Ricordi di una madre
Non trovando pace dalla sua amarezza, Larisa Spizzini guardò fuori dalla finestra.
Mamma, ho fame! corse da lei il piccolo Daniele, cinque anni. Larisa lo spinse via con stizza:
Basta, mi hai sfinito! Vai dalla nonna, chiedile una fetta di pane dolce!
Daniele si soffiò il naso, poi corse piagnucolando verso la cucina:
Nonnaa!
La madre di Larisa, una donna corpulenta col grembiule e il fazzoletto fiorito in testa, si muoveva senza fretta tra il forno e le teglie, facendo risuonare tutta la cucina.
Aspetta solo qualche minuto, Daniele, fra poco sono pronti i ciambelloni. Cinque minuti ancora, cosa piangi?
Mamma mi ha spinto così!
Ah sì? Allora sarà ben impegnata Guarda là, si pavoneggia alla finestra, invece di stare col bambino, raccontargli una storia!
Larisa sospirò al commento della madre:
Smettila di brontolare, mamma. Qui succede qualcosa che mi distrugge la vita!
E cosa succede? chiese Uliana, indossando i guanti spessi.
I vicini di città stanno per arrivare. Dicono che hanno adottato un bambino, sono andati a prenderlo.
La madre si immobilizzò un attimo, poi fece tremare la cucina chiudendo rumorosamente lo sportello del forno.
E allora? Finalmente hai capito che a Nikita non importi? Ama sua moglie, anche se non può avere figli. Rinuncia. E poi, non è colpa di Caterina, non ti ha tolto nulla. È una brava ragazza, gentile.
Alle parole della madre, Larisa si rabbuiò. Scese a capo chino, si avvolse la sciarpa e uscì fuori a sedersi sulla panchina davanti al cancello.
Prese dei semi di girasole dalla tasca, iniziò a sgusciarli mentre fissava la casa dei vicini.
Quella casa era stata costruita dal nonno Gavrilini, poi passata in eredità a suo nipote, Nikita.
Larisa non aveva mai fatto caso a Nikita, ma quando divenne suo vicino, la sua attenzione si concentrò subito su di lui.
Larisa! urlò la madre dalla finestra. Sempre seduta li, senza far nulla? Va’ nell’orto che dopo la pioggia l’erba è cresciuta ovunque!
Larisa, col morale a terra, ignorò la madre e continuò a fissare i vicini seduta sulla panchina.
Quando apparve la macchina allangolo della strada e si fermò davanti alla casa di fronte, Larisa lanciò unocchiata bieca da sotto la frangia:
Eccoli.
Dalla macchina balzò fuori Nikita, salutando:
Ciao, Larisa! Fai gli auguri: sono diventato papà!
Larisa rispose con un sorriso forzato e si chiuse in sé.
Intanto Nikita era già tutto preso: corse ad aprire lo sportello alla moglie, che scese lentamente, stringendo fra le braccia un fagottino avvolto nel rosa.
La coppia sembrava piena di gioia, si fermarono insieme ad ammirare la piccola, con occhi pieni di meraviglia.
Mh, borbottò Larisa, insoddisfatta.
E quando la coppia rientrò in casa, Larisa gridò forte:
Mammaa?
Che cè? sporse la testa la madre.
Hai visto? Per loro tutto facile! Sono andati in città e si sono scelti un bambino, come fosse un cagnolino! E io qui, a portare in grembo per nove mesi e soffrire per partorire!
La madre la zittì con energia:
Basta parlare! Piuttosto, va a fare qualcosa! E non incolpare nessuno perché vivi sola. Lascia in pace tua vicina: ha abbastanza dolore, lunica cosa che ha è Nikita!
La donna chiuse la finestra e Larisa lanciò uno sguardo pieno dodio verso casa Gavrilini.
Guardali lì! Si sono presi il peccato altrui e se lo sono portato a casa. Oh, la furba! Arrivata e si trova tutto pronto, e neanche partorire è riuscita! Perché la vita è così ingiusta?
***
Nella casa dei Gavrilini regnava la felicità. Caterina stava mettendo a letto la figlia adottiva.
Il lettino era nuovo, elegante: Nikita aveva speso senza badare a spese.
