sbuffò Martina.

La sua amica, che già si stava gustando il cornetto, le chiese sorpresa:

Ma che ti prende, Martina?

Martina porse a Cristina il suo bicchiere di succo:

Bevi tu, io non ho fame.

Ok Ma almeno il cornetto portalo via, lo mangi dopo.

Non voglio niente! scattò Martina.

Ma che hai?

Niente! Non fare finta di niente, lo sai benissimo!

Ma cosa dovrei sapere, Martina?

La mamma di Cristina lavorava come dottoressa in ambulatorio. Forse davvero non capiva quanto potesse pesare a Martina vedere la propria madre a pulire i tavoli ogni giorno.

***

Tornata a casa, Martina buttò lo zaino sul pavimento e si sedette sbuffando su un pouf.

Dalla cucina corse fuori un piccolo branco di bambini. Due gemelle di otto anni figlie del patrigno e adottate dalla madre di Martina dopo labbandono della loro vera madre.

E poi cera la piccola Giulia, sorella di Martina, nata dal matrimonio della madre col patrigno quindi la sola vera sorellina.

Mi hai portato qualcosa? chiese Giulia sbirciando da dietro la porta.

Niente! Aspettate la mamma, che porterà le polpette di pesce avanzate dalla scuola. Tanto non le voleva nessuno.

Martina chiuse gli occhi e diede un pugno sul comodino:

Ma perché tutto mi dà fastidio? Forse è perché viviamo così male?

Il patrigno uscì dalla stanza e la guardò severo:

Basta brontolare. La mamma lavora sodo per tutti, tu potresti aiutarla di più. Non ti chiedo di darle una mano in mensa, anche se stai a scuola fino a tardi, però almeno potresti passare a prendere le sorelle da scuola o Giulia dallasilo. Perché devo sempre fare tutto io?

Perché sono figli tuoi! rispose Martina, secca. Io non ti ho chiesto di portarli qui né a mamma di fare unaltra figlia. Stavamo bene anche solo io e lei, poi sei arrivato tu con i tuoi figli e mamma ha dovuto tornare a lavorare. Non vi sopporto!

Il patrigno si incupì:

Ora chiedi scusa.

Ma vai al diavolo.

Martina scappò nella propria stanza e si chiuse dentro.

***

Di notte, Martina si svegliò per un dolore alla pancia.

Andò in bagno, tornò a letto, ma il dolore non le passava, anzi, stava male pure di stomaco.

Dopo più di unora, quando iniziava ad albeggiare, bussò nella stanza della madre.

Le gemelle e Giulia dormivano tutte nel letto matrimoniale, insieme alla mamma. Chissà dove aveva dormito il patrigno, in soggiorno forse come al solito. Le camere infatti erano solo due, una delle quali assegnata proprio a Martina, la più grande.

*(Le sue sorelle vivevano in salotto. Di sicuro la mamma aspettava che Martina finisse la scuola per toglierle la stanza: era più utile alla famiglia che a lei, la figlia strana e non indispensabile.)

Mamma, mi fa male la pancia.

La mamma saltò su e accese la lampada.

Dove, come? Perché ti riduci così, Martina? Da giorni mangi niente!

Qui, non mi passa, sarà più di unora. E ho la nausea.

Martina si piegò in due dal dolore.

Carlo! chiamò la mamma.

Il patrigno arrivò di corsa, con la coperta addosso.

Chiamate la guardia medica! Sta male!

Ma quanto sta male? Chiamo io, tu scendi a prendere la macchina. Preparo i documenti.

Tu resta con le bambine, io vado con Martina.

***

Sembra unappendicite. Ora facciamo gli esami, concluse il medico.

Appendicite? Quindi dovrà operarsi? chiese il patrigno, preoccupato.

Martina si voltò di lato a fatica.

Finiamo gli esami e vediamo. Martina, sinceramente: frequenti ragazzi?

Ma quali ragazzi! scattò il patrigno. Guardatela, è una bambina!

Non urli così, per favore. E ora fuori dalla stanza.

