Collega

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Ragazze, chi doveva mettere in ordine la sala relax oggi? Marina posò la tazzina di caffè sul tavolo e si girò verso le colleghe. Quanto deve ancora durare così? Lho appena sistemata ieri e stamattina è di nuovo un disastro! Ma è possibile che sia così difficile lavare una tazza e rimetterla a posto?

Avevamo un sacco da fare rispose piano Caterina, abbassando lo sguardo dietro al monitor. Il dottor Giovanni è passato proprio mentre stavamo facendo la pausa. Ha chiesto gli ultimi report e non abbiamo fatto in tempo a sistemare.

E poi? Marina era ancora furibonda. Dovevate andare tutte insieme a un appuntamento romantico, eh? O pensate forse che io sia la vostra domestica?

Lidia si alzò in silenzio e fece per avviarsi alla porta.

Lascia stare, Lidia. Ho già fatto io. Marina aspettò che la collega raggiungesse la soglia per parlare. La prossima volta però non fatelo più. Se vi prendete un tè, sistemate dopo.

Lidia tornò silenziosa alla propria scrivania, tirò fuori una nuova cartellina di documenti e incrociò lo sguardo con Caterina. Marina la incuteva una certa soggezione: decisa, senza compromessi, era una professionista capace e non sembrava temere nulla, a differenza della giovane Caterina o della più anziana Lidia. Marina non si preoccupava troppo delle opinioni degli altri, aveva sempre in mente cosa voleva e non aveva paura di andare dritta per la sua strada. Caterina la guardava quasi come fosse una divinità, nella speranza di assomigliarle almeno un po, mentre Lidia manteneva una rigorosa neutralità, consapevole che da Marina, ora capoufficio da poco, dipendeva molto.

Nel piccolo ufficio calò il silenzio, tutte immerse nel lavoro, anche se nessuna riusciva davvero a concentrarsi.

Lidia aveva il mal di testa fin dal mattino. Era sempre stata meteoropatica, ma ultimamente la situazione era peggiorata. I giorni buoni diventavano sempre più rari, e andarsene dal dottore la spaventava, temeva cattive notizie. E non aveva mai tempo: il figlio minore continuava a combinare pasticci, la scuola chiamava spesso e Lidia ormai pensava di rispondere a chiamate alterne. La figlia maggiore, invece, viveva tra un nuovo amore e infiniti litigi col suo ex marito: in mezzo a queste tempeste cresceva il nipotino, che al momento viveva con Lidia. Doveva recuperarlo dallasilo, seguirlo alla sera, insegnargli a leggere e scrivere, prepararlo alla scuola, mentre gli adulti erano presi da tutt’altre questioni. Lei sognava solo una sera di pace, magari nella cucina con un buon libro, ma non ricordava più lultima volta in cui le era stato possibile. Aspettava il ritorno dellex marito, di nuovo in trasferte lavorative, nella speranza che si prendesse il figlio qualche giorno e la figlia recuperasse almeno per un po il nipote. Il suo divorzio da Paolo era avvenuto senza drammi.

Paolo, siamo stati insieme quasi ventanni. Non mi lamento. Ma lasciamo che finisca bene, senza rovinare tutto allultimo. Abbiamo vissuto nell’amore finché è diventato abitudine. Lasciamo le cose così e separiamoci con serenità. I figli comunque rimangono figli. Che ne pensi, ce la facciamo a non rovinarci la vita se cominciamo a litigare ora? So già tutto, Paolo, anche della tua nuova compagna e che aspetta un bambino.

Da dove lo sai?

Me lha detto direttamente lei al telefono. Sai una cosa?

Cosa? Paolo la guardò teso.

Hai fatto bene!

In che senso? Paolo era confuso.

Hai preso una responsabilità. Non posso dire che questo mi faccia felice, ma ti rispetto di più. Se chiedi il divorzio, vuol dire che vuoi fare le cose sul serio, no?