Sei il nostro miracolo, mormorava Caterina guardando la piccola. Nikita, vieni a vedere, sta sbadigliando non è meravigliosa?
Il marito si avvicinò piano al lettino, abbracciò dolcemente la moglie e guardò la creatura.
È splendida. Sono felice, ora ho una bambina bellissima. Caterina, ora siamo genitori.
Posso darle un altro nome? Vorrei chiamarla Mariangela, sussurrò Caterina.
Che male ha Gianna?
Caterina scosse la testa:
Non voglio che si chiami così! È mia figlia adesso, la voglio chiamare Mariangela.
Dovremo cambiare di nuovo i documenti non potevi dirlo prima?
Avevo paura, Nikita. Temevo che qualcosa andasse storto, che mi portassero via la bambina! Non riuscivo a crederci!
Va bene, Cate. Facciamo come vuoi.
La moglie era tutto per Nikita.
Aveva rischiato di perderla quando aveva saputo di non poter avere figli. Ma questa bambina adottiva la salvò dalla disperazione.
Nikita la guardò con tenerezza, pronto a tutto per la sua felicità.
***
Con il passeggino nuovo e la bimba dentro, Caterina era raggiante quando usciva di casa. Larisa spuntava come unombra dalla finestra e si metteva subito ad agghindarsi.
Ciao Cate! Come va, come cresce la bambina? Tutto bene? la raggiungeva, sbirciando dentro il passeggino.
Ma che bella bimba! Che occhi azzurri, capelli chiari non vi somiglia per niente!
E non deve somigliarci, sorrideva Caterina.
Lessere madre ti fa proprio bene, sei diventata più serena. Ricordo quando ti disperavi perché non riuscivi a rimanere incinta.
Caterina cambiò espressione e accelerò il passo:
Ora lasciaci, Larisa, Mariangela deve dormire.
Mariangela? Che nome strano! A scuola la prenderanno in giro!
Non credo proprio, rispose nervosa Caterina. Senti Larisa, non pensi che ti fai troppi affari miei? Hai un figlio, pensaci tu: alla mia figlia ci penso io! Buona giornata.
Tua? gridò Larisa voltandosi.
Caterina si allontanò e Larisa macchinò subito qualcosa.
Aveva deciso: avrebbe trovato la vera madre della piccola Mariangela per distruggere la felicità di Caterina.
***
Le ci vollero anni.
Lasciò Daniele alla madre e si trasferì in città. Trovò lavoro prima come ausiliaria nellospedale, poi come bambinaia in un orfanotrofio.
Diventò lorecchio della città, ascoltando pettegolezzi e voci, fino a diventare una di casa.
Con caparbietà trovò la madre che aveva abbandonato la figlia poi adottata da Caterina: una studentessa ingenua venuta da un paesino, Angela Gusmani.
Larisa fece di tutto per rintracciarla.
Le ronzò intorno con piccoli regali, pochi euro e qualche borsa di cibo.
***
Caterina, dopo la partenza definitiva di Larisa dal paese, si sentiva più sollevata.
Si diceva che Larisa Spizzini lavorava in città, ospite di una lontana cugina, con un lavoro precario.
Meno male, fu lieta Cate. Nikita, tua ex vicina non sopporta che ti abbia portato via.
Cosa? rise Nikita. Ma chi ti racconta queste stupidaggini? Non ho mai avuto niente con Larisa, e nemmeno lei con me fino a che non è diventata madre da sola. Quando nacque Daniele, pensava fossi obbligato a sposarla: per non lasciarla sola che logica!
Cate fece una smorfia.
E perché non lhai sposata? Era bella e giovane, e soprattutto poteva darti un figlio.
Pensi che i figli per me siano la cosa principale? Le donne non le guardavo nemmeno, finché non ho visto te. Quando ti ho vista, ho capito: solo con te volevo vivere.
Il sorriso di Cate si spense subito, e abbassò lo sguardo:
Ma io vengo dallorfanotrofio. Non ho parenti, e nemmeno potrò mai darti un figlio. Come fai a sopportarmi?
Nikita la strinse forte:
Conta che tu ci sia, il resto non importa. E di parenti ce nè abbastanza nella mia famiglia non cercare problemi dove non ci sono.
