Bellezza Finta

Bellezza Finta

Ma dai, non ci credo! Davvero vi siete lasciati? Non ci riesco a crederci! Caterina fissava l’amico con occhi così spalancati e sopracciglia arrampicate quasi fino allattaccatura dei capelli, che Luca si sentì improvvisamente del tutto fuori posto. Le labbra di lei si erano socchiuse, come se la notizia fosse una nota sbagliata in una canzone nota. Ma tu eri pronto a portare Chiara sulle spalle pur di non stancarla! E io facevo sempre esempio della vostra coppia Sognavo relazioni come la vostra, sai?

Cat, è tutto reale, ahimè Luca rispose cupamente guardando fuori dalla finestra, dove unacqua sbilenca danzava sui vetri e fiumi di pioggia correvano a perdifiato, spezzandosi in minuscole gocce effimere. Quella tempesta assomigliava ai suoi pensieri. Si sentiva svuotato, come se una parte di lui appartenente agli ultimi cinque anni fosse stata lavata via, lasciando solo lintonaco nudo dell’anima. Nel petto cera un vuoto lo stesso che prima veniva colmato da carezze, sguardi caldi, sogni condivisi da infilare sotto il cuscino prima di dormire. Serrò le dita a pugno finché le nocche impallidirono, e la voce morì in gola mentre proseguiva: È finita, capisci? Finita.

Ma come è potuto succedere? Caterina inclinò la testa in avanti, cercando di cogliere nel volto dellamico una spiegazione plausibile. Chiara ti ha aspettato sei mesi che eri in trasferta a Milano! E non ha mai dato retta a nessun altro. Sempre fedele, niente ammiccamenti, niente regali accettati!

E tu come lo sai? Abiti in unaltra città, Luca abbozzò un sorriso triste. O è solo uno di quei sottili fili che legano tutte le donne?

Sì, abito a Bologna, ma tu dimentichi una cosa, ribatté, acuta, Caterina. Si appoggiò allo schienale, piegando le braccia sul petto con un sorriso complice. Nei suoi occhi, però, bruciava unautentica preoccupazione. Ho tanti amici che la tenevano docchio. So che si è dedicata parecchio al suo aspetto, benché non conosca i dettagli. Ha cambiato taglio di capelli, palestra tre volte a settimana, armadio tutto nuovo. E tutto questo, bada bene, mentre tu eri via. Si stava impegnando davvero, Luca.

Eh, e proprio questa è la ragione per cui ci siamo lasciati! Luca si alzò di colpo e quasi corse nellingresso dove aveva dimenticato il telefono nella giacca. Si muoveva nervoso, come se si stesse dando la caccia da solo. Frugò tra le tasche e finalmente afferrò lo smartphone, tornando da Caterina una fotografia in mano convinto che solo così avrebbe potuto spiegarsi. Ti ricordi comera Chiara prima della mia partenza?

Certo che me la ricordo, sbuffò Caterina, anche se la voce tremava. Sembrava cercare nel cassetto dei ricordi le coordinate del viso dellamica. Una ragazza dolce. Capelli castani, lunghi fin sotto le spalle, occhi grandi verdi, naso allinsù Bella figura, anche se il seno non era proprio da copertina, ma tu mi dicevi sempre che andava tutto bene così, no?

Esatto! Per me era perfetta! la voce di Luca divenne quasi un grido, ma subito tornò a farsi roca. Strinse il telefono. Lei era il mio sogno ideale, Cat! Io la amavo comera. Ma bastò che mi allontanassi perché le amiche iniziassero, goccia dopo goccia, a lavarle il cervello. Lhanno convinta che se non cambiava lavrei lasciata in poco tempo. E lei ci ha creduto! Ci ha creduto davvero, Cat E ha cominciato a cambiare non per sé stessa, ma per lombra che qualcunaltra ha proiettato nei suoi pensieri!

Ma sarà stata così drastica? chiese Caterina, sentendo un brivido freddo nella schiena. Iniziò a martellare limbottitura della poltrona con le dita, le sopracciglia riunite in una piega dansia. Provava ad immaginare, ma gli incubi che le venivano alla mente non colmavano lampiezza del mutamento.

Guarda tu stessa! sbottò Luca, tendendo lo schermo sotto il naso di Caterina. Nellimmagine, una Chiara completamente irriconoscibile.

