Ha scelto un’altra, non me

Guarda, ti racconto questa storia come se stessi facendo la spesa con me, tra un saluto a unamica e laltro.

Immagina: è sabato mattina, le dieci, e Martina spinge il carrello tra i corridoi larghi del supermercato Coop qui a Bologna. Nellaria si mescolano il profumo del pane fresco sfornato poco fa e quello vivace degli agrumi. A quellora, la città sembra ancora mezza addormentata in giro solo qualche pensionato e chi preferisce evitare la ressa del pomeriggio. Ai banchi quasi nessuna coda, nessuno che ti spintona; cè solo il tranquillo rumore delle rotelle sulle piastrelle e il sommesso mormorio delle voci.

Martina si gode quella calma: ormai è abituata a fare la spesa una volta a settimana, così non le capita più di correre la sera coi sacchetti della Pam sotto la pioggia. Nel carrello ci sono già zucchine brillanti, pomodorini San Marzano, un bel mazzetto di basilico. Poi pacchi di pasta, un paio di yogurt bianchi e la sua lista della spesa pure questa precisa e ordinata, come piace a lei.

Cammina lenta e lascia vagare lo sguardo tra i prodotti pasta di tutti i tipi, vasetti di pesto, mille tipi di biscotti quando a un tratto si blocca. Davanti a lei, tra le lattine di pelati, riconosce qualcuno che non si aspettava di incontrare.

Marco? Le sfugge un po troppo forte, ma ormai lha chiamato.

Marco, con in mano la lista e lo sguardo concentrato sui barattoli, è lì accanto a una signora elegante, capelli raccolti e sguardo vigile sua madre, senza dubbio. Lei valuta ogni etichetta accostando la lattina agli occhiali e di tanto in tanto chiede sottovoce qualcosa al figlio. Lui le sta vicino, risponde gentile, pare proprio un bravo ragazzo di casa.

Marco si gira, fa unespressione tra lincredulo e il sorpreso come se cercasse di ricordare dove lha già vista. Poi abbozza un sorriso un po tirato:

Martina! Ma ciao Che sorpresa vederti qui dice, sollevando appena le sopracciglia.

Martina sente un tuffo dentro, ma dal fuori non si vede. Porta avanti il carrello, così non ostruisce il corridoio, e cerca di mantenere una certa calma:

Già sono passati un bel po di anni, eh? Tu tutto a posto?

Parla tranquilla, anche se dentro è in subbuglio. Quanto era passato? Dieci anni, forse anche qualcuno di più. Unaltra epoca, davvero.

Tutto regolare le risponde lui, alzando appena le spalle Casa, lavoro, mamma

Proprio in quel momento la madre smette di esaminare i pomodori e guarda Martina da capo a piedi, con quellaria di chi pesa ogni persona che incrocia la strada del figlio. Marco balbetta una presentazione sommaria:

Mamma ti ricordi Martina. Una conoscente.

La signora annuisce appena e torna subito alla sua priorità: trovare le offerte migliori. Indicando una fila di conserve in sconto, raccomanda al figlio:

Marco, prendi queste! Cè il 30% di sconto.

Lui esegue senza fiatare, posando le lattine con una cura esagerata, come se fosse sotto esame. Martina li osserva da quella distanza che solo gli anni sanno costruire. Si accorge che ora riesce a guardarli senza il groppo in gola di una volta: con una lucidità quasi tenera, come si guarda qualcosa di passato e lontano.

Mi ha fatto piacere rivederti dice, accennando un cenno lieve. E questa volta è vero. Aveva passato momenti splendidi e brutti insieme a quelluomo, ma saperlo vivo, tranquillo, così nella sua normalità le fa piacere davvero. In bocca al lupo per tutto.

Anche a te risponde lui, con quel sorriso sempre un po impacciato Ciao, Martina.

Spinge il carrello oltre, tra i banchi del formaggio e le enormi forme di Parmigiano, ma la testa torna su quellincontro. È inevitabile. I ricordi affiorano da soli, nitidi, come istantanee di unaltra vita.

Ricordava bene i primi tempi con Marco: cene nei locali intimi del centro, una coppa di Pignoletto e tanti sogni. Era tutto così spontaneo! Serate tra amici, film allarena estiva sotto le stelle, passeggiate a San Luca quando già veniva freddo. Con Marco parlare era facile, sentirsi a casa ancora di più.

Arrivò anche per loro quel momento in cui sembra naturale andare avanti. Martina lo aveva proposto una sera davanti a un risotto e a un bicchiere di Lambrusco:

Marco, che ne dici se andiamo a vivere insieme? Ormai passiamo ogni weekend insieme, siamo andati anche a Barcellona lestate scorsa Sarebbe bello avere una casa tutta nostra, no? Una routine, le piccole cose magari col cane, che tua mamma non può tenere per lallergia, ma io sì!

Marco si irrigidì subito. Giocherellando con la forchetta, le disse a bassa voce:

Te lo sai con la mamma che è rimasta da sola dopo papà Non me la sento di lasciarla di colpo, non ora.

Non era scortese, solo sinceramente in difficoltà. Per lui la madre era tutto e sembrava davvero incapace di scegliere altrimenti. Martina gli rispose col classico sorriso che nasconde una fitta:

Ma mica la stiamo abbandonando! Puoi andarla a trovare, chiamarla, portarle quello che serve Solo che anche io vorrei una vera casa, mia, nostra. Una mia famiglia, non solo la tua.

Ma Marco, scuotendo la testa, aveva concluso:

Devo aspettare ancora un po, deve abituarsi dai, tanto ci vediamo spesso comunque.

E lei lì a domandarsi: ma quanto ancora? E se quel “dopo” non arriva mai?