Carlo prese la mano di Martina:

Non ti preoccupare, Marti. Farò parlare tutti i medici, starai meglio in un attimo. Loperazione passa subito, neanche te ne accorgi.

Voglio vedere la mamma cominciò a piangere Martina.

La porto subito qui.

***

Martina si riprese velocemente dopo loperazione.

I primi due giorni furono pesanti, ma dopo la mamma la aiutò ad alzarsi dal letto e camminare un po.

Quando la spostarono in una stanza comune, la mamma tornò finalmente a casa.

In camera cera solo unaltra ragazzina, di undici anni, vicino alla finestra.

Martina notò subito che la vicina non usava le lenzuola dellospedale ma le sue, tutte nuove e profumate.

Il comodino di Lia era stracolmo di cesti di frutta, bouqet di fiori e peluche.

Sul davanzale cera un portatile dove guardava i cartoni.

Lia indossava un pigiama di raso nuovo, con i capelli in ordine e profumata come una rosa.

Chiaro: una ragazzina di famiglia benestante.

La sera la mamma di Martina entrò in stanza, indossando il camice sopra i vestiti.

Come stai, Marti? sorrise posando un succo di mirtilli rossi e una bottiglia di brodo sul comodino.

Voglio la frutta, tipo arance o prugne, borbottò Martina, guardando male la madre.

Chiederò al dottore, se puoi, te le porto. Cosaltro vuoi, tesoro?

Martina rimase in silenzio, corrucciata.

Avrebbe voluto tante cose: un computer, delle lenzuola nuove, un pigiama carino invece del solito vecchio camicione che la mamma aveva preso così cresce e le va ancora bene. Era da un anno che ci camminava dentro, ormai era pure scolorito, ma Martina continuava a non crescerci mai abbastanza.

A quel punto nella stanza entrò una coppia bellissima. Lui alto, biondo, in maglione bianco e con sacchetti e scatole in mano; lei con un vestito verde e tacchi altissimi, elegante anche con le copri-scarpe dellospedale.

Linuccia! fece la donna, soave e profumata di profumi cari, andando subito verso Lia, che la abbracciò sorridendo.

Luomo si fermò in mezzo alla stanza, guardò la mamma di Martina, poi lei stessa.

Caterina? Sei proprio tu? Ma pensa

La madre si alzò con calma:

Marco? Ma dai Che sorpresa!

Martina si sollevò dal cuscino. Marco la fissava.

È tua figlia? Cosè successo?

Sì, è mia figlia Martina, lhanno operata di appendicite.

È tutto a posto?

Sta migliorando, grazie. E quella è la tua? Anche lei appendicite?

Sì, sempre la sfortuna ci prende.

Marco rimase ancora un po vicino al letto di Martina poi si allontanò.

Mamma, chi era quello? sussurrò Martina.

Un vecchio compagno di scuola.

Ma perché mi guardava così strano?

Ma cosa dici Martina, era solo sorpreso di trovarci qui.

Quando gli ospiti se ne andarono, Martina uscì dalla camerata e si diresse verso langolo delle infermiere.

Vorrei parlare subito col medico di Martina Bianchi.

Torni domattina, comunque non possiamo darle informazioni, la bambina non è parentela.

Martina si avvicinò reggendosi il fianco:

Mi fa ancora male qui, e mi gira la testa.

Riesci a tornare a letto? Dai, ti accompagno io.

Vide Marco, il papà di Lia, che impallidiva vedendola.

Ci vuole subito un medico! strillò agitato. Sta male, chiamate qualcuno!

Lei intanto deve uscire, Marco. Lorario visite è finito!

Io non me ne vado finché non mi dite che sta bene!

Linfermiera accompagnò Martina a letto.

***

Appena la madre tornò, Martina la portò in corridoio.

Dobbiamo parlare.

Parliamone qui balbettò la madre. Il medico dice che ti fa male il fianco: devi stare a riposo, non camminare!

Mamma Marco, il papà di Lia è mio padre, vero?

La vide diventare pallidissima.