I capelli orgogliosi e castani di Chiara erano stati recisi in un taglio corto e brillante come una luna di platino, un colore che mai prima aveva osato. Le guance svuotate, gli zigomi ossuti, le labbra esageratamente gonfie, lucide, troppo simmetriche per appartenere al suo sorriso un po storto e tenero. Aveva buttato giù almeno dieci chili, ma in cambio della leggerezza aveva acquistato unaria fragile, quasi trasparente, con la pelle color latte e occhiaie blu come fiumi sotterranei. Il busto innaturalmente arrotondato, un intervento che a Luca sembrava un sacrilegio, sapendo quanto disprezzasse tutto ciò che non fosse rimasto autentico e vivo.

Lei così si è presentata in aeroporto ad aspettarmi, e sai cosa ho pensato? Di tirare dritto, senza abbracciarla nemmeno, la voce di Luca tremava come una corda di chitarra scordata. Si voltò, batté il pugno contro la parete la fitta al metacarpo fu più reale dei suoi pensieri, della sua rabbia. Ma come si fa, dimmi tu, come si fa a distruggersi così in pochi mesi? Perché non capì che per me andava bene comera? Che questo cambiamento non era ciò che desideravo?!

Era come un leone in gabbia. Andava avanti e indietro nella stanza, si fermava, ricominciava, colorito pallido, poi rosso fuoco Scuoteva il capo, si passava le mani sulla faccia, come per cancellare il ricordo.

Caterina lo capiva, più di chiunque altro. Aveva ascoltato, lunga distanza, i lamenti di Luca per il capo despota che lo spediva sempre a Milano. Lì, separati da centinaia di chilometri, la paura aveva un suono sottile. Luca provava a rassicurare Chiara ogni giorno con videochiamate che lei evitava sempre con la scusa del “super mega sorpresa” che stava preparando. Ogni volta un sorriso nella voce, mai sullo schermo. E Luca, nel dubbio costante che sotto, di nascosto, ci fosse qualcun altro.

Alla fine aveva chiesto a Marco, un amico comune di Chiara che viveva vicino a Firenze, di tenere gli occhi aperti: “Guarda un po’ cosa combina. Se senti qualcosa, fammi sapere.” Marco accettò, un po titubante.

Dopo due giorni, una voce crepuscolare al telefono:

Si prepara un gran colpo di scena disse Marco, scegliendo ogni parola come tessendo un mantello di nebbia. Ma non sono certo che ti piacerà. Però, di sicuro, non c’è nessuno accanto a lei: Chiara ti aspetta eccome. Chiede sempre di te, chiede quando tornerai

Luca sospirò di sollievo. Forse non tutto era nero come sembrava. Forse cera ancora la sua Piccolina che lo aspettava, fedele, senza bugie.

Ripensandoci ora, Luca si disse che forse rifiutare la foto che Marco aveva tentato di mandargli era stato un errore. Non voglio rovinarmi la sorpresa, aveva risposto allora. Forse vedendo avrebbe potuto frenare Chiara o prendere il treno per Firenze il giorno stesso. Ora era tardi

Il giorno del ritorno fu un cortocircuito. Sul volo RomaFirenze Luca aveva il cuore arrotolato nei polmoni. Palmo sudato, dita giocherellone sul bordo della giacca. Si vedeva nella testa la scena perfetta: lei, vestita di giallo al gate degli arrivi, corre ad abbracciarlo senza parola, lui che affonda il viso nei suoi capelli, respirando il profumo di ginestra e libri usati. Poi insieme a casa, tazze di tè macchiato e segreti raccontati tra i sorrisetti.

Ma la realtà è sempre più crudele dei sogni. Quando vide Chiara fuori dallaeroporto, si sentì in apnea. Il viso familiare sparito. Era diventata qualcuno che non conosceva. Luca si fermò a metà strada verso di lei, congelato tra due possibilità: scappare o gridare.

Luca! Quanto mi sei mancato! la voce di Chiara si librò fresca, già col tono del passato. Aprì le braccia, ma lui indietreggiò, lasciandola abbracciare laria. La bocca di lei esitò, gli occhi si fecero lucidi, le mani abbandonate giù come foglie molli.

Che succede? Sono io, no? Ti ho sorpreso? Ancora la voce di Chiara, una nota di speranza strozzata dalla paura.

Davvero non so chi sei Dove è finita la mia ragazza? Luca era di colpo distante. Guardava, e il suo sguardo era una stanza chiusa. Sei malata? O hai solo perso la testa? Dove sono i tuoi capelli? Il tuo corpo? Eri sempre così naturale, così bella

Vuoi dire che ero grassa? rimbalzò lei, stringendo le labbra come una bambina caparbia; la voce tremava, gli occhi umidi, le dita chiuse, riaperte. Lamica, una con la voce squillante (forse Martina o Silvia, sempre ad applaudire le scelte moderne), trattenne una risatina, come in uno spettacolo grottesco; Chiara lanciò uno sguardo che graffiò, ma restò senza risposte.

