Fra tre mesi mi sposerò con il mio fidanzato Nicola.

Tra tre mesi io e il mio fidanzato Matteo ci sposiamo.

La mia famiglia è abituata a matrimoni semplici una cerimonia, cibo, musica, balli e basta. Ma la famiglia di Matteo ha una tradizione: durante il ricevimento, la sposa deve fare un brindisi per ringraziare i genitori dello sposo e offrire loro un piccolo dono simbolico per averla accolta nella famiglia. Solo la sposa, mai lo sposo.

Quando sua madre me lo ha raccontato, pensavo scherzasse. Ha spiegato che si fa così da generazioni: la sposa ringrazia i genitori dello sposo, che hanno aperto la porta della famiglia. Per me, sembrava quasi un esame da superare. Ho proposto che facessimo un brindisi insieme, ringraziando entrambi i nostri genitori.

Lei ha sorriso un poco, dicendo che queste sono cose moderne, inventate dai giovani.

Allinizio Matteo non ci ha dato troppo peso, ma poi, durante una cena in famiglia, suo padre ha detto che loro rispettano le tradizioni. Sua madre ha aggiunto che non vogliono una nuora che viene per sconvolgere ogni cosa. Quel non vogliono mi ha fatto sentire come se fossi un posto libero da occupare.

Quando siamo tornati a casa, ho parlato con Matteo. Ho detto che non rifiuto il ringraziamento, ma non mi piace lidea che solo io debba inchinarmi, mentre lui no. Matteo ha risposto che si tratta solo di un gesto. Io ho domandato perché allora il gesto non possa essere reciproco. Non sapeva cosa dire, solo che non vuole problemi con i suoi genitori.

Così ho suggerito unaltra soluzione. Fare un brindisi insieme, ringraziando entrambe le famiglie e donando un piccolo regalo a tutti e quattro i genitori.

Mi sembrava anche più bello.

Quando lo abbiamo proposto, sua madre si è irrigidita. Ha detto che così si perde la tradizione. Suo padre ha aggiunto che se inizio in questo modo, finirò per voler comandare tutto.

In quel momento ho capito una cosa. Non si trattava davvero del brindisi. Si trattava di territorio. Per evitare che la situazione degenerasse, ho proposto di farlo in privato, prima del matrimonio. Ma sua madre ha rifiutato: doveva essere davanti a tutti gli invitati, così il rispetto si sarebbe visto chiaramente.

Qualcosa dentro di me si è risvegliata. Io rispetto le persone. Ma non faccio gesti umilianti.

Matteo mi ha chiesto di farlo, per tenere la pace, perché nella sua città in Umbria si è sempre fatto così.

E allora ho detto qualcosa che mai avrei pensato di dire prima del matrimonio: Se per avere la pace devo essere sempre io quella che cede, allora non è pace, è controllo.

Ora Matteo è in mezzo fra me e la sua famiglia. Mia madre mi consiglia di non iniziare il matrimonio con un conflitto con i suoceri. La mia migliore amica dice che se cedo adesso, cederò anche per cose peggiori.

Nel frattempo i futuri suoceri già raccontano che sono difficile e poco rispettosa.

Per me è tutto chiaro. Posso ringraziare, certo. Ma non posso accettare regole che valgono solo per me, perché sono la sposa.

E onestamente, non so se sbaglio a non seguire quella tradizione nel modo in cui loro la vogliono.

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