***
Uliana, madre di Larisa, spesso andava a trovare la figlia in città, portando con sé grosse borse piene dolio, uova e verdure dellorto.
Quando mancava, lasciava Daniele a Caterina, che era felice di vedere il figlio diventare amico della sua Mariangela.
A volte Larisa chiedeva a Nikita di darle un passaggio in città; non rifiutava mai.
I primi anni, Uliana sperava che Larisa trovasse un buon uomo in città, si sposasse e portasse con sé Daniele.
Il tempo passava e Daniele era già alle elementari quando Larisa ancora chiedeva alla madre cibo e aiuti.
In una delle visite, Uliana convinse la figlia a lasciare la vita senza sbocchi di città e a tornare al paese.
Così, Larisa tornò dopo tanti anni.
Scese dallautobus con una piccola borsa a tracolla, vestita da vera milanese: magnifico cappotto e stivali in pelle dal tacco alto.
Sua madre dietro, ansimante, trascinava una valigia rosa sgargiante.
Appena arrivata, cominciò subito a brontolare:
Guarda come sei messa! Non hai nulla da mangiare, però sei sempre impettita nei tuoi vestiti alla moda!
Larisa si guardò attorno e sussurrò:
Non farmi fare brutta figura, mamma! Sono stata a dieta, non capisci!
Dieta o no, che vita è se non hai pane in casa e metà dello stipendio va per laffitto? Meglio stare qui! Hai lavorato anni e non hai un soldo, solo trucchi e stracci nuovi!
Larisa a testa bassa, camminava verso casa silenziosa, seguita dalla madre che la riprendeva a ogni passo.
Stivali così alti? Non sei più una ragazzina! E quel cappotto, tra due anni fuori moda!
Cosa vuoi capirne! ribatté Larisa, arrancando negli stivaloni sul terreno fangoso che cedeva sotto i tacchi lasciando buchi profondi
Al cancello cerano Caterina e i bambini. Daniele, vedendo la madre, le corse incontro.
Larisa, che bellaspetto, salutò freddamente Caterina, poi si congedò:
Zia Uliana, io vado.
Prendendo per mano la piccola Mariangela, si allontanò.
Larisa le seguì con lo sguardo.
Quanto le somiglia alla vera madre.
Che dici, Larisa? chiese Uliana.
Ho conosciuto la vera madre di quella bambina Mariangela? Sono così uguali! Povera Caterina, che non ha potuto partorire e ora rischia che la madre biologica le tolga tutto.
Uliana si arrabbiò:
Basta parlare così! Pensa a casa vostra! Invece di giudicare, pensa a tuo figlio senza madre!
Mio figlio ha la sua mamma! replicò Larisa picchiandosi il petto.
Ah sì? Finalmente ti ricordi di tuo figlio! Resta qui a crescerlo, allora!
Parte 2
Mariangela desiderava festeggiare i suoi tredici anni in un bar della città, e lo disse chiaro alla madre.
No, le rispose Caterina. Non abbiamo soldi. Tuo padre è malato, ha bisogno di cure. Faremo una festa in casa e chiamerai le tue compagne.
Macché! sbottò Mariangela. Le mie amiche sono tutte in città!
Quali amiche? si stupì Caterina.
Loredana e Anita!
Le ragazze che tornano destate in paese?
Sì! Sento con loro tutti i giorni sui social. E te lho già detto che volevo la festa in città, al bar! Abbiamo pure una casa in città! Perché non possiamo andarci?
La casa è affittata, Mariangela ci vivono gli inquilini e il denaro serve per curare tuo padre. Andare al bar costa troppo, è fuori dalla nostra portata. E papà non può viaggiare, lo sai che ha la schiena malata!
La ragazza si chiuse a riccio:
Ci andiamo in autobus, e papà sta a casa. Andiamo, poi torniamo.
Caterina si rabbuiò:
Ti ho detto che non abbiamo quei soldi! Ho passato il giorno a cucinare, e tu vuoi il bar Potevi pure aiutare, invece! Quando sarai più grande, andremo anche al bar, e magari ti comprerò persino il telefono costoso!
Basta fare la povera! È solo perché non sono vostra figlia! gridò Mariangela e uscì di corsa.