Lo puoi dire, tanto già mi sono lasciata andare, continuò Chiara, cercando di essere forte, ma la voce era carta bagnata. Ora non ti vergognerai più di farti vedere con me! Ho un altro stile, sono alla moda, più bella, no?

Ma chi ha detto che io uscirei ancora con te? la voce di Luca si fece ruvida. Prima eri bellissima; ora non so nemmeno chi sei! Non bastava dirlo, parlarne insieme? Sempre abbiamo condiviso ogni cosa. Perché adesso no?

Dai, Luca, ora Chiara sembra pronta per una rivista! intervenne Martina, avanzando come in una commedia esagerata e battendo una mano sulla spalla nuova di Chiara, fiera come per mostrare la coppa del torneo. Chiedi quanti ragazzi ora le si avvicinano! Non si contano più, soprattutto ora che è così e alludeva spudoratamente al seno, strizzando un occhio con malizia. Dovresti essere felice! Lha fatto per te!

Luca si voltò verso di lei, il viso deformato dal fastidio.

Non per me, ma per se stessa! scattò, posando gli occhi su Chiara, carichi di rabbia offesa e dolore. Non fatemi passare per il mostro di questa storia!

Si avvicinò a Chiara, la voce improvvisamente velata di dolore.

Chiara, lo sai cosa pensavo io della bellezza. Ho sempre amato la tua autenticità. Quello che hai fatto non è quello che amo. Eri perfetta così. Ora sembri irriconoscibile, una bambola in una vetrina e io non sposerò una bambola.

Chiara sbiancò. Le lacrime iniziarono a scorrerle sulle guance, respiri strozzati, la gola tappata di parole che non uscivano mai.

Luca, aspetta! si aggrappò alla voce rauca. Io volevo solo pensavo che così sarei stata perfetta per noi. Che ti avrei reso fiero.

Ma Luca aveva già voltato le spalle e se ne andò, camminando controvento, le voci di Chiara e delle amiche che svanivano come un corteo di fantasmi. Nello stomaco, aveva il nodo di tutte le cose che aveva sognato e immaginato, ora divenute bambini persi in una stazione.

Una delle ragazze radunò Chiara in un abbraccio sghembo:

Ma lascialo andare! Ha solo avuto uno choc, poi gli passerà!

E certo, annuì laltra, con la convinzione delle vecchie dellautobus. Tornerà a supplicarti, vedrai! Sei splendida, troverai di meglio.

Chiara ascoltava, ma le parole le scivolavano addosso come le gocce sugli ombrelli nella notte di Roma. Seguiva Luca con lo sguardo annegato nelle lacrime. Dentro di lei si era scavato un vuoto. Aveva tentato di migliorarsi e aveva perso lunica cosa vera.

Ma io volevo sposarla, veramente, finì il racconto Luca, nascondendo il viso tra le mani, spalle che vibravano da farfalla impaurita. Avevo scelto un anello, sognato la proposta Come sorrideva lei, i suoi abbracci E ora ma la voce si spezzò. Non la riconosco più, Cat. Non la riconosco.

Rimase un attimo in silenzio. Poi abbassò la testa di lato, a fissare un lembo di cielo appena schiarito fuori dalla finestra.

Ma perché tutte voi vi sentite sempre storte, mai abbastanza? Ogni giorno le facevo i complimenti, la facevo ridere Lamavo, così comera! Con il suo modo buffo di addormentarsi davanti alla TV, con il modo in cui colorava di rosso le parole nei cruciverba. E lei Ha cancellato tutto, per diventare qualcunaltra.

Fece una pausa, poi batté i pugni sulle gambe.

Quello che mi fa più rabbia? disse, la voce stridula come un arco su una corda. Lha spinta la sua amica! Lo sapeva, quello che faceva! La voleva vedere sola Ora ne sono certo.

Ma come fai a dirlo? Caterina inclinò la testa in avanti, una mano che tremava a coprirgli la spalla.

È venuta da me, da sola ringhiò Luca. A dirmi che lei sì che era naturale, bella senza trucchi, senza interventi Voleva conquistarmi subito. La cacciavo quasi giù dalle scale! batté ancora il pugno sulla poltrona, poi chiuse gli occhi per un lungo istante.

Il silenzio della casa era denso come la polvere da tempo dimenticata. Caterina non osava interrompere londata nera che travolgeva il suo amico.

