Nonno non cè più
Giulia era appena rientrata dallennesima trasferta e non aveva nemmeno avuto il tempo di togliersi il cappotto o disfare la valigia, che già squillava il telefono: era sua madre.
La voce di Lucia Benedetti era un po agitata, ma Giulia, sfinita comera, non ci fece troppo caso.
Giulietta, tesoro, sei già a casa?
Ciao, mamma. Sì, finalmente sono tornata. Ho appena varcato la porta. Che succede, chiama così allimprovviso?
Bene, bene, meno male che sei a casa.
Giulia sentì subito che la madre aveva qualcosa da dirle, ma sembrava voler girarci intorno. O magari non sapeva come iniziare, o forse, conoscendola, aveva appena raccolto i pettegolezzi di mezzo quartiere e non vedeva lora di condividerli pensò Giulia, ma questa volta proprio non aveva la testa. Aveva un unico desiderio: buttarsi sul letto e recuperare le ore perse in treno.
Nel vagone accanto cera una rumorosa compagnia di giovani che, manco a dirlo, avevano iniziato a festeggiare dal pomeriggio; dopo mezzanotte, avevano improvvisato un vero e proprio concerto alla chitarra.
E avevano pure dedicato una canzone a Giulia:
Fiorivano le mele e le pere,
Morivano le nebbie sul fiume,
Sul sentiero saliva Giulia,
Sul colle, sopra il mare…
Se fosse stata di buon umore, forse si sarebbe fatta una risata. Invece, sperava soltanto che si rompessero tutte le corde di quella benedetta chitarra. Purtroppo, niente.
Mamma, ascolta, adesso mi prendo cinque minuti per riprendermi dal viaggio. Metto in ordine due cose e poi ti richiamo, così chiacchieriamo con calma, va bene?
Tem,o che non sarà possibile sospirò Lucia.
Cioè? Non sarà possibile cosa? Solo adesso, Giulia notò davvero che la voce della madre aveva qualcosa di strano.
Riposarti non sarà possibile.
E perché mai? Sono tornata da una trasferta, ne ho il diritto. Niente ospiti, nessuna visita prevista. A meno che tu non abbia in mente di piombare qui a sorpresa?
Giulia nonno non cè più.
Giulia sbiancò di colpo e, tenendo il telefono stretto allorecchio, si lasciò scivolare lentamente sul divano. Decisamente, era lultima cosa che si aspettava di sentire.
Stamattina mi ha chiamato la sua vicina, Maria Fiorini. Era andata da lui per portargli del latte e ha trovato il nonno, Enrico, lì sulluscio con una mano sul petto, senza più respiro. Chissà quanto era rimasto lì Giulia, dobbiamo andare in paese a organizzarne il funerale. I vicini ci aiuteranno, se serve. Mi senti, amore?
Giulia era così scioccata che quasi non riusciva a parlare, ma un mh, sì le uscì a fatica.
Maria ha già avvisato tutti i parenti, ma si sono rifiutati di venire. Hanno detto: Se ci avesse lasciato qualcosa in eredità, magari Ma la casa del nonno non la vuole nessuno, si sa. Lucia fece una pausa, poi continuò:
Sinceramente anchio non ho molta voglia di andare in quel paesino, soprattutto dopo che Enrico mi aveva proprio detto che non voleva più vedermi in casa sua, nemmeno al funerale. Ti ricordi, gli avevo promesso: Va bene, non verrò. Quindi, Giulia, conto su di te, solo tu puoi accompagnare il nonno nellultimo viaggio. Puoi andare tu, vero, cara?
Lucia tacque. E pure Giulia non rispondeva, fissando la credenza su cui riposava una lettera del nonno.
Lultima, spedita ormai un mese fa, a giudicare dal timbro postale.
Non aveva fatto in tempo a riceverla: era via per lavoro.
Era già la terza trasferta in sei mesi e la ditta in cui lavorava aveva appena aperto una sede nuova dallaltra parte dellItalia; toccava a lei sistemare tutto, ché agli altri colleghi, guarda caso, tra problemi di salute e figli piccoli, spuntavano sempre scuse Solo lei sembrava non avere rimpianti o vincoli.