Mariangela! Come puoi dire così? la rincorse Caterina in cortile, sconvolta.
La ragazza era già davanti alla porta, battendo il piede:
Lo so tutto: tu non sei la mia vera madre! La mia è in città e le manco!
Chi te lha detto?! urlò con le lacrime Caterina.
Da tempo i rapporti fra le due si erano complicati. Mariangela era cresciuta, e la madre non sapeva che Larisa laveva messa in contatto con la sua vera madre, Angela Gusmani.
Angela, diventata bellissima e sposata a un imprenditore, ora voleva riprendersi la figlia.
Mariangela, entriamo, parliamo Caterina supplicava con voce rotta. Ti spiegherò tutto.
No, ora chiamo la mia vera mamma, verrà a prendermi! E andremo al bar, è una sciocchezza per lei! Sa pure gestire un bar suo, pensa!
Caterina tremava, sappoggiò allo stipite, quasi svenne.
***
La verità di Mariangela si compì poche settimane dopo: davanti casa Spizzini arrivò una macchina rossa. Scese una donna bionda, bellissima.
Caterina, spiando dalla finestra, accorse fuori per recuperare la figlia.
Mariangela! urlò disperata, quando la figlia uscì dal cancello.
Strinse i pugni e corse verso la sconosciuta:
Che pensa di fare? Dove porta mia figlia? Chiamo subito i carabinieri!
La giovane la fissò:
Mia cara, lho partorita io! Mi avete portato via la mia bambina, ma grazie a unanima buona ho potuto trovarla!
Larisa osservava dalla finestra spalancata, divorando il dialogo col respiro sospeso.
Mariangela guardò in faccia Caterina.
Basta, lasciami! Era il mio sogno il compleanno al bar. Ma a te importa solo di papà, quindi rimani con lui. Io tornerò a casa: sono con la mamma vera, non con una estranea!
Quelle parole ferirono profondamente Caterina.
La chiami mamma? E io cosa sono?
Mariangela girò il naso in su e salì in macchina.
Caterina non trattenne le lacrime. Il visino di Mariangela era identico a quello della donna che aveva distrutto in un giorno la sua vita.
***
Caterina si chiese mille volte dove poteva aver sbagliato.
Pianse a lungo, ma poi si scosse: doveva occuparsi del marito, tornato esausto col pullman dopo le cure.
La malattia di Nikita laveva piegato, costretto a lasciare lavoro e macchina.
Nikita, dobbiamo parlare. Non so come, ma Mariangela La sua vera madre è venuta qui, è andata con loro a festeggiare in città.
Il marito la guardò a lungo prima di stringerle la mano:
Dici che la mamma vera è venuta a prenderla? E tu lhai lasciata andare? Sei impazzita?!
Caterina abbassò le spalle, sconfitta.
Nikita, se chiama lei mamma Forse non è più del tutto nostra.
Hai lasciato che andasse? Ma come hai potuto?
***
Passarono anni prima che Mariangela prendesse la decisione di vivere con la madre biologica.
Non mangio questa roba buttò il piatto durante il pranzo. Nel finesettimana vado in città con la mamma. Andremo al bar, al cinema almeno lì si mangia bene.
Caterina aveva imparato a non lasciarla comandare.
Possiamo venire tutti, propose.
Togliendo il piatto di Mariangela dal tavolo, gettò il cibo nel bidone.
Non voglio venire con te: tu la macchina non ce lhai. Ma lei sì! rispose Mariangela.
Allora va pure. Ma ricorda che, per legge, sei mia figlia: quando ti sarai divertita, torna qui.
Le parole fecero infuriare Mariangela.
Sei una madre pessima! Nemmeno il telefono nuovo mi compri, né vestiti firmati. Angela è unaltra cosa
La ragazza, bellissima, scuoteva la lunga chioma bionda sulle spalle, le unghie laccate di rosso. Era una pene ogni giorno nuova per Caterina.
Caterina si tapò le orecchie.
Come parli a tua madre, viziata! ghignò Nikita.
Non è mia madre! urlò Mariangela, uscendo e sbattendo la porta.
Caterina trattenne a fatica le lacrime.
Nikita, tranquillo. È letà. I ragazzi sono così, dicono di peggio ai genitori veri, figurati Non devi agitarti, amore.