Esatto.

Allora va bene così! chiuse la questione Lidia, ormai esausta di reggere il peso della conversazione.

Il dolore per la fine del matrimonio era inevitabile, ma Lidia scacciava la tristezza. Meglio ricordare le cose buone e accettare le svolte della vita, anche se non si possono cambiare.

La nascita del nipote riportò serenità nei pensieri di Lidia: il piccolo laveva riempita di nuove forze, anche se la figlia sembrava inattrezzata a fare la madre.

Mamma! È tuo nipote! Devi aiutarmi! Se non tu, chi?

Così Lidia prendeva una pastiglia per il mal di testa, corrova dopo il lavoro dalla figlia e stava con Kirillino. Il figlio minore, invece, quindicenne, aveva le sue esigenze ed era unaltra storia. Lidia realizzava che forse con i figli non era riuscita a trovare il giusto equilibrio, e ora ne sentiva le conseguenze, ma cercava comunque di dare oggi quello che non aveva saputo offrire prima.

I figli? Ma i figli stanno allasilo, a scuola, in doposcuola! Non posso mica concentrare tutta la mia vita su di loro. Sono ancora giovane! Voglio lavorare, occuparmi dei miei interessi, e non perder la testa tra compiti in classe, lavoretti dellasilo e quantaltro.

Così figli e figlia impararono che Lidia era disponibile soprattutto come portafoglio e per rare conversazioni profonde. A loro andava bene, e Lidia, alla fine, si era rassegnata a offrire il possibile, senza più lottare.

Per Caterina la vita era stata diversa: era la figlia coccolata e tanto attesa, cresciuta nellaffetto e nella serenità. Il padre era funzionario importante a Bologna, la madre si era sempre presa cura della sua formazione: ballo, chitarra, canto, scuola darte, ottimo inglese. Tutto sembrava promettere un futuro roseo, ma suo padre morì di infarto a cinquantanni. La madre dopo pochissimo si risposò e si trasferì in unaltra città, lasciando a Caterina lappartamento in centro, un conto in banca per luniversità e un augurio:

Sii felice! Ora dipende tutto da te. Sei grande ormai!

Caterina non si perse danimo: chiamò un amico di famiglia, avvocato, e scoprì che i soldi le sarebbero bastati solo per qualche anno e che lappartamento era già suo da tempo. Chiamò la vicina di casa per chiederle come si pagano le bollette e come si gestiscono le incombenze quotidiane, e dopo due giorni passati su internet scelse due università che le avrebbero permesso di studiare lavorando. Fece i conti: il denaro lasciatole sarebbe bastato per qualche anno, e prese a seguire il suo piano.

Lavorava già da più di un anno allazienda, mentre ancora studiava, e ora si domandava se sposarsi col suo fidanzato, deciso a lasciare i genitori, o darsi ancora un po di tempo; i suoi sentimenti non le sembravano ancora ben definiti.

Marina invece delle sue colleghe sapeva poco e non voleva sapere di più. Aveva deciso, dopo aver scoperto di non poter avere figli, di adottare. Da oltre un anno si muoveva per raggiungere la meta, preoccupata solo per lo stato civile, non essendo sposata; pensò anche a una finta unione, poi scartò lidea: non voleva trascinare nel tempo un uomo che poi sparisse, aggiungendo complicazioni inutili per un bambino. Teneva la sua speranza tutta per sé, ripetendosi che la felicità ama il silenzio, anzi, il mutismo.

Fuori il buio scendeva, una pioggia fine batteva sui vetri, e ciascuna pensava che presto avrebbe dovuto uscire nellumido freddo di ottobre e affrettarsi a casa, dove laspettavano ancora altri impegni. Nessuna tregua, neanche un attimo di pace, proprio oggi che lumore non era dei migliori grazie allautunno che, tra venti gelidi e pochi giorni di sole, faceva rimpiangere lestate.

