Alla suocera ho fatto un regalo che le farà venire i brividi tutte le volte che lo guarderà! Altro che scappare, mica potrà buttarlo via. Starà lì, bello in vista, e lo dovrà tenere in casa per forza! Eh, così si impara. Finalmente! Quanto ci ho messo a preparare questa vendetta per la cara e antipaticissima Vera Ivana! Da quindici anni che sto con Andrea, non mi ha mai detto una parola gentile. Una mummia, sempre imbronciata. E guarda che almeno le altre, anche solo per finta, qualcosa la dicono. Lei niente: solo quegli occhioni scuri che ti fissa come un gufo! Io neanche ci vado quasi mai da lei, solo una volta allanno, cinque minuti e via, raccontavo a Marta, la mia amica di sempre.
Lei annuiva facendo eco ai miei sospiri. Anche la sua di suocera, Maria, non era che la facesse impazzire proprio…
Era il nostro sabato, da tradizione: ogni due settimane, ci si vede, si chiacchiera e si mangia qualcosa di buono insieme. Una specie di piccolo addio al nubilato settimanale.
Io faccio la parrucchiera e tra un cliente e laltro vengo a sistemare i capelli alle ragazze. Marta, che invece è cuoca, ci porta sempre montagne di sfizi le bontà della zia, come le chiama mio figlio, Ilario.
La terza del gruppo è Alessia. È infermiera e da poco ha cambiato ospedale, nessuna sapeva dove, volevamo proprio chiederle, ma alla fine il discorso era caduto su… le nostre suocere.
Non la sopporto! Per me non esiste, ti giuro! Se non ci fosse stata… ho iniziato ancora, subito interrotta da Alessia che, fino a quel momento, era rimasta in silenzio.
E cosa cambierebbe, Cate? Saresti più felice, dici? mi ha detto con un sorriso un po amaro.
Beh, forse sì… ho sospirato, poi mi sono zittita. Mi è tornato in mente stamattina: con una soddisfazione da manuale mi ero presentata con il mio pacchetto tutto infiocchettato. Consegnato nelle mani di Vera Ivana, che lo ha praticamente scartato saltellando dallemozione. Però io lho fermata: aprilo quando non ci sono più, ho detto. Ho rovinato la sua festa, te lo giuro.
Ragazze, mi avete chiesto dove lavoro adesso, no? è intervenuta Alessia.
Abbiamo drizzato le antenne.
In una clinica privata? ho ipotizzato.
Adesso farai i soldi a palate! si è messa a ridere Marta.
In un hospice, ha detto invece, semplice, Alessia.
Silenzio totale.
Ma perché, Ale? solo Marta ha avuto la forza di chiedere, scioccata.
Dove i malati non hanno scampo… e non ti fa paura? E i soldi? ho chiesto scotendo la testa.
Ma ancora con questi soldi? Cate, te lo dico chiaro: sei proprio una scema, ha sussurrato amara Alessia.
Chi sarebbe la scema, la mia suocera? ho cercato di cavarmela.
No, tu sei scema, Cate. Quello che dici e fai è cattivo, crudele. Magari Vera Ivana non sarà una chiacchierona, ma la ricordi quando vi servivano i soldi per comprare casa? Chi lha venduto il suo bellappartamento al centro per andar fuori città? Lei. E chi vi ha aiutati quando Ilario è stato male, chiamando un luminare della medicina che, per caso, era figlio di una sua vecchia amica, e vi ha salvati entrambi? E quella volta che, dopo la rimpatriata delle superiori, ti sei svegliata a casa di un compagno e ti sei fatta prendere dal panico? Hai ringraziato che tua suocera abbia detto a tutti che eri da lei? Senza storie, per coprirti? E poi, tutte le volte che ci offri quei sottaceti, la marmellata, i peperoni ripieni che porti a tavola, chi te li prepara? Lei. Tu i fiori dai pomodori non sai manco da dove nascono! Usa le mani, non la bocca, per dimostrarti affetto, Cate. Ci sono persone fatte così: poche parole, ma tanti fatti. Altri ti dicono solo belle parole, ma non servono a niente! È sbottata Alessia.
