Se litighi, mio figlio ti butterà in strada,” dichiarò la suocera, dimenticando di chi fosse veramente l’appartamento.

Molti anni fa, in una piccola casa di Roma, la suocera si mise a gridare: “Se continui a ribattere, mio figlio ti caccerà in strada!”, dimenticando a chi appartenesse davvero quell’appartamento.

“Beatrice, prepara una torta di scarola per domani a cena,” ordinò Rosalba, entrando in cucina e sedendosi con aria di superiorità. “È da tanto che non mangio un dolce fatto come si deve! Tu cucini sempre quelle strane ricette moderne.”

Beatrice distolse lo sguardo dai fornelli, dove stava friggendo delle polpette. La suocera si era sistemata con la solita smorfia di disapprovazione, aggiustandosi il cardigan bordeaux che portava sempre.

“Sono allergica alla scarola, Rosalba,” rispose con calma, rigirando una polpetta. “Non la farò.”

“Come sarebbe a dire che non la farai?” la voce della suocera si fece tagliente. “Ti ho chiesto una cosa semplice e tu mi rifiuti? Chi credi di essere per rispondermi così? Ai miei tempi, le nuore rispettavano gli anziani!”

“Non è questione di rispetto,” replicò Beatrice, spostando la padella su un altro fuoco. “Se cucino la scarola, avrò una reazione allergica. Fallo tu, se la vuoi così tanto.”

“Io?” Rosalba balzò in piedi. “Non sono la tua serva! Sei la padrona di casa, cucina quello che ti dico io! E questa allergia è solo una scusa. Sei troppo pigra per impastare!”

“Rosalba, che centra la pigrizia?” Beatrice si voltò verso di lei. “Cucino ogni giorno, pulisco, faccio il bucato. Ma una torta di scarola no, perché fisicamente non posso!”

“Non puoi o non vuoi?” La suocera fece un passo avanti, strizzando gli occhi. “Credi che solo perché mio figlio ti ha sposata, puoi comandarmi? Vedremo chi comanda davvero qui!”

Nellingresso risuonò il tintinnio delle chiavi: era tornato Luca. Il volto di Rosalba si trasformò allistante in unespressione sofferente.

“Luca, figlio mio,” gli si avvicinò in fretta. “Menomale che sei qui. Tua moglie è diventata insolente! Le ho chiesto di fare una torta e mi ha risposto male, rifiutandosi!”

Luca si tolse la giacca e lanciò a sua moglie uno sguardo stanco; lei era rimasta vicino ai fornelli, il volto teso.

“Beatrice, che succede?” chiese, appendendo la giacca. “Perché rifiuti a mia madre?”

“Sono allergica alla scarola, Luca,” rispose Beatrice a bassa voce. “Lho già spiegato a Rosalba.”

“Allergica? Ma che allergia!” Luca fece un gesto di fastidio. “Mamma, non ti preoccupare. Beatrice farà la torta domani. Vero, cara?”

Beatrice lo guardò in silenzio, poi osservò Rosalba, che sorrideva trionfante. Sentì un nodo alla gola, un dolore improvviso.

“No, non la farò,” dichiarò con fermezza, togliendosi il grembiule e dirigendosi verso la porta. “Cenate pure da soli.”

Si chiuse nella camera da letto. Dietro la parete, le voci di Luca e di sua madre si mescolavano mentre cenavano, parlando di faccende quotidiane. Come se nulla fosse successo. Come se lei non fosse uscita sconvolta, ma semplicemente svanita nel nulla.

La mattina dopo, Beatrice si svegliò prima del solito. Rosalba dormiva ancora, e la casa era insolitamente silenziosa. Luca era seduto a tavola con una tazza di caffè, scorrendo le notizie sul telefono.

“Luca, dobbiamo parlare,” disse Beatrice, sedendosi di fronte a lui e stringendo le mani. “È importante.”

Lui alzò gli occhi dallo schermo, corrugando la fronte.

“Di che cosa?”