Caterina, una volta finito il report, si stiracchiò e sgranò gli occhi quando la porta si aprì e comparve qualcosa di inaspettato.

La ragazza era davvero bizzarra. Un berretto a righe sgargianti le copriva la testa e tra le mani portava una vaschetta con un pesciolino rosso. I riccioli biondi, enormi, spuntavano ovunque e tutte sospirarono allunisono per quei capelli da sogno. Gli occhi azzurri, spalancati, trasmettevano una calma e una gioia contagiosa.

Ciao! Sono Annalisa. Ora lavoro con voi! Qual è la mia scrivania? Questa vicino alla finestra? Fantastico, proprio come piace a me! Siete dolcissime ad avermela lasciata!

Marina, colta alla sprovvista, alla fine chiese:

Tesoro, ma da dove sbuchi?

Eh, dallufficio del personale! Mi hanno detto di sistemarmi qui, così da domani posso cominciare.

Appoggiò la vasca, tolse la lunga sciarpa e si guardò intorno.

Ma è accogliente qui! Peccato manchino le piante. Vi porto un piccolo banano domani, vi va? La mettiamo in quellangolo e immaginiamo di essere a Palermo o a Catania, o magari su una spiaggia a Capri. Non sopporto lautunno! Troppa pioggia, poco sole. Avessi potuto, avrei vissuto tutto lanno in costume, ne ho uno rosso a pois splendido! Non capisco perché le donne un po abbondanti si nascondano sempre nei colori scuri. Costume nero! Che tristezza!

Marina, proprietaria di due costumi rigorosamente neri, sbuffò e interruppe la festa. Caterina rideva ormai senza ritegno, coprendosi la bocca, e perfino la severa Lidia si unì al riso, asciugando qualche lacrima dagli occhi.

Annalisa, aspetti un attimo! Ci ha travolte! Sappiamo da dove arriva, ma quale sarà il suo ruolo? Nel nostro reparto siamo al completo.

Programmatrice! Non sarò propriamente nel vostro team, ma non cera altro posto libero. Meglio così! Mi trovo già bene! Vi piaccio e mi piacete! E vi presento lui: questo è Orazio! indicò la vaschetta. Il pesce rosso!

Perché pesce? chiese Caterina, ormai senza fiato dal ridere.

Beh, pesce è maschile, ma Orazio è un vero maschio! Ragazze, ora che siamo colleghe, vi svelo un segreto

Quale? domandò Lidia, notando che il mal di testa stava svanendo.

È magico! Avvera i desideri! Giuro! Smettetela di ridere, è vero! Solo che bisogna credere che sia capace, altrimenti si offende. Dai, coraggio! e avvicinò lacquario.

Caterina si alzò, indecisa:

Come si fa?

Tocca il suo naso col dito! Così! Annalisa le guidò la mano proprio mentre il pesciolino si fermava rivolto verso di loro. Ora pensa in fretta il tuo desiderio!

A voce alta?

No, è tuo! Se non chiedi la pace mondiale, puoi pensarlo.

Caterina ci rifletté un attimo e poi bisbigliò, occhi chiusi:

Che tutto si risolva per il meglio

Riaprendo gli occhi, vide il pesciolino immobile davanti a sé.

Ha sentito?

Certo! Annalisa sorrise.

Poi ordinò: Avanti il prossimo!

Lidia si avvicinò, quasi intimidita, sensa sapere perché. Dopo aver toccato il vetro, chiuse gli occhi e chiese ciò a cui pensava da sempre.

Che i miei figli siano felici

Annalisa la guardò con serietà e invitò anche Marina.

Su, tocca a lei, prima che Orazio decida che è ora di dormire.

Marina fu sul punto di protestare che erano tutte sciocchezze, ma si lasciò convincere. Con un dito sul vetro, espresse in silenzio lunico desiderio che si vergognava persino a pensare.