Grazie, amica… Sai che mi aspettavo sostegno, non che mi insultassi pure?! ho sbottato alzandomi. Eppure, dentro, aveva cominciato a muoversi qualcosa, come un tarlo minuscolo. Quel tarlo che poco prima godeva della mia rivincita si era messo a sussultare male quando ha sentito le parole di Ale. Mi sono detta chi se ne frega, ma non funzionava: continuava a rimestare dentro.
Marta, allargando gli occhi, si era già fatta fuori cinque rustici di quelli alle verze (lansia, a lei, faceva venir fame), e si era zittita. E stavolta, neanche lei mi ha difeso.
A conti fatti, dovevo arrabbiarmi, sbattere la porta, litigare con Alessia e sparire di lì. Ero pronta… ma quel tarlo non mi lasciava. Sembrava quasi che mi inchiodasse a quella sedia.
Forse vi siete dimenticate che io la mamma non ce lho più, eh? Vivo così da quindici anni, Cate, proprio come te. Ma tu passi il tempo a lamentarti di una suocera che, in verità, ti vuole bene. Io invece ogni giorno muoio dentro, con la voglia di chiamare un numero che so ancora a memoria. Il suo. Sapete che lho ancora salvato? Ogni tanto carico ancora la scheda, lascio il cellulare in una stanza e faccio squillare: Mamma. Guardo la chiamata sul display, vedo la sua foto. Rispondo e parlo… con il silenzio. Racconto tutto a lei. Urlo che mi manca, che sto male senza di lei. Mi avvolgo nel suo plaid, sperando che sia lei ad abbracciarmi. Dentro è rimasto solo il deserto del dolore.
Cate, scusa, non potevo tacere. Tu hai mamma e suocera. E perché allora così? Proprio con una persona anziana? E perché continui a fare la superiore, a prenderla in giro chiamandola campagnola? Dimmi, invece: a tutte noi ci fai tagli e pieghe, ma Vera Ivana quando è stata lultima volta che le hai fatto i capelli? ha continuato Alessia senza mollare.
Il tarlo si è raggomitolato come punto da una lama. Era la mia voce, ma sembrava di unaltra, flebile:
Mai.
Ma dai?! Ma davvero, Cate? Vergogna! Io la mia, ci litigo, ma mammina mia la tratto sempre bene. Le faccio le torte, i biscotti, la colomba a Pasqua. E lei si scioglie di gioia! Batte le mani, apre tutto il sacchetto con gli occhi brillanti… Ha delle mani grassottelle, piccole, un angioletto! si è messa a sorridere Marta al ricordo.
Il mio tarlo ormai si era fermato per sempre. Allora ho capito che potevo anche andare via, non mi bloccava più nessuno.
Mi sono rivista stamattina: che diceva Marta, manine come cuscinetti? E invece quelle di mia suocera erano forti, piene di vene gonfie. Le chiamavo chele di granchio, che cattiveria! Il viso raggrinzito, lo chiamavo patata marcia. Ma che ne sapevo davvero di lei, della sua vita, della sua storia?
Sempre lì, se serviva una mano. Andrea diceva che da giovane aveva due sorelle, malate pure loro, e lei le aveva accudite, poi anche il marito, tutti li aveva seppelliti. E ora sua gioia era Andrea, il suo figlio tardivo, mio marito. Che poi, pure io lo amo come quindici anni fa: è bello, buono, intelligente, affidabile… Eppure…
Lo vedi comè? Perché la madre lo ha cresciuto così! Poteva anche essere uno che ti mette le mani addosso, che va con altre, che non lavora. Hai avuto fortuna! E tu, perché non le hai mai detto una parola gentile, eh? Tutte le clienti le coccoli, ma lei? Sempre a prenderla in giro! Vergogna! il tarlo dentro di me allimprovviso è esploso, fortissimo.
Mi sono quasi spaventata da sola.
Cate, tutto bene? Alessia mi si avvicina, preoccupata.
Ho scosso il capo, a fatica trattenendo le lacrime. Tutto mi si era rovesciato addosso, come un torrente improvviso che rompe gli argini.