Ma da dove ti viene questa idea?

Lui è mio padre, annuì sicura Martina. Devi dirmi la verità, o parlerò con lui: non credo che mi mentirebbe.

La madre, con lo sguardo colpevole e le spalle curve, ammise:

Come hai fatto a capirlo? Sì, lui è tuo padre. Ma appena sei nata, ho tagliato ogni contatto.

E ti sei sposata con un idraulico, ironizzò Martina. Hai trovato un papà alla mia altezza. Complimenti.

Caterina si arrabbiò, le lanciò unocchiata di fuoco:

Ma cosa vuoi saperne? Quando sono rimasta incinta, Marco non voleva saperne: mi ha anche detto di liberarmi di te! Io invece ti ho fatta nascere e Carlo ti ha adottata. Siamo noi la tua famiglia, pensaci!

Quindi Lia è mia sorella, sussurrò Martina, senza ascoltare la madre.

Aveva negli occhi una luce cattiva.

Non dire sciocchezze! Hai già tre sorelle: Giulia e le gemelle. Lia non centra nulla con noi.

Ma Martina ormai aveva deciso.

Tornò in stanza e iniziò a fare domande a Lia sulla sua famiglia.

La ragazzina, fiduciosa, le raccontò della sua mamma e suo papà, dei nonni sempre presenti persone colte e benestanti.

Una nonna insegnava alluniversità, laltra possedeva un negozio di abiti da sposa; e anche i nonni erano in gamba.

Sei figlia unica? domandò Martina.

Sì, rispose Lia triste. E vorrei tanto un fratellino o una sorella. Ma la mamma non può più avere figli.

Ma come, se ha avuto te?

Sì, ma quando mi aveva in pancia si è ammalata e io sono nata molto debole. Ancora oggi sto sempre male.

Che hai?

Lasma, il diabete poi ho avuto pure il cancro a sette anni. Ora sto meglio, ma la mia famiglia ha paura che ritorni.

Ma il cancro non guarisce mai del tutto?

Non so. Speriamo non mi torni più.

Martina la guardò meglio: aveva cerchi scuri attorno agli occhi, era magra e pallida come porcellana.

Mi piaci tanto, Lia Non ho mai avuto unamica. Posso venire a trovarti quando esco?

Certo! Ora ti scrivo lindirizzo

***

Martina non voleva perdere tempo.

Mentre il padre biologico era ancora coinvolto, pensò di approfittarne.

Pochi giorni dopo essere uscita dallospedale, corse a casa dei Ricci erano quasi le dieci di sera, col viso bagnato di lacrime. Suonò il campanello.

Buonasera posso vedere Lia? Sono Martina, sua amica.

Ma ormai è a letto, rispose una donna dalla porta.

Chi cè? sbucò Marco sul portico. Martina? Sei tu?

Luomo le aprì il cancello.

Ehi, che è successo?

Martina singhiozzando:

Il mio patrigno mi tratta malissimo ho paura a tornare a casa. Posso dormire qui solo per stanotte e domani vado via?

Marco la prese per le spalle:

Vieni, entra. Chiara, portale subito un tè caldo.

***

Martina nemmeno ricordava più quando aprì il vaso di Pandora.

Marco non perse tempo a compatirla: si presentò dai Bianchi pronto a litigare.

Sei senza coscienza, Carlo? Fai male a Martina, eh? Guarda che non ti è permesso. Sono suo padre, se le fai del male te la faccio pagare cara!

Caterina intervenne:

Basta, Marco! Sono tutte stupidaggini: Carlo la ama come una figlia. E poi tu non hai alcun diritto su Martina.

Adesso me li prendo, annunciò Marco. Faccio il test di paternità e me la porto via.

Ti sei accorto solo ora, papà? In quindici anni non ti sei mai fatto vivo!

Ormai ci sono. Questa non è vita per mia figlia. E in tribunale racconterò tutto quello che avete fatto!

Sarebbe? ribatté Caterina.

Avete trasformato Martina in una servetta, sempre babysitter delle sorelle. Ormai è traumatizzata. Ci penso io da adesso.