“Di tua madre,” sospirò. “Sono stanca delle sue continue critiche. Rosalba disapproga tutto: come cucino, come pulisco, come mi vesto. Sono stanca di obbedirle nella mia nella nostra casa.”

“Beatrice, ma che dici?” posò il telefono. “Mamma si comporta bene. Ha solo le sue abitudini.”

“Abitudini?” la voce di Beatrice si fece aspra. “Così chiami il comandare degli adulti? Luca, forse è il caso di trovare un appartamento in affitto per tua madre? Che viva da sola? Siamo ancora giovani, abbiamo bisogno del nostro spazio.”

Luca sbatté la tazza sul piattino.

“Stai suggerendo di cacciare mia madre in strada?” La sua voce era carica di rabbia. “Ha chiesto di vivere con noi e tu vuoi buttarla fuori?”

“Non ho detto questo,” tentò di avvicinarsi, ma lui si scostò. “Solo un posto separato. Potremmo aiutarla con laffitto”

“Senti, la cosa non mi piace,” si alzò, preparandosi per il lavoro. “Mamma non dà fastidio a nessuno. Anzi, ci rende la vita più facile: cucina, aiuta in casa.”

“Ma quando mai cucina?” anche Beatrice si alzò. “Luca, apri gli occhi! Io lavoro, torno a casa, preparo la cena, pulisco, lavo. E tua madre fa solo critiche!”

“Basta,” la interruppe, infilandosi la giacca. “Non voglio sentire altro. Mamma resta con noi. Punto.”

La porta sbatté con un suono metallico. Beatrice rimase sola in cucina, fissando il caffè mezzo bevuto di suo marito. Lamarezza della discussione le si diffuse dentro come quel liquido freddo. Prese lentamente la tazza, la lavò e la mise ad asciugare.

La ingiustizia la rodeva. Rosalba aveva regalato il suo appartamento alla figlia e poi si era imposta di vivere con loro. E Luca non ci trovava nulla di strano! Beatrice era stanca di vivere sotto lo sguardo giudicante di sua suocera.

Mezzora dopo, Rosalba fece il suo ingresso in cucina. I capelli erano perfettamente pettinati, la vestaglia abbottonata fino allultimo bottone. Il suo volto esprimeva un profondo disappunto.

“Ecco, che scenata hai fatto,” iniziò senza neanche salutare. “Che mancanza di rispetto! Credevi che mio figlio ti avrebbe appoggiato?”

Beatrice si versò del tè in silenzio, cercando di non reagire.

“Vedi?” continuò Rosalba, sedendosi. “Mio figlio ha preso le mie parti! Questo significa che sa chi comanda qui. E visto che è così, tu devi obbedirmi!”

Beatrice posò la teiera con un po troppa forza.

“Oggi pulirai tutta la casa fino a farla splendere,” proseguì la suocera con tono saccente. “Lava i vetri, strofina i pavimenti, lascia il bagno immacolato. Altrimenti ti credi una signora, ma la casa è un porcile!”

“La casa non è sporca,” obiettò Beatrice a denti stretti.

“Non sporca?” la voce di Rosalba si alzò. “Ieri ho visto la polvere sulla credenza in salotto! E lo specchio nellingresso è tutto appannato! Se replichi, lo dico a mio figlio e gli faccio sapere che non mi ascolti!”

Qualcosa dentro Beatrice si spezzò. Come una corda tesa che non reggeva più. Si voltò di scatto verso la suocera.

“No!” la sua voce risuonò decisa. “Non lo farò! Per troppo tempo ti ho obbedito! Ho perso me stessa in tutto questo! Cucino ciò che ordini, pulisco quando dici tu, sto zitta quando urli! Basta!”

Rosalba sobbalzò. Il suo volto si tinse

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

13 − 12 =

Se litighi, mio figlio ti butterà in strada,” dichiarò la suocera, dimenticando di chi fosse veramente l’appartamento.
Per 35 anni ho lavorato come presidente della commissione INPS e revocavo con fermezza l’invalidità a chi poteva lavorare. Ero orgogliosa di tutelare i soldi dello Stato.