Giulia? tornò la voce di Lucia dal telefono. Non voglio che i vicini pensino che abbiamo dimenticato il nonno. Era un tipo difficile, certo, ma sempre una brava persona. E tu, con lui, avevi un buon rapporto. Allora, che faccio, rispondo a Maria che andrai tu?
Sì mamma, certo che vado Solo che
Giulia si alzò, prese la lettera del nonno fra le mani, la osservò un attimo e la ripose dovera.
Ma mamma, davvero non capisco il nonno si sentiva bene, quando sono passata da lui per Capodanno stava ancora in forma, non aveva acciacchi particolari.
Amore mio, che ne so io aveva una certa età, sai che oggi gli uomini a volte non arrivano neanche alla pensione, e invece il tuo nonno aveva superato gli ottanta. Poteva andargli anche peggio. Pace allanima sua
Giulia era scioccata. Amava molto suo nonno, probabilmente era lunica che mantenesse un vero rapporto con lui. Né i parenti né la madre lo vedevano da un pezzo. Lucia e il suocero, del resto, si sopportavano poco e niente e la cosa durava ormai da anni.
Nonno Enrico non aveva mai perdonato a Lucia la morte del figlio, e la accusava di aver sfiancato suo marito a tal punto che non ce laveva fatta: troppo lavoro, diceva, per pagare la ristrutturazione, la casa nuova, la macchina voleva sempre qualcosa in più. E così Antonio, che di professione faceva il professore, passava più tempo in trasferta che a casa. Tornava sempre con regali e soldi, finché una volta non è più tornato. Cuore troppo debole, dicevano i medici.
Al funerale Enrico aveva pianto come un bambino anzi, urlava di dolore. Nessuno avrebbe mai voluto vedere un padre seppellire suo figlio.
Da allora, Enrico aveva rotto ogni rapporto con Lucia: Non voglio più vederti a casa mia, le aveva detto.
E va bene! aveva risposto lei. Non ci tenevo! Non sono io la colpevole. Un uomo deve portare a casa i soldi. E del cuore malato non mi ha mai detto nulla!
Nonno Enrico fece persino fatica a non tirarle dietro un pezzo di legno che aveva a portata di mano.
Ma con la nipote, invece, aveva sempre mantenuto un rapporto speciale. Laveva sempre voluta bene.
Da ragazzina, Giulia trascorreva tutte le estati dal nonno. Quando era cresciuta, laureata e con un lavoro, avevano iniziato a scriversi lettere. Proprio così, lettere di carta, perché Enrico non voleva sentir parlare né di cellulari, né di PC. Non era roba per lui.
Anche per questo i parenti non lo cercavano: Nel 2024, ancora le lettere? Ma dai!
Alcuni, in paese, lo credevano un po svitato.
Sarà anche per tutta la sfortuna che ha avuto bisbigliavano le vecchiette sedute sulla panchina prima la moglie, poi il figlio se lè vista brutta.
Lultimo periodo era diventato ancora più strano, dicevano. Enrico aveva iniziato a parlare spesso ma con chi? Con il gatto.
Nulla di strano, se non fosse che quel gatto nessuno laveva mai visto.
Dopo aver lasciato il telefono sulla coperta, Giulia rimase a fissare il vuoto, finché le lacrime non le scesero da sole.
Avrebbe tanto voluto passare a trovare il nonno in estate, ma aveva dovuto rimandare ogni volta: una trasferta dopo laltra, sempre nei posti più improbabili.
Il capo ormai aveva perso ogni ritegno:
Per contratto, dottoressa Giulia Benedetti, posso farlo. E se non ti sta bene, la porta è là. Scommetto che non trovi un altro lavoro pagato così bene!
Il fatto è che Giulia guadagnava davvero bene e si rassegnava sempre, pensando: prima o poi finiranno queste trasferte e tornerò alla mia vita normale.
Ma sotto sotto, ci rimaneva male. Anche lei avrebbe meritato una vita privata, no? Sembrava quasi che essere single fosse una condanna ad accettare tutto.