Avevo bisogno di cambiare discorso, di andarmene. Pensavo sarebbe stata una giornata divertente, invece no.
Ho provato a chiedere:
Ma… e il lavoro nuovo, Ale?
Gli occhi che vedo lì dentro non li dimenticherò mai, ragazze. Hanno tanto dolore… eppure solo luce, speranza, bontà. Sento tante parole forti. Parlano di eternità, di quello che non sono riusciti a fare prima di andarsene. Vedo tante lacrime di parenti che non possono consolare nessuno. Cera un tizio che veniva sempre: giovane, tutto in tiro, lavorava tanto, faceva tutto lui. Sua madre era lì in hospice. Soldi a palate le avrebbe dato, ma la madre sognava solo di tornare al paesello, dove era nata. Ma lui, troppo fighetto, non ci ha mai voluto andare, mai tempo. Quando la madre è morta, era lì in ginocchio a urlare: Mamma torna! Mamma, alzati! Ora andiamo, compro la casa, stiamo là insieme! Ma era già troppo tardi.
Cera anche quelluomo anziano che veniva a trovare la figlia. Era stato ufficiale, tutto dritto come un fuso. La figlia aveva tanti capelli biondi, che non cerano più. Lui ogni volta le portava una mollettina nuova. Ne aveva una scatola piena! Una collega mi chiese: Ma che senso ha? Non ha più capelli! Invece lei lo aspettava per quelle mollettine e rideva a vederle, felice. Lui sperava che un giorno sarebbero ricresciuti. Lei aveva la speranza, lui sapeva che ormai non serviva a nulla, ma con le sue mani continuava a tirare su le mollette, a ridere con lei.
Quando la figlia è morta, lui le ha distribuite tutte. Io mi sono avvicinata, volevo dire qualcosa… ma nei suoi occhi cera una pena tremenda, eppure mi ha sussurrato: Adesso è con sua madre, la mia principessa. Aspettano me, le mie ragazze. Tutto questo solo per dire: bisogna imparare ad apprezzare chi abbiamo accanto! Alcuni piangono lacrime amare davanti a una bara, altri lottano contro malattie terribili, e altri ancora sprecano la vita tra rancori inutili. E poi, alla fine, quando meno te laspetti, la vita ti presenta il conto.
Luomo pensa di essere padrone di tutto, ma la verità è che non lo è per niente, ragazze, ha sospirato Alessia.
Marta, sventolandosi con la Gazzetta dello Sport, guardava il piatto vuoto davanti a sé. Vabbè, tanto a casa si rifà; ha preso il telefono e ha scritto subito al marito: Stasera tutti a casa nostra. Si mangia, si vede un film e tua madre deve venire con tuo padre! Tutti insieme!
Ragazze, io scappo, cè la reunion familiare! A presto! Marta è volata via.
Mi sono alzata anchio. Cercavo qualcosa in borsa, tremando, e mi è caduto tutto per terra. Alessia mi ha aiutata a raccogliere, in silenzio.
Abbiamo salutato senza parole.
Avevo tutta la serata impegnata. Però… da qualche parte, in quel momento, una signora anziana, che io ero convinta non mi potesse vedere e che nemmeno mi interessava comprendere, stava guardando il mio regalo. Quello che pensavo fosse la mia vendetta. Ma se mia suocera avesse fatto così con me? Mi sarei sentita malissimo e la festa sarebbe andata allaria.
Ho chiamato tutti per scusarmi, promesso uno sconto la prossima volta, e ho annullato gli impegni: sono salita in macchina e sono andata da Vera Ivana.
Il telefono di Andrea era irraggiungibile.
Mi sono inumidite le mani per lagitazione. Cosa dirà Andrea? È pur sempre sua madre
Era già sera, le finestre del casolare sul viale erano tutte illuminate. Quelle tendine con le margherite e i gerani che tanto mi avevano infastidita, improvvisamente mi sembravano tra le cose più calde al mondo.
