Come una nonna ha lasciato il suo nipotino appena nato davanti a una maternità

Mi chiamo Margherita e oggi compio sessantanni. So che sarebbe quasi ora di andare in pensione, ma, sinceramente, non me la sento ancora. Stamattina, come al solito, ho finito il mio turno in reparto, mi sono cambiata nel piccolo spogliatoio dellospedale e sono uscita sotto un cielo che prometteva tempesta. Una pioggia battente scrosciava su Torino e, come spesso mi succede, lombrello era rimasto a casa. Ho tirato su il cappuccio della giacca e mi sono incamminata verso la fermata dellautobus.

Allimprovviso, tra il frastuono della pioggia, un pianto disperato ha perforato il silenzio della strada semivuota. Su una panchina cera un neonato, avvolto alla meglio in una copertina troppo leggera per quel tempo.

Sono corsa subito dal piccolo, lho stretto tra le braccia cercando di calmarlo. Era fradicio e tremava. Distinto, sono tornata di corsa in ospedale; non potevo lasciarlo così. Ho chiamato subito il pediatra di turno, che lo ha visitato accuratamente.

È un maschietto, avrà sì e no due settimane. Sta bene, è un bambino sano. Vorrei proprio sapere perché qualcuno lo ha lasciato qui. Un piccolo così ha solo bisogno di essere amato e coccolato, ha detto la dottoressa.

Non me la sentivo di tornare a casa, sapevo che non avrei chiuso occhio. Così mi sono offerta di rimanere per il turno di notte e, poco dopo, sono anche arrivati i carabinieri. Hanno voluto sapere tutto quello che era successo. Io non ho mai lasciato il piccolo: mi sembrava che se lo avessi fatto si sarebbe sentito ancora più solo.

Passate un paio dore, in reparto sono tornati i carabinieri con una coppia giovane. La ragazza aveva gli occhi rossi di lacrime, il ragazzo era pallido come un lenzuolo.

Possiamo vederlo? Forse è il nostro bambino, sussurrò lei.

Si sono messi i camici e sono entrati nella stanza dove riposava il neonato. Quando la ragazza ha riconosciuto suo figlio, si è lasciata andare a un pianto incontenibile e se lè stretto al petto, non voleva più mollarlo.

Non capivo, ero confusa. Poi uno dei carabinieri si è fermato accanto a me a spiegarmi la storia.

Sara e Riccardo stavano insieme da mesi di nascosto dai genitori, che non approvavano la loro relazione. La famiglia di lei aveva imparato a tollerare la situazione, mentre la madre di Riccardo proprio non ne voleva sapere. Quando è nato il bambino, hanno sperato che la donna si sarebbe addolcita e avrebbe accettato tutto. Ma purtroppo non è stato così. Era addirittura convinta che Sara avesse avuto un bambino con un altro. Approfittando di un pomeriggio in cui i ragazzi erano al cinema, la donna ha preso il piccolo e lo ha lasciato davanti allospedale.

Così si è conclusa questa lunga giornata: una storia amara che mi ha lasciato tanta tristezza nel cuore. Probabilmente quel bambino non incontrerà mai sua nonna, ma almeno ora è di nuovo tra le braccia di chi lo ama davvero. Spero che il tempo ed il calore di questa famiglia possano ricucire le ferite che la paura e lignoranza hanno lasciato. In questa pioggia torinese, porto a casa un pensiero: lamore non si misura mai abbastanza con il coraggio.

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Ho aperto la mia galleria a una donna senzatetto, disprezzata da tutti. Ha indicato un quadro e ha detto: Quello è mio.