Un giorno, così, Martina si prese linfluenza. Ma di quelle pesanti, con la febbre alta e le ossa che sembrano piombo. Chiamò Marco fioca, con la voce che usciva a fatica:

Mi senti? Mi sento uno straccio. Puoi venire da me un paio di giorni? Ho la febbre, proprio non ce la faccio

Arrivo subito rispose lui, senza esitare. E dopo nemmeno mezzora ecco Marco con clienti di arance e tisane della nonna. Lei sul divano, infagottata e con gli occhi lucidi.

Gli fu grata, davvero. Marco passò la giornata a curarla: termometro, medicine, il minestrone preparato da zero e le carezze sulla fronte. Martina pensò: Ecco, è lui quello giusto, quello su cui posso contare quando va tutto storto.

Ma la mattina dopo, svegliandosi da sola, il colpo: Marco era scappato a casa.

Lo chiamò subito, tutta ancora intontita:

Marco, dove sei?

Sono dovuto tornare. Mia madre ha avuto un crollo di pressione quando non mi ha visto rincasare. Non potevo lasciarla così!

A lei crollò il mondo addosso.

Hai lasciato qui una poveretta con la febbre per tua madre? E come la mettiamo col fatto che “parlavamo” di matrimonio, di una vita insieme, della nostra casa?

E lui, con imbarazzante naturalezza:

Ma dai, si sta da mia madre. Che differenza fa? Lei non ce la fa da sola, io sono tutto quello che le è rimasto

Martina lo guardava nel vuoto, completamente svuotata:

Non è così che funziona, Marco. Anche tu dovrai avere la tua famiglia. O pensi davvero che sia normale vivere per sempre con la mamma?

E alla fine Marco se ne uscì con la mitica frase:

Immagina se dovessi scegliere tra mia madre e una ragazza. Mia madre mi ha cresciuto da sola ci mancherebbe! Le ragazze passano, la mamma resta.

E fu lì che lei decise di chiudere.

Allora puoi anche non tornare più disse appena sussurrando, trattenendo le lacrime. Trovati qualcuna che ha voglia di fare la dama di compagnia a tua madre, perché io non sono quel tipo.

Ma dai, sei esagerata abbozzò lui, spiazzato.

No, Marco. Questa storia è finita. E un giorno, quando sarai solo, forse capirai.

Riattaccò, disperata ma stranamente sollevata. Chiamò subito la sua migliore amica, Giulia, e la pregò di venire da lei perché stare sola non ce la faceva proprio.

Ora, dieci anni dopo, davanti al banco dei formaggi, Martina ripensa a quella decisione e le viene quasi da sorridere. Ringrazia di aver avuto il coraggio: è stato dura, sì, ma era quello che ci voleva.

La vita dopo cambiò davvero. Si dedicò a mille cose: iscritta a un nuovo corso universitario serale, lavorava di giorno e studiava la sera, sacrificando uscite e pizza con le amiche. Ma la soddisfazione del nuovo lavoro arrivò: assunta in una piccola agenzia, pagata meglio, con più responsabilità ma anche più libertà. E poi, passione sua da sempre, ricominciò a viaggiare finalmente! Praga da sola, unestate a Minorca con le amiche, e poi tre settimane indimenticabili tra Firenze, Roma, Venezia, che sognava fin dal liceo classico. Ogni città le ricordava che il mondo era vasto e la vita piena di sorprese.

Un giorno, facendo la spesa per la vicina anziana, vide nel negozio di animali un batuffolo grigio: portò a casa Carletto, il gatto pestifero che ancora oggi le dà il buongiorno con miagolii e coccole mattutine. Imparò a fare il cappuccino come si deve schiuma perfetta e caffè ristretto, usando una Moka rigorosamente Bialetti, ovvio.

E poi cera stato Francesco, luomo che non si aspettava. Lo aveva incontrato durante la cena aziendale natalizia. Allinizio un saluto, due battute, un caffè portato al volo. Poi chiacchiere più lunghe, risate genuine, confidenze sempre più profonde. Il loro amore crebbe piano, senza scossoni, ma con quella naturalezza rara e preziosa.

Dopo un anno decisero di andare a convivere; tutto filò liscio. Tre anni dopo, una festa semplice, pranzo in famiglia nella casa di campagna dei genitori di lui e una promessa di stare insieme con Carletto, ovviamente, come testimone speciale.

Adesso Martina è davanti al banco dei dolci, pensa al menù per la cena e accarezza il pancione: tra qualche mese sarà mamma, e questa nuova prospettiva la fa sentire piena di gratitudine, di sogni, di gioia.

Afferra una burrata e un pacco di tortellini freschi. Francesco le sfiora la spalla:

Tutto bene? le sussurra, e lei si sente subito leggera. La tranquilla sicurezza di lui, il suo modo di farla sentire a casa ovunque.

Sì ride Martina Stavo solo pensando a quanto la vita cambia. E che a volte serve anche soffrire per capire dove vuoi andare.

Lui non fa domande, le basta il suo sguardo. Ed è per questo che lei lo ama così tanto: perché la ascolta sul serio, senza forzare mai.

Dai, muoviamoci: il ciambellone alla ricotta lo voglio ancora caldo, sennò perde tutto dice lui stringendole la mano.

Prendiamo anche una torta Sacher, che ti piace da impazzire gli risponde, mandando avanti il carrello.

Chiacchierano sereni, come chi ha già trovato il proprio equilibrio. Un supermercato come tanti, eppure per loro è già un bel pezzo di quella felicità semplice e vera.

Nel frattempo, dallaltro lato, Marco e la mamma sono ancora accanto ai pelati: lei indica le offerte, lui annuisce, esegue, resta lì dove è sempre stato.

Come dire alcune cose cambiano, altre restano proprio uguali.

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