Martina ti ha messo in testa un sacco di bugie! Non la conosci davvero. Da quando ti ha visto in ospedale, sogna la vostra vita da ricchi!

Marco la difese con tutte le forze.

Dopo il giudice, prese Martina e la portò a vivere con sé.

***

Martina, ora coccolata dal padre, prese coraggio.

Ciao, sorellina! entrò in camera di Lia guardandosi intorno curiosa.

Afferò il cellulare di Lia senza permesso, si sdraiò sul suo letto.

iPhone 15? Io chiederò il 16 a papà, allora.

Lia rispose con calma che glielo avevano regalato i nonni.

Ecco, la nonna prof alluniversità: voglio iscrivermi lì pure io, più avanti.

Lia scrutava Martina: da amica povera le piaceva, da sorellastra sfacciata non troppo.

Martina commentò la stanza:

La tua camera è più grande. Porto il mio letto qui con te.

Abituata (e abile) a vivere in famiglie numerose e sempre a spartire e sgomitare, non le mancava intraprendenza.

Quando Martina si trasferì da sola nella camera di Lia, in casa rimasero tutti sorpresi.

Ma che diritto credi di avere? sbottò Chiara, la mamma di Lia.

Mi fa paura laltra camera, è sempre buia, non ci dormo. Sento rumori di notte, ribatté Martina con disinvoltura. Io sto meglio qui, tanto questa era di Lia, prima che arrivassi io.

Bisogna avere un po di pazienza, Martina. Appena la stanza della nonna sarà sistemata, ti trasferiremo lì, aggiunse Chiara.

La nonna di Lia, Ferruccia, viveva poco in casa loro ma aiutava spesso. Quando la figlia la chiese di lasciare la camera a Martina, non oppose.

Parlarono:

Dici che la figlia di Marco sè messa nella stanza di Lia con il suo letto? Sento odore di guai. Facciamo così: teniamola docchio, magari con una videocamera e un microfono nascosti. Non mi fido: appena arrivata, già comanda.

E se Marco lo scopre? Come glielo spiego? È tutto preso da Martina, come se fosse la sua unica figlia.

Ferruccia strizzò locchio, sorridendo sorniona:

Dici che non sai nulla. Faccio tutto io. Ti dirò, Marco non mi è mai piaciuto: ha lasciato una donna incinta per mettersi con te. Martina è nata proprio mentre lui cominciava a frequentarti Non è stato onesto con te, Chiara.

Chiara però tagliò corto:

Mamma, non giudicarlo troppo in fretta. Da giovane era tanto corteggiato, tutte lo volevano. Magari quella Tania ci ha provato apposta.

***

Allinizio sparì una collezione di charms da bracciale di Lia.

Poi anche il cellulare sparì.

Martina scrollò le spalle:

Io non ho visto nulla. Sei tu, Lia, che lasci tutto a giro e poi perdi le cose. Sicuro che non sia tua amica ad aver preso il telefono?

Lia protestò:

Non è vero, smettila di mentire! Le mie cose spariscono solo da quando sei arrivata!

Vuoi forse dire che sono una ladra? fece Martina sorpresa.

Poi, asciugandosi una lacrima, iniziò a raccogliere le sue cose:

Visto che qui nessuno mi vuole, me ne vado.

Marco si agitò:

Dove vai, tesoro?

Martina pianse rumorosamente:

In questa casa non mi volete meglio che me ne vada.

Il clima in casa si fece teso.

Chiara, che aveva visto i filmati in camera delle ragazze e sapeva benissimo chi aveva preso i beni di Lia, difese Martina:

Basta, Lia! Non è bello accusare in casa la tua sorella di furto. Lascia stare il telefono, tanto te ne compro uno nuovo.

Da quel momento, ogni protesta di Lia contro Martina veniva ignorata: la madre aveva alzato un muro.

Lia era infelice, Martina invece si sentiva impunita e iniziò a prendere di mira la sorella.