Nikita scosse la testa.
Serve più severità, la ragazzina è irriconoscente! È stata Larisa la causa?
Caterina lo trattenne.
Lasciamoli stare. Limportante è che ci siamo noi due sempre, qualunque cosa accada.
Lo abbracciò, lo guardò negli occhi:
Se anche Mariangela ci lascia, io non rimarrò mai sola: ho te.
***
Larisa da dietro la finestra seppe che Mariangela era stata portata via dalla madre.
Corse subito alla macchina parcheggiata dai vicini:
Allora, Angela?! Ti ho vista state mettendo le valigie nel bagagliaio!
Angela le sorrise:
Mi hanno permesso di portare via Mariangela. Tutto grazie a te vieni in città che ti regalo una collana.
Larisa sorrise con cattiveria, guardando la triste Caterina nel cortile.
Mariangela impilava le cose da portare, raggiante.
Mamma, sono pronta, disse. Poi si voltò verso Caterina:
Perdonami, mamma.
Cercò di abbracciarla, ma Caterina si ritrasse:
Va. Quando ti presi dallorfanotrofio, così piccola e indifesa, mai avrei pensato di essere tradita da te che avresti perdonato chi taveva lasciata e lavresti preferita per qualche regalo e un telefonino nuovo!
Cate corse piangendo in casa. Mariangela abbassò la testa.
Dai, svelta, andiamo la incalzò Angela.
Anche Uliana Spizzini giunse, scuotendo la testa:
Ma cosa fai, Mariangela? Pensi di poter vivere bene calpestando chi ti ha cresciuta?
E tu, Larisa, vattene! Non posso credere che hai portato qui questa vipera! Ha distrutto Caterina!
***
Larisa, che aveva seguito le vicende dei vicini per anni, non provò nessuna gioia per la vendetta. Si rese conto che, mentre spiava la vita degli altri, il tempo era volato: il figlio Daniele era cresciuto ed era partito per gli studi.
Sua madre morì silenziosa nel sonno. I vicini la aiutarono per il funerale.
Caterina non le rivolse più la parola, trattando Larisa solo per stretta necessità.
Dopo aver salutato Uliana per lultima volta, Caterina non rientrò mai più nella casa accanto.
***
Quando Nikita e Caterina portarono a casa il piccolo Andrea dallorfanotrofio, Larisa quasi svenne.
Ancora? Non imparano nulla dalla vita? Sempre gli stessi errori…
***
Si scoprì che Angela Gusmani non era diventata una buona madre.
Era lamante di un imprenditore sposato, proprietario di una piccola catena di bar.
Aveva già figli e proibì ad Angela di fare ancora figli. Così Angela, triste, si ricordò della bambina lasciata anni prima.
Quando però luomo la cacciò di casa, perché Mariangela gli aveva risposto male, lamore per la figlia svanì.
È tutta colpa tua. Avevo sbagliato tutto sperando che tu e Sergio andaste daccordo. Ora devo trovare un altro uomo: tu sei solo un peso. Non sarebbe meglio se tornassi da mamma e papà?
Mariangela rispose:
Ci torno da sola. Con te non riesco proprio a legare! Volevo già tornare prima, ma ora che hanno Andrea, ci riesco…
***
Un giorno, la luce dei fari e dei passi svegliarono Caterina.
Guardò il marito e Andrea dormire, poi andò alla porta.
Chi è? chiese.
Mamma, sono io.
Il cuore di Caterina riconobbe Mariangela, aprì subito.
La figlia, con il volto in lacrime, appariva esausta, smarrita. Lauto sfrecciò via.
Mamma, perdonami per tutto, scoppiò in lacrime la ragazza.
Sapevo che saresti tornata, amore.
Caterina la abbracciò, dimenticando tutto il dolore.
Mamma perdonami, pianse Mariangela, sono stata una sciocca! Non capivo quanto vi stavo ferendo. Volevo solo una vita bella ma là Ho sentito la vostra mancanza, ma avevo paura di chiamare, pensavo mi odiassi…
Potrai sempre tornare qui, dove io e papà ti accoglieremo per quella che sei, figlia mia, le bisbigliò Caterina.






