Non era mai stato così comodo andare così! Il mio vicino ha abbattuto la recinzione per usare il mio giardino.

Abito da più di ventanni nella mia casa in Toscana; anche il mio vicino, Marco Bianchi, vive lì da quasi altrettanto tempo. Quando io stavo finendo i lavori interni, lui aveva appena iniziato a costruire la sua villa.

Ci conosciamo da tempo, ci siamo spesso parlati al cancello e qualche volta invitati a prendere un caffè; ma una vera amicizia non è mai sbocciata tra di noi, solo cordialità.

Quellinverno, per motivi di salute, sono andata a stare dalla mia figlia, Alessandra. La casa mi sembrava pesante da gestire da sola in quelle condizioni. In primavera, con il primo sole che scalda la terra, avevo deciso di tornare tra le mie cose.

Era la fine di aprile quando sono rientrata: il gelo aveva lasciato posto ai profumi della campagna. Tutto era al suo posto, anche se lansia mi accompagnava. Così ho iniziato subito a sistemare il giardino davanti casa e lorto. Volevo riportare ordine; sistemavo le rose e le erbe aromatiche lungo il vialetto dingresso.

Ho due piccole serre: in una ho piantato cetrioli e peperoni, nellaltra pomodori San Marzano. Nei letti crescevano fragole, carote, cipolle e finocchio selvatico. Lungo la rete di confine con Marco, cespugli di ribes e more. Quella frenesia di lavoro non è passata inosservata. Di nuovo i problemi di salute hanno preso il sopravvento: Alessandra mi ha accompagnata in città a Firenze e destate mi ha mandato per un mese in un centro termale a Montecatini.

Finalmente, a settembre, sono tornata a sentirmi meglio. Ho rimesso piede nel mio giardino e ho subito notato che la staccionata di legno che mi divideva dalla proprietà di Marco era stata rotta così male che si poteva passare liberamente nel mio orto da lì.

Era chiaro che Marco aveva usato le mie serre e le aiuole. Non mi aveva nemmeno chiamata, anche se sapeva bene come trovarmi al telefono.

Ovviamente la cosa mi ha infastidito. Così ho affrontato Marco e gli ho chiesto spiegazioni per il danno al recinto. Lui ha ammesso che per lui era più comodo passare di lì, che in quel modo aveva le serre e le aiuole a portata di mano. Ho espresso chiaramente il mio disappunto, ma lui, calmo e quasi indifferente, ha minimizzato la cosa. Gli ho detto che non mi piace che si entri nella mia proprietà senza permesso.

In più, gli ho chiesto di riparare personalmente la parte rotta del recinto. E ho aggiunto che sarebbe stato giusto condividere il raccolto con me. Non era davvero il bisogno dei pomodori o delle fragole a muovermi, ma il desiderio di dare una lezione a Marco che, probabilmente, questa volta non avrebbe dimenticato.

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Non era mai stato così comodo andare così! Il mio vicino ha abbattuto la recinzione per usare il mio giardino.
DAL TURNO DI LAVORO, MIO MARITO È TORNATO… MA NON ERA SOLO: TRA LE SUE BRACCIA C’ERA UN BAMBINO PICCOLO Elena tolse dal forno la teglia con la torta di pesce e un profumo delizioso si diffuse in cucina, proprio come piace a suo marito Vittorio. Sul fuoco c’era il borscht appena fatto, la torta pronta, mancava solo da finire il compotto. Le bastavano pochi minuti, che avrebbe speso volentieri appena il marito fosse entrato in casa. La ragazza coprì la torta con un candido strofinaccio per non farla raffreddare e si avvicinò alla finestra. La loro villetta era al centro del quartiere e proprio di fronte c’era la fermata dell’autobus dove da un momento all’altro sarebbe sceso il marito. Elena non vedeva Vittorio da tre mesi. Lavorava a turno su impianti petroliferi al Nord: tre mesi via, tre a casa. Quanto lo aspettava Elena! E poi una casa indipendente, a differenza di un appartamento, ha sempre bisogno delle mani di un uomo. La casa era di Elena. Quando si sposarono cinque anni fa, Vittorio aveva ancora il suo appartamento. I giovani pensarono che in una villetta ci sarebbero stati meglio. Così lui vendette la casa, provò ad avviare un’attività con quei soldi, ma le cose non andarono. L’attività fallì e ormai lavorava in turni lontano da casa da tre anni. Tutto sommato, portava a casa buoni soldi, ma era dura per Elena, che di anni ne aveva solo ventotto, arrangiarsi da sola per mesi. In quel tempo quasi si dimenticava di essere sposata. Figli non ne avevano: Vittorio diceva che non era il momento. “Se parto per tre mesi, come fai con un bambino? Lavoro ancora un po’ lontano, poi torno in città e pensiamo a un figlio.” Ma ci sono sempre state spese urgenti. Addirittura ora il tetto perdeva e durante la pioggia in una delle camere si formava una chiazza di umidità che spaventava Elena, costringendola a mettere il catino. Vittorio sapeva del problema, le telefonava ogni sera, prometteva che appena arrivato avrebbe riparato tutto. Era un uomo premuroso che Elena amava. Ogni volta che lui rientrava dal turno, lei prendeva il giorno libero dal lavoro, cucinava prelibatezze e lo aspettava alla finestra. L’aereo di Vittorio era atterrato già due ore prima, ora sarebbe sceso dall’autobus… Eccolo! Il cuore di Elena sobbalzò: c’era il marito con la borsa grande. Ma stavolta Vittorio non era solo. Tra le braccia aveva un bambino. Sembrava un maschietto, molto piccolo, e dalla faccia di Vittorio, cupa e senza nessun cenno di saluto, Elena capì che qualcosa era cambiato. Sceso, lasciò la borsa e posò il bimbo, che si strinse alle sue gambe spaventato e guardando Elena con occhioni enormi. Lei rimase immobile nell’ingresso, senza i soliti abbracci. “Allora, Elena, niente bacio di bentornato?” — disse Vittorio, ma nei suoi occhi niente gioia… E così iniziò una storia imprevedibile, fatta di segreti svelati, di tradimenti, perdono, maternità inaspettata e legami più forti del sangue… Dove una donna italiana, in una casa piena di profumo di torta appena sfornata, dovrà scegliere: si può amare il figlio di un’altra come se fosse il proprio? E cosa succede se la vita ti regala un figlio ormai tuo proprio quando pensavi di aver perso tutto?