***

Per favore, lasciami in pace, sbottò Lia, sbattendo il diario sul tavolo.

Martina, col sorriso furbo, si stava provando un cerchietto davanti allo specchio.

Attenta, quello me lha portato papà dalla Cina! implorò Lia.

Martina tolse subito il cerchietto e sorridendo in modo perfido lo spezzò in due.

Lhai fatto apposta! gridò Lia saltando dalla sedia. Non ti voglio più in camera mia, vai via di qui!

Martina afferrò il diario di Lia e ridendo lo lanciò dalla finestra.

Sei tremenda, ti odio! urlò Lia saltando addosso a Martina.

I genitori entrarono di corsa e le trovarono in lotta: Lia teneva Martina a terra.

Basta, Lia! Ma cosa state combinando qui?

Ha rotto il cerchietto e buttato il mio diario! gridò Lia.

Volevo solo vederlo e lei si è arrabbiata, piagnucolò Martina, me ne vado Lia ha detto che una come me qui non ci sta.

Chiara guardò la figlia e le si strinse il cuore. Lia, ormai rassegnata a non essere creduta, raccolse lo zaino e uscì.

Dove vai, Lia?

Che stia pure lei in camera mia, tanto me ne vado io, dichiarò Lia.

Fai bene, borbottò Marco. Lia, sei troppo viziata, è ora che cambi.

Sei una serpe, Martina, bisbigliò Chiara fissandola, mi stai rovinando la figlia

Chiara, che stai dicendo? sussultò Marco.

Tua figlia non è langioletto che pensi. Seguimi, dobbiamo parlare.

Prese Lia per mano e se la portò dietro, non lasciandola un secondo sola con Martina.

Rimasta da sola, Martina si precipitò di nascosto ad ascoltare prossimo alla porta.

Accidenti, la strega ha piazzato la telecamera e i microfoni! Sono nei guai Va a finire male.

Tornò in camera, prese di corsa le nuove cose di marca che il padre le aveva regalato, restituì braccialetti, charms e telefono rubati a Lia lasciandoli sotto il letto e se ne andò.

Se ne andò prima che Marco vedesse i video e iniziasse a cercarla.

Epilogo

Caterina, che aveva versato lacrime senza fine per la figlia ormai lontana, aprì la porta.

Fece un balzo, vedendo Martina sulla soglia.

La ragazza la guardò fredda.

Mamma, ci ho pensato Non riesco proprio a vivere là senza di voi.

Ma davvero? sorrise Caterina.

Già. Da papà si sta bene, ma tu e le bambine mi mancate. Mi fai entrare?

Ma certo, entra! rispose felice la madre.

Anche il patrigno uscì dalla cucina. Martina gli fece un sorriso tirato:

Ehi, pa.

Bentornata, Martina. Vieni pure.

Martina saltò la cena e si rifugiò in camera.

La madre la seguì.

Scusaci, Marti, questa camera ora è una stanza dei giochi.

Pazienza, mamma In fondo si sta tutti stretti, ma almeno è casa.

Ti porto subito un cambio di lenzuola, fu felice la mamma.

Martina si sedette sul letto, fissando con astio le sorelle.

Doveri? chiesero tutte in coro.

Lei non rispose, immersa nei propri pensieri.

Tanto papà un giorno si pente che sono andata via. E Lia, prima o poi si ammalerà di nuovo lui si ricorderà di me cento volte. Ora devo solo trovare un modo per mandare via le sorelle dal salotto.

Martina era certa che Marco non avrebbe rovinato la sua reputazione raccontando che aveva rubato e tormentato Lia.

Non era riuscita a farsi accettare dalla nuova famiglia ricca, ma era sicura che col tempo avrebbe riconquistato il padre.

Il padre ricco.

E ne valeva la pena. Martina era sicura che prima o poi Marco avrebbe dimenticato tutto e perdonato, perché in fondo lei non aveva davvero rubato. Aveva solo nascosto le cose, per gelosia.

Quando sarò un po più grande tornerò da papà e distruggerò quella famiglia, pensava Martina addormentandosi.

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