*****
Al cimitero tutto filava come da copione: finita la preghiera, sigillata la bara in legno e velluto granata, gli uomini la calarono nella fossa con delle corde. Poi qualche manciata di terra, e via, i fiori freschi e le corone sopra.
Tutto finito? Non ci si poteva credere: Era qui, il nonno, ora non più
Rimaneva il pranzo, che si sa, è sacro: tanti brindisi di vino rosso, discorsi e ricordi del caro estinto.
Ed è forse proprio tra questi ricordi e racconti adesso e negli anni a venire che il nonno continuerà a vivere. Dopo tutto, chi muore davvero, se qualcuno lo ricorda ancora?
Dopo il pranzo, quando anche le bottiglie erano ormai finite, la gente si avviò verso casa.
La maggior parte, almeno. Presto, Giulia si ritrovò sola. Un po spaventata, molto triste e parecchio sola.
Non ce lho fatta… Non sono arrivata in tempo per salutarlo unultima volta pensava Giulia, sospirando.
Per distrarsi dal peso di quei pensieri, si mise a sistemare la casa: finestre spalancate, pavimenti vecchi ma resi di nuovo brillanti, via la polvere da ogni angolo, via pure le ragnatele, gli avanzi di cibo messi in frigo.
Laria dentro era subito più leggera.
La casa del nonno, certo semplice e spartana, aveva sempre unatmosfera accogliente.
Guardando fuori, Giulia si accorse che era già sera e decise di fare un giro in cortile.
Lorto era ordinato, solo che al momento non cera niente: forse il nonno, sentendo che non aveva più tempo, non aveva piantato nulla quellanno.
Il giardino, invece, era nel pieno splendore: meli in fiore, cespugli di ribes e lamponi. Nonno Enrico non aveva mai lasciato la terra incolta.
Chissà chi se ne occuperà adesso, sospirò Giulia.
Andò a sedersi sotto un melo e telefonò alla madre per dirle che aveva accompagnato il nonno nellultimo viaggio.
Hai fatto bene, Giulia. Che fosse simpatico o meno, era pur sempre una persona.
Ma lui era buono, mamma. Solo molto sfortunato. Non portare rancore, dai, lui papà lo amava sopra ogni cosa, ha solo detto troppe cattiverie presi dal dolore.
Figurati, tesoro Non ho rancore. Ora riposi in pace. Dimmi piuttosto: quando pensi di tornare? Domani, anche oggi magari? Da sola là, ti viene paura?
Paura non ne ho. E neanche oggi o domani torno. Ho preso qualche giorno libero apposta. Voglio stare un po qui, lontana dalla città. Ci sono ancora i giorni del lutto. Perché non vieni tu?
Ma dove vuoi che venga! Devo bagnare le piante, è appena iniziata la stagione.
Vabbè, come vuoi. Però papà è sepolto qui. E non sei mai tornata da quel giorno.
Eh, io avevo detto al nonno che era meglio seppellirlo in città, lui no. Adesso finisce la pubblicità e iniziano i miei programmi preferiti. Vado, un bacio! Chiamami quando vuoi.
Giulia sorrise. Sua madre: un vero serial televisivo vivente, sempre con una scusa pronta per tagliare corto.
Tornata in casa, preparò un infuso con le erbe della credenza del nonno: foglie di ribes, menta e melissa. Bevve, si distese e prese la lettera del nonno dalla borsa.
La verità? Quella lettera laveva già letta appena tornata, ma era rimasta perplessa.
Di solito il nonno parlava di cose sue, invece stavolta raccontava solo di un gatto.
Un certo Nerone.
Immagina, nipotina, Nerone ciuccia il latte come un matto. Mi hanno detto che fa male ai gatti adulti, ma lui ieri si è scolato mezza bottiglia. Farò tornare la vicina, ormai mi serve più latte del solito! Lei non si lamenta: pago tutto in contanti. Però, sai, Nerone ancora si nasconde da me. Non lho mai visto bene, solo una schicchera nera che si infila verso il capanno. Sento solo il suo sguardo dietro la schiena. Aspetto che tu venga, forse tu riesci a prenderlo. Secondo me, la gente gli ha fatto del male e adesso si fida solo poco…
Questo era solo un pezzo del racconto del nonno su Nerone.