Devo scusarmi. Che le dico? Forse avrei dovuto portare un altro regalo. Ormai non cè tempo. Le prometto che le prenderò qualcosa. Oddio che ho combinato mi dicevo mentre dalla cancellata andavo verso casa.
La porta era aperta. In salotto troneggiava in bella vista una enorme portata di tortellini. Sullaltro tavolo, uninsalata russa fatta con la panna come piace ad Andrea. Crespelle ripiene. Mi sono fermata a guardare la tavola come ipnotizzata. Andrea, con Ilario, chiacchierava sereno mentre mio figlio mandava giù i suoi involtini preferiti. E Vera Ivana, col suo vestito blu e il suo solito grembiule, stava vicino alle sue amiche e un vecchietto arzillo, evidentemente ospite anche lui.
Guardate che meraviglia, ve lo giuro! stava dicendo, tutta entusiasta, indicando il mio regalo.
E continuava: Questa è la mia Caterina, la moglie di Andrea. Pare una regina, tutta delicata, bellissima! Quando la guardo, sento il cuore cantare. E ora Caterina sarà per sempre con me. Il pittore lha ritratta! Ho pianto di felicità quando lho visto. Non potevo desiderare di più!
Mi si sono incendiate drasticamente le guance. Rossissima, uguale a quando da piccola rompevo i vasi da mia nonna e davo la colpa a mio fratello Nicola.
Per il compleanno di mia suocera le avevo regalato un mio ritratto! Proprio il mio, pensavo così che lei, dato che non dice mai niente di buono su di me, non potesse sopportarmi nemmeno dipinta. Che avrebbe reagito male, lo avrebbe detestato. E invece
Cate è talmente bella che mi fa quasi vergognare di parlarle a volte, sembra una bambolina di porcellana! Occhi grandi e blu, tratti perfetti come dipinta, niente a che vedere con me che sono solo una vecchia malandata che non sa mettere insieme due parole. Non sono brava a parlare, non ci riesco, mi imbarazzo Quante notti, mentre dormiva qua, lho coperta e accarezzata. Il Signore si è preso le mie bambine troppo presto, ma mi ha lasciato una nuova figlia, la moglie di Andrea, la mia Caterina. Andrea lo dico sempre: Hai una moglie doro!
Adesso vivici tu! il tarlo dentro di me ha sussurrato e poi è sparito per sempre.
Non ho nemmeno fatto in tempo a promettermi che avrei rimediato. Il tempo ce lavevo, eppure già mia suocera mi vedeva davvero.
Ilario mi è corso incontro, Andrea mi ha fatto un sorriso:
Cosa ci fai qui? Non avevi clienti? La mamma diceva che eri già venuta stamattina per auguri mi ha sussurrato piano.
Ho annullato. Vera Ivana Posso chiamarti mamma dora in poi? Proprio come la mia. Buon compleanno Avevo un nodo alla gola impossibile da sciogliere.
E avrei voluto mettermi in ginocchio, proprio come il tipo della storia di Alessia. Davanti alla saggezza, alla bontà, al perdono universale.
Caterina! Hai trovato il tempo di venire anche adesso, grazie, figliola! Una vecchietta lo apprezza. Ecco la mia Cate! È arrivata! mi ha detto lei fierissima, guardandomi dal basso in alto.
Anche il nonnetto ospite faceva sì col capo, sorrideva a me e al mio ritratto.
Ci siamo messi tutti a ridere, la casa si è riempita di allegria.
E io, finalmente, ero felice. Era davvero una festa. E io sono viva, ho ancora i miei genitori, che tra laltro stavano arrivando anche loro con i regali. Ho una famiglia stupenda: marito, figlio, una suocera buona, un lavoro che amo. Volendo, sono la donna più ricca dItalia.
A tavola, a tavola! trafficava Vera Ivana tutta agitata.
Meraviglioso! E dopo facciamo il Giorno della Bellezza! Se volete, a tutte vi faccio i capelli nuovi! E se qualcuno vuole farsi il colore o il taglio, basta che dica! Sarà un piacere! ho sorriso.
Anche questo, sì, era un regalo. Per tutti.