E la cosa più schifosa continuò lui, più piano è che quella pensava davvero che le cose si potessero dimenticare così, in un lampo. Ma io non sono fatto così. Io amavo Chiara. E fa male sapere che lei ha lasciato qualcun altro prendere il timone della sua identità.

Caterina taceva, sentiva la sofferenza vibrare in ogni parola. Avrebbe voluto trovare una frase magica, qualcosa che rimettesse i cocci insieme.

E adesso? Hai provato a parlarle? Forse si può ancora salvare qualcosa? chiese piano, illuminando in silenzio la stanza con la sua presenza.

No, Chiara ormai si piace. Non vuole tornare indietro, Luca scrollò le spalle col sorriso più amaro che Caterina avesse mai visto. Mi chiama e prova a farmi sentire in colpa. Dice che non posso lasciarla dopo che mi ha aspettato così tanto Sprofondò sul divano, spalle incurvate dalla sconfitta. Guardava il pavimento, i pugni chiusi mentre ripeteva: Io la amo. Lho amata, la mia Chiara Ma lei non cè più. Resta solo la sua immagine riflessa, labbra-sculture e ossa fragili. Una maschera finta.

Caterina gli strinse la mano. In quel gesto cera labbraccio di mille parole, senza doverne pronunciare neppure una.

Gli tremavano ancora le dita, il petto scosso da singhiozzi trattenuti, il respiro tra uno spasmo e laltro.

Sai, mormorò, guardando fuori dalla finestra dove un raggio dorato fuggiva timoroso tra le nuvole una volta passeggiavamo in autunno. Le foglie volteggiavano come coriandoli, il suo cappuccio sempre giù, io che lo tiravo su. Lei rideva, mi guardava e diceva: Voglio che sia così per sempre, Luca. E io: Lo sarà, amore mio, lo sarà. E ci credevo, Cat. Davvero ci credevo.

La voce lo tradì, sospirò, combattendo con le lacrime. Caterina le sentì negli occhi anche a lei, lacrime solidali, figlie della stessa pioggia.

Adesso? domandò, e il tono spezzò il silenzio. Ora si vede bellissima allo specchio. Ma io Io non la riconosco più. È come vedere una sconosciuta. Come si può distruggere tutto in così poco tempo? Come non parlare, non capire prima ciò che uno desidera?

Non resse più le lacrime corsero. Nessun gesto teatrale, solo stava lì, un ragazzo triste che non capiva come il mondo si fosse incrinato così. Spalle minute, il respiro un singhiozzo.

Caterina si avvicinò, lo abbracciò. Il calore di un abbraccio vero, unico conforto nei sogni infranti.

Luca, sussurrò, cercando di mantenere saldo il tono tu non hai colpa. Lhai amata, lhai sostenuta, le hai donato tutto Non sei tu lo sbaglio. Non è colpa tua. È linsipienza degli altri, linvidia, la confusione Ma non la tua di colpa. Non devi sentirti così.

Luca sollevò su di lei lo sguardo arrossato, prime gocce di tempesta negli occhi.

Ma se mi fossi sbagliato? sussurrò. E se avessi dovuto invece provare a capire? E se lavessero convinta che non era abbastanza? Lho ferita troppo? Forse voleva soltanto rendermi felice e io ho distrutto tutto, subito

Nel suo sguardo cera il bisogno disperato di ritrovare almeno il ricordo della vera Chiara: quella delle mattine di caffè e biscotti intinti frettolosamente, delle faccine che disegnava sulla condensa, delle risate anche quando magari non cera nulla da ridere, dei piccoli silenzi complici la sera.

Caterina strinse la sua mano con decisione e gli parlò chiaro:

Hai diritto a sentire quello che senti. Ed anche a dire che alcune cose non fanno per te. Ma se davvero vuoi sistemare qualcosa parlagli. Non per lei per quello che cera, quello che forse ancora cè nel tuo cuore. Parlate una volta, nudi e sinceri. Prova a capire, a raccontare tutto ciò che hai tenuto dentro.

Luca tirò un lungo respiro, le lacrime ormai placate. Guardò fuori: ora il sole filtrava tra le nuvole, tingendo i tetti di Firenze di rosa aranciato e oro, facendoli brillare di una bellezza irreale, come nelle fiabe.

Forse hai ragione, sussurrò. Ma adesso… ho solo bisogno di tempo. Per capire me stesso. Per ricostruire quello che resta del mio cuore. Non posso dimenticare, però forse non voglio nemmeno gettare tutto se cè speranza che la vera Chiara esista ancora, da qualche parte, sotto questa maschera.

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