Solo che di questo famoso Nerone, Giulia non ne aveva vista nemmeno lombra. E da giorni era lì.
Eppure le sembrava di sentire, ogni tanto, quello stesso sguardo sulla schiena. Una presenza. Ma di gatti, neanche lombra.
Domani domando a Maria Fiorini. Vediamo se sa qualcosa di questo fantomatico Nerone
*****
Si svegliò allalba.
Dai vetri filtrava la prima luce del sole, fuori i passeri facevano un gran chiasso e nel cortile si sentiva il chiocciare delle galline del vicinato.
Un classico mattino di paese.
Giulia si stiracchiò, spalancò la finestra e si lasciò cullare da quei suoni che ricordavano le sue estati infanzia dal nonno.
Pensò agli uccellini, agli alberi di melo, alle casette per le civette che costruivano insieme.
Poi si ricordò di voler chiedere del gatto alla vicina.
Quale gatto? fece Maria Fiorini, sinceramente stupita.
Non lo so magari me lo sono sognata. Sarà stato aprile, quando mi ha scritto lultima lettera, ma prima non ne parlava mai.
Ah, ecco, mi ricordo! battendosi la fronte Da circa un mese il tuo nonno parlava spesso con un gatto. Ogni tanto passavo e lo sentivo che lo chiamava, lo incitava a farsi vedere Ma nessuno lo ha mai visto, né in casa né fuori. Io, che lo visitavo spesso, non ne ho mai trovato traccia, e anche gli altri abitanti del paese confermano. Dicevamo che forse il nonno, poverino, col passare degli anni aveva un po perso il lume se ci fosse stato davvero un gatto, qualcuno lo avrebbe visto, no?
In effetti mormorò Giulia, però il nonno era lucido, lo giuro. Magari era solo molto bravo a nascondersi! Da voi, nessun gatto nero sparito ultimamente?
Eh, quello no. E poi da queste parti, gatti neri non ce ne sono proprio.
Dopo aver scambiato due chiacchiere, Giulia tornò in casa e si mise a lavorare in cortile, ma intanto il pensiero volava sempre verso quel misterioso felino.
Ma se cera davvero, dove si è cacciato?
Intanto, occhi neri e attenti la spiavano da lontano, ben nascosti.
Nerone aveva notato Giulia subito: tanti visitatori nei giorni del funerale, ma era verso di lei che gli sembrava così simile al nonno che sentiva una specie di chiamata nel cuore.
Il nonno gli aveva dato fiducia, nutrendolo con latte, salame e polpette. Ma Nerone degli umani aveva imparato a diffidare: da piccolo lavevano preso a calci, da grande lanciavano spesso oggetti nella sua direzione. Così aveva vagato di paese in paese, in cerca di un posto sicuro.
E, per la prima volta, con nonno Enrico aveva sentito qualcosa di diverso: occhi buoni, voce gentile.
Era persino tentato di uscire allo scoperto, ma improvvisamente il nonno non cera più.
Aveva sentito arrivare la morte ancora prima dei visitatori: aveva tentato inutilmente di entrare in casa, si era rannicchiato sulla soglia e aveva pianto a modo suo.
Ora guardava Giulia, intuendo che lei poteva essere la persona giusta, quella che aveva il cuore abbastanza buono.
Ma farsi vedere? Meglio aspettare, suggeriva listinto.
Finché, durante il nono giorno del lutto, la fortuna volle che Giulia, stanca di cercarlo, si girasse di scatto e… lo vedesse!
Eccoti qui, Nerone! esclamò felice. Allora è vero ciò che scriveva il nonno! Vieni qua, su, fammi conoscere!
Ma Nerone, fulmineo, si volatilizzò tra i cespugli.
Perché sei così pauroso, eh? sorrideva Giulia, cercandolo Domani riparto già, e tu ti nascondi ancora? Forza, non mordiamo mica!
Questa scena fu spiata da Maria, che le stava portando dei panzerotti per il viaggio (al funerale era rimasto ben poco da mangiare!). Si avvicinò al cancello, si sporse
Vedeva Giulia, ma di Nerone, nemmeno un baffo.