Che possa trovarlo

Annalisa batté le mani, ridendo così chiaramente che le altre sorrisero di riflesso.

Fatto! Ci siamo, ormai il processo è iniziato!

Cercava il suo posto. E la mia sedia? In piedi lavoro poco e dormo meglio seduta!

Come? chiese Caterina sorpresa.

Sì, la produttività è bassa senza sedia comoda: servono quindici minuti di riposo e torno una scheggia. Orazio conferma! Vado in giro a conoscere gli altri, così magari recupero una sedia.

Uscì e le donne rimasero a guardarsi.

Cosè appena successo? fu la prima a scuotersi Caterina.

Qualcosa di meraviglioso sussurrò Lidia, già in ansia per dover recuperare il nipotino allasilo.

Anche Marina preparò la borsa: doveva tornare pure lei a casa, ma per la prima volta decise di non trattenersi oltre.

Annalisa tornò, sistemò la sedia e uscì salutando tutte, infilandosi il buffo berretto.

Quella sera, tornando a casa, nessuna delle tre sentì più il fastidio della pioggia: dentro avevano come un sorriso, la sensazione di non essere più sole, cera un pesce rosso magico che avverava desideri. Il domani sarebbe stato meno monotono, più colorato.

E le loro aspettative vennero superate. La mattina Annalisa si presentò davvero con un vaso di banano e chiese al signor Giovanni, il dirigente, dove sistemarlo.

Qui in angolo, dove nessuno può portarlo via! Altrimenti tutti a sognar le vacanze, eh?

Il dirigente, finalmente libero dal vaso pesante, annuì:

Non vede lora!

Ecco, bravo! Vista laiuto, Orazio lavora anche per lei oggi!

Chi? chiese il dirigente perplesso, cercando qualcun altro in stanza.

Lui! Annalisa indicò il pesce rosso. Desideri uno, attento a non sprecarlo. È ancora piccolo.

Il dirigente lanciò uno sguardo interrogativo a Marina, ma seguì le istruzioni e uscì.

Annalisa, che carattere! Così anche col capo? chiese Caterina, sistemando lombrello bagnato.

E il capo che sarebbe? Non è forse una persona con desideri anche lui? ribatté Annalisa, estraendo una tazza fucsia e una moka. Chi vuole caffè? Per fortuna qui si può farlo senza macchinette, nella mia azienda precedente mi facevano impazzire!

Appena le colleghe assentirono, preparò il caffè migliore di tutta la contabilità.

Favoloso! Che marca è? chiese Marina.

È Kopi Luwak, me lo porta il vicino; massaggio la sua mamma, lui mi regala il caffè.

Caterina si irrigidì.

Oddio

Che cè, Cate? Lidia la guardò preoccupata.

Ho letto come si fa, quel caffè

Lo so! Annalisa spuntò da sotto la scrivania. Ma è buonissimo e ormai ne hai già bevuto metà!

Caterina sospirò ma fece un altro sorso.

Daccordo. Se lo dici tu è davvero buono.

Con Annalisa la stanza si trasformò. Non mancavano mai le risate e anche lefficienza aumentava. Chiunque entrasse con lamentele era subito invitato a esprimere un desiderio davanti a Orazio e a prendere una caramella dalle scorte inesauribili di Annalisa. Nessuno seppe mai dove le prendesse.

I visitatori, confusi dallaccoglienza, scordavano spesso le ragioni della loro visita, tornavano più tardi e tutto si risolveva senza tensioni.

Caterina fu la prima a vedere realizzato il proprio desiderio. Un giorno tornando a casa trovò davanti al portone il fidanzato abbracciato a una ragazza alta e attraente. Senza fretta, estrasse il cellulare, scattò qualche foto e si avvicinò, battendo i tacchi rumorosamente.

Cate

Vengo per lei. disse Caterina calma, porgendo la mano Le chiavi!

