Scommessa damore
Ah, quindi il caro Enrico ha già vinto, eh borbottò un uomo con una smorfia ironica rivolgendosi a Martina, che era appena uscita dal portone con passo svelto. Lei si fermò, spiazzata, fissando le strade di Trastevere come se cercasse conferme silenziose. Quel brivido amaro nel petto Era davvero a lei che si riferiva? Quelle parole puzzavano di qualcosa che le era completamente sfuggito.
Mi scusi, parlava con me? cercò di chiarire Martina, aggrottando leggermente le sopracciglia. Nella voce le tremolò una nota di incertezza, nonostante il tentativo di restare composta. Era ovvio che questo sconosciuto sapeva qualcosa che a lei era completamente ignoto.
Diciamo solo che pensavo ad alta voce, fece spallucce Riccardo, con fare un po sprezzante. Volevo solo verificare se quello che raccontava Enrico fosse vero direi proprio di sì. Questa sarebbe la sua quinta conquista consecutiva! aggiunse con quellironia sottile di chi osserva le reazioni umane come fenomeni da laboratorio.
Non ci sto capendo niente, davvero! sbottò Martina, stringendo le labbra mentre il viso si colorava. Fra confusione e fastidio, doveva stringere i pugni per non lasciarsi andare. Conquista? Quinta vittoria? Ma che accidenti sta dicendo questo? le frullava in testa, un disordine di domande e paura. Cercò di fermarsi un attimo: Ma lei è normale? E poi come la conosce questa storia di Enrico?
Abbiamo amici in comune, diciamo, rispose Riccardo con la calma di chi sa di aver in mano la situazione. E sì, sono assolutamente sano di mente, puoi fidarti, e in quegli occhi cera una furbizia vaga, quasi di chi può farti a pezzi con una battuta.
Riccardo si alzò dalla panchina vicino alla piazzetta, distendendo le braccia con uno schiocco delle ossa dopo unoretta dattesa fastidiosa. Era lì solo per questo: capire come sarebbe andata a finire la scommessa di Enrico. Unaltra ragazza, pensò con un pizzico di malinconia, pronta a cascare nella rete delle chiacchiere dolci di Enrico. Ma perché ci cascano sempre in così tante?, si chiese tra sé, osservando Martina, che pareva davvero spaesata e vera quasi gli faceva pena.
Un momento! esplose Martina, battendo il piede a terra come fanno certi personaggi nei film italiani con troppa passione. La voce aveva una vibrazione di abuso e negli occhi le si accese una sfida. Prima dici frasi misteriose, mi mandi in crisi e adesso te ne vai pure facendo finta che nulla sia? Neanche per sogno! Adesso mi spiega cosè questa quinta vittoria e cosa centro io? Si piazzò davanti a Riccardo, sbarrando la strada e guardandolo dritto.
Lui la guardò per un attimo con uno sguardo quasi dispiaciuto. Raccontare tutto o lasciare che se la cavasse da sola? Da una parte non era affar suo, dallaltra a Enrico una lezione di umiltà non avrebbe guastato. Sospirò, passandosi una mano sui capelli: Vabbè, tanto ormai
Ok, ascolta bene mormorò abbassando la voce, accostandosi come a confidarle un segreto. Il fatto è che Enrico ha fatto una scommessa su di te. Accennò un sorriso storto. Ed ora, credi a me sulla parola o vuoi vedere con i tuoi occhi? rifletté Riccardo, pendendo un attimo la testa per vedere la sua reazione.
E perché dovrei crederti? Neanche ti conosco! rispose lei, di scatto. Sentiva crescere in seno una strana determinazione: doveva scoprire la verità da sola, senza suggerimenti. Quel dubbio alimentava anche un certo sospetto: Magari stanno solo cercando di separarci magari Enrico non centra niente.
Il suo Enrico, quello che lei conosceva, era un altro. Gentile, premuroso, con quellaria tenera e lo sguardo buono. Si ricordava ancora il loro primo appuntamento al Caffè di Porta Portese: profumo di cornetto caldo, fari soffusi, le braccia timide che si stringevano per la prima volta. Comera possibile che proprio lui, ora, avesse semplicemente scommesso su di lei come fosse solo uno scherzo da bar? No, non può essere vero, si ripeteva mentalmente, anche se unombra aveva già preso casa nel cuore, sussurrando sospetto e rimpianto.
Fai come credi, si strinse nelle spalle Riccardo, con una nota gelida nella voce. Vieni, così ti togli il dubbio.
Martina esitò appena, poi afferrò con diffidenza la mano che Riccardo le offriva. La mano era fredda, il tocco quasi imbarazzante. Perché voleva aiutarla? Che convenienza ne aveva lui? Per qualche istante cercò segnali dalla città intorno a lei, ma trovò solo i clacson di Roma e la solita gente in fretta.
Perché vuoi aiutarmi davvero? chiese piano, la voce graffiata dal dubbio.
Non mi piace vedere unaltra ragazza presa in giro da Enrico, rispose Riccardo, e per la prima volta fu sincero davvero, quasi paterno. Lultima volta è finita che quella poverina è finita in ospedale, e lui nemmeno un filo di colpa Anzi, rideva! Hai visto quanto mi amano? Bah. Riccardo sembrava davvero disgustato dagli atteggiamenti dellamico.
E tu allora? Fai parte della stessa compagnia, eh, quanti cuori hai sulla coscienza? ribatté Martina, per quanto la voce rischiasse di rompersi in un pianto. Ma non si sarebbe mai permessa di piangere davanti a lui.
Non sono un santo, ammise lui con naturalezza. Però non ho mai giocato con i sentimenti per soldi. E non camperei mai delle furbate di Enrico. Lui invece non lavora, non studia, vive solo di queste scommesse.
E se perdesse? chiese Martina, improvvisamente vuota, come se il mondo intorno non avesse più colore.
Perde la casa in cui abita ora. Un bellattico a Campo de’ Fiori niente male come puntata, eh? fece Riccardo, stringendo le labbra in un mezzo sorriso amaro. Ah, così sfatiamo ogni dubbio: anche questa casa lha vinta scommettendo. Non ha niente di suo.
E non ha mai perso? tentò ancora Martina, aggrappandosi a un ultimo filo di speranza.
Solo una volta che ricordi io e solo perché la ragazza era figlia di un commissario dei carabinieri. Enrico sbiancò e si tirò indietro subito. Riccardo accennò una smorfia.
E adesso dove andiamo, scusa? domandò Martina, ancora sospettosa. Un dubbio, rapido come un lampo: E se mi sta tendendo una trappola? Si morse il labbro, nervosa.
In macchina, spiegò Riccardo, lasciando che un sorrisetto gli addolcisse lo sguardo, lì cè un portatile. Ho installato un programma per vedere in tempo reale cosa succede in casa. Stavolta va bene che la scommessa si gioca da me
Martina ci mise solo un attimo a decidere. Più forte della paura fu il desiderio di guardare in faccia la verità. Salì nella macchina di Riccardo, seduta tesa come una corda di violino.
Seduta accanto a lui, lo schermo del computer le restava davanti come una sentenza. Limmagine era chiara: Enrico rideva, circondato dagli amici, e abbracciava una ragazza sconosciuta come nulla fosse. Quella stessa risata, quel sorriso che aveva fatto innamorare Martina, ora aveva il sapore dellinganno. Li sentiva parlare tutti della scommessa, con battutine e pacche sulle spalle, come fosse la cosa più naturale del mondo. Un colpo al cuore a ogni frase, come una coltellata. Martina si sentì gelare dentro.
E la tua Martinella? Magari non viene, faceva il buffone uno degli amici, gambe sul divano e tono da presa in giro. Gli altri ridevano di gusto.
Macché, verrà sicuro. Non vede lora di conoscere i miei. Si starà già facendo mille film su un futuro insieme sorrideva Enrico, godendosi la scena. Mi ha pure invitato a cena coi suoi! Figurati
E tutto questo dopo un mese? una ragazza del gruppo sgranò gli occhi, ridendo. Sei sempre fortunato con certe pollastrelle, tu. Manco è giusto!
Che vuoi, sono affascinante Enrico fece locchiolino, conquistando una risata generale.
Non vedo lora di vederla con le lacrime, sarà uno spasso ghignò la ragazza accanto a lui, mentre il resto del gruppo la accompagnava col solito humor da bar.
Martina non ce la fece oltre. Abbassò il portatile, il viso di ghiaccio, il cuore polverizzato. Fece un respiro fondo e coprì Riccardo di un sorriso amarissimo, appena tremulo, ma non concesso alle lacrime.
Riccardo, mi mandi poi quel video? Quello in cui capirà di aver perso? chiese, con voce irreale. Qualcosa in lei era morto, sostituito da una lucida, severa determinazione. Niente più ragazza romantica: in quel momento era una leonessa ferita. Tanto immagino che ora tu debba andare anche tu da loro. Fatti mettere la chiamata in vivavoce, ok?
E che gli vuoi dire? Non vorrei venire fuori io Riccardo la guardò, quasi impaurito da quella calma nuova.
Oh, tranquillo, il sorriso di Martina era ormai solo un gelido taglio sul volto. Gli dirò che ho cambiato idea. Che questa sua insistenza mi ha dato fastidio, che non mi sento più a mio agio Che lo lascio stare, così, senza troppi complimenti. Così forse per la prima volta sentirà quello che provo io ora: tradita, cancellata.
Daccordo. Ti mando tutto, annuì Riccardo, sibilando una mezza risata.
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Enrico, dopo aver aspettato troppo in salotto, prese il telefono con unansia di cui si vergognava. Solito spaccone, adesso il coraggio vacillava. Gli amici lo punzettavano: Dai, chiamala, metti il vivavoce, così capiamo se hai già perso!
Premette il tasto di chiamata. I secondi si fecero eterni, sentiva il battito nel collo.
Pronto?
Martina, dove sei? Ti aspettiamo tutti qui! Dai, che sembriamo dei morti senza di te, cercò di essere spavaldo, ma la voce gli uscì incerta, troppo piatta.
Ho cambiato idea, Enrico, la voce dallaltro lato era distaccata, fredda, nulla a che vedere con la dolcezza di prima. Sei troppo insistente, mi hai messo a disagio. Non credo che tra noi ci sia davvero un futuro.
Enrico rimase catatonico, strinse il telefono come se si stesse aggrappando a unancora. Gli amici trattenevano il respiro, in attesa.
Ma che dici, Martina? Ti prego, vediamoci, lasciami spiegare Forse hai frainteso tutto! Voglio sistemare, dammi solo una possibilità!
Non serve a niente spiegare. Ho capito tutto. Addio, Enrico.
Silenzio. Poi solo il tu-tu-tu di una chiamata chiusa. Enrico abbassò la mano, sentendo la testa vuota e le mani umide. Le risate degli amici non si fecero attendere.
Beh, Enrichetto, questa volta ti è andata male, commentò uno, dandogli una pacca troppo forte sulla spalla. Chi lavrebbe mai detto! e una risata a denti stretti, in sintonia con lintero gruppo.
Applausi ironici, qualcuno contava Uno, due, tre hai perso!. La ragazza che fino a un momento prima gli stava incollata, si allontanò ostentatamente, lanciandogli uno sguardo sprezzante.
Dai su ragazzi, è solo un fraintendimento provò a sdrammatizzare Enrico, il sorriso ormai tirato come una maschera. Vedrete che mi richiama lei
Ne dubito, disse Riccardo calmo. Mentre si avvicinava, tutti percepirono che la scena era ormai la sua. Le regole sono chiare: entro tre giorni devi intestarmi lappartamento. Ti conviene muoverti, altrimenti
Enrico impallidì, un nodo in gola. Su quellappartamento aveva costruito il suo regno.
Sei stato tu! Confessa! Hai raccontato tutto a Martina! Era tutto preparato! sibilò, puntando Riccardo con una rabbia infantile.
L’altro lo fissò senza farsi sfiorare: Non so di che parli, nemmeno la conosco la tua Martina. E non sono uno che si mette in mezzo. Ricordati solo la scommessa e rispetta le condizioni.
Enrico rimase qualche secondo in silenzio, sconfitto. Gli amici pian piano si sprecarono in commenti e convenevoli, ma nessuno più lo guardava con laura di prima. La festa era finita, e Livia, la ragazza, si appese subito al braccio di Riccardo.
Dai, Riccardo, basta perdere tempo qui. Chi perde sta fuori giusto? sibilò, lasciandosi trascinare verso luscita.
Solo nellappartamento, Enrico si sentì piccolo, niente più giochi, niente più pubblico. Il senso di vuoto era totale.
Comè potuto succedere? Ora sentiva tutto il peso delle sue scelte, dei sorrisi furbi, delle chiacchiere imparate a memoria per sedurre e scappare. Ora non cera più nessuno al suo fianco. Nessuno.
Riccardo, voltandosi sulla porta, aggiunse solo: Ah, Enrico, ti conviene sbrigarti con il notaio. E magari, per una volta, prova a vivere senza sotterfugi.
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Il giorno dopo, internet era un tripudio di commenti e screenshot. Tutto era partito da un post anonimo sul gruppo facebook Roma da Vivere: la storia delle vittorie di Enrico, dati, nomi puntati e pure registrazioni di sue chiacchiere con gli amici. In poche ore, centinaia di condivisioni e commenti. La notizia si spargeva nei gruppi WhatsApp: Hai letto? Ma hai visto chi è?. Al tramonto già giravano meme con Enrico in versione Casanova detronizzato, e i commenti erano una valanga.
Racconti, storie personali, tra ragazze indignate e altri che notavano la stessa filosofia in lui: grandi promesse e poi sparizione nel nulla. Qualcuno viralizzò addirittura un audio in cui Enrico si vantava tra amici di aver conquistato anche lei. Il clamore era totale: su Telegram, Instagram, Twitter. Il nome di Enrico compariva come trending topic romano. Lui provò disperatamente a chiedere la rimozione dei post, ma era inutile: ormai tutti sapevano.
Il telefono vibrò di nuovo. Numero sconosciuto:
Ehi Enrico, che effetto fa essere senza maschera? Forse adesso puoi finalmente smettere di vivere di scommesse?
Si sentiva, per la prima volta, nudo, piccolo, ridicolo. Tutta quella reputazione da bello e impossibile era crollata in una giornata. E, nel fondo del cuore, lo sapeva: niente gli sarebbe mai costato quanto quella verità.