Non ci posso credere pensò preoccupata, tornando di corsa a casa e dimenticandosi pure i panzerotti Prima il nonno che parla coi gatti invisibili, ora anche la nipote… Le malattie mentali sono diventate contagiose?
Nel pomeriggio delle nuvole color piombo coprirono il sole. Laria si fece elettrica, le galline della Fiorini andarono in allarme e da lontano arrivavano i primi strepiti del tuono.
Questa promette male mormorò Giulia, guardando il cielo. Il temporale, quello serio.
E infatti: raffiche di vento e acqua a muro. Non fece a tempo a pensarlo che già le prime gocce le bagnarono i capelli.
Chiamò più volte il gatto, invitandolo a entrare, ma niente.
Nerone, dal suo rifugio, tremava come una foglia terrorizzato persino più dal temporale che dagli uomini.
*****
La pioggia batté per ore sul tetto, a tratti più lieve, a tratti più feroce.
Fuori era buio, e Giulia ormai nel letto faticava a prendere sonno.
Poi, un fulmine improvviso!
Saltò su dal letto, diretta a chiudere le finestre, quando una spaventosa fiammata illuminò due occhi brillanti nella penombra.
Santo cielo! gridò, strattonandosi verso la testata.
Un secondo dopo, qualcosa di nero e fradicio piombò in camera: schizzò sotto il letto, ci rimase immobile.
Era lui: Nerone.
Con pazienza e dolcezza riuscì a farselo avvicinare. Poi, dopo averlo asciugato bene con un asciugamano, lo accolse nel letto con sé.
Mentre fuori la tempesta faceva ancora paura, dentro casa trovavano entrambi rifugio.
*****
La mattina Ginulia fu svegliata dal rumore della zampetta sulla finestra: Nerone voleva uscire.
Il sole era tornato, il temporale era solo un ricordo.
Dove te ne vai, ora, furfante? sorrise. Lui, con unespressione imbarazzata, grattava la finestra.
Miagolii sembrava chiedere il permesso di farsi un giro fuori.
Niente spuntino, niente uscita! E poi decidi tu: vuoi restare qui o venire in città con me? Sono sicura che il nonno avrebbe voluto che ti prendessi con me. Ma scegli tu. Fai la scelta giusta, eh?
Dopo avergli dato la colazione, lo lasciò uscire e iniziò a preparare la valigia.
Un paio dore dopo, uscì verso la fermata: Nerone era seduto lì, le girava attorno alle gambe.
Aveva deciso: sarebbe venuto con lei a Firenze. Con questa ragazza ci stava bene, dopotutto. E almeno, grazie a lei, era riuscito a superare la paura della pioggia e pure quella delle persone.
Era stanco di nascondersi: voleva solo essere un gatto domestico felice.
Bravo, Nerone sorrise Giulia Sapevo che avresti scelto proprio così!
Quando Maria Fiorini vide Giulia col gatto in braccio (era passata a lasciare le chiavi), sgranò gli occhi.
Quello è il famoso gatto?
Esattamente, fece Giulia. Ecco perché il nonno parlava da solo tutto il tempo: era solo questione di tempo, tutto qui. E poi, era solo un tipo timido. Ma adesso va meglio.
Beh sospirò la vicina Chi lavrebbe detto, davvero! Non è mai troppo tardi per sorprendersi. Non preoccuparti, Giulia, tengo docchio la casa. Tornerai a trovarci?
Eccome! Torneremo, io e Nerone. Non so quanto spesso, ma ci torneremo.
Brava. E prendi questi, mangiali sul treno.
Grazie davvero, Maria. Per tutto.
Seduta in autobus, Giulia guardava il cielo. Per un attimo le sembrò di vedere il volto sorridente del nonno disegnato tra le nuvole.
Persino Nerone, acciambellato sulle sue ginocchia, sembrava fissare fuori e salutare.
Quellimmagine svanì con la partenza del bus.
Ma che importava?
Nonno Enrico non era davvero scomparso: continuava a vivere nei ricordi e nel cuore di chi lo aveva amato.
E forse sorrideva anche adesso, sapendo che la sua nipote e il suo amico misterioso avevano finalmente trovato lun laltra.