Il ragazzo tentò di giustificarsi ma lei, serena:

Non serve. Tanto cambio la serratura. Arrivederci!

A casa pensò di piangere, ma poi si concesse una torta di mele e si regalò una serata di film comici, ringraziando Orazio.

La mattina dopo accarezzò il pesciolino e disse:

Grazie!

Annalisa le fece un sorriso silenzioso e complice.

Lidia fu la seconda: dopo qualche mese, scopri che il figlio aveva vinto una borsa di studio per studiare Fisica a Pisa. Aveva bisogno di documenti e il padre era andato ad aiutarlo.

Mamma, è una grande occasione per me, ci tenevo ma non pensavo mi avrebbero scelto Papà mi ha aiutato con le Olimpiadi e gli esami, ed eccomi qua. Tu mi lasci andare?

Lidia esitò, con il cuore stretto, ma capì che non poteva tarpare le ali a suo figlio.

Va bene.

Impiegò la serata fra documenti e scartoffie, prima che il figlio andasse a letto. La figlia poi la chiamò chiedendo di tenere Kirillino per il fine settimana, perché aveva ripreso i rapporti col padre del piccolo. Lidia accettò, poi il giorno dopo tornò a ringraziare Orazio, e Annalisa esclamò orgogliosa:

Avete visto? Bisogna solo crederci!

Marina fu lultima: qui Orazio ebbe bisogno daiuto da Annalisa, che un giorno arrivò presto, stampò una foto e la chiamò nei corridoi.

Tieni! le porse la stampa.

Cosè?

Scusa la franchezza, ma lazienda controlla cosa fate online. Io vi copro, ma questa non potevo ignorarla.

Nella foto cerano due bambini, fratello e sorella, vicini di Annalisa. Il padre se nera andato, la madre, distrutta, era stata da poco privata della patria potestà.

Sono bravissimi, affettuosi e sani. Forse non pensavi a due, ma vuoi pensarci? Se deciderai, ti do i riferimenti di chi li segue.

Marina rimase a fissare la foto, commossa. Qualche mese dopo divenne mamma.

Poco dopo, Annalisa si licenziò senza dire molto, lasciando loro in dono Orazio e il banano. Caterina e Lidia facevano a turno per nutrire il pesce magico, nostalgiche di quella collega scomparsa come era arrivata. Fu Marina a rivelare loro il motivo: la madre di Annalisa era malata da anni, per questo lei non aveva mai lasciato Modena, nonostante le offerte da Milano, e che ora, dopo la perdita della mamma, aveva deciso di ricominciare altrove con la figlia che cresceva da sola.

Caterina guardò Orazio e chiese:

Da dove avrà preso tutta questa forza? Problemi ne aveva tante, ma era sempre solare, sempre ottimista, ci ha insegnato a ridere di nuovo. Ricordate la storia dei costumi? E quei venerdì a prendere il sole sotto il banano, assaggiando i suoi cocktail? Da dove veniva quellenergia?

Non lo so rispose Marina. Se lo sapessi, correrei in quel posto senza pensarci. Vorrei imparare anchio a voler bene così alla vita e agli altri, a trovare la bellezza ovunque.

Forse abbiamo già iniziato a vivere in modo diverso intervenne Lidia, prendendo una bustina di caffè prezioso. Peccato non avere un vicino come il suo, ma a questo piacere non rinuncio più. Chi ne vuole?

Bevevano caffè sotto il banano di Annalisa, brindando con le tazzine contro lacquario di Orazio, augurando ogni bene a quella ragazza speciale che aveva trasformato il loro piccolo mondo. Perché la vera magia della vita, capirono, sta tutta nellamore che lasci dietro di te, nel calore che porti agli altri anche nei giorni più grigi. E da allora ogni giorno, anche il più banale, sembrava un po più lieve, un po meno solitario, e molto più degno di essere